La trasferta
(parte IV)



Sia allora (i fatti risalgono a otto anni fa) che adesso mi occupo di costruzioni, grosse costruzioni, principalmente strade e viadotti. Ero alle dipendenze di una ditta di Milano che aveva, tra i vari lavori, l'appalto per l'ampliamento di un ponte
autostradale dalle parti di Ancona.
Lunedì mattina appena arrivo in sede vengo convocato dall'ingegnere responsabile della direzione dei cantieri che senza
tanti preamboli mi comunica che dal mercoledì prossimo, cioé dopodomani, avrei diretto in prima persona il cantiere di Ancona.
Risultato? Tutto il lavoro di 'cesello' per arrivare a uscire con Edo a monte. Mi aspettavano almeno sei mesi fuori casa, da solo, Matilde non poteva seguirmi in quanto impegnata con il lavoro, al massimo mi sarei concesso un paio di week-end al mese a casa ma non di più.
Un bel guaio, se da una parte mi faceva piacere - era la prima volta che assumevo da solo la responsabilità di un cantiere - dall'altra tutti i miei piani andavano a farsi........
Mercoledì, Ancona, la giornata la dedico ad organizzare i contatti con le imprese locali, alla fine del pomeriggio non sapevo ancora dove sarei andato a dormire, mi fermo ad un distributore vicino al cantiere per prendere accordi sulla fornitura del carburante, alla fine trovato un accordo sulle modalità di pagamento chiedo al gestore consiglio su dove stabilirmi.
Marino, questo il suo nome, mi disse che se volevo una sistemazione dignitosa dovevo andare in città, ma visto che la permanenza era di diversi mesi di fare un pensiero su questa sua proposta: di utilizzare un appartamento di sua zia, appartamento che di solito vista la vicinanza del mare, affittava per il periodo estivo, così potevo essere più libero; per quanto concerneva pulizie e riordino nessun problema.
'Ci pensi, domani mi dice qualcosa...'
Non era una cattiva idea, soprattutto per il fatto che eravamo a pochi kilometri dal mare e Matilde che allora insegnava poteva venirvi a passare le vacanze terminate le scuole.
Contattai Matilde e anche a lei l'idea non dispiaceva, così accettai.
Poco per volta io e Marino facemmo amicizia, il suo distributore con bar annesso era sulla strada che portava al cantiere e quotidianamente mi fermavo o per il caffé del mattino o per l'aperitivo della sera, ma soprattutto per scambiare quattro chiacchere con lui.
Conobbi nel giro di poco tempo tutta la famiglia, la moglie non la si poteva definire certo un tipo da copertina, ma ispirava, forse il culo un po' abbondante ma niente male, ogni volta che la vedevo aiutare il marito me la immaginavo messa alla pecorina mentre si faceva trombare, sarà stato il sesto senso ma per me a letto doveva essere qualcosa di eccezionale.
Il mio giudizio su Francesca, così si chiamava, si consolidava giorno dopo giorno, non perdeva occasione per farmi ammirare le sue grazie, dato che era lei l'addetta alle schede e ai buoni carburante che controllavamo insieme due tre volte la settimana, ogni volta si faceva trovare o con gonne corte o con camicette scollate che mostravano più del dovuto; io dal mio canto non le lesinavo di sicuro i complimenti al suo modo di vestire e lei gradiva.
Ogni due settimane normalmente tornavo a Milano dove facevo una full-immersion di sesso così da scaricare con Matilde tutte le voglie che mi metteva in testa Francesca.
Una domenica pomeriggio ero in cantiere impegnato su alcuni disegni  quando sentii prima una clacson suonare ripetutamente
e poi una voce che mi chiamava, uscii dal prefabbricato per vedere chi fosse e vidi Marino che gesticolava per attirare la mia
attenzione. Mi diressi verso il cancello e notai che seduta in auto c'era anche lei.
'Stavamo tornando a casa dopo il giro in città quando abbiamo notato che eri al lavoro, abbiamo pensato bene di portarti un
caffé e di invitarti a cena da noi questa sera!'
Francesca aveva aperto la porta dell'auto per darmi la tazzina termica del caffé e non potei fare a meno di osservarla: indossava una gonna lunga tipo pareo i cui lati, essendo lei girata sul sedile come se dovesse uscire, si erano aperti mostrando comple- tamente le gambe fino alle cosce, gambe inguainate da un paio di calze oltremodo civettuolo formate da un elastico di pizzo
come quello delle autoreggenti che stringeva la coscia, dal quale scendevano verso la gamba due nastri di stoffa sul tipo dei
reggicalze classici che sostenevano le calze, facendo un tutt'uno.
Come rifiutare un invito fatto in codesta maniera?

Arrivai a casa loro con un vassoio di paste e un mazzo di fiori, così come vuole la migliore tradizione; l'alloggio, al primo piano,
era nella stessa costruzione del distributore, e mentre Francesca era dedita ai fornelli Marino mi mostrò le varie stanze, una mi
colpì in modo particolare, una tavernetta ricavata in uno scantinato, con tanto di biliardo e banco bar, con le pareti completa
mente rivestite di legno a cui si accedeva tramite una scala a chiocciola da una porta della sala. Bella con tanto di televisore maxi
schermo e di parete per la proiezione di diapositive, con quel pizzico di 'Kitch' dato dagli animali impagliati, trofei di una battuta di caccia all'estero.
Per scaldare l'ambiente per il dopo cena accese la stufa a legna e il caminetto così da creare l'atmosfera giusta per il dolce e per una partita di biliardo mentre Francesca avrebbe sparecchiato la tavola.
Il profumo che proveniva dalla cucina metteva l'acquolina in bocca, lei era ai fornelli con indosso un kimono e un grembiule da cucina, ai piedi un paio di ciabatte.
'Non fate caso al mio abbigliamento ma così sono più libera, andate pure a tavola che è quasi pronto, mi cambio e si cena.'
Quando fece il suo ingresso in sala da pranzo con la teglia di pasta al forno battemmo le mani; si presentò con la gonna che
aveva indosso il pomeriggio, camicia di chiffon che mostrava il reggiseno di pizzo nero, scarpe con tacco alto e, ciliegina sulla torta, un grembiulino nero di quelli che usavano le cameriere negli anni passati e che ora trovi in vendita nei sexi-shop. Il suo incedere sembrava studiato per far aprire lo spacco e mostrare l'attaccatura delle calze.
Non era la Bellucci, neppure la Cucinotta ma sprizzava sensualità da ogni poro. La cena proseguì nel migliore dei modi, io ero
a capotavola e ogni volta che lei si alzava per recarsi in cucina sembrava facesse apposta ad assumere certe posizioni, come
se volesse mostrarsi.
Dopo il piatto di pasta al forno e l'arrosto con le patatine decidemmo di non andare oltre e di trasferirci di sotto in taverna dove,
dopo ci avrebbe raggiunto Francesca per il dolce e il caffé.
Io e Marino eravamo ancora seduti a tavola a chiacchierare mentre lei iniziò a raccogliere i piatti, era al mio fianco quando
lui mi disse:
'Cosa ne dici della nostra cuoca?'
'Non posso che tesserne le lodi, tutto ottimo' risposi.
Da questo momento la serata prese una piega diversa, quello che speravo avvenisse iniziava a delinearsi.
'E della cameriera invece....'
Mentre diceva queste parole infilò la mano tra i due lembi di stoffa della gonna di  Francesca, che era in piedi accanto a lui,
e prese ad accarezzarle le gambe mostrandole completamente.
'....a me fà impazzire quando si mette questo grembiulino, certo che indossato da solo senza gonna e camicetta sarebbe tutta
altra cosa, non ti pare?'
Cosa dovevo rispondere!? Era ovvio che a questo punto toccava a me prendere una decisione stare al loro gioco o far finta di non capire le loro avances.
'Non posso che darti ragione' risposi.
Francesca che fino a quel punto era stata li in piedi con i piatti in mano a farsi palpare sotto la gonna intervenne
'Mi sa tanto che voi due vi siete trovati, va bene.....'
Disse questo sorridendo e subito dopo si diresse in cucina mentre noi scendemmo in taverna a giocare a biliardo.
Mi venivano dei dubbi, forse Marino aveva esagerato e io pure nel dargli mano.
Tiravamo le palline senza molta convinzione, entrambi assorti nei nostri pensieri, d'un tratto sentimmo la voce di Francesca che
chiamava Marino dicendo di salire a prendere i caffé; dopo poco fece ritorno portando il bricco fumante, le paste e una bottiglia.
'Francesca non beve il caffé, ci raggiunge tra una decina di minuti per le paste e lo spumante'. Aveva cambiato modo di fare, era allegro sembrava avesse lasciato tutti i pensieri di sopra.
Lasciammo perdere il biliardo e ci accomodammo sul divano a gustare il caffé, sul tavolino dove erano appoggiate le tazzine vi erano alcuni album di foto, su di loro cadde il mio sguardo.
Marino si accorse e...
'Guarda pure, sono le foto del viaggio che abbiamo fatto alle Maldive, siamo partiti in due e tornati in tre, è li che Francesca è rimasta incinta...'
Mi ero dimenticato di dirlo ma avevano un bimbo di due anni e mezzo.
Le classiche foto, mare, palmizi, lei in due pezzi in pose un po' maliziose, niente di particolare, cosa potevo pretendere di vedere da un album lasciato in bella mostra su di un tavolo? Marino si alzò, aprì un armadietto chiuso a chiave e prese altri due album di foto, me li diede dicendo:
'Guarda questi e dimmi...'
Erano polaroid che riprendevano Francesca sulla spiaggia, in acqua, nel residence, ma sempre rigorosamente senza veli, nuda
in atteggiamenti che facevano immaginare quello che aveva appena fatto o si accingeva a fare.
'Anch'io amo scattare foto di questo tipo a mia moglie e non mancherò di portartele da vedere la prossima volta che tornerò da
Milano, visto che a tutti e due fa piacere mostrare la propria consorte; peccato che sono fatte con una macchina a sviluppo immediato e non rendono al massimo...'
ormai il diavoletto che era in me si stava scatenando.
'Hai ragione ma non posso fare diversamente, tu abiti in una metropoli e nessuno ti conosce, puoi consegnare il rullino a un laboratorio all'altro capo della città ed essere sicuro di mantenere l'anonimato, noi abitiamo in provincia ed è più rischioso'
'E' vero quello che dici, ma io ho risolto il problema in maniera ancora più radicale: uso diapositive che provvedo personalmente a sviluppare e a stampare su carta, così da avere il massimo della riservatezza senza problemi di soggetto'
Capivo che il mio discorso lo interessava, mi alzai invitandolo al biliardo e buttai l'amo:
'Se vuoi che provveda a qualche tua foto particolare......' non aggiunsi altro e tirai la palla.
Erano trascorsi pochi minuti quando udimmo il rumore dei tacchi di Francesca, dopo pochi gradini si fermò e chiamò dall'alto della scala a chiacciola il marito, vedevo solo le scarpe nere col tacco e parte del polpaccio; Marino si avvicinò e vi fu uno
scambio di parole sottovoce, al termine del quale provvide ad abbassare le luci, lasciando acceso solo il neon sopra al biliardo
e un paralume sul banco bar.
Il fuoco del caminetto contribuiva a rendere ulteriormente soft l'ambiente.
Solo allora Francesca riprese a scendere mentre Marino fece ritorno al biliardo; non prestai subito attenzione a lei, intento come ero in una doppia sponda, percepii solo un qualcosa di diverso, ma quando alzai gli occhi per salutarla la vidi accanto al caminetto intenta a scaldarsi aveva indosso il grembiulino nero ma senza gonna e camicetta, culotte e reggiseno di pizzo
nero, oltre alle calze erano tutto quello che indossava.
Rimasi di stucco, lo speravo ma ora ero quanto mai imbarazzato, di questa situazione ma non dovevo essere l'unico.
In piedi vicino al camino parlavamo di tasse e di politica e la più animata nel discorso era lei, come se avesse timore di
smettere per quello che poteva succedere in seguito.
Marino ascoltava senza dire parola, ma si notava che era sulle spine; ad un tratto si sedette su di una poltrona avvicinando a
sé la moglie che si appoggiò sul bracciolo, il discorso tra me e lei continuava quando lui prese ad accarezzarla sulle cosce
sollevandole il grembiulino e insinuando la mano sotto alle coulotte per toccarle la passera.
Fu come un segnale, il discorso ebbe termine e si lasciò andare ai suoi palpeggiamenti. Io li guardavo senza sapere cosa fare; feci per prendere da bere quando lei, capita la mia intenzione, si alzò prendendo la bottiglia e riempiendomi il bicchiere.
Ora era di nuovo in piedi affianco a me, con il calice in mano,anche Marino si alzò per brindare, pensai che tutto fosse giunto al
termine, ma quest'ultimo con tutta calma, mentre lei beveva le slacciò il grembiule facendolo scivolare a terra, lasciandola così
con il solo reggiseno e le mutandine.
Da parte sua nessun commento, l'unica cosa che fece fu di abbassare la luce spegnendo le lampade del biliardo, fu poi la volta
del reggiseno e delle mutandine che provvide a toglirsi da sola dicendo rivolta al marito
'Così va bene?'........
 

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