La trasferta
(seconda parte)




A questo punto è doveroso aprire una parentesi: il regalo che Edo aveva fatto Sandra lo avevamo deciso insieme; un pomeriggio ci recammo in un negozio specializzato in questo genere di abbigliamento dove scegliemmo di comune accordo i capi.
Tutti e due avremmo visto volentieri Sandra così vestita.
Anche gli avvenimenti che seguono sono stati, per così dire, «indirizzati».

La cena era giunta al termine nel migliore dei modi, tutti i sensi erano soddisfatti, soprattutto la vista. Appena le era possibile Sandra non esitava a mostrarmi le sue grazie, cosa che fatta in un ristorante risultavami particolarment eccitante...
Vederla  con la camicietta aperta e i seni nudi in bella mostra o seduta di traverso con la gonna completamente sollevata e le gambe aperte con il rischio, non tanto remoto, di essere scorti continuava a far crescre in me il desiderio.
Alla fine presi il coraggio a quattro mani e le dissi:
"Se facessimo un giro all'American bar ? Cosa ne dici?"
La risposta fu affermativa, non avevo dubbi: amava troppo la musica e l'atmosfera intrigante di quel locale.
"Avrei un'altra cosa da chiederti, ma non oso" dissi come se mi vergognassi...
"Togliti la gonna e il gilet e tieni addosso solo la camicia, all'american bar la luce è così soffusa che nessuno farà caso al tuo abbigliamento."
Non disse nulla, né si né no.
Mi alzai per andare a saldare il conto dicendole che l'avrei aspettata alla cassa.
Passrono alcuni minuti e non vedendola arrivare tornai al tavolo, che era al piano superiore: era ancora seduta, ma senza il gilet.
Quando fui vicino a lei si alzò dalla sedia dicendo:
"Non mi sembra il caso di attraversare la sala e di scendere così vestita... vai per favore a prendermi la pelliccia".
La camicia era abbastanza lunga, come un miniabito, peccato che la parte superiore, a differenza di quella sotto, era trasparente e lasciava vedere, più che imtravedere, tutto.
Sarà stato l'effetto delle ostriche o dello champagne ma mi sentivo particolarmente eccitato; il sapere poi di Sandra praticamente seminuda mi caricava ancora di più.
L'ascensore era occupato e nell'attesa che arrivasse ebbi una pensata...
Al piano terra vi era il guardaroba, la cassa e un banco bar, con due ragazzi giovani che vi provvedevano.
Allungai un diecimila al ragazzo del guardaroba, un cingalese ventenne, e gli chiesi se fosse così gentile da portare la pelliccia a mia moglie, sulla terrazza all'ultimo piano, e di accompagnarla in garage dove l'avrei aspettata con l'auto.
Mentre attendevo l'arrivo di Sandra pensavo alla sua reazione nel vedere il ragazzo - e non me - e l'imbarazzo nel mostrarsi  a lui così vestita.
Sentii arrivare l'ascensore e mi allontanai di alcuni metri dalla sua porta: volevo vederla camminare senza che lei mi scorgesse.
La porta si aprì, sentivo il rumore dei suoi tacchi a spillo che si avvicinavano alla macchina; io nascosto dietro ad una colonna, la vedevo procedere con la pelliccia aperta e il bordo delle autoreggenti in bella vista, i due capezzoli tesi: per il freddo?
Diedi un piccolo colpo di tosse per mostrare la mia presenza e non spaventarla, lei mi si avvicinò, mi abbracciò e iniziò a baciarmi sussurrandomi:
"Sei un porco, avresti dovuto vedere la faccia di quel poveretto quando ha visto come ero vestita! Anch'io ho avuto qualche attimo di imbarazzo ma poi non so cosa mi ha preso, ho indugiato un po' prima di mettermi la pelliccia in modo da mostrargli tutti i miei attributi; pensa che avevo slacciato tutti i bottoni della camicetta, convinta che venissi tu, e quando mi sono alzata per
indossare la pelliccia ho allacciato bottone per bottone sotto il suo sguardo allibito. Quando mi ha aiutata a indossarla ho sentito le sue mani che mi accarezzavano i seni, ma con professionalità. Credevo che se ne andasse invece ha voluto accompagnarmi anche nell'ascensore; mentre aspettavamo che arrivasse al piano lo vedevo che mi spogliava con gli occhi e questo non faceva che far crescere in me la voglia di stuzzicarlo. Mi sistemai il rossetto con movimenti di labbra il più sensuali possibile, passai poi a raddrizzare e a tirare su le calze facendo si che potesse intravedere la passera. Come se non bastasse ho lasciato la pelliccia aperta e con la mano mi 'spazzolavo' come per allontanare inesistenti residui di pane; vedevo l'eccitazione crescere nei suoi pantaloni sempre di più, e la cosa mi eccitava."

Appena salì in macchina le feci appoggiare i piedi sul cruscotto e iniziai ad accarezzarle le gambe per finire a trovarmi dopo poco con due dita infilate nella patatina bagnata.
Arrivati al parcheggio del bar era ormai travolta dal piacere, feci per sfilare le dita, ma sentii la sua mano che me lo impediva e dopo un attimo un suo dito era venuto a dare man forte ai miei.
Incurante del fatto di essere in un parcheggio e dei fari di un'auto, che si attardava più del dovuto nel far manovra dietro di noi, raggiunse il primo orgasmo della serata.
Nel locale, essendo Domenica, vi era poca gente: quattro coppie in tutto, circa della nostra età,  gli uomini tutti in giacca e cravatta, le donne elegantemente vestite.
Un attimo all'ingresso per abituare la vista e poi ci dirigiamo ad un tavolino.
Il bello di questo locale sta nel fatto che è dotato di  una piccola pista dove si possono fare quattro salti, cosa che Sandra, diversamente da me, adora. La  pista, di pochi metri quadri, ha una pavimento che alterna quadrati iiluminati a quadrati a
specchio che riflettono molto maliziosamente.
La luce bassa convinse Sandra a toglirsi la pelliccia e rimanere con la camicia, in effetti nessuno badava a noi.
Vi era come sottofondo il classico 'lento stracciamutande' e una coppia lo stava ballando, potevano essere la nostra fotocopia, si vedeva che lei sentiva la musica ma lui era un disastro, proprio come me.
Era impossibile non salire sulla pista e anche noi ci buttammo nelle danze: eravamo stretti uno all'altro come due adolescenti, sentivo i suoi seni sul mio petto e cercavo di strofinarmi su di lei per farle sentire tutto il mio desiderio.
Lei pure accompagnava i miei sfregamenti con calcolati movimenti del bacino, oltre che 'Dirty dance'.
Notai in un attimo di lucidità che l'altra coppia non aveva occhi che per noi, soprattutto lui fissava Sandra ad oltranza, dopo qualche attimo compresi il perchè: nello stringerla a me inavvertitamente facevo risalire la 'camicia' mostrando l'attaccatura delle calze che col movimento erano un poco scese lungo la gamba.
Le sussurrai in un orecchio quello che stava succedendo e come risposta ebbi:
"Mi sono accorta prima di te e non mi da fastidio, anzi....."
Aspettavo solo quella risposta, e nei lenti che seguirono feci in modo di alzare il 'vestito' fino all'attaccatura del sedere, la pista era in fondo alla sala a ridosso di una parete, così da non dare spettacolo agli altri; aspettavo di averli dietro di noi e quando la sua compagna era di spalle le mie mani si mettevano all'opera.
Intesi che anche loro stavano al gioco quando si misero a ballare davanti a noi e lui mi restituì la cortesia mostrandomi il filo interdentale che la sua compagna aveva in mezzo alle chiappe. Contraccambiai dirigendomi verso la parte pavimentata dagli specchi, così da fargli intravedere quello che non c'era, giocavamo a carte scoperte.
I lenti finirono e si passò ad una musica da discoteca, dopo alcuni attimi diedi forfait e lui pure, rimasero sul palco le donne che si lanciarono scatenatissime .
Dopo una decina di minuti fecero ritorno ai rispettivi tavoli, Sandra era in un bagno di sudore e con il fiato corto; sollevava il bordo della camicia per farsi aria e così facendo vaceva arrivare alle mie narici il profumo della sua voluttà.
"Ho invitato Barbara e Filippo, così si chiamavano i due, al nostro tavolo... ho fatto male?"
Parlammo del più e del meno, ma più che parlare noi maschietti ascoltavamo e soprattutto sbirciavamo.
Barbara era un tipo formosetto non molto alta, indossava un top di lamè che sosteneva due bocce mica male e una gonna corta a ventaglio, una volta seduta mostrava due cosce mediterranee inguainate da un paio di calze scure con reggicalze.
Tanto era silenzioso e discreto lui, tanto lei era chiacchierona e agitata, anche nel parlare.
Sia a me che a Filippo piaceva guardare le nostre compagne che si esibivano in quel gioco malizioso del mostrarsi, facendo finta di provar vergogna per quello che facevano; Sandra sembrava non accorgersi del vestito che era risalito ben oltre al livello di soglia della decenza mostrando particolari anatomici di solito ben coperti, e si ricomponeva solo dopo aver dato modo a noi di aver goduto della scena. Lo stesso dicasi per Barbara, incurante del corpetto di paillettes che scendeva lasciando scoperti i capezzoli. Se avessi avuto una donna completamente nuda al mio fianco non avrei provato le stesse sensazioni.

Facemmo così conoscenza con una coppia con gusti simili ai nostri che avremmo poi frequentato in seguito.
Prima di uscire dal locale dissi a Sandra che volevo scattarle una foto, nuda, sulla pubblica via, da mostrare a Edo; lei mi guardò allibita ma accondiscese. La immortalai con la sola pelliccia mentre saliva in auto.
Il piano che avevo organizzato stava procedendo come da copione, nonostante la parentesi all'American Bar, ma adesso arrivava la parte più delicata: chissà se Sandra avrebbe accettato anche questo...
Non riuscivo a resistere fino a casa, ero troppo carico: il ristorante, il ballo, Filippo e Barbara... era come se mi fossi fatto una scatola intera di Viagra; fermai la macchina in una stradina laterale ...

continua...