In mostra per i negri




Mia moglie, 5 anni meno di me, non è affatto male. Dimostra meno dei suoi 34 anni, ed è quel tipo di donna che qualcuno – poco finemente - potrebbe definire una “bonazza”. Il sesso piace a tutti e due. Forse abbiamo tutti e due un immaginario ugualmente popolato di fantasie, ma, almeno per ora sono io quello che le fa emergere con maggiore decisione.

In ferie per qualche giorno in Toscana, avevamo trovato posto in un albergo di buona qualità, ma collocato nei pressi della stazione ferroviaria. Camera 322, mi pare. Comunque eravamo al terzo piano.

Dopo una cenetta leggera e quattro passi per il centro abbiamo ripreso la via dell'albergo. Sarà stato il clima di ferie, sarà stata la camicetta trasparente di mia moglie, sarà stato quel suo incedere un po' da baldracca sugli zoccoletti, sì di legno, ma con il tacco a spillo e la zeppa, insomma… io ero arrapato. E lungo le stradine del centro, poco trafficate di turisti, approfittavo per palparle oscenamente il culo.

Con l'affare sempre più grosso e duro siamo arrivati alla stazione. Anche in Toscana, come nelle altre regioni, i dintorni delle stazioni ferroviarie sono spesso il ritrovo di sbandati di tutti i tipi ma anche di gente di colore.

E quella sera c'era giusto un gruppetto ragazzi negri, che al commentarono nel loro idioma incomprensibile il passaggio di mia moglie. Furbescamente l'avevo lasciata camminare qualche passo più avanti. Sculettava ancora di più sui quei tacchi alti.

Approfittai della corsa in ascensore per ficcarle la mano sotto la gonna e per apostrofarla: “Troia… troiona. Ti sarebbe piaciuto prenderti e succhiare quelle aste negre, vero?”
Mugolò: “Siiiiiiiiiii sono una zoccola.”

“Spogliati vacca!” le ordinai non appena in camera. Obbedì prontamente rimanendo solo con gli zoccoletti da mignotta.
Due dita in figa e uno in culo contribuirono a scaldarla ancora di più. Ma non ce n'era bisogno. Inizio a implorarmi: “Sbattimi… ti prego sbattimi come una cagna.”

La girai con violenza di spalle, facendola piegare a 90 gradi sul tavolinetto davanti alla finestra. “Ti piacevano i negri vero?”
“Ohhh Sìììì”
“E ti piacerebbe farti pisciare addosso la loro sborra”
“Si, come una vacca.

Era infoiata quanto me. La tenda della camera era tirata.
“Apri la tenda e quarda se ci sono ancora i tuoi negroni!!!” Lei scostò timidamente la tenda mentre io continuavo a pomparla nel culo.
“Ci sono… sbattimi”.

“Chiamali allora….”
E lei: “Venite venite bei negroni con i vostri cazzi nodosi….” Ripeteva e aggiungeva frasi scurrili e inviti virtuali a sfondarla. Ovviamente con la finestra chiusa e con il vetro unidirezionale non potevano sentirla. Stavamo per venire tutti e due.
“Sentilo il cazzo del tuo negro, troia!!! Sentilo come Ti spacca”.
Lei: “Sì… ma non mi basta! Sono troppo troia!”

E qui accadde. Infoiato più che mai, aprii la finestra, prima un po' … poi con maggiore decisione Adesso la troia era visibile anche dall'esterno. Le urla di prima erano divenute un bisbiglio… ma il contenuto era ugualmente osceno.
Un negro alzò lo sguardo e sgomitò il suo compagno. Tutti alzarono lo sguardo verso quel terzo piano: dove si vedeva una donna bianca con le tette al vento che si agitava sbattuta dal suo uomo. Le sborrai nel culo. E venne anche lei.
Tirai la tenda e caddi esausto nel letto.
 

Gino.