Una moglie puttanella
(parte I)


La volta in cui mi accorsi di provare non rabbia o gelosia ma piacere fu quando, al mare, mia moglie prese il sole in topless. Eravamo su una spiaggia laziale allora poco frequentata ed in un orario durante il quale la spiaggia è quasi deserta. Fu per queste ragioni, probabilmente, che mia moglie trovò il "coraggio" di togliersi il pezzo di sopra. La cosa non provocò particolare emozione a nessuno dei due perché quasi nessuno passava e perché comunque per la maggior parte del tempo rimase stesa a pancia in sotto. Fu verso la fine della giornata che acadde il piccolo fatto che tanto dovette cambiare la nostra vita erotica: mia moglie si alzò in piedi e prese a pettinarsi in riva al mare, tendendo così il suo corpo, le tette belle al vento, quando passarono, intenti a far due chiacchiere, tre ragazzi.
Non fecero molto per nascondere il fatto che se la rimirassero ben bene, anzi un sorrisetto più che voglioso comparve sulla bocca di tutti tre, che continuando a camminare non si fecero compunque scrupolo di girarsi ancora un paio di volte per guardarla meglio. La cosa, immediatamente, mi provocò una fitta di gelosia e rabbia notevole ma, una frazione di secondo dopo, riconobbi la classica scossa dell'eccitazione erotica. Ci misi un po' a realizzare esattamente che cosa significasse questo: godevo se qualcuno guardava mia moglie. Soprattutto se la guardava cogliendola nuda o seminuda.
Improvvisamente tutto l'erotismo praticato fino ad allora con mia moglie mi sembrò un gradino, o più, in basso come qualità di queste nuove sensazioni che stavo provando. Iniziai allora una sottile ma massiccia opera di convincimento nei confronti di mia moglie perché passasse ad un abbigliamento un po' più "moderno", come lo definivo allora.
Qualche settimana dopo, circa un mese e mezzo, mi si presenta una nuova, insperata situazione: ritrovo, dopo anni che ci eravamo persi di vista, un amico che nel frattempo s'è trasferito in un'altra regione (noi siamo di Roma) aprendo un negozio di abbigliamento femminile! Il mio cervello comincia, mentre io e il mio amico ci diciamo le solite banalità tipiche di questo tipo di incontri, a mettersi in moto congegnando un piano che deve portare me e mia moglie al negozio di questo tipo, che mi ispira fiducia, è carino ma non finto, è simpatico ma non banale, e lì poi inventarsi qualcosa. E' così che, parlando e riparlando, gli propongo, e lui non si rifiuta, di andarlo a trovare, di domenica così non abbiamo problemi, nel suo negozio in modo da consentire a mia moglie di vedere che cosa ha. La domenica fatidica inizia benissimo: senza che io dica nulla a mia moglie, lei, forse ispirata dalla bella giornata di fine ottobre, fredda ma solare, si veste esattamente come piace a me! Calze autoreggenti, minigonna (tranquilla, niente di mozzafiato), camicetta bianca ma, soprattutto, un intimo violetto chiaro trasparente. Come imbocchiamo l'autostrada mi fermo a fare il pieno e subito il primo segno che quella sarebbe stata una giornata incredibile. Succede che mentre la pompa sta lì che eroga benzina, il ragazzo si mette a pulire il lunotto anteriore (un classico! ma chi lo sapeva allora?) e che mentre pulisce, con sapiente "nonchalance", guarda all'interno dell'auto in direzione di mia moglie.
Con un brivido di piacere realizzo che mia moglie ha le cosce notevolmente scoperte, non solo: le ha leggermente, molto leggermente, divaricate. E che proprio in quel momento compie un mezzo giro su stessa per prendere il giornale dal sedile di dietro, allargando ancor più le cosce. Scendo dall'auto, eccitato come un torello e con la stessa nonchalance del benzinaio, passo davanti alla macchina e ammiro lo stesso panorama: mia moglie, con il visetto tranquillo della persona più innocente del mondo, il giornale in mano, le cosce nudissime, la gonna bella tirata su, i bordini delle mutandine violette trasparenti. E il benzinaio lì che rimirava tutto.
Sentii il cazzo che immediatamente andava a mille. Ma non era finita: il tizio, con gli occhi, fece un segno al suo collega perché venisse a dare un'occhiata. Ed eccoli lì, bravissimi a far finta di guardare da un'altra parte e a parlare fra di loro, mentre occhieggiavano verso le cosce aperte di mia moglie. Pagai, rimontai in macchina, diviso a metà tra l'eccitazione di quelli che avevano goduto quella vista di mia moglie e la consapevolezza di quello che stavano pensando di me. Guidai per qualche minuto con la testa in fiamme, riguardandomi mentalmente fotogramma per fotogramma quello che era successo, cercando di immaginare i commenti dei due sulle cosce e le mutandine di mia moglie. Chissà se erano riusciti a vedere la fica? Non riuscii a trattenermi e le chiesi:
"Ma ti sei accorta di quello che è successo?"
"No, che è successo?" rispose lei, tradendo con il viso il fatto di sapere benissimo che cosa era successo.
"E' successo che quei due t'hanno guardato ben bene perché avevi le cosce scoperte. E quando sono sceso mi sono accorto che ti si vedevano pure le mutande!"
"Non me ne sono accorta", continuò a mentire, "comunque, vuol dire che la loro giornata di lavoro oggi sarà stata un po' più piacevole".
Inutile dire che questa risposta contribuì ulteriormente, se ce ne fosse stato bisogno, a far andare il mio cazzo sulla luna.
Non vedevo l'ora di arrivare dal mio amico. E infatti la giornata non era neanche cominciata...

continua...

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