La trasferta
(parte V)


.......le sue parole avevano come un tono di sfida nei suoi confronti. Si mise con il suo corpo nudo a contatto del mio e iniziò
a spogliarmi, mentre lo faceva mi baciò sulla bocca alla francese e disse:
'La cosa che più mi piace quando svesto un uomo è togliergli la cravatta, peccato che mio marito la porti raramente'
Alla cravatta fece seguito la camicia, armeggiò un pò con la cintura  dei pantaloni finchè rimasi solo con i boxer, senza mezze misure vi infilò dentro la mano, tirò fuori l'uccello iniziando a massaggiarlo con entrambe le mani; mi fece sedere sulla poltrona, si inginocchiò con la testa tra le mie gambe e iniziò a spompinarmi in una maniera divina, a questo punto non potevo stare con le mani in mano e iniziai a massaggiarle le tette, da li a infilarle un dito nella bernarda il passo fu breve, iniziava a mugolare come una gatta in calore, guardavo Marino con la coda dell'occhio e lo vidi intento a masturbarsi.
Data l'angolazione delle poltrone ed io che coprivo Francesca non riusciva a vedere un gran che di quello che succedeva e sentendola gemere sempre più forte chiese,come se avesse timore di guardare:
'Dai troia, dimmi cosa ti sta facendo, scommetto che ti sei fatta mettere un dito nel culo come ti piace'
Le sue parole aumentavano il piacere di lei e se ero indeciso se infilarle o meno un dito nel sedere abbandonai ogni remora e senza alcuna delicatezza, brutalmente le spinsi nel culo l'indice seguitodal medio.
Un grido misto di dolore e di piacere uscì dalla sua bocca.
Rivolta a lui:
'Mi ha messo due dita nel culo, sei contento?'
'Vieni da me, sto per venire'
Si staccò da me e si diresse da Marino, prendendoglielo in bocca, dopo poche succhiate raggiunse l'orgasmo rovesciando sul suo viso e sul seno una venuta che sembrava interminabile.
Lui le tolse la sborra che aveva sul volto con le dita mentre lei completò l'opera di pulizia utilizzando il gembiule che aveva a portata di mano.
I due paesani, avevano battuto i cittadini 4 a 0, noi in sei mesi di contatti con Edo eravamo riusciti solo a farci delle seghe telefoniche o guardando le foto, questi due in mezza giornata avevano ottenuto quello che volevano.
Ma non era ancora finita, capii che a Marino la cosa che più interessava era vedere la moglie che si esibiva con altri davanti ai suoi occhi.
Francesca mi fece distendere sul tappeto e diede vita a un gioco mai provato; si divertiva a farmi sentire la sua passera bagnata strusciandosi sul mio corpo senza risparmiare alcun centimetro.
Per un paio di volte me la passò sull'uccello e fu un miracolo se riuscii a trattenermi dal venire, era indubbiamente una gran porca, e non potei fare a meno di dirglielo.
Marino guardava, ogni tanto le dava una toccata ma preferiva fare da spettatore.
Dopo che aveva distribuito i suoi umori su tutto il mio corpo rimase ferma, come ispirata, nella posizione classica dello 'smorzacandela' con le gambe aperte, posizionata all'altezza dei miei fianchi, il bacino sollevato e  la natura a pochi centimetri dal mio uccello.
Pensai che volesse farsi scopare in quella posizione e cercai di abbassarla, ma con un cenno del capo mi fece capire di stare  fermo.
Non capivo quali potessero essere le sue intenzioni, immobile su di me con lo sguardo nel vuoto.....d'un tratto emise un gemito di
piacere e in contemporanea sentii un getto tiepido sull'uccello: mi aveva fatto la pipì addosso.....persi ogni ritegno, senza alcuna
finezza la afferrai per i fianchi e la distesi sul tappeto e con fare da vero 'gentleman' le allargai le gambe e la infilai senza preamboli.
Sotto lo sguardo impietrito del marito, che forse non aspettava un finale simile presi a pomparla all'impazzata riempiendola dei titoli e delle parole più laide che mi venivano in mente.
Anche lei era travolta dalla voglia e continuava a ripetere ad ogni colpo che le davo come un disco rotto ...'vieni porco,vieni'... non la feci attendere molto.
Dopo essere venuto in lei trovai la forza di estrarlo e di appoggiarglielo sulle labbra, ebbe ancora la voglia di prenderlo in bocca e di succhiarlo.
A questo punto intervenne Marino che con tono serio disse:
'Sono quasi le due e domani si lavora'
La replica di Francesca fu pronta:
'Cosa fai il coccodrillo? Prima a insistere per farmi fare la maiala poi quando mi lascio andare non ti va più bene? A me è piaciuto e non me ne frega nulla dell'ora'
Una sciacquata veloce e me ne andai lasciandoli a sistemare le loro cose, la notte si sa porta consiglio.

Il giorno seguente, lunedi, preferii non passare dal distributore, mi fermai invece il giorno seguente, nessun riferimento da parte
di entrambe alla serata trascorsa, li vidi sereni e rilassati avevano sicuramente chiarito le divergenze, mi offrirono un caffè e Marino disse che il week-end prossimo si sarebbero assentati per un matrimonio e che avremmo potuto combinare per la settimana successiva.
Perfetto, pensai, avevo la possibilità di andare a Milano a ricuperare alcune foto di Matilde e il necessario per lo sviluppo.
E' proprio vero che più uno scopa e più gli viene voglia di farlo, quella settimana smisi di lavorare il giovedì sera e il venerdì mattina alle 10 e trenta ero già alla stazione centrale di Milano.
Poco distante da li, in una galleria, vi è un sexy shop, a parer mio uno dei migliori della città, mi recai per acquistare qualcosa, volevo fare una sorpresa a Matilde che nulla sapeva del mio arrivo.
Comprai un abitino corto, che le lasciava completamente scoperto il seno, mi spiego meglio: un tubino elasticizzato con delle bretelline fatte da nastri sottili di stoffa che formavano due triangoli attorno ai seni nudi.
Avevo la scusa buona per farle qualche foto e soprattutto avevo la giustificazione per l'attrezzatura che portavo via con me.
All'una e un quarto ero davanti al cancello dell'istituto dove insegnava ad attenderla, mangiammo due panini in un baretto e poi subito a casa.
Dato che mi attendeva per il giorno seguente aveva preso appuntamento con la parrucchiera nel pomeriggio, ne approfittai per fare un salto in ditta, e rimanemmo d'accordo che mi avrebbe chiamato arrivata a casa.
Avevo in mente di uscire a cena in un locale particolare, ricavato in una vecchia cascina ristrutturata tra Pavia e Milano che aveva come prerogativa di farti cenare nalla privacy più estrema; tutti i tavoli da due da quattro o al massimo da sei si trovavano ciascuno in una stanza con tanto di vecchia stufa, divanetto e attaccapanni, una porta limitava l'accesso e la vista e ogni volta che il cameriere arrivava avvertiva tirando la corda che muoveva una campanella all’interno.
Il tutto era estremamente piacevole, caratteristico e unico nel suo genere.
Erano circa le 19 quando mi chiamò Matilde, era appena ritornata dalla parrucchiera e voleva sapere cosa avremmo fatto:
'Ti ho preparato una sorpresa ti porto in un localino...'
'Come vuoi che mi vesta' fu la sua risposta.
L'intesa tra noi era consolidata e sapeva già dal tono mio di voce cosa doveva mettersi, ma il bello di queste cose è il gioco che si viene a creare.
'Visto che ho ancora due tre cose da sistemare, aggiunsi io, ti mando un taxi a prenderti sotto casa, fatti trovare pronta tra un'ora, poi da qui proseguiamo con la nostra auto.
Che bello fare il grande con i soldi della ditta.......
Arrivò con indosso la pelliccia che le avevano regalato i suoi per Natale, chissa come si era vestita ....
La mia curiosità fu subito soddisfatta quando salì in auto, nessuna donna vuole schiacciare la pelliccia nuova sul sedile e infatti la tolse.
'Ho trovato il sacchetto sul divano e ho pensato che ti avrebbe fatto piacere che indossassi il vestitino nuovo, ma avevo paura di prendere freddo e ho messo sopra un giacchino, le calze invece le ho comprate io nel pomeriggio insieme alle scarpe, cosa ne dici?'
'Dico che mi fai impazzire, sei stupenda'
Inutile dire che la cena fu un qualcosa di superlativo: lei si era slacciato il giacchino e avevo avuto l'opportunità di gustare due assaggi di panna montata dai suoi capezzoli, evitai di proposito di farle delle foto mentre cenava, avevo paura di rompere l'atmosfera, ma usciti che fummo la immortalai in un paio di pose.
A casa tra una infilata e una succhiata scaricai un rullino ed ebbi l'idea di riprendere il discorso interrotto di Edo.
'E se domani lo invitassimo per un caffè?'
Rimase titubante per alcuni attimi poi...
'Da noi no, preferisco incontrarlo fuori, dopo cena, anzi visto che i miei sapevano che tu saresti tornato per questo fine settimana ne hanno approfittato per andare un paio di giorni in montagna, potremmo andare a casa loro e invitarlo da quelle parti.
( La casa dei suoi era in campagna a venti minuti d'auto dalla città n.d.a.)
Mentre amoreggaivamo fu lei ad approfondire il discorso su Edo:
'Ce ne hai messo del tempo a farmelo conoscere di persona, e dimmi come devo comportarmi se viene domani? Come devo vestirmi, fino a che punto posso spingermi?'
Voleva saggiare il terreno, scoprire quali fossero le mie intenzioni che a dire il vero neppure io sapevo; la cosa più saggia che potevo fare era di lasciarla fare.
'Non posso decidere io per te' dissi 'ti lascio carta bianca fai quello che vuoi e che ti senti di fare'
Arrivammo al culmine del piacere e il discorso ebbe fine....
 

continua...