Si alzò e si diresse in bagno per ricomporsi, la sua versione
dell'accaduto non mi convinceva, la conoscevo troppo bene: mi aveva raccontato
una mezza verità, io però non avevo visto e potevo solo fidarmi.
Era la prima volta che avevamo una esperienza del genere con degli
estranei ed ero ancora emotivamente coinvolto, versai dell'acqua e ne bevvi
un bicchiere tutto d'un fiato, tanta era l'arsura provocata dalla tensione;
nella fretta ne rovesciai un po' sulla camicia, afferrai un tovagliolo
per asciugarmi ma allargandolo notai che era impregnato di una sostanza
organica che ben
conoscevo.
La sorpresa fu maggiore quando mi accorsi che era stato messo a copertura
di un posacenere nel quale si trovavano due profilattici usati ed elegantemente
annodati.
I miei dubbi erano realtà: la macchia che avevo notato prima
sul petto era sì un residuo di crema, ma non del dolce come mi aveva
fatto credere! Si era fatta scopare a pochi metri da me da degli sconosciuti.
Mi trattenni dal fare sceneggiate, mi comportai come se non avessi
scoperto nulla lasciando le cose come le avevo trovate.
Andai in cucina a salutare i nostri amici e qui Sandra mi raggiunse,
il tempo di scambiare quattro parole e ce ne andammo; uscendo notai che
il tovagliolo e il posacenere erano spariti dalla tavola.
Nei giorni seguenti la mia mente era un vulcano di pensieri e di idee
vendicative, volevo fargliela pagare ma non sapevo come.
Nelle questioni affettive il medico migliore è il tempo; infatti
con il passare dei mesi anche il mio desiderio di vendetta ad ogni costo
si era attenuato lasciando il posto ad una voglia di rifarmi alla prima
occasione.
Era arrivata la bella stagione, il piccolo era ad Ischia con i nonni,
noi per esigenze di lavoro non potevamo allontanarci più di tanto
e trascorrevamo le nostre giornate sul lago, in piena libertà, senza
la restrizione dei vincoli familiari.
Tutti i pomeriggi ci recavamo in una piccola insenatura di cui pochi
sapevano dell'esistenza, per arrivarci bisognava attraversare un canneto
che ne proteggeva l'accesso.
C'era anche una piccola spiaggia dove Sandra, vista la riservatezza
del luogo e la sola accessibilità dal lago, era libera di prendere
il sole nuda.
Eravamo intenti, io in barca a leggere e lei ad abbronzarsi quando
sentii il rumore di un fuoribordo che si avvicinava, seguito da un puzzo
di miscela e dallo spuntare di una barca attraverso le canne.
Rimasi sorpreso: più che una barca era un residuato bellico,
una piccola chiatta metallica di quelle che si usavano negli anni '60 per
raccogliere i sassi bianchi del Ticino, spinta da un un glorioso fuoribordo
di marca Carniti che avrebbe fatto la gioia di un collezionista navale;
a bordo due giovani sui 22-25 anni di chiara origine teutonica.
Si fermarono a una decina di metri e mentre uno preparava la canna
da pesca l'altro aveva iniziato a scattare delle foto.
Non avevo niente da fare, ero stufo di leggere, mi spostai in un angolo
riparato, presi il binocolo e iniziai a spiare quello che facevano.
Seguivo con attenzione i lanci e i recuperi della lenza sperando di
veder abboccare qualcosa, ma niente da fare; avevo trascurato del tutto
il fotografo, ma quando vidi che si era avvicinato al suo amico e lo aveva
invitato a posare la canna e a guardare con il teleobiettivo nella direzione
della spiaggia dove Sandra prendeva il sole ebbi un sussulto.
Diressi il binocolo verso di lei e capii il perchè di tanta
attenzione: era sdraiata sul telo completamente nuda, cappello calato sul
viso per proteggere gli occhi dal sole, gambe larghe per abbronzare l'interno
delle cosce, tette e passerona in bella vista; di tanto in tanto si spruzzava
dell'acqua abbronzante sul corpo massaggiandosi dolcemente.
Ripresi a osservare il giovane e notai che seguiva ogni sua mossa e
immortalava ogni suo movimento.
Aveva nella borsa il telefonino e decisi di avvisarla di quello che
stava succedendo; d'un tratto mi venne un lampo di genio....
"e se lasciassi stare?" Così feci: lei non si era accorta di
nulla, loro si divertivano a riprenderla e a me la cosa procurava piacere.
Quando si mise seduta a massaggiarsi il seno con il doposole e mentre
faceva ritorno alla barca, il nostro amico scattava tenendo la macchina
coperta da un asciugamano così da non destare in lei sospetti.
Ad occhio nudo e con il sole in faccia era difficile capire cosa facevano,
ma con il binocolo era evidente così come l'eccitazione che mostravano
sotto il costume da bagno.
Cominciavo a prendere gusto dalla situazione che si stava creando,
infatti mentre saliva in barca dallo specchio di poppa di proposito mi
avvicinai con la scusa di parlare, ma con l'intento di lasciarla esposta
ai loro sguardi il più possibile.
Il pomeriggio volgeva al termine e facemmo rotta verso la darsena;
il piano d'azione cominciava a delinearsi nella mia mente e decisi di creare
tutti i presupposti per la sua miglior riuscita.
L'atmosfera giusta era fondamentale: aperitivo lungolago, cena a lume
di candela e american bar non potevano mancare, e così fu. Arrivammo
a casa caricati al punto giusto, nemmeno il tempo di raggiungere la camera
da letto o di sfilarsi il tubino ed era già distesa sul divano con
me sopra che la pompavo in maniera ruspante, senza preamboli, proprio come
piaceva a lei.
Sul più bello poco prima che raggiungesse l'apice del piacere
senza smettere di scopare tirai l'affondo finale: "Lo sai che oggi quei
due ragazzi in barca non hanno fatto altro che scattarti delle foto?"
"E tu perchè non mi hai avvertita?"
"Mi piaceva sapere che ti guardavano e ti riprendevano, anzi se sei
d'accordo avrei una idea..."
"Dimmi cosa hai intenzione di fare, maiale...."
"Se domani dovessero tornare potresti esibirti un pò, così
da far crescere la loro eccitazione..."
"E cosa dovrei fare...?."
"Tu non preoccuparti, ti darò io le indicazioni, tu dovrai solo
eseguire ......."
"Va bene ci sto'!"
L'orgasmo di entrambi mise fine alla conversazione.
Il pomeriggio seguente non venimmo meno alle nostre abitudini, io sul
divanetto di poppa a leggere, Matilde distesa sul prendisole di prua ad
abbronzarsi.Verso le cinque, preceduta dal rumore e dal puzzo spuntò
dai cannizzi la barchetta con i due giovani, un breve giro di ricognizione
per poi fermarsi nella posizione più adatta per fotografare.
Erano a una ventina di metri e a occhio nudo non riuscivo bene a capire
cosa facessero; decisi di trasferirmi all'interno della cabina in modo
da poter seguire le loro mosse con il binocolo e dare le dritte a Matilde
visto che le due zone comunicavano tra di loro.
Potei notare che avevano portato con se un vero e proprio arsenale:
macchine fotografiche, teleobiettivi e addirittura una telecamera erano
state tirate fuori da due borse e messe su di un asciugamano a portata
di mano.
Un paio di scatti al panorama e poi l'obiettivo si diresse sul soggetto
preferito: Matilde, che però essendo sdraiata immobile a prendere
il sole non offriva molto da vedere.
Era giunto il momento di intervenire.....
"I nostri amici hanno preso posizione e preparato l'occorrente cosa
ne dici di darti un po' da fare?"
"Ai suoi ordini padrone, lei comandi che io eseguo!"
"Potresti cominciare col metterti seduta, rivolta nella loro direzione,
spruzzarti addosso dell'acqua col vaporizzatore e massaggiarti le tette,
così da scaldare l'ambiente"
"Va bene; però tu che riesci a vederli con il binocolo mi racconti
per filo e per segno tutto quello che fanno"
"Fino ad ora non è successo nulla, no mi correggo uno dei due
ha iniziato a scattare, continua così, dal numero di scatti direi
che hai attirato in pieno la loro attenzione, ma mi raccomando: alterna
dei momenti di pausa in modo da tenerli sempre in tensione"
"Finisco di spalmarmi la crema e mi distendo nuovamente; a proposito
posso prendere qualche iniziativa di testa mia?"
"Certo, i miei sono solo consigli, puoi fare quello che vuoi!"
"Allora fai che passarmi la borsa da spiaggia e attacca la pompa dell'acqua
che poi mi rinfresco..."
Seguì una mezz'ora di calma, Sandra era sdraiata, lo capivo
dal silenzio e dalla immobilità della barca, leggevo e ogni tanto
guardavo cosa facevano i nostri amici: scrutavano la distesa d'acqua nell'attesa
degli eventi.
Incominciai a sentire dei rumori e dei piccoli movimenti provenire
dal prendisole ma nessuna parola, incuriosito afferrai il binocolo e vidi
che tutti e due erano intenti a fotografare nella nostra direzione e dalla
frequenza degli scatti quello che riprendevano doveva essere particolarmente
interessante.
Il rumore dell'acqua della doccia e il successivo scendere in cabina
di Sandra pose fine al loro reportage.
Si mise in piedi, al mio fianco, nuda, con le mani sulla passera a
mo' di protezione; d'un tratto sollevò le mani, allargò le
gambe e...... "Cosa ne dici, ti piace la mia idea...?"
Ecco spiegato il motivo del notevole interesse che aveva suscitato:
si era completamente rasata, del suo boschetto folto e nero non vi era
più alcuna traccia.
"Sai, mi dava fastidio vedere i peluzzi sporgere dal costume così...."
Uscii dalla cabina e mi distesi sul divanetto esterno, ero troppo eccitato
per resisterle, tolsi il costume, la chiamai e le abbassai la testa
sul mio uccello; dopo alcune succhiate si mise sopra di me; la presi a
smorzacandela succhiandole contemporanea- mente le tette, incurante di
quello che potevano vedere i nostri vicini di barca.
Ormai paghi non prestavamo più attenzione ai due giovani, ci
ricordammo della loro presenza quando sentimmo il rumore del motore che
si faceva più vicino; si affiancarrono alla nostra barca con la
scusa di chiedere informazioni.
Parlavano inglese e volevano sapere se era loro possibile scendere
a riva o se fosse proprietà privata; il diavoletto che si era sopito
in me si risvegliò d'un tratto...iniziai a raccontare loro: "Questa
insenatura nascosta è ricca di storia, nei secoli passati ha dato
scampo a molte persone grazie alla sua posizione, nascosta tra gli alberi
c'è una cappella votiva se volete domani possiamo andarci insieme"
Non aspettavano altro, ci demmo appuntamento per l'indomani pomeriggio,
salutarono e si allontanarono.
"Dimmi che cosa ti frulla per la testa, quali sono le tue intenzioni,
se li hai invitati per domani avrai in mente di sicuro qualcosa"
"Sono sincero, non ho in mente nulla ma questa notte qualche buona
idea me la faccio venire" le risposi.
"E se domani invertissimo i ruoli e decidessi io cosa fare?"
"Non sarebbe una cattiva idea,accetto,sono proprio curioso di vedere
cosa combini"
La notte feci fatica ad addormentarmi tanta era la curiosità
di scoprire quali fossero le sue intenzioni.
Per evitare l'eccessiva calura ci eravamo dati appuntamento nel tardo
pomeriggio, noi però arrivammo un paio d'ore prima, Sandra voleva
prendere un pò di sole sulla spiaggetta prima del loro arrivo.
L'accompagnai a riva, si sdraiò sulla stuoia, si tolse il due
pezzi e iniziò a crogiolarsi al sole; dopo alcuni minuti si era
assopita e mentre la guardavo nuda con le gambe leggermente aperte baciata
dai raggi solari ebbi una pensata...
In barca mi aveva accennato delle sue intenzioni: voleva accompagnare
i due giovani da sola, la mia presenza la avrebbe inibita, poi al ritorno
mi avrebbe raccontato tutto quello che era successo.
La cosa non mi andava molto a genio, mi aveva escluso, decisi di vendicarmi,
con cattiveria, anche della volta precedente al ristorante.
Facendo estrema attenzione a non far rumore, per non svegliarla, mi
impossessai della borsa, la aprii e iniziai a rovistare, si era portata
un altro costume molto morigerato da indossare al posto del tanga con filo
interdentale e un prendisole; presi e portai tutto in barca lasciandola
praticamente nuda.
Aspettavo l'arrivo dei due e questa volta ero io che la fotografavo
mentre prendeva il sole; quando sentii il rumore della loro imbarcazione
la chiamai con il cellulare, almeno quello glielo avevo lasciato, per avvisarla.
"Scusami se interrompo il bagno di sole ma i ragazzi sono arrivati,
faccio quattro parole con loro e poi te li mando, buon divertimento....
a proposito non dannarti a cercare i vestiti li ho presi io, mi sembra
il minimo che potessi fare visto che non hai voluto rendermi partecipe
delle tue prodezze..."
Seguirono, da parte sua, parole di fuoco nei miei confronti e la promessa
di farmi pentire amaramente.
Cercai di placare la sua ira: "Non preoccuparti, ho raccontato che
sei una naturista convinta e non hanno nulla in contrario al fatto che
li accompagni con niente addosso; ti lascio, stanno per scendere a riva
e voglio farvi qualche scatto, richiamami".
Una bel quadro: lei completamente nuda che parlava con loro; dopo poco
anche i giovani si tolsero i vestiti e rimasero nudi, cominciavo ad eccitarmi
di questa situazione che avevo creato.
Le rovine della piccola abbazia erano su di un pianoro più in
alto a circa venti minuti di cammino; per arrivarci bisogna percorrere
un sentiero nascosto dalla vegetazione, motivo per cui li persi di vista.
Solo un piccolo tratto era allo scoperto ed io come un cecchino aspettavo
la loro comparsa, li vidi, chiacchieravano affabilmente; la situazione
era tranquilla, dopo pochi passi scomparvero nuovamente.
Fantasticavo su quello che avrebbero potuto fare quando il trillo del
cellulare mi riportò alla realtà; era Sandra...
"Ciao bello, tutto bene, siamo arrivati; non ho nulla di succoso da
raccontarti: si sono comportati bene, mi sa che se non prendo io l'inziativa.....l'unico
momento di tensione c'è stato quando abbiamo attraversato il ruscello;
l'acqua fredda mi ha fatto venire i capezzoli turgidi e una voglia incontenibile
di fare pipì, non ho avuto il tempo neppure di trovare un riparo,
e l'ho fatta lì davanti a loro che mi fissavano; è stata
una sensazione nuova fare pipì davanti a due uomini che ti guardano
e a giudicare dai loro uccelli la cosa deve essere piaciuta anche a loro.Ti
saluto".
Rimasi così nuovamente in attesa con lo sguardo sempre puntato
su quel pezzo di sentiero, da cui sarebbero dovuti passare.
Ebbi un tonfo al cuore quando vidi Sandra percorrere con passo veloce
quel tratto, pensai che fosse inseguita, ma dei suoi inseguitori nessuna
traccia, solo dopo cinque minuti d'orologio li vidi scendere anch'essi
di corsa; lo squillare del cellulare pose fine alle mie ansie: "Abbiamo
fatto una scommessa a chi arriva prima, mi hanno dato alcuni minuti di
vantaggio" disse senza smettere di correre "chi perde paga pegno, mi faccio
risentire io non chiamare, ciao."
Una mezzoretta a passo tranquillo, di corsa un quindici minuti erano
sufficienti, continuavo a fissare l'orologio sperando di vederli uscire
dalla radura ma niente, il tempo scorreva e di loro nessuna traccia.
Soltanto dopo più di un'ora la vidi uscire dal bosco e dirigersi
verso la riva, nel contempo il telefono prese nuovamente a squillare: era
lei che mi chiamava: " Prima che entri in acqua a darmi una rinfrescata
puoi indovinare quello che è successo, prendi il binocolo e osservami,
una volta in barca ti racconterò tutto, questo ti serve da antipasto..."
Non me lo feci ripetere iniziai a scrutare centimetro per centimetro
il suo corpo e le sorprese non mancarono: capelli arruffati con traccia
di qualche rimasuglio erboso, capezzoli eretti e tette con evidenti segni
di smanacciamenti, un seno e la spalla ricoperti da una patina biancastra,
in alcuni punti ancora umida. Per meglio mostrarmi i suoi trofei si distese
sulla stuoia con le gambe aperte; priva della peluria, la figa mostrava
tutto il suo turgore e dalle labbra ancora dischiuse si faceva strada un
rivolo lattescente.
Non ancora paga si mise a carponi allargando con le mani le natiche
che risultavano abbondantemente oleate; la mia attenzione cadde sullo sfintere:
mai lo avevo visto così dilatato neppure dopo le nostre battaglie
amorose più cruente; da quest'ultimo scendeva lungo la coscia una
secrezione citrina che mi lasciava ben poche speranze a riguardo
dell'accaduto.
Entrò in acqua, si ripulì e fece ritorno in barca; salita
a bordo si diresse sul prendisole dove l'aspettava una doccia liberatoria.
Indossato un accappatoio venne a distendersi vicino a me sul divanetto
di poppa appoggiando la shiena sulle mie gambe piegate così da non
guardarmi in viso e iniziò a raccontare...
"Questa voltà penso di essere andata ben oltre le mie intenzioni
iniziali, mi sono fatta trascinare, già il fatto di essere nuda
mi dava una certa eccitazione ma fino a che siamo arrivati in cima andava
tutto bene, è da lì in poi che la situazione è cambiata."
Il solo sentirla parlare mi dava un sottile piacere, il fatto che parlava
senza guardarmi non faceva altro che aumentare questa mia sensazione.
"Probabilmente avevano intuito qualcosa, mi chiesero di te, perché
non c'eri, che tipo eri, una parola tira l'altra, avevano portato alcune
birre faceva caldo e ne bevvi un paio che contribuirono a sciogliermi maggiormente;
raccontai che già i giorni scorsi li avevamo scorti mentre mi fotografavano
e avevamo deciso di stare al gioco, anzi di dare corda, che ero stata io
a non volerti per poterli stuzzicare più liberamente e che poi ti
avrei raccontato tutto.
Quando mi risposero che ne avrei avute di cose da dirti capii che forse
avevo parlato troppo; iniziarono col farmi qualche foto, le pose, scatto
dopo scatto, diventavano sempre più audaci, prima mi davano dei
consigli su come mettermi, poi erano loro stessi, a turno, che mi mettevano
in posa senza risparmiarmi toccamenti e palpeggiamenti. Decisero di farsi
riprendere in mia compagnia e quì ci fu una ulteriore escalation;
ti dico soltanto che mi misero tra di loro, mi fecero appoggiare le braccia
sulle loro spalle e mi sollevarono da terra le gambe prendendone una ciascuno,
ero praticamente seduta a mezz'aria con loro che mi sostenevano per le
cosce divaricate in modo osceno e con l'autoscatto in funzione, avrai occasione
di vedere ogni foto: hanno promesso che ce ne daranno una copia di ognuna.
Pensai dopo mezz'ora di foto, di toccate e di uccelli appoggiati e
strofinati che ne avessi abbastanza da raccontarti ma eravamo solo all'antipasto;
stavamo per scendere quando mi dissero chiaramente le loro intenzioni;
non si accontentavano solo delle foto e dei toccamenti, volevano che glielo
prendessi in bocca; "e se scappassi?" risposi io ingenuamente; la risposta
fu pronta: mi davano cinque minuti di vantaggio per scendere ma se mi avessero
preso avrei dovuto soddisfare ogni loro voglia.
Accettai e mi misi a scendere velocemente, ad un tratto capii che ce
la avrei fatta ad arrivare prima e volutamente rallentai il passo così
da farmi raggiungere, quando sentii una mano sulla spalla mi fermai cominciando
a pregustare il piacere di essere dominata. Prendemmo fiato per alcuni
minuti, parlottavano tra di loro mentre preparavano l'attrezzatura fotografica;
io ero in ansia ed in eccitazione attendendo la mia sorte.
Mentre uno si dedicava a immortalare i momenti salienti, l'altro, dopo
aver disteso a terra un asciugamano mi ci fece inginocchiare sopra, prese
l'uccello in mano e lo appoggiò sulla mia mia bocca; inizai a succhiarlo
tenendolo con entrambe le mani, era molto eccitato e non impiegò
molto a venire; quando capii che era prossimo a godere lo sfilai dalla
bocca e diressi gli schizzi sul seno: forse si aspettava un finale diverso,
capii che la cosa non gli era andata a genio; con tono deciso mi ordinò
di massaggiare le tette con la sua venuta e all'amico di riprendermi.
Venne il momento dell'altro, stesso rituale, io inginocchiata e lui
che mi scopava in bocca, ad un tratto vidi avvicinarsi il socio con la
cinghia presa da un apparecchio fotografico, mi staccò le mani dall'uccello
per legarmele dietro alla schiena, quello che stavo succhiando mi prese
la testa fra le mani muovendola su e giù sull'uccello; quando iniziò
a godere cercai di staccarmi
ma inutilmente, mi teneva bloccata, e mi toccò ingoiarne buona
parte con soddisfazione dell'altro che sogghignava al mio fianco.
Sentivo lo sperma uscirmi dalla bocca e colare sul petto, ma non potevo
fare nulla, avevo le mani legate; in compenso quello che avevo soddisfatto
per primo si divertiva a farmi dei primi piani del viso mentre l'altro
inginocchiatosi dietro di me era intento a palparmi le tette; godevo, e
questo non faceva altro che far crescere le loro voglie.
Mi liberarono le mani, ebbi appena il tempo di darmi una pulita con
l'asciugamano che tornarono insieme alla carica; mi sdraiarono e presero
a baciarmi, sentivo le loro mani e le loro lingue che mi frugavano ovunque,
poi uno prese le braccia e me le tenne bloccate dietro al capo mentre l'altro
iniziò a farmi un ditalino prima con un dito poi infilandone due
contemporanea-
mente, d'un tratto si fermò lo vidi armeggiare con la bottiglietta
dell'olio solare e dopo pochi attimi mi ritrovai tutte e cinque le dita
che mi allargavano la vagina; un attimo ancora e sentii sfilare le dita;
me lo ritrovai sopra, l'uccello aveva preso il posto della mano; vuoi per
la dilatazione precedente, vuoi per la lubrificazione dell'olio andò
avanti a scopare come un forsennato per
un cinque minuti buoni procurandomi due orgasmi e facendomi gridare
come un animale in calore; fece appena in tempo a scaricarsi dentro di
me e a staccarsi che immediatemente l'uccello del suo amico fu dentro di
me; non riuscivo più a contenermi, ebbi un orgasmo continuo che
durò per tutta la scopata; quando anch'esso scaricò la sua
venuta dentro di me e uscì ero stravolta, non avevo mai provato
tanto piacere!!
Ci rilassammo stando per alcuni minuti distesi sull'erba, mi ero ripresa
ed ero convinta che tutto fosse ormai finito, ma non era così: distesero
il telo da bagno vicino ad una pianta, mi fecero mettere a carponi e mi
legarono le mani all'arbusto in modo da non farmi fuggire e montarono la
telecamera su di un cavalletto per riprendere la scena.
Incominciarono nuovamente a palparmi, le loro attenzioni erano rivolte
al di dietro, le mani scorrevano sulle gambe, risalivano sulle cosce e
indugiavano sempre un po' di più intorno al buchetto, incominciavo
a provare piacere ma mi trattenevo, sapevo ormai che l'esternarnarlo sarebbe
servito solo ad eccitarli maggiormente.
Quando sentii un dito varcare la soglia dell'ano non riuscii a trattenere
alcuni gemiti di piacere... da lì in poi fu un crescendo; per rendere
più facile l'opera di penetrazione si aiutarono con l'olio solare
che avevo nella borsa e a poco a poco riuscirono ad infilare e a muovere
nel mio intestino un paio di dita ciascuno. Il dolore era sopraffatto dal
piacere che provavo.
Tolsero le dita, mi allargarono ulteriormente le natiche e sentii un
getto d'olio solare che centrava il buco, ormai dilatato, e si faceva strada
al mio interno; subito dopo qualcosa di familiare si appoggiò al
mio sfintere e con un colpo deciso penetrò nelle mie viscere, tutto
fino in fondo; mi sentivo l'intestino in subbuglio sotto quei colpi, sensazioni
nuove mai provate finora si impossessavano di me fino al sentire un getto
caldo che mi inondava dentro. Uscì da me accompagnato da rumori
osceni e lasciando una sensazione di vuoto che però venne subito
colmata dall'uccello dell'amico che mi diede analoghe sensazioni.
Mi accasciai stremata, non mi accorsi neppure di essere stata slegata
e mentre loro si riposavano all'ombra feci ritorno.
Ecco, questo è tutto quanto è successo, mi avevano promesso
che avrei avuto cose interessanti da raccontarti e sono stati di parola.
Nei prossimi giorni saranno pronte le foto e ci aspettano; se vuoi
posso andare da sola, magari avrò qualcos'altro da raccontarti...."