La seconda volta, allargammo gli orizzonti...
(La prima volta in quattro - parte II)




Dopo quel giorno, con Caterina parlammo spesso dell’accaduto, del mezzo appuntamento per il weekend successivo, della penitenza che doveva pagare e del fatto che tutto sommato, visto che ci era piaciuto, valeva la pena di riprovarci, potevamo smettere in qualunque momento. Il ricordo di ciò che avevamo fatto e il racconto di come lo avevamo vissuto, ci accompagnò nelle scopate che facemmo nella settimana.
Con Franco invece, in ufficio, ci complimentammo per come avevamo condotto la cosa, per le nostre mogli e cercammo una penitenza da far pagare a Caterina che abbattesse le sue ultime riserve.  Eravamo sempre andati d’accordo, ma su questo particolare aspetto, ci andavamo ancora di più, con l’unico scopo tutti e due di divertirci il più possibile.
Arrivò il fine settimana e, stavolta, ci procurammo più tempo per la notte, lasciando i figli a dormire dai genitori di Caterina.
Ci presentammo alla villa dei nostri amici prima del solito e già eravamo eccitati perché in macchina Caterina mi aveva chiesto ripetutamente quale penitenza gli volessimo far pagare ma, oltre a dirle che avrebbe dovuto pagarla subito, non fiatai.
Ci accolsero calorosamente e Daniela si presentò vestita in maniera più eccitante del normale, con un corto tubino che arrivava appena sotto l’inguine e, ai miei complimenti, si schernì dicendoci – sai, ho visto come guardavate tua moglie, all’idea della penitenza. Chissà cosa avete inventato, voi due. Se non voglio essere messa da parte, devo difendermi -.
- Non preoccuparti, non ti trascureremo. Ti scordi che, per quanto mi riguarda, sono in astinenza di culetto da parecchi anni, e se Franco non si offende, vorrei recuperare il tempo perso con il tuo -.
Naturalmente, Franco non si fece sfuggire l’occasione e mi rispose – ti puoi immaginare, con i pompini che fa tua moglie, vuoi che sia geloso del culo di Daniela? -
Ciò che mi, o meglio ci, visto che poi parlandone anche gli altri dissero di vivere la stessa cosa, meravigliava ed eccitava, era che parlavamo con naturalezza del fatto che potevo inculare la moglie del mio amico perché lui poteva godere nella bocca della mia, e il parlare disinibito ci eccitava solamente e non imbarazzava come sarebbe successo in altre circostanze o con altre persone. Faceva parte di un gioco erotico che ci stava coinvolgendo e divertendo sempre più, che tirava fuori la nostra voglia di sesso, facendoci superare inibizioni e tabù sociali per via dell’ambito in cui tutto ciò avveniva, e della riservatezza con cui avevamo tutti e quattro interesse a gestire la cosa. Potevamo vivere liberamente il sesso, dando sfogo alle nostre fantasie senza remore.
- Allora Caterina, ora devi pagare il pegno, non ce ne siamo mica scordati. Con Franco è tutta la settimana che ci pensiamo – dissi a mia moglie che, allora ancora lo faceva a differenza di Daniela che aveva mostrato da subito una maggiore disinvoltura, mostrava maggio distacco o scarso interesse rispetto a noi. – E cosa dovrei fare? – ci chiese ricordandoci che Daniela avrebbe fatto da arbitro sull’attuabilità della penitenza.
Abbiamo deciso che devi soddisfarci entrambi e insieme e, farci godere come vogliamo – . Caterina si oppose alla richiesta e così ci appellammo all’arbitro designato, Daniela, che sentenziò – devi soddisfarli, la proposta mi sembra accettabile e neanche male, solo voi non pretendete di iniziarla a pratiche nuove, avete capito a cosa mi riferisco -.
Bell’amica, ma avrai pan per focaccia – ribattè Caterina, rassegnata ma rassicurata che non avremmo, per il momento, attentato alle sue virtù anali. Le dicemmo di spogliarsi, così come facemmo noi esibendo già un’erezione, e quindi le chiedemmo di farci un bocchino in coppia. Caterina si accosciò tra noi e ci prese i cazzi in mano, tastandoli dolcemente, per poi portare la bocca prima sul mio, poi su quello di Franco. Si alternava tra i due con la bocca, carezzandoci i coglioni, adoperando la sua solita dolcezza e sensualità che aveva reso i suoi pompini un’arte rara.
E’ vero che non praticavamo il sesso anale, ma quello orale è sempre stato per lei qualcosa di speciale, che gli è sempre piaciuto moltissimo praticare, senza alcuna remora ad ingoiare tutto quanto riusciva ad estrarmi  o a farsi godere sul viso o quant’altro fosse possibile. In quella situazione, il suo piacere doveva essere ancora maggiore, tale era la passione che ci metteva ne leccare, succhiare, titillare e carezzarci l’asta la cappella e le palle, alle quali dedicava eguali cure senza fare differenze su chi appartenessero.
Franco, come la volta prima, aveva l’aria estasiata e così decisi di lascialo godersi la cosa e, andato dietro Caterina, la feci mettere sulle ginocchia, in modo che non mollasse la presa dal cazzo che stava succhiando. Le misi, da dietro, una mano sulla vagina e la trovai fradicia dall’eccitazione e così, senza altri preparativi, afferrandomi alle tette prosperose la infilai da dietro cominciando a penetrarla. Caterina si afferrò più saldamente al bacino di Franco per non essere troppo scossa dalle mie spinte posteriori e cominciò a mugolare di piacere, cercando di accompagnare le mie penetrazioni con il movimento del bacino.
La scopavo entrandole fino in fondo, finché non sbattevo su quello splendido culo rotondo e sodo, che tremava appena sotto i miei colpi. Chissà se saremmo riusciti a scoparlo o se ci saremmo dovuti accontentare di quello di Daniela, pensai mentre la scopavo, ricordandomi subito dopo che comunque quello di cui disponevo non era affatto male.
Dopo poco ci scambiammo i ruoli e, mentre Franco la scopava da dietro, lei continuò con me il pompino che stava facendo.
Si abbassò con le mani sul pavimento e, mentre il nostro amico la scopava, mi teneva il cazzo in bocca e, guardandomi mentre lo succchiava, fremette per un prolungato orgasmo. Subito dopo, durante una pausa nel succhiare, guardandomi con occhi dolcissimi, mi sussurrò – grazie, amore – e riprese il cazzo in bocca riprendendo a succhiarlo con ancora maggior foga.
Fu l’apoteosi, non mi trattenni più e, afferratale la testa con le mani, le affondai il cazzo in bocca il più profondamente possibile cominciando a godere e schizzandole direttamente nella gola. Annaspò un poco ma mi lasciò fare in quanto era abituata, e a me piaceva farlo, a farsi infilare tutto il cazzo nella bocca  fino a farlo arrivare nella gola, ricevendoci direttamente il mio piacere.
Mi staccai da lei e mi sedetti sul divano accanto a Daniela, mentre Franco continuava a scoparla da dietro, finchè non raggiunse anche lui il piacere.
Ci riposammo un poco prima di cenare e ci lavammo (l’igiene va curata e Caterina ne è maniaca) e, mentre preparavamo, Daniela chiese a Caterina come fosse andata. Si schernì, non trovando il coraggio di ammettere che aveva goduto come una matta, cosa che suscitò la nostra ilarità e le nostre prese in giro e che la fece arrabbiare nei confronti dell’amica che la sfotteva.
Cominciammo a cenare, e il clima era decisamente allegro e leggermente goliardico, e mentre ci servivamo, ad un certo punto a Daniela cadde un bicchiere pieno di vino che imbrattò tutta la tovaglia e la mia camicia. Io e Franco fingemmo di arrabbiarci, mentre Caterina rideva alle nostre facce e alla fine io dissi – ti tocca pagare una penitenza, per questo fatto, cara Daniela -. Franco e Caterina annuirono e Daniela cercò di difendersi e appellarsi all’amica e, visto che temeva che ci inventassimo chissà cosa, avrebbe dovuto fare da arbitro come fece lei. – Ci pensiamo durante la cena, ma siccome il danno lo hai fatto a me, chiedo di essere io a scegliere la penitenza – dissi rivolgendomi soprattutto a Franco che, naturalmente colse l’occasione perché inventassi qualcosa di nuovo, potendone poi nell’intimità con la moglie scaricarne la responsabilità su di me (era il nostro patto). La cena finì senza, purtroppo, altri incidenti, ma nell’attesa della penitenza, tanto che Franco si impegnò a sparecchiare lui l’indomani.
Ci spostammo in sala e Franco, con voce solenne annunciò il momento della penitenza. – Voglio che ti fai scopare contemporaneamente da me e Franco, io in culo e lui davanti – dissi io preparandomi a una raffica di obiezioni che puntualmente arrivarono. – Caterina, tu sei l’arbitro, e devi essere equa. La regola per te è stata che non ti avviassimo a pratiche nuove, e questo vale pure per Daniela. Lei però non è vergine nel culo, per cui la pratica non è nuova, è diversa la modalità di esecuzione -. Chiamai Franco come testimone e confermò con fare solenne la non verginità anale e quindi mi appellai al giudice per un verdetto equo e circostanziato.
Anche Caterina sostenne il ruolo e sentenziò – Avendo questa corte preso atto della richiesta di penitenza, della testimonianza di utilizzabilità anale della giudicata, del rispetto delle regole da lei stessa applicatemi, in considerazione della mia intima convinzione che in fondo non ti dispiaccia, nella mia qualità di giudice inappellabile, ti condanno al pagamento immediato della penitenza -.
Si alzarono grida di giubilo e prendemmo sottobraccio Daniela per  accompagnarla in camera da letto, dove mia moglie ci seguì per godersi la scena.
Spogliammo Daniela, sfilandole il vestitino e le mutande, e cominciammo ad accarezzarne il corpo, io da un lato e Franco dall’altro, baciandole le tettine e scendendo a dedicarci alle aree di nostra pertinenza. Daniela stava in piedi a gambe larghe e, mentre con una mano gli carezzavamo una tetta ciascuno, con l’altra scesi all’inguine dove, umettatemi le dita nella fica completamente bagnata, cominciai a penetrarla nel culo prima con uno, poi con due dita, mentre anche Franco era passato a carezzarle prima il clitoride e poi a penetrarla con le dita. – Dai ragazzi, datevi da fare, Daniela è pronta e se aspettate ancora finisce che si raffredda, invece di scaldarsi – ci disse Caterina ansiosa di vedere una scena che più volte, guardandola nei film, ci aveva impressionato. Ci diede il via e Franco, tirandosi appresso la moglie per la mano, si sdraiò sul letto offrendosi a Daniela che si mise a cavalcioni su di lui e con una mano si indirizzò il cazzo del marito nella fica.
Cominciarono a scopare e li lasciai fare per un poco per due motivi, volevo che Daniela fosse eccitatissima nel momento in cui l’avrei inculata e che Franco godesse prima di me, per continuare con la moglie dopo che lui aveva goduto. Nell’attesa andai i bagno e, presa la crema emolliente per le mani di Daniela, me ne versai un’abbondante dose sulle dita e tornai in camera da letto. Franco e Daniela continuavano a scopare e io, chiamata Caterina, andai dietro Daniela e, fermatale il bacino con una mano, dissi – Franco, muoviti tu e lasciala stare ferma, che la preparo per bene. Caterina, guarda, quando ti decidi, potresti farlo anche tu per facilitare la cosa – e cominciai a spalmare la crema sul buchetto di Daniela. – Non credo proprio sia sufficiente quello - mi disse mia moglie e così la invitai a provare come quello rendesse più facile la cosa. Si avvicinò titubante e così le presi la mano e, con la punta del medio gli feci spalmare la crema sul buchetto. – Dai, prova ad infilarlo dentro e vedrai come scorre facilmente - gli dissi e, dopo un poco di insistenza, lo fece.
Mentre Franco continuava il suo andirivieni, dissi a Caterina di infilarci un secondo dito e, quando lo fece, di andare su e giù dentro Daniela. All’inizio dovetti forzarla ma ora ci provava decisamente gusto, e commentò che sentiva il cazzo di Franco dall’altra parte che la scopava.
Le chiesi di tirar fuori le dita e di guardare come ci entravo io e così, sul culo già ben allargato da Caterina, appoggiai la cappella e, senza troppe premure, spinsi per entrare. Lo sfintere di Daniela si allargò e mi permise di entrare abbastanza facilmente, mentre Franco continuava il suo andirivieni.
Daniela si irrigidì un attimo, appena le fui dentro, ma subito dopo si rilassò e disse – è meraviglioso, mi sento completamente piena. Caterina, non sai cosa ti perdi -. Cominciai a muovermi dentro di lei, seguendo il ritmo del marito e, una volta sincronizzatici, prendemmo a scoparla con foga. Daniela mugolava e cominciò a godere raccontando a Caterina quello che provava. Franco dopo poco godette anche lui così, quando stanco si fermò e uscì dalla foca della moglie, io continuai ad incularla, mentre stavamo ancora sopra di lui. Daniela alzò il bacino per stare più comodi e Franco scivolò via da sotto, lasciando la moglie a quattro zampe con me che la scopavo da dietro, e si mise a guardarci, accanto a Caterina, mentre Daniela stava godendo di un orgasmo, o qualcosa di simile in quanto non seppe spiegarci neanche lei cosa fu, prolungato e continuo, che durò fino a quando non le godetti dentro l’ano. Ci accasciammo sul letto, dove erano seduti anche Franco e Caterina e Daniela, ancora ansimante, disse rivolta a mia moglie – Caterina, non sai cosa ti perdi. Questi due maiali ti riempirebbero in una maniera favolosa, e rinunciarci mi sembra una follia -.
Eravamo tutti e quattro piuttosto provati e così, rimanemmo sul letto e ci mettemmo a parlare. Eravamo tutti curiosi di sapere da Daniela cosa avesse provato e lei, con la sua solita schiettezza ce lo raccontò, soffermandosi inaspettatamente sul fatto che Caterina le aveva preparato il culo per me. Il fatto di per sé, ci disse, non era importante, ma che a compierlo fosse stata mia moglie, l’aveva eccitata tantissimo, tanto che dopo era stato tutto facile da quanto era eccitata. Anche Caterina, dopo un po di insistenza da parte nostra, ammise di essersi completamente bagnata mentre con le dita penetrava il sedere di Daniela, e che mi capiva per il mio desiderio di scoparcela, perché era bellissimo. Daniela le ricambiò i complimenti, dicendo che le avrebbe volentieri ricambiato il favore, preparandole il culo per la sua agognata deflorazione e, tra il serio ed il faceto, decidemmo che la prossima volta Franco avrebbe tentato di farlo, viste le sue minori dimensioni...