Renzo e Tiziana – 1° parte - L’incontro
Un anno di lettere, inoltre, aveva messo a dura prova la nostra fantasia.
O forse eravamo già pronti per qualcosa di più.
Così l’estate dopo decidemmo di pubblicare un annuncio eloquente,
con foto, dove ricercavamo una coppia con le nostre stesse fantasie. Incontrare
Stefano e Barbara sarebbe stato il giusto suggello a quello che possiamo
definire il nostro svezzamento, ma data la distanza la cosa non fu possibile.
Non ce la sentivamo di rispondere alle coppie, in quanto praticamente tutti
per velocizzare la cosa chiedevano il telefono. La paura di rispondere
a qualche persona conosciuta ci attanagliava, per cui decidemmo di pubblicare
noi un annuncio con foto. L’annuncio venne pubblicato ai primi di giugno.
Ricevemmo delle risposte, ma sinceramente non trovammo quel trasporto che
ci consentisse di coltivare qualche amicizia. Ma l’eccitazione che ci dava
pubblicare le foto e ricevere risposta, compensava la mancanza di contatti
interessanti. Continuavamo, allo stesso tempo, ad acquistare il giornale
di annunci, sperando che qualche coppia vicina ci stimolasse al punto da
lanciarci. L’estate passò così, a giocare in questo modo
senza concretizzare. L’obbiettivo ormai era chiaro, volevamo stare con
un'altra coppia e “giocare al sesso” senza inibizioni. Non ci eravamo prefissi
limiti, se non quello del: « facciamo solo quello che ci sentiamo,
senza forzature, e soprattutto senza dover fare per compiacere il partner
».
Avevamo il progetto di passare una estate al mare, a prendere la tintarella
integrale con un’altra coppia, senza nasconderci come ladri come abitualmente
facevamo quando eravamo soli. La presenza di un’altra coppia ci avrebbe
dato la possibilità di verificare il nostro esibizionismo e la nostra
disinibizione. Ben sapendo che se fosse stata la coppia giusta avremo fatto
di sicuro qualche esperienza. Ma l’estate scivolò senza darci questa
possibilità. Era settembre inoltrato, quando sul giornale trovammo
la foto di una coppia che abitava ad una ottantina di Km da noi. Lei era
veramente bella, la paura di inviare il numero di telefono era sempre forte,
ma avevo oramai capito che se non si rischia è difficile raggiungere
la meta. Anche con Stefano superare le paure ci aveva regalato dei bei
momenti, perché non ritentare? Studiai la situazione e decisi di
inviare un bigliettino anonimo senza foto, anche se erano richieste chiaramente
pena il cestino, con su scritto: Simpatica coppia, se siete veramente interessati
telefonate allo 07**5****8 (chissà che non si riconoscano, dato
che quelli che uso sono i nomi reali). Non ebbi risposta. Passarono più
di due mesi quando squillò il telefono, mentre io e Simona stavamo
uscendo di casa trafelati, come sempre in ritardo. Era un periodo che strane
interferenze disturbavano le nostre comunicazioni; spesso ci capitava di
essere in comunicazione con più di una persona o di intercettare,
sollevando la cornetta, telefonate in corso.
Una voce maschile dall’altro capo del filo disse: siamo la simpatica
coppia. Capii di chi si trattava, ma sentendo che non eravamo soli nella
comunicazione, lo pregai di non parlare di niente ed i richiamarci la sera
verso le 22.00. Inutile dire che passammo tutta la giornata ad aspettare.
Ne approfittai per mostrare a Simona le foto che erano state pubblicate
e che mi avevano convinto a scrivere. La bellezza della modella non era
in discussione, ora mancava il responso del feeling. La sera puntuale arrivò
la chiamata, fu una conversazione molto cordiale e divertente, ci furono
diversi scambi di battute divertenti che permisero di mettere in mostra
il mio umorismo. Ci piacemmo subito tutti e quattro, nessuno appariva assatanato,
ma tutti avevamo la giusta malizia e libidine. Ci diedero a loro volta
il numero di telefono, in segno di fiducia, e ci lasciammo con la promessa
che li avremo chiamati noi la sera successiva. Puntuali ci sentimmo, ancora
una volta scherzammo molto, con frequenti battute maliziose, che facevano
accrescere la curiosità. Finché non ne potei più,
ma penso anche loro, e li pregai di vederci la sera stessa. Soprattutto
Tiziana, così si chiamava, era restia. Diceva che era reduce da
una settimana di influenza, non era in forma, aveva i capelli in disordine.
A differenza di Tiziana, Renzo era più favorevole; anche se avrebbe
avuto problemi a radersi causa una barba troppo dura. Gli risposi che per
quanto riguarda la barba anche io ero nelle stesse condizioni e non mi
sarei potuto radere prima del giorno dopo, pena terribili tagli. E che
Tiziana poteva stare tranquilla, se ce ne fosse stato bisogno, avrebbe
avuto senz’altro il modo di rifarsi. Fui così simpatico nelle mie
insistenze che acconsentirono. Poco dopo due ore fummo al posto dell’appuntamento.
Erano già li.
Ne fummo subito affascinati: oltre che simpatici ed alla mano, era
veramente una bella coppia. Lei molto carina, capelli castani, occhi castani
chiari, bel corpo tondo e sodo, mai eccessivo, un seno da favola: alto,
tondo una bella 4°. Lui, leggermente più alto di me, atletico,
occhi verdi e baffi (il viso ricordava Alberto Cova il celebre fondista
per darvi un’idea). Io e Simona non avremmo mai pensato che ci sarebbe
potuta piacere una coppia con Lui con i baffi. Ma le sorprese nella vita
non finiscono mai. Andammo in un pub a scambiare quattro chiacchiere, inutile
dire che ci trattenemmo nel locale oltre la mezzanotte e mezza; nessuno
poteva fare tardi, ma lasciarci era impossibile. I discorsi si susseguivano,
stavamo veramente bene insieme. Il salutarci ci trovò alla 1,30
ancora fuori dalle auto. Convenimmo che c’era l’esigenza di passare una
intera giornata assieme. Optammo per una gita al mare. Era una bella giornata
d’autunno. Mangiamo in una spiaggetta deserta, poi loro ci proposero di
visitare una vicina caletta dove avevano più volte preso il sole
nudi. Ne fummo entusiasti.
Il viaggio fu particolarmente eccitante, io ero alla guida, e loro
ridendo sfogliavano l’album di foto sexy. Renzo sfogliava le foto di Simona,
chiedendomi notizie su luoghi e occasioni, cosa che mi eccitava molto.
Il suo sguardo ed i suoi commenti mi facevano capire che non era di sicuro
indifferente alle grazie di Simona. L’aria si faceva sempre più
calda, le ragazze erano molto elettrizzate dal loro stesso esibizionismo,
come in una sfida tra loro. Mi paravano continuamente davanti agli occhi
le foto di Tiziana nuda, a mo’ di disturbo. Era ovviamente la prima volta
che vedevo Tiziana nuda, e fui felice di constatare che sotto i vestiti
c’era veramente quello che le sue forme lasciavano intuire, il suo corpo
nudo superava di gran lunga ogni aspettativa. Il suo seno era veramente
notevole, maestoso: alto, duro e grosso. Ma la cosa che la rendeva ancora
più attraente era che anche nelle pose più spinte non le
mancava un accattivante sorriso sulle labbra. Per non parlare del pube,
uno splendido ciuffetto di peli chiari, bellissima. Eravamo alla frutta,
non ce la facevo più. Arrivati alla caletta, approfittai di un momento
che Simona e Tiziana erano leggermente avanti, per organizzare con Renzo
il resto della serata. Gli chiesi cosa ne pensasse di forzare un po’ la
mano per combinare qualcosa... Fui felice di sentirgli dire che era eccitatissimo
e non aspettava altro.
Nella caletta giocammo un po’. I giochi contribuirono ad aumentare
l’eccitazione. Le ragazze furono anch’esse promotrici: esordirono lamentandosi
che loro avevano fatto vedere abbastanza, per cui anche noi avremo dovuto
far vedere qualcosa, magari il culetto. A dire il vero ci sentivamo un
po’ ridicoli, ma non potevamo rifiutarci. D’altronde avevamo capito che
le ragazze, come noi maschietti, si stavano facendo un favore vicenda.
Le accontentammo ed ognuna fu prodiga di complimenti per il ragazzo dell’altra.
Ormai ci avevano stuzzicato, e forse lo sapevano bene che avremo rilanciato,
per cui con la scusa che loro avevano goduto di uno spettacolo dal vivo,
mentre noi solo di foto, le invitammo a pareggiare i conti. Magari con
una bella sfida all’ultimo pezzo. Sorridendo acconsentirono, per me era
veramente piacevole vedere che Simona non mostrava nessun imbarazzo in
quel gioco, e non so se mi eccitava di più che Lei si spogliasse
di fronte a Renzo, o che con il suo comportamento permettesse a me di vedere
Tiziana nuda. Sicuramente le cose si compensavano. Sembravamo amici di
vecchia data, liberi e spontanei. Anche se, a dire il vero, noi non ci
siamo mai spogliati con i vecchi amici, né ho mai sentito dire:
spogliamoci come vecchi amici. Comunque...
Ci avviammo verso una parte tranquilla della caletta. Noi ci sistemammo
a mo’ di spettatori, loro davanti a noi inscenarono un strip. Lento e condito,
tra una risata e l’altra, da vedo non vedo, tolgo non tolgo. Era incredibile
con quale malizia e spontaneità si rivolgessero a noi, eppure era
la prima volta che si spogliavano così davanti a qualcuno. La tensione
incominciò a salire quando si dedicarono al seno. Erano una fianco
all’altra, si muovevano lente, sinuose. Simona mi stupì ed allo
stesso tempo m’inorgoglì, prendendo per prima l’iniziativa. Si voltò
ancheggiando e canticchiando il motivetto di 9 settimane e mezzo, sollevò
lentamente la maglietta mostrando una schiena nuda; non portava reggiseno.
Si levò la maglietta e la portò al petto con mossa pudica,
lentamente si voltò con uno sguardo malizioso e, fissando negli
occhi Renzo, con mossa rapida, sollevò in alto un braccio portando
con se la maglietta ed accompagnando il gesto con un: voila! I suoi seni
erano liberi, sodi, con i capezzoli turgidi come non li avevo mai visti.
Ero eccitatissimo. Tiziana vedendo l’esibizione di Simona aveva un attimo
rallentato le operazioni, per non accavallarle, oppure più probabilmente
perché il suo esibizionismo la spingeva a volere tutta la platea
per se. E se la meritava, credetemi. Anche Lei utilizzò la stessa
tecnica di Simona, ancheggiando si voltò per levarsi la maglietta,
accompagnata da tutti noi che le facevamo da colonna sonora. Tiziana a
differenza di Simona portava il reggiseno, sarebbe stato un gradino in
più che poteva solo accrescere l’eccitazione. Levata la maglietta
iniziò a rotearla sopra la testa voltandosi verso di noi. Mi fissò
e me la lanciò: era tutta per me.
Sempre fissandomi portò le mani dietro la schiena e, con una
lentezza esasperante, sganciò il reggiseno. Gli elastici liberati
vennero con forza in avanti, ma le coppe aderivano come ventose al suo
seno sodo senza mostrarlo. Potevo intravedere dalla trasparenza del tessuto
i suoi capezzoli che contribuivano a rendere la scena una vera tortura.
Si voltò ancora una volta a mostrarci la schiena nuda, fece scivolare
le spalline e successivamente il reggiseno lungo le braccia tese verso
il basso. Apparvero i seni liberi, le loro rotondità sporgevano
dai fianchi. Tenendo un braccio alto parallelo al terreno faceva penzolare
il reggiseno, l’altro lo portò al petto, inscenando anche Lei una
improbabile pudica protezione: era provocazione allo Stato puro. Si voltò.
Il suo braccio destro schiacciava due seni enormi senza possibilità
alcuna di contenerli. Il suo sguardo fisso su di me, attraversandomi gli
occhi, mi frugava dentro e, telepaticamente mi sussurrava: ti piace? Dovevo
avere una espressione decisamente cretina, perché si lasciò
andare ad un sorriso comprensivo e, con un vivace voila, levò il
braccio. Scherzando mi lasciai andare all’indietro simulando un svenimento,
ma mi rialzai quasi subito per non rischiare di perdere quella vista. Scaricai
la tensione con un applauso, Renzo mi segui. Ma i miei occhi rimbalzavano
come una palla impazzita da un seno all’altro, da un capezzolo all’altro,
senza sosta. A quel punto intervenne Renzo che disse: non crederete di
cavarvela con cosi poco? Sinceramente, per me non era assolutamente poco,
ma opportunisticamente appoggiai la sua richiesta con un: questo era solo
un antipasto, abbiamo fiducia in Voi, potete fare di più, moooooooolto
di più. Risero anche loro del mio molto e, guardando Tiziana, Simona
disse: che maiaaaaaaaaaaaaali. Renzo continuò la richiesta invitandole
a mostrarci quello che generosamente noi maschietti avevamo mostrato poco
prima. Guardai Simona e la vidi interessatissima, come se pensasse: ora
ti aggiusto Io. Sapevo che portava delle mutandine di pizzo molto carine.
Simona veste solo intimo provocante, che vada al lavoro, che si prepari
per una serata ad alto potenziale erotico non fa differenza: Lei si deve
sentire sempre sexy. Tiziana abbozzò un mezzo rifiuto, non credendo
in una evoluzione della giornata in questo senso, non aveva messo su mutandine
adatte. Falso come giuda le dissi che non era assolutamente importante,
è lo spirito che conta, aggiunsi. Anche Simona intervenne per convincerla,
penso che lo fece soprattutto per non lasciarsi sfuggire l’occasione di
mostrarsi a Renzo. Dai, su, coraggio, furono le sue parole, che anticiparono
un ancheggiante movimento che accompagnava lo sbottonamento dei pantaloni.
Lentissima abbassò la cerniera, li aprì scostandoli verso
i fianchi, facendo intravedere una sgambatissima mutandina. Continuò
l’operazione voltandosi. Infilò le mani dentro i pantaloni lungo
i fianchi e, facendole scendere lentamente, incominciò a far comparire
i contorni di un perizoma che affogava dentro le sue natiche sode. Tiziana
non si perdeva un solo movimento, forse dispiaciuta di non poter anche
lei sfoggiare un capo così provocante. Simona arrivò fin
sotto le natiche e poi, girando il capo verso di Noi, da sopra le spalle
ci disse con una voce che denotava una forte eccitazione: come va ragazzi?
Renzo rispose immediatamente: va che sto sfondando i pantaloni. Fu una
risata generale. E Simona sempre più provocante gli replicò:
non dirmi che sei così sensibile! Invitai Tiziana a lasciarsi andare
e completare anche Lei l’opera, ma non era ancora convinta. Ero sicuro
che non desiderava altro che mostrarsi e che la sua ritrosia, in fondo,
era solo un modo per portarci al limite dell’eccitazione, ma bisognava
comunque trovare il modo per farla iniziare. Decisi di dirle di mostrarci
queste benedette mutande, cosa avevano mai che non andavano. Fu la svolta,
con un’ammiccante “guarda un po’!”, mostrò parzialmente il sospirato
cimelio. Non feci molta attenzione alla fattura del capo, ero troppo concentrato
a scrutare qualche spiraglio che mi facesse vedere, o quantomeno intuire,
cosa si celasse sotto. Con tutta la mia faccia tosta le risposi: beh, cos’hanno
che non va? La vidi pensarci su’, lessi nel suo sguardo un pensiero malizioso
e, senza parlare, si girò di spalle, si levò di botto i pantaloni,
e li abbassò. Con una mossa rapidissima tirò su’ le mutandine
centralmente, facendole scomparire nel solco delle natiche. Accompagnò
la repentina mossa con una flessione a 90 gradi. Così piegata, teneva
le gambe dritte ed il capo quasi a sfiorare il terreno. Le mutande ormai
non si vedevano più, trasformate in un ridottissimo pezzettino di
stoffa che conteneva il suo sesso gonfio alla nostra vista. Attraverso
le gambe divaricate, potevo sbirciare i grossi seni che penzolando le arrivavano
alla gola. In quella posizione, che avevo più volte visto nei film
eseguita dalle ballerine di Lap Dance, spostò lateralmente la testa
e disse: va bene cosi!? Restò un attimo a gustarsi la mia espressione
allucinata.
Ormai tutto ciò che era possibile fare per scaldare gli animi
era stato fatto, chiacchierando e ridendo delle espressioni di noi maschietti
c’incamminammo verso le auto, destinazione: Casa loro.
Continua…