.......le sue parole avevano come un tono di sfida nei suoi confronti.
Si mise con il suo corpo nudo a contatto del mio e iniziò
a spogliarmi, mentre lo faceva mi baciò sulla bocca alla francese
e disse:
'La cosa che più mi piace quando svesto un uomo è togliergli
la cravatta, peccato che mio marito la porti raramente'
Alla cravatta fece seguito la camicia, armeggiò un pò
con la cintura dei pantaloni finchè rimasi solo con i boxer,
senza mezze misure vi infilò dentro la mano, tirò fuori l'uccello
iniziando a massaggiarlo con entrambe le mani; mi fece sedere sulla poltrona,
si inginocchiò con la testa tra le mie gambe e iniziò a spompinarmi
in una maniera divina, a questo punto non potevo stare con le mani in mano
e iniziai a massaggiarle le tette, da li a infilarle un dito nella bernarda
il passo fu breve, iniziava a mugolare come una gatta in calore, guardavo
Marino con la coda dell'occhio e lo vidi intento a masturbarsi.
Data l'angolazione delle poltrone ed io che coprivo Francesca non riusciva
a vedere un gran che di quello che succedeva e sentendola gemere sempre
più forte chiese,come se avesse timore di guardare:
'Dai troia, dimmi cosa ti sta facendo, scommetto che ti sei fatta mettere
un dito nel culo come ti piace'
Le sue parole aumentavano il piacere di lei e se ero indeciso se infilarle
o meno un dito nel sedere abbandonai ogni remora e senza alcuna delicatezza,
brutalmente le spinsi nel culo l'indice seguitodal medio.
Un grido misto di dolore e di piacere uscì dalla sua bocca.
Rivolta a lui:
'Mi ha messo due dita nel culo, sei contento?'
'Vieni da me, sto per venire'
Si staccò da me e si diresse da Marino, prendendoglielo in bocca,
dopo poche succhiate raggiunse l'orgasmo rovesciando sul suo viso e sul
seno una venuta che sembrava interminabile.
Lui le tolse la sborra che aveva sul volto con le dita mentre lei completò
l'opera di pulizia utilizzando il gembiule che aveva a portata di mano.
I due paesani, avevano battuto i cittadini 4 a 0, noi in sei mesi di
contatti con Edo eravamo riusciti solo a farci delle seghe telefoniche
o guardando le foto, questi due in mezza giornata avevano ottenuto quello
che volevano.
Ma non era ancora finita, capii che a Marino la cosa che più
interessava era vedere la moglie che si esibiva con altri davanti ai suoi
occhi.
Francesca mi fece distendere sul tappeto e diede vita a un gioco mai
provato; si divertiva a farmi sentire la sua passera bagnata strusciandosi
sul mio corpo senza risparmiare alcun centimetro.
Per un paio di volte me la passò sull'uccello e fu un miracolo
se riuscii a trattenermi dal venire, era indubbiamente una gran porca,
e non potei fare a meno di dirglielo.
Marino guardava, ogni tanto le dava una toccata ma preferiva fare da
spettatore.
Dopo che aveva distribuito i suoi umori su tutto il mio corpo rimase
ferma, come ispirata, nella posizione classica dello 'smorzacandela' con
le gambe aperte, posizionata all'altezza dei miei fianchi, il bacino sollevato
e la natura a pochi centimetri dal mio uccello.
Pensai che volesse farsi scopare in quella posizione e cercai di abbassarla,
ma con un cenno del capo mi fece capire di stare fermo.
Non capivo quali potessero essere le sue intenzioni, immobile su di
me con lo sguardo nel vuoto.....d'un tratto emise un gemito di
piacere e in contemporanea sentii un getto tiepido sull'uccello: mi
aveva fatto la pipì addosso.....persi ogni ritegno, senza alcuna
finezza la afferrai per i fianchi e la distesi sul tappeto e con fare
da vero 'gentleman' le allargai le gambe e la infilai senza preamboli.
Sotto lo sguardo impietrito del marito, che forse non aspettava un
finale simile presi a pomparla all'impazzata riempiendola dei titoli e
delle parole più laide che mi venivano in mente.
Anche lei era travolta dalla voglia e continuava a ripetere ad ogni
colpo che le davo come un disco rotto ...'vieni porco,vieni'... non la
feci attendere molto.
Dopo essere venuto in lei trovai la forza di estrarlo e di appoggiarglielo
sulle labbra, ebbe ancora la voglia di prenderlo in bocca e di succhiarlo.
A questo punto intervenne Marino che con tono serio disse:
'Sono quasi le due e domani si lavora'
La replica di Francesca fu pronta:
'Cosa fai il coccodrillo? Prima a insistere per farmi fare la maiala
poi quando mi lascio andare non ti va più bene? A me è piaciuto
e non me ne frega nulla dell'ora'
Una sciacquata veloce e me ne andai lasciandoli a sistemare le loro
cose, la notte si sa porta consiglio.
Il giorno seguente, lunedi, preferii non passare dal distributore, mi
fermai invece il giorno seguente, nessun riferimento da parte
di entrambe alla serata trascorsa, li vidi sereni e rilassati avevano
sicuramente chiarito le divergenze, mi offrirono un caffè e Marino
disse che il week-end prossimo si sarebbero assentati per un matrimonio
e che avremmo potuto combinare per la settimana successiva.
Perfetto, pensai, avevo la possibilità di andare a Milano a
ricuperare alcune foto di Matilde e il necessario per lo sviluppo.
E' proprio vero che più uno scopa e più gli viene voglia
di farlo, quella settimana smisi di lavorare il giovedì sera e il
venerdì mattina alle 10 e trenta ero già alla stazione centrale
di Milano.
Poco distante da li, in una galleria, vi è un sexy shop, a parer
mio uno dei migliori della città, mi recai per acquistare qualcosa,
volevo fare una sorpresa a Matilde che nulla sapeva del mio arrivo.
Comprai un abitino corto, che le lasciava completamente scoperto il
seno, mi spiego meglio: un tubino elasticizzato con delle bretelline fatte
da nastri sottili di stoffa che formavano due triangoli attorno ai seni
nudi.
Avevo la scusa buona per farle qualche foto e soprattutto avevo la
giustificazione per l'attrezzatura che portavo via con me.
All'una e un quarto ero davanti al cancello dell'istituto dove insegnava
ad attenderla, mangiammo due panini in un baretto e poi subito a casa.
Dato che mi attendeva per il giorno seguente aveva preso appuntamento
con la parrucchiera nel pomeriggio, ne approfittai per fare un salto in
ditta, e rimanemmo d'accordo che mi avrebbe chiamato arrivata a casa.
Avevo in mente di uscire a cena in un locale particolare, ricavato
in una vecchia cascina ristrutturata tra Pavia e Milano che aveva come
prerogativa di farti cenare nalla privacy più estrema; tutti i tavoli
da due da quattro o al massimo da sei si trovavano ciascuno in una stanza
con tanto di vecchia stufa, divanetto e attaccapanni, una porta limitava
l'accesso e la vista e ogni volta che il cameriere arrivava avvertiva tirando
la corda che muoveva una campanella all’interno.
Il tutto era estremamente piacevole, caratteristico e unico nel suo
genere.
Erano circa le 19 quando mi chiamò Matilde, era appena ritornata
dalla parrucchiera e voleva sapere cosa avremmo fatto:
'Ti ho preparato una sorpresa ti porto in un localino...'
'Come vuoi che mi vesta' fu la sua risposta.
L'intesa tra noi era consolidata e sapeva già dal tono mio di
voce cosa doveva mettersi, ma il bello di queste cose è il gioco
che si viene a creare.
'Visto che ho ancora due tre cose da sistemare, aggiunsi io, ti mando
un taxi a prenderti sotto casa, fatti trovare pronta tra un'ora, poi da
qui proseguiamo con la nostra auto.
Che bello fare il grande con i soldi della ditta.......
Arrivò con indosso la pelliccia che le avevano regalato i suoi
per Natale, chissa come si era vestita ....
La mia curiosità fu subito soddisfatta quando salì in
auto, nessuna donna vuole schiacciare la pelliccia nuova sul sedile e infatti
la tolse.
'Ho trovato il sacchetto sul divano e ho pensato che ti avrebbe fatto
piacere che indossassi il vestitino nuovo, ma avevo paura di prendere freddo
e ho messo sopra un giacchino, le calze invece le ho comprate io nel pomeriggio
insieme alle scarpe, cosa ne dici?'
'Dico che mi fai impazzire, sei stupenda'
Inutile dire che la cena fu un qualcosa di superlativo: lei si era
slacciato il giacchino e avevo avuto l'opportunità di gustare due
assaggi di panna montata dai suoi capezzoli, evitai di proposito di farle
delle foto mentre cenava, avevo paura di rompere l'atmosfera, ma usciti
che fummo la immortalai in un paio di pose.
A casa tra una infilata e una succhiata scaricai un rullino ed ebbi
l'idea di riprendere il discorso interrotto di Edo.
'E se domani lo invitassimo per un caffè?'
Rimase titubante per alcuni attimi poi...
'Da noi no, preferisco incontrarlo fuori, dopo cena, anzi visto che
i miei sapevano che tu saresti tornato per questo fine settimana ne hanno
approfittato per andare un paio di giorni in montagna, potremmo andare
a casa loro e invitarlo da quelle parti.
( La casa dei suoi era in campagna a venti minuti d'auto dalla città
n.d.a.)
Mentre amoreggaivamo fu lei ad approfondire il discorso su Edo:
'Ce ne hai messo del tempo a farmelo conoscere di persona, e dimmi
come devo comportarmi se viene domani? Come devo vestirmi, fino a che punto
posso spingermi?'
Voleva saggiare il terreno, scoprire quali fossero le mie intenzioni
che a dire il vero neppure io sapevo; la cosa più saggia che potevo
fare era di lasciarla fare.
'Non posso decidere io per te' dissi 'ti lascio carta bianca fai quello
che vuoi e che ti senti di fare'
Arrivammo al culmine del piacere e il discorso ebbe fine....
continua...