Lo scambio di foto
(parte II)
L’esperienza in macchina, mi fece capire che quella era la strada da
seguire. Ma come fare a trovare dei partner?
Pensai agli annunci sui giornali. La cosa comporta il problema di piacere
all’altra coppia: era necessario verificare quanto Simona fosse desiderabile.
In questo mi aiutò un giornale di annunci per coppie. Nell’esaminare
la miriade di foto presenti sul giornale e verificando che Simona non avrebbe
di certo sfigurato tra quelle bellezze, incominciai ad eccitarmi all’idea
di esibirla. Per mia sfortuna tutte le coppie che pubblicavano annunci
con foto erano molto decise ed interessate ad incontri, noi non eravamo
ancora pronti per quel passo. Finalmente tra gli annunci senza foto, uno
attirò la mia attenzione: Coppia 24-28 enne, carina, scambierebbe
proprie foto con coppie di tutta Italia. Incominciai ad agitarmi. La tentazione
era forte. Avevo paura del passo che stavo per compiere, ma ero troppo
eccitato all’idea di inviare immagini di Simona e ricevere quelle di un’altra
ragazza. Però temevo che le nostre foto sarebbero potute finire
nelle mani sbagliate e pentirmi amaramente di ciò che avevo fatto.
Decisi pertanto di fare il passo a sua insaputa, con la promessa che l’avrei
informata se ci fosse stato un riscontro positivo.
Io e Simona guardavamo sempre insieme il giornale di annunci e commentavamo
le foto delle ragazze. Devo dire che ci trovavamo quasi sempre d’accordo
sulla bellezza. Iniziai ad incuriosirla gradualmente sulle pose e sull’esibizionismo
che traspariva da certe immagini. Le dissi di aver visto una volta in casa
sua una polaroid, le proposi di prenderla per fare anche noi qualche foto,
tenendole ovviamente nascosto il vero motivo. La cosa la incuriosì.
La sera successiva, con mia gran delusione, tornò senza macchina
fotografica, e mi disse che era stata prestata a sua sorella, che non abitava
più in famiglia perché sposata. Qualche anno dopo venni a
sapere che l’avevano usata anche loro per gli stessi scopi, ma questa è
un’altra storia. Ormai non potevo più fermarmi né aspettare
la restituzione della polaroid. Per cui decisi per l’acquisto. Invitai
Simona a mettere su l’intimo sexy più speciale che avesse. La sera
stessa ci appartammo in macchina nel solito boschetto, Simona iniziò
a mettersi in posa. Mi preparai per lo scatto ma fu complicato perché
il buio mi impediva di inquadrare attraverso la macchina. Scattai il primo
flash, il lampo illuminò l’abitacolo contribuendo ad aumentare l’eccitazione,
perché sapevamo di non essere soli nel boschetto e qualcuno avrebbe
potuto vedere la scena. Le prime foto ci stupirono, erano venute molto
bene e Simona commentò con soddisfazione: non sembro neppure io.
L’immagine del suo corpo in calze e reggicalze nere che facevano da contorno
al suo pube nero la rendevano terribilmente sexy. Le pose si facevano sempre
più spinte e la sua immagine, congelata in una foto, le dava un’aria
da vera troia: era quello che volevo.
L’eccitazione cresceva e la polaroid incominciava ad “ingombrare”,
per cui decisi di dare sfogo alla mia e, soprattutto, sua libidine e scopammo
con foga: lei pensando alle foto, io al fatto che quelle immagini erano
per uno sconosciuto. Una volta a casa scrissi di getto il testo della risposta,
indicai il mio n° di patente e l’indirizzo fermoposta e scelsi le foto
più adatte. Ebbi un attimo di esitazione prima di chiudere la busta,
mi confortai dicendo che se le cose non fossero andate per il verso giusto
Simona non lo avrebbe mai saputo, chiusi la busta e partii per imbucarla
in una località vicina. Altra esitazione davanti alla buca delle
lettere, poi tirato un gran sospiro il grande passo, seguito da un: speriamo
bene.
Passarono i giorni. Immaginavo il viaggio della mia lettera. Immaginavo
le mani di uno sconosciuto che l’aprivano, la rigiravano nelle mani tenendo
in vista le foto di Simona oscenamente nuda. Pensando ai tempi per una
ricezione e risposta decisi di controllare il fermoposta ogni fine settimana.
Il primo giorno fu terribile, la presenza di altre persone all’interno
dell’ufficio postale m’imbarazzava. Feci la fila allo sportello che oltre
il fermoposta accettava le raccomandate. Venne il mio turno e con un filo
di voce, consegnando il documento dissi: mi può cortesemente controllare
il fermoposta? Sentii come delle fitte nella schiena, erano gli occhi delle
persone dietro di me. L’impiegata mi scrutò da sopra gli occhiali,
aprì il documento e s’avviò. Iniziò a sfogliare una
decina di buste controllando i destinatari, poi tornò a mani vuote
e, con uno scortese “non c’è niente”, mi liquidò. Attraversai
la sala con una delusione indescrivibile. Il viaggio di ritorno fu triste
e muto e non so ancora come nascosi la delusione a Simona quando l’incontrai
la sera. La seconda settimana passò con i continui pensieri alla
mia lettera. Pensai a quello che avevo fatto, se ne valesse veramente la
pena: ero pieno di rimorsi. Mi confortava solo l’idea che se la cosa avesse
avuto un esito positivo mi sarei ripagato ampiamente di tante pene. Arrivò
il sabato. Questa volta mi accertai che l’ufficio postale fosse poco frequentato.
Come un rapinatore vi passai più volte davanti e quando mi sembrò
il momento buono entrai. Mi rincuorò non incontrare la stessa impiegata
della volta precedente. Consegnato il documento accompagnai con lo sguardo
le mosse dell’impiegato. Ebbi un sussulto: aveva estratto una lettera dal
gruppo. Completò la verifica, esaminò nuovamente la busta
ed il mio documento e s’incamminò verso di me. Feci di tutto per
controllarmi quando me la porse insieme al documento, ma ero eccitatissimo.
La presi con naturalezza e salutando mi avviai. L’ufficio postale era diventato
enorme, mi sembrava di non raggiungere mai l’uscita. Una volta fuori piegai
la busta; non ci potevo credere, conteneva qualcosa.
Salii in macchina, questa volta il viaggio fu qualcosa di emozionante,
non so dire se ho tenuto lo sguardo per più tempo sulla strada o
sulla busta poggiata sul sedile. Una volta a casa la busta chiusa
rigirava tra le mie mani. Non sapevo se aprirla oppure aspettare la sera
e condividere il momento con Simona. Essendo la prima lettera l’incognita
sul contenuto mi fece decidere di aprirla, avrei informato Simona solo
in caso di esito positivo. Credo che però questo fosse solo un pretesto,
in verità non avrei potuto aspettare un solo istante in più
senza aprirla. L’aprii e infilai le mani all’interno senza sbirciarci dentro,
trovai le foto. Il cuore era a mille. Decisi di metterle da parte e di
guardarle solo dopo aver letto la lettera, così feci. Iniziai la
lettura emozionatissimo, trovai subito ciò che cercavo: i complimenti
per Simona. La descrizione che Stefano (questo era il suo nome) fece del
corpo Simona mi eccitava; l’idea che le piacesse, che facesse i complimenti
al suo culo, al suo seno sodo e ben fatto, all’accattivante figa sapientemente
depilata; con un delizioso triangolino di peli che indirizzavano lo sguardo
verso due labbra gonfie ed invitanti (sue parole). La lettera continuava
con inviti a foto più eloquenti ed a non attendere troppo per la
risposta. Ma la fine della lettera mi riservò la sorpresa più
grande: Stefano riportava il commento di Barbara (così si chiamava
Lei) alle foto di Simona: nel complimentarsi per il bel corpo, avvertiva
Simona che in un eventuale incontro difficilmente le sue mani e la
sua lingua l’avrebbero risparmiata. Era bisex!
Non potevo crederci, un sogno. Ormai il mio cazzo non stava più
dentro i pantaloni, mancava però un dettaglio: le foto. Erano tre,
con timore girai la prima: fu una scossa incredibile, il cazzo mi vibrò
subito. Vi era raffigurata Barbara, alla pecorina, sopra un barchino in
una spiaggia. La foto era scattata da dietro, le reni inarcate per offrirsi
meglio alla vista, le ginocchia leggermente divaricate. I piedi, dentro
un paio di scarpe nere con il lungo tacco, praticamente uniti. Vestita
solo di un paio di calze nere autoreggenti. Girai velocemente le altre
due, anche la seconda era nello stesso punto, ma con Lei a 90 gradi, le
gambe dritte e divaricate e le mani appoggiate al barchino. L’ultima la
ritraeva in piedi appoggiata ad un casotto di uno stabilimento balneare,
il suo corpo slanciato era uno spettacolo di sensualità. Il suo
sesso nero, esaltato da una curata depilazione, veniva esaltato dalle calze
autoreggenti; le sue gambe erano lunghissime. La sua carnagione chiara
creava un contrasto molto eccitante con i colori delle calze e del sesso.
Infine il suo seno: eretto e sodo, quasi della stessa forma di quello di
Simona, ma decisamente più grosso, completava un corpo che definirlo
sexy sarebbe riduttivo. Ormai non capivo più niente, la mia mano
afferrava il mio cazzo non so da quanto, le foto sulla scrivania mi offrivano
il corpo di una sconosciuta. La sua pelle chiara che contrastava con quella
mediterranea, abbronzata tutto l’anno, di Simona, ed i suoi capezzoli rosa
mi diedero il colpo di grazia: bastarono due colpi per farmi venire sul
pavimento della stanza. Ero felicissimo. La sera quando andai a prendere
Simona, si accorse immediatamente che c’era qualcosa di diverso in me.
In breve le raccontai la storia e le porsi la lettera di Stefano, senza
foto. La vidi quasi imbarazzata nel leggere i complimenti che le venivano
fatti riguardo alla sua sensualità, ma mi accorsi che non era indifferente
e che stava iniziando ad eccitarsi. Commentò la frase riferita alla
bisessualità di Barbara con uno stupito: ah, pure. Quando l’ebbe
finita, rigirò la lettera e disse: e le foto? Le tirai fuori e gliele
porsi ammiccante, sapevo che le sarebbe piaciuta. Le sentii dire
un eloquente: però!!
A quel punto le chiesi cosa ne pensava della storia e se la cosa la
eccitasse avvicinandomi a Lei e baciandole il collo. Mi rispose con malizia:
insomma, se oltre Lei avessi visto anche il suo cazzo!? Quella frase mi
fece ribollire il sangue, sentivo il suo corpo caldissimo, la mia mano
scivolò dentro le sue mutandine, era fradicia. In un attimo ero
nudo sopra di Lei. Scopammo come animali, senza una parola, ognuno perso
nei suoi pensieri e nelle sue fantasie. Eravamo entrambi troppo eccitati
per durare, godemmo insieme entrambi in un attimo. Così ci lanciammo
in quel gioco di fotoscambio e di lettere erotiche. Ogni lettera alimentava
la nostra passione, sia noi che loro in ogni lettera proponevamo nuove
situazioni per le foto. Era eccitante accontentare i desideri ed essere
a nostra volta accontentati. Saziavamo in questo modo il nostro bisogno
di esibizionismo e di voyerismo: eravamo veramente coinvolti. Passò
il tempo, ed alla lunga iniziarono, a causa di impegni nostri e loro, a
dilatarsi i tempi delle risposte.
Un anno di lettere, inoltre, aveva messo a dura prova la nostra fantasia.
O forse eravamo già pronti per qualcosa di più.
Così l’estate dopo……………..
Continua…