Una strada sempre più facile
(III parte di: la 1° volta in quattro)


 
 

Il giorno seguente, in ufficio, seppi da Franco che aveva detto alla moglie che gli sarebbe piaciuto scopare Caterina nel culo e, se possibile, di spingerla a provarci, cosa sulla quale lo rassicurai che lo avrei sostenuto perché così, se Caterina accettava di farsi inculare da lui perché lo aveva più piccolo di circonferenza, una volta aperta la strada, l’avrei prima o poi percorsa anch’io.

La situazione personale aveva, per assurdo, benefici effetti anche dal punto di vista professionale, perché eravamo forse gli unici due dirigenti dell’azienda che andavano d’amore e d’accordo e si aiutavano a vicenda. In effetti, il timore che discordie professionali avrebbero mandato tutto all’aria, faceva si che cercavamo sempre un accordo e non arrivavamo mai allo scontro, con notevole vantaggio anche del lavoro.

Volevamo prepararci per bene per il successivo incontro, e così saltammo un pranzo per andare a comprare una crema lubrificante in un sexi shop, e ci mettemmo d’accordo che avremmo fatto in modo che Daniela partecipasse il più attivamente possibile perché chissà che…..

Raccontai a Caterina dei preparativi e della crema che avevamo comprato e, durante la settimana, mentre facevamo l’amore lei accolse con maggior partecipazione il mio dito che, mentre la scopavo, si infilava nel suo sfintere. “Ti vorrò vedere quando al posto del mio dito ci sarà il cazzo di Franco, secondo me ti piacerà, e pure molto” le dissi in una di quelle occasioni e, mostrandomi che non eravamo poi noi a condurre il gioco, ma solo a proporne lo svolgimento, mi rispose “è probabile, e così forse poi anche tu potresti goderti il mio tanto agognato culetto, maiale!”

Il sabato arrivò con grandi aspettative di tutti e quattro su quanto sarebbe successo, e la tensione era così evidente che, appena arrivammo a casa do Franco e Daniela e entrammo in sala, dopo uno sguardo reciproco scoppiammo tutti insieme in una risata liberatoria. Caterina e Daniela si erano vestite in modo tale da non lasciare dubbi sulle loro intenzioni, Caterina con un minigonna che aveva nascosto ai genitori con un  impermeabile quando eravamo andati a lasciargli i bambini (abitiamo nello stesso palazzo), mostrava le sue bellissime gambe che viste da dietro, quella sera rappresentavano solo un viatico per il suo bel culone (culone rispetto a quello di Daniela, ma tutt’altro che troppo grosso), mentre Daniela era vestita con un pantacollant ed una maglietta così attillati che, grazie all’effetto nudo, la rendendevano più eccitante che la nudità completa. Io e Franco eravamo vestiti informalmente con pantaloni e camicia ma, anche se eravamo appena entrati in casa e ancora non ci eravamo neanche salutati, la cerniera dei nostri pantaloni era sotto sforzo per contenere le erezioni provocate dalle sole aspettative.

“Ragazzi, vi rendete conto che siamo tornati ad essere peggio dei ragazzini? Permanentemente arrapati. Speriamo che nessuno lo venga a sapere, senno vi immaginate la figura” dissi io un poco per allentare la tensione un poco per davvero. Dopo un po di convenevoli, ci accomodammo in salotto con un’aperitivo, visto che era troppo presto per mettersi a preparare la cena e, seduto su un divano accanto a Caterina, le chiesi “allora, amore, quando vogliamo vedere se il tuo culetto è accessibile o meno? Se lo facciamo subito e ci riesci, propongo di andare a festeggiare al ristorante invece di dover cucinare e poi sistemare”. La proposta fu accettata all’unanimità, però ci tenni a precisare “siccome la moglie è mia e il culetto è quello di mia moglie e ci tengo che, arrapato come sei, non combini casino, tu Franco tieni pronto l’attrezzo che alla preparazione di Caterina ci pensiamo noi. Fai solo quello che ti diciamo io e Daniela”. Naturalmente Franco fu d’accordo e Caterina acconsentì, mentre Daniela aderì entusiasticamente al gioco proposto, dicendo che voleva ricambiare a Caterina le gentilezze della settimana precedente.

Dissi a Franco di spogliarsi e di aspettare dov’era mentre a Daniela chiesi di aiutarmi a spogliare Caterina che, assunta un’aria (finta) da vittima sacrificale e borbottata qualche lamentela, ci lasciò comunque fare tutto ciò che volevamo.  Daniela si sedette sul divano accanto a noi e, insieme prima le sfilammo la maglietta e poi le feci slacciare il reggiseno da Daniela, mentre io mi dedicavo alle sue tette, baciandole e carezzandole. Daniela guardava insistentemente le tette di Caterina e mi disse “grosse come sono è incredibile che siano così sode come dite. Saranno quattro volte più grandi delle mie”. La invitai a verificare personalmente e, visto il silenzio di Caterina, dopo qualche istante di esitazione, portò la mano sulla tetta che lasciavo libera, cominciando a carezzarla come stavo facendo io. Caterina ci lasciò fare, godendosi ad occhi chiusi le nostre carezze. Le sfilammo la minigonna e le mutandine e cominciai a carezzarla tra le cosce, titillandole la clitoride e penetrandola con due dita, mentre Daniela continuava a dedicarsi alle sue tette. Caterina aveva sempre gradito molto la stimolazione manuale e, il fatto che le mani dell’amica le stesse carezzando le tette, la eccitò tantissimo e in breve era completamente bagnata. Feci mettere Caterina in ginocchio sul divano, rivolta verso la spalliera sulla quale si appoggiava, e le andai alle spalle per dedicarmi finalmente, insieme a Daniela, a quello che era l’oggetto delle nostre attenzioni.

Mi inginocchiai dietro a mia moglie, con Daniela accanto a me e Franco sull’altro divano che eccitatissimo si godeva la scena in attesa di entrare in azione e, allargategli le natiche con le mani, affondai il viso nel suo solco, passandogli la lingua su quanto raggiungibile della fica e sul buchetto posteriore. Profumava ancora di detergente intimo, con il quale si era lavata prima di uscire di casa per prepararsi all’incontro, e cominciai a penetrarla con la lingua, stimolandole lo sfintere, mentre Daniela accanto a me la carezzava sulle cosce e vicino al pube. “Ha un culo meraviglioso, vuoi provare a baciarglielo?” chiesi a Daniela che, senza farselo ripetere una seconda volta, mi sostituì mentre io riprendevo a scoparla con le dita davanti. Se io volevo stimolarla per rilassarle lo sfintere e predisporla alla penetrazione, Daniela eccitatissima le infilava quanto più poteva della lingua dentro il culo, cercando di muoverla avanti ed indietro come se effettivamente stesse scopandola.

Caterina, che non si oppose a nulla di quanto stavamo facendo, mugolava di piacere e sporgeva all’indietro il bacino, per nulla infastidita dal fatto che a leccarla e farla godere fosse l’amica, e così dissi a Franco di prendere la crema che avevamo acquistato e di farsi sotto. Porse la crema alla moglie che, tolto il viso da in mezzo al sedere di mia moglie, se ne spalmò un’abbondante dose sull’indice e medio e cominciò a spargerlo attorno e dentro allo buchetto di Caterina. Le dita di Daniela scorrevano facilmente nello sfintere di mia moglie, agevolate dalla stimolazione, dall’eccitazione e dall’abbondante lubrificazione e così ritenendo che Franco poteva provarci, gli dissi “dai, Franco, ora tocca a te”.

Lasciammo il posto dietro Caterina e Franco che lo occupò immediatamente e, puntato il cazzo sullo sfintere di mia moglie, cominciò a pingere lentamente, mentre gli diceva “rilassati, Caterina, vedrai non ti farò male, e più ti rilassi, meno male e più piacere avrai”. Caterina cercava non contrarre i muscoli del sedere, che è la cosa che sono convinto aveva fatto fallire i nostri numerosi tentativi, e io e Daniela continuavamo a carezzarle le tette ed il corpo. Molto lentamente Franco riuscì, sotto lo sguardo partecipe mio e di Daniela, a superare la resistenza opposta dallo e ad entrare dentro il culo di Caterina, fermandosi appena dentro di lei. Caterina si lasciò scappare un’esclamazione di dolore, ma non tentò di farselo sfilare da dentro e, mentre Franco restava fermo in lei, io e Daniela la sommergevamo di carezze e coccole per aiutarla a superare il momento. Dopo qualche momento, evidente lo sfintere di Caterina si adattò alla circonferenza del cazzo di Franco e smise di farle male, tanto che poté, con molta cautela, cominciare a muoversi dentro di lei.

Caterina si stava rilassando, ma volevo che l’eccitazione la portasse a provare piacere, non solo ad accettare la penetrazione, e così dissi a Daniela “vieni qui, accanto a Caterina, nella sua stessa posizione. Voglio incularti nello stesso modo in cui tuo marito lo sta facendo a lei”. Nel tempo necessario a venire dal lato in cui stavo io, Daniela si era già anche spogliata, così come avevo fatto anch’io e si era messa in ginocchio sul divano accanto a Caterina, porgendomi il culo. La afferrai per i fianchi e la spostai verso mia moglie, finché i due corpi non furono a contatto, e quindi le puntai anch’io il cazzo sul buchino, dopo averlo passato una volta nella fica carica di umori per l’eccitazione, per lubrificarlo almeno un poco. Spinsi ed entrai, affondandogli dentro fino in fondo con la facilità dovuta ad un lungo e ripetuto allenamento, e, una volta dentro dissi a Franco “dai, all’unisono e cominciammo piano piano a scoparle nel culo. Caterina ora sembrava non provare più dolore e si era decisamente rilassata, così approfittai per forzare ulteriormente la situazione e, presa una mano di Daniela, la guidai fino al pube di Caterina. Cominciò a carezzarla e dopo qualche secondo Caterina la ricambiò, portando la sua mano sulla fica di Daniela e cominciando a titillarla e carezzarla. Sentivo la mano di mia moglie scorrere tra la fica di Daniela e le mie palle, e poi le sue dita che le frugavano dentro, al di la della parete che divide le due parti e, immagino, che per Franco fosse la stessa cosa.

Cominciai a pompare Daniele come un forsennato e, anche Franco ormai non aveva più alcuna cautela nell’inculare Caterina, e il suo cazzo le correva avanti ed indietro nel culo, e tutte e due sospiravano e gemevano vicine all’orgasmo. Ad un certo punto Daniela girò il viso verso Caterina e la baciò su una guancia; mia moglie voltò il suo verso l’amica e Daniela la bacio sulle labbra. Dopo qualche momento vidi la bocca di Caterina aprirsi e la lingua di Daniela saettarci dentro e, mentre erano intente a baciarsi intrecciando le lingue e succhiandosele, con le mani sulla fica dell’altra ed i reciproci mariti che le inculavano, Caterina e Daniela ebbero a poca distanza di tempo l’una dall’altra un orgasmo, che le lasciò inermi sul letto, con il culo all’aria e noi che ci sfogavamo dentro la nostra eccitazione. Godemmo nel culo delle donne e, seguendo l’uno l’esempio dell’altro, le facemmo sdraiare sul letto, e rimanemmo a nostra volta sdraiati sulle loro schiene, con i cazzi ancora nei loro culi, a riprendere fiato mentre ci si smosciavano dentro di loro.

“Allora amore, ne valeva la pena oppure no? Non ho capito se ti è piaciuto di più farti inculare, guardare da me mentre Franco lo faceva o baciarti con Daniela” dissi rivolgendomi a Caterina. “Siete dei maiali, ma sentirmelo di dietro mi è piaciuto moltissimo” mi rispose e poi, rivolgendomi a Daniela continuò “e tu sei la più porca di tutte. Non avevo mai ne accarezzato ne tantomeno baciato una donna”. La sfottemmo sul fatto che forse era stato anche quello a farla godere al punto che ora aveva le gambe così molli da non reggerla in piedi e, visto che comunque  aveva superato egregiamente la prova, ci sistemammo per andare a mangiare al ristorante.

Decidemmo di andare a cena in un ristorantino fuori della città dove viviamo perché, avendole fatte uscire con l’abbigliamento che avevano, non era il caso di farci vedere nei locali e posti dove eravamo conosciuti. Quando entrammo nel ristorante, dopo che con la scusa di chiedere se c’era posto mi ero accertato che non ci fossero persone conosciute, Caterina e Daniela attirarono gli sguardi di molti avventori mentre attraversavano la sala per andare al nostro tavolo, con i loro vestiti indossati per una situazione di erotismo all’interno delle mura di casa, ed indossato invece in un’occasione pubblica. Durante la cena ridemmo e scherzammo alludendo continuamente a quanto avvenuto, e il fatto che il cameriere o i clienti dei tavoli vicini potessero sentire e capire, ci eccitava invece che frenarci. Caterina era orgogliosa di quanto aveva fatto ma Daniela non le dava soddisfazione dicendole “hai fatto qualcosa, e ti sei resa conto di quanto sei stata sciocca finora. Però ancora ci sono parecchie cose che ti mancano”, e continuò a provocarla finché non le ricordò che, mentre lei lo aveva già fatto, ancora non ci aveva avuto tutti e due insieme. “E’ vero, Caterina” gli disse Franco “la prossima volta ti scopiamo uno davanti e l’altro dietro, come abbiamo fatto con Daniela. Però mantieniti in allenamento durante la settimana, sennò sarà più difficile”. Naturalmente la rassicurai che non le avrei fatto mancare l’allenamento, ora che la strada era stata aperta.

Finimmo la cena in allegria e, riaccompagnati a casa Franco e Daniela, proseguimmo verso casa dopo essere salito a prendere la crema che avevamo comprato e che Franco aveva usato per inculare Caterina. Amore, mi sembra che hai una notevole voglia del mio culetto. Mi brucia ancora un poco, non riesci a resistere ancora?”. Doveva essere più che evidente che desideravo scoparla nel culo come non mai, ma non volevo neanche spaventarla e rovinare tutto, per cui optai per una soluzione intermedia. “Caterina, sai benissimo che bramo per il tuo culetto, ma se ti fa davvero male, non fa niente. Se vuoi a casa vediamo com’è la situazione e lo curo, ma se non te la senti, questa sera lasciamo perdere”. Ero eccitatissimo, ma anche Caterina aveva scoperto un nuovo piacere e mi accorsi che desiderava condividerlo con me. Voleva finalmente che la scopassi nel culo, ma dovevo stare attento a non traumatizzarla. La accarezzavo e baciavo ad ogni semaforo rosso che incontravamo, continuai nell’androne del palazzo e in ascensore e, quando entrammo in casa, le mie dita avevano già esplorato la sua dolce fichetta già bagnata. Chiusaci la porta di casa alle spalle, baciandola le sfilai la mini e la camicetta,  lasciandola in mutande e reggiseno, splendita nella sua nudità ed eccitazione, con le grosse tette ed il possente culo a disposizione delle mie mani e bocca.

“Aspetta, amore, fammi prima lavare, mi sento ancora addosso lo sperma di Franco” mi disse lei, divincolandosi. “Ma ti sei lavata a casa loro, prima di andare a cena” obiettai io, ma di fronte alla sua insistenza, potei solo ottenere di essere io a lavarla. Eravamo in una situazione di frenesia sessuale, in cui io bramavo il suo culo e cercavo di eccitarla in tutti i modi e lei che, in questa nuova dimensione erotica mi lasciava fare tutto ciò che volessi, lasciando libero sfogo alle mie fantasie sessuali, e godendosi un ampliamento di orizzonti tanto piacevole quanto inaspettato. La feci sedere sul bidet, dove le lavai la fica e poi, ricollegandomi al fatto che si sentiva ancora addosso lo sperma di franco, le dissi “tutt’alpiù lo ai dentro il culetto, ma ora te lo lavo per bene io” e presa nel vicino mobile la peretta per i clisteri, la riempii di acqua calda e la feci quindi alzare e girare, piegata ed appoggiata al muro, con il culo proteso verso di me. La penetrai con il beccuccio molto più del necessario, arrivando ad infilarle dentro la prima parte della peretta, dove questa si allargava, e le riempii il retto di acqua calda. Non teneva più lo sfintere contratto, come faceva di solito con me, ma dopo il rapporto con Franco, era rilassata e, seppure avevo utilizzato la crema comprata, il culo si era allargata facilmente accogliendo la peretta. Ripetei l’operazione una seconda volta e lei apprezzava il clistere ma forse, ancora di più, la sensazione di disponibilità nei miei confronti che le dava, mostrando una leggera vena masochista.

La dissi di sedere sul water e, mentre lo faceva, mi liberai dei pantaloni porgendogli il cazzo da succhiare. Caterina lo prese in bocca e, mentre cominciava a succhiarlo, gli dissi “sono troppo eccitato, fammi godere sennò quando ti scopo duro troppo poco, e invece ti voglio far morire di piacere”. Cominciò a scaricarsi dell’acqua che aveva nelle viscere e intanto mi succhiava il cazzo, lavorandolo con la lingua e carezzandomi i testicoli con una mano ed io non riuscii a trattenermi a lungo, pur volendomi gustare lo stupendo pompino che mi stava facendo e, afferratale la testa, la fermai cominciando a scoparle la bocca come fosse una fica finche non godetti facendole ingoiare il mio sperma. Ingoiò tutto, le feci pulire l’inguine e, presala per un braccio, la trascinai in camera da letta dove la feci sdraiare supina. Presi la crema, glie ne sparsi un’abbondante dose tra culo e vagina e poi, montandole sopra le chiesi “dove vuoi che ti scopi per prima?”. Ero ancora perfettamente ed incredibilmente in tiro, eccitato come un matto e pronto a sfondarla e lei, eccitata quanto me, mi rispose “fai come vuoi, scopami, inculami basta che tu lo faccia”.

 Accondiscendeva completamente alle mie voglie e così, incerto su ciò a cui dare la precedenza, mi sistemai tra le sue gambe e, passategli le braccia dietro le ginocchia, glie le sollevai fino a quasi l’altezza del petto, esponendo alla mia libidine sia la fica che il culo. Mi sdraiai tra le sue gambe così oscenamente divaricate e le dissi “puntalo sulla fica”; lei ubbidì e, con un unico colpo la infilai completamente scopandola per qualche secondo, quindi uscii e le dissi di nuovo “sul culo, ora”. Ubbidì ancora ed io, con maggior precauzione, le affondai nel culo per la prima volta in vita mia. Entrai in realtà senza eccessivi problemi, vuoi perché non era più la prima volta, vuoi per il clistere, vuoi per l’abbondante crema ma, penso soprattutto, perché finalmente mia moglie apprezzava il fatto di esser inculata, e cominciai a scoparmela nel culo, che mi si stringeva attorno all’asta come a trattenerla, infilandomi dentro di lei finché non battevo sul suo sedere e dovevo fermarmi, per poi sfilarmi quasi del tutto e riaffondarle dentro.

Vedevo il suo sfintere accompagnare i miei movimenti e Caterina, che appena le entrai nel culo  strabuzzò gli occhi e face una smorfia di dolore, ora invece godeva decisamente e mi incitava a riempirla tutta e ad incularla. Non si era mai comportata così (in verità neanch’io, anche se lo avevo sempre desiderato); la cosa mi eccitava tantissimo e, mentre continuavo a scoparla, ogni tanto le facevo cambiare posizione al mio cazzo, alternandolo tra fica e culo, e facendola godere in questo modo di un’orgasmo lunghissimo che la lasciò stremata.

La girai, approfittando del fatto che lei ormai subiva passivamente le mie iniziative, e la feci inginocchiare con il culo all’aria e il viso sul letto, come l’avevo desiderata tante volte, e gli andai di dietro per goderne finalmente il culo come volevo io. Quando avvicinai il cazzo al suo culo, mi resi conto che lo sfintere ancora non si era richiuso, dopo che ne ero uscito e, appoggiataci sopra la cappella, lo riallargai nuovamente entrandoci con un colpo secco. Mi piegai sulla schiena di Caterina e cominciai a pomparla con colpi lenti ma costanti, mentre con una mano le stringevo un capezzolo e con l’altra le titillavo la clitoride. Caterina emetteva un gemito costante, conseguente ad un orgasmo prolungato che non l’abbandonava più (come mi raccontò in seguito), accettando i miei affondi nel culo che ormai erano diventati vere e proprie bordate, volte ad affermare il mio dominio su quel particolare anatomico di mia moglie, che ora potevo finalmente godermi.

Finalmente godetti anch’io e, stremato sia fisicamente che emotivamente, mi sdraiai accanto a lei e, tirataci addossa la coperta, ci addormentammo nudi abbracciati e totalmente soddisfatti.