La trasferta
[parte prima]



Come gli artisti,cantanti, scrittori, pittori, hanno dei periodi caratterizzati da certi aspetti peculiari, anche noi possiamo dire di avere avuto dei momenti nella nostra vita sentimentale che hanno progressivamente portato ad un crescendo di sensazioni differenti.
I racconti pubblicati fino ad ora appartengono a due fasi diverse: i primi due alla fase terminale della nostra "excalation", sfociata poi in alcuni episodi esagerati, il terzo invece alla fase precedente, della 'esibizione' a due senza contatti ravvicinati con altre persone.
L'episodio che segue ha sancito il passaggio al coinvolgimento di altri nei nostri giochi.

Da un po' di tempo a questa parte il nostro immaginario erotico faceva ricorso sempre più frequentemente a terzi.
Era come un rituale, quando Sandra iniziava ad essere travolta dal piacere, io cominciavo a stuzzicarla raccontandole delle fantasie erotiche di cui era la protagonista; era evidente che la cosa piaceva anche a lei, che si lasciava andare alla descrizione di situazioni erotiche che mai avrei immaginato. Il tutto avveniva ad una condizione, non voleva guardarmi in viso mentre parlava;
niente di male, io la prendevo alla pecorina e il gioco era fatto......
Una sera ci eravamo divertiti a scattare delle Polaroid, le foto erano sul comodino a pochi centimetri da lei che  parlava e godeva mentre la scopavo da dietro. Mi venne bene di dirle guardano le foto: "Domani vedo Edo, quasi quasi gliene porto un paio da vedere per lustrarsi gli occhi: cosa ne dici?" Trasportata come era dal piacere mi rispose dicendo che l' idea non era malvagia e aggiunse che avrebbe gradito da lui  una dedica sulla foto.
Si sa che certe cose si dicono in certi momenti e poi vi è sempre un ritorno alla razionalità.
Dopo una decina di minuti, terminate le effusioni amorose, eravamo tutti e due nudi sul letto con la sigaretta tra le labbra a pensare ai fatti nostri.
Il silenzio fu interrotto dalla voce di Sandra che, accarezzandosi con la mano la patatina perfettamente depilata, come era solita tenere durante la stagion estiva, disse: "Sono proprio curiosa di vedere la faccia del tuo amico quando vedrà le foto, e mi raccomando non dimenticarti di fargli aggiungere il suo pensiero". Non aggiunse altro.
Il mattino seguente non avevo più in mente delle foto, uno dei tanti discosi che si fanno in certi frangenti e nulla più; non era così per Sandra che salutandomi, come di consuetudine prima di andare al lavoro, sussurrò all'orecchio : 'Mi raccomando non dimenticarti nulla'.
La cosa cominciava a prendermi, salii in camera presi due foto e uscii di casa.
Dall'ufficio chiamai Edo per dirgli che sarei passato da lui nel primo pomeriggio e che avevo qualcosa di interessante da mostrargli.
'Non dirmi che sono le solite immagini di uccelli o di scoiattoli che ne ho a sufficienza' interruppe scherzando.
Eravamo entrambi amanti di caccia fotografica e lo scambio di immagini era una cosa per noi abituale.
'No, questa volta si tratta di un animale a due zampe' replicai.
'Sarà una gallina 'disse ridendo.
Io: 'Le galline non hanno le tette'
Lui: 'Sei andato al mare con la Sandra e l'hai fotografata tette al vento?'
Io: 'Fuochino.....a più tardi....'
Lui 'Aspetta, dimmi qualcosa di più!'
Di proposito chiusi la conversazione, volevo lasciarlo sulle spine.

L'appuntamento era al solito bar sotto al suo studio: quando arrivai era già li che mi aspettava seduto ad un tavolino un po' appartato. Parlammo per alcuni minuti del più e del meno, evitavo volutamente l'argomento foto, volevo saggiare il terreno; fu lui a sbloccare la situazione: "Allora cosa hai di tanto importante da mostrarmi?"
Mi sembrava di essere un agente segreto mentre consegna un microfilm, presi dalla tasca interna della giacca due foto e le misi sul tavolo.
Erano due Polaroid una scattata in esterno, abbastanza soft, l'altra invece ritraeva Sandra sul divano in posizione abbastanza esplicita.
"Non offenderti Michele, ma ho sempre pensato che tua moglie fosse una gran porca, me ne hai dato la conferma e sono contento per te"
Queste furono le parole di Edo mentre guardava le foto.
"Ma Sandra ne è al corrente ? "
"Non proprio, anzi fammi una cortesia scrivi sotto alla foto il tuo pensiero: ho intenzione di fare un gioochetto, se mi riesce tra qualche settimana ti porto delle altre foto con la dedica di Sandra"
Ebbe così inizio il nostro gioco, fotografavo Sandra con la Polaroid e mentre la prendevo alla pecorina le mostravo le foto con la dedica di Edo, facevamo i nostri discorsi su quello che le sarebbe piaciuto fare o farsi fare da lui e scriveva alcune sue voglie sulla foto.
Andammo avanti così dal mese di Luglio fiano al compleanno di Sandra che è alla fine dell'anno, ogni due tre settimane mi incontravo con Edo e ci scambiavamo le foto con dedica.
Il particolare di tutto questo stava nel fatto che Sandra ed  Edo non si conoscevano di persona e quest'ultimo saputo del compleanno decise di sua iniziativa di farle un regalo e diede a me il compito di consegnare il pacchetto con una busta di accompagnamento.
Il regalo di compleanno era un miniabito di pizzo elasticizzato completamente trasparente e un reggiseno particolare costituito da due nastri di pizzo a forma di triangolo con delle frange sotto.
Nel biglietto oltre agli auguri vi era una richiesta: sapendo che saremmo usciti a cena per festeggiare gli avrebbe fatto piacere che Sandra lo avesse indossato per quella occasione.
La cosa però non fu possibile: il vestito non era adatto alla circostanza, sarebbe potuto andar bene in una discoteca o in un club privé, non di sicuro in un ristorante, e poi Sandra eveva gia deciso come vestirsi.
Era semplicemente stupenda, una camicia trasparente lunga e una gonna corta che appena si vedeva in quanto quasi del tutto coperta  dalla camicia, un paio di autoreggenti chiare e il reggiseno, si fa per dire, che le era stato regalato, il tutto attenuato da un gilet di pelliccia.
La camicia trasparente e il gilet senza bottoni mi permettevano di ammirare i suoi seni con i capezzoli tesi per il leggero ma continuo sfregamento con il tessuto.
La cena andò nel migliore dei modi e al momento di brindare mi alzai e mi avvicinai a lei per baciarla, lei pure si alzò facemmo il più classico dei cin-cin posammo i bicchieri sul tavolo e ci baciammo con trasporto, la mia mano scese sui suoi fianchi lungo lagonna e si infilò sotto, per un attimo pensai che  avesse delle mutandine di seta talmente era morbida ma non era così, era la sua patatina nuda senza nulla che la coprisse, neppure la pelliccia fornitale da mamma natura era rimasta.
Gustammo ancora un paio di flute, ed io in più il suo seno che ogni tanto mi offriva maliziosamente alla vista lasciando scostato il gilet.
Eravamo entrambi euforici ed eccitati, quando decisi di andare oltre...

Continua...

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