A questo punto è doveroso aprire una parentesi: il regalo che
Edo aveva fatto Sandra lo avevamo deciso insieme; un pomeriggio ci recammo
in un negozio specializzato in questo genere di abbigliamento dove scegliemmo
di comune accordo i capi.
Tutti e due avremmo visto volentieri Sandra così vestita.
Anche gli avvenimenti che seguono sono stati, per così dire,
«indirizzati».
La cena era giunta al termine nel migliore dei modi, tutti i sensi erano
soddisfatti, soprattutto la vista. Appena le era possibile Sandra non esitava
a mostrarmi le sue grazie, cosa che fatta in un ristorante risultavami
particolarment eccitante...
Vederla con la camicietta aperta e i seni nudi in bella mostra
o seduta di traverso con la gonna completamente sollevata e le gambe aperte
con il rischio, non tanto remoto, di essere scorti continuava a far crescre
in me il desiderio.
Alla fine presi il coraggio a quattro mani e le dissi:
"Se facessimo un giro all'American bar ? Cosa ne dici?"
La risposta fu affermativa, non avevo dubbi: amava troppo la musica
e l'atmosfera intrigante di quel locale.
"Avrei un'altra cosa da chiederti, ma non oso" dissi come se mi vergognassi...
"Togliti la gonna e il gilet e tieni addosso solo la camicia, all'american
bar la luce è così soffusa che nessuno farà caso al
tuo abbigliamento."
Non disse nulla, né si né no.
Mi alzai per andare a saldare il conto dicendole che l'avrei aspettata
alla cassa.
Passrono alcuni minuti e non vedendola arrivare tornai al tavolo, che
era al piano superiore: era ancora seduta, ma senza il gilet.
Quando fui vicino a lei si alzò dalla sedia dicendo:
"Non mi sembra il caso di attraversare la sala e di scendere così
vestita... vai per favore a prendermi la pelliccia".
La camicia era abbastanza lunga, come un miniabito, peccato che la
parte superiore, a differenza di quella sotto, era trasparente e lasciava
vedere, più che imtravedere, tutto.
Sarà stato l'effetto delle ostriche o dello champagne ma mi
sentivo particolarmente eccitato; il sapere poi di Sandra praticamente
seminuda mi caricava ancora di più.
L'ascensore era occupato e nell'attesa che arrivasse ebbi una pensata...
Al piano terra vi era il guardaroba, la cassa e un banco bar, con due
ragazzi giovani che vi provvedevano.
Allungai un diecimila al ragazzo del guardaroba, un cingalese ventenne,
e gli chiesi se fosse così gentile da portare la pelliccia a mia
moglie, sulla terrazza all'ultimo piano, e di accompagnarla in garage dove
l'avrei aspettata con l'auto.
Mentre attendevo l'arrivo di Sandra pensavo alla sua reazione nel vedere
il ragazzo - e non me - e l'imbarazzo nel mostrarsi a lui così
vestita.
Sentii arrivare l'ascensore e mi allontanai di alcuni metri dalla sua
porta: volevo vederla camminare senza che lei mi scorgesse.
La porta si aprì, sentivo il rumore dei suoi tacchi a spillo
che si avvicinavano alla macchina; io nascosto dietro ad una colonna, la
vedevo procedere con la pelliccia aperta e il bordo delle autoreggenti
in bella vista, i due capezzoli tesi: per il freddo?
Diedi un piccolo colpo di tosse per mostrare la mia presenza e non
spaventarla, lei mi si avvicinò, mi abbracciò e iniziò
a baciarmi sussurrandomi:
"Sei un porco, avresti dovuto vedere la faccia di quel poveretto quando
ha visto come ero vestita! Anch'io ho avuto qualche attimo di imbarazzo
ma poi non so cosa mi ha preso, ho indugiato un po' prima di mettermi la
pelliccia in modo da mostrargli tutti i miei attributi; pensa che avevo
slacciato tutti i bottoni della camicetta, convinta che venissi tu, e quando
mi sono alzata per
indossare la pelliccia ho allacciato bottone per bottone sotto il suo
sguardo allibito. Quando mi ha aiutata a indossarla ho sentito le sue mani
che mi accarezzavano i seni, ma con professionalità. Credevo che
se ne andasse invece ha voluto accompagnarmi anche nell'ascensore; mentre
aspettavamo che arrivasse al piano lo vedevo che mi spogliava con gli occhi
e questo non faceva che far crescere in me la voglia di stuzzicarlo. Mi
sistemai il rossetto con movimenti di labbra il più sensuali possibile,
passai poi a raddrizzare e a tirare su le calze facendo si che potesse
intravedere la passera. Come se non bastasse ho lasciato la pelliccia aperta
e con la mano mi 'spazzolavo' come per allontanare inesistenti residui
di pane; vedevo l'eccitazione crescere nei suoi pantaloni sempre di più,
e la cosa mi eccitava."
Appena salì in macchina le feci appoggiare i piedi sul cruscotto
e iniziai ad accarezzarle le gambe per finire a trovarmi dopo poco con
due dita infilate nella patatina bagnata.
Arrivati al parcheggio del bar era ormai travolta dal piacere, feci
per sfilare le dita, ma sentii la sua mano che me lo impediva e dopo un
attimo un suo dito era venuto a dare man forte ai miei.
Incurante del fatto di essere in un parcheggio e dei fari di un'auto,
che si attardava più del dovuto nel far manovra dietro di noi, raggiunse
il primo orgasmo della serata.
Nel locale, essendo Domenica, vi era poca gente: quattro coppie in
tutto, circa della nostra età, gli uomini tutti in giacca
e cravatta, le donne elegantemente vestite.
Un attimo all'ingresso per abituare la vista e poi ci dirigiamo ad
un tavolino.
Il bello di questo locale sta nel fatto che è dotato di
una piccola pista dove si possono fare quattro salti, cosa che Sandra,
diversamente da me, adora. La pista, di pochi metri quadri, ha una
pavimento che alterna quadrati iiluminati a quadrati a
specchio che riflettono molto maliziosamente.
La luce bassa convinse Sandra a toglirsi la pelliccia e rimanere con
la camicia, in effetti nessuno badava a noi.
Vi era come sottofondo il classico 'lento stracciamutande' e una coppia
lo stava ballando, potevano essere la nostra fotocopia, si vedeva che lei
sentiva la musica ma lui era un disastro, proprio come me.
Era impossibile non salire sulla pista e anche noi ci buttammo nelle
danze: eravamo stretti uno all'altro come due adolescenti, sentivo i suoi
seni sul mio petto e cercavo di strofinarmi su di lei per farle sentire
tutto il mio desiderio.
Lei pure accompagnava i miei sfregamenti con calcolati movimenti del
bacino, oltre che 'Dirty dance'.
Notai in un attimo di lucidità che l'altra coppia non aveva
occhi che per noi, soprattutto lui fissava Sandra ad oltranza, dopo qualche
attimo compresi il perchè: nello stringerla a me inavvertitamente
facevo risalire la 'camicia' mostrando l'attaccatura delle calze che col
movimento erano un poco scese lungo la gamba.
Le sussurrai in un orecchio quello che stava succedendo e come risposta
ebbi:
"Mi sono accorta prima di te e non mi da fastidio, anzi....."
Aspettavo solo quella risposta, e nei lenti che seguirono feci in modo
di alzare il 'vestito' fino all'attaccatura del sedere, la pista era in
fondo alla sala a ridosso di una parete, così da non dare spettacolo
agli altri; aspettavo di averli dietro di noi e quando la sua compagna
era di spalle le mie mani si mettevano all'opera.
Intesi che anche loro stavano al gioco quando si misero a ballare davanti
a noi e lui mi restituì la cortesia mostrandomi il filo interdentale
che la sua compagna aveva in mezzo alle chiappe. Contraccambiai dirigendomi
verso la parte pavimentata dagli specchi, così da fargli intravedere
quello che non c'era, giocavamo a carte scoperte.
I lenti finirono e si passò ad una musica da discoteca, dopo
alcuni attimi diedi forfait e lui pure, rimasero sul palco le donne che
si lanciarono scatenatissime .
Dopo una decina di minuti fecero ritorno ai rispettivi tavoli, Sandra
era in un bagno di sudore e con il fiato corto; sollevava il bordo della
camicia per farsi aria e così facendo vaceva arrivare alle mie narici
il profumo della sua voluttà.
"Ho invitato Barbara e Filippo, così si chiamavano i due, al
nostro tavolo... ho fatto male?"
Parlammo del più e del meno, ma più che parlare noi maschietti
ascoltavamo e soprattutto sbirciavamo.
Barbara era un tipo formosetto non molto alta, indossava un top di
lamè che sosteneva due bocce mica male e una gonna corta a ventaglio,
una volta seduta mostrava due cosce mediterranee inguainate da un paio
di calze scure con reggicalze.
Tanto era silenzioso e discreto lui, tanto lei era chiacchierona e
agitata, anche nel parlare.
Sia a me che a Filippo piaceva guardare le nostre compagne che si esibivano
in quel gioco malizioso del mostrarsi, facendo finta di provar vergogna
per quello che facevano; Sandra sembrava non accorgersi del vestito che
era risalito ben oltre al livello di soglia della decenza mostrando particolari
anatomici di solito ben coperti, e si ricomponeva solo dopo aver dato modo
a noi di aver goduto della scena. Lo stesso dicasi per Barbara, incurante
del corpetto di paillettes che scendeva lasciando scoperti i capezzoli.
Se avessi avuto una donna completamente nuda al mio fianco non avrei provato
le stesse sensazioni.
Facemmo così conoscenza con una coppia con gusti simili ai nostri
che avremmo poi frequentato in seguito.
Prima di uscire dal locale dissi a Sandra che volevo scattarle una
foto, nuda, sulla pubblica via, da mostrare a Edo; lei mi guardò
allibita ma accondiscese. La immortalai con la sola pelliccia mentre saliva
in auto.
Il piano che avevo organizzato stava procedendo come da copione, nonostante
la parentesi all'American Bar, ma adesso arrivava la parte più delicata:
chissà se Sandra avrebbe accettato anche questo...
Non riuscivo a resistere fino a casa, ero troppo carico: il ristorante,
il ballo, Filippo e Barbara... era come se mi fossi fatto una scatola intera
di Viagra; fermai la macchina in una stradina laterale ...
continua...