Un fine settimana in montagna
(Terza parte)





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Ripresi in mano il binocolo e perlustrai la zona del pascolo attentamente, in lungo ed in largo. Si vedeva solamente Rosa in topless, che gironzolava tra i cespugli vicino alla mucca, al cane ed alle caprette.Vidi anche le altre bestie, sparse nella zona, tra i larici ed i cespugli di rododendro. Nessuna traccia di Paolo e della mia fidanzata. Si erano appartati per stare in intimità? Non ci sarebbe stato da meravigliarsi troppo, visto quanto successo nella notte precedente.
Erano invece semplicemente andati per mirtilli e fragole da soli? Figuriamoci, di certo lui non si sarebbe limitato a guardarla, ma sicuramente ci avrebbe almeno provato. Nei suoi panni, avrei fatto anch'io la stessa cosa.Considerando poi che Lauretta nutriva una spiccata simpatia per lui...Istantaneamente riaffiorò in me il rodimento di un’assurda gelosia, un’ansia di vedere la mia ragazza, sapere cosa stava facendo, la immaginavo già stretta tra le sue braccia. Una sensazione indescrivibile, che mi attanagliava lo stomaco e si ripercuoteva al plesso solare. Il fatto di immaginare Lauretta che amoreggiava con un altro mi diede anche un senso di piacevolissima eccitazione. Ero curioso di capirci qualcosa. Per quale motivo la ragazza di Daniele girava tra i rododendri con le tette all’aria vicino alla mucca? Molto insolito, ma forse era un nuovo gioco inventato dalle nostre care fanciulle.Ad ogni buon conto Daniele ed io, per chiarire il mistero, tornammo subito indietro e ben presto arrivammo in vista di Rosa.
Era ancora in topless, bellissima con il suo viso angelico, quel corpo meraviglioso e le tette sode ed elastiche, con le aureole ben rilevate che colpivano lo sguardo. Sembrava una dea dei boschi, ma pareva avere un’espressione piuttosto incazzata. Dan le domandò ridendo:
“Che stai facendo, l'abbronzatura alla selvaggia? Oppure hai così caldo?”
“Aah…che incubo… siete arrivati…mi sono spogliata per sdraiarmi a prendere il sole, ho appoggiato il top su quel cespuglio, e ho messo i calzoncini sotto il sedere…poi mi sono sdraiata e appisolata in dormiveglia. Dopo un poco ho sentito come un qualcuno che mi leccava in mezzo alle gambe, proprio lì…che spavento…era il cane!…Mi sono alzata di scatto, giusto in tempo per vedere quella mucca disgraziata che si stava mangiando il mio top…ecco, è rimasto solo questo brandello che sono riuscita a strappargli dai denti…”
E ci mostrò un minuscolo brandello di stoffa. Scoppiammo a ridere a più non posso…coinvolgendo anche lei. Gli dissi che la mucca aveva fatto bene, e che certe bellezze andavano esposte, e non nascoste…e il cane, in fondo non si era rivelato per niente stupido, anzi…chiamalo scemo…decisamente un buongustaio! Gli chiesi notizie di Lauretta e Paolo e lei, sorridendo maliziosa, mi rispose:
“Sono andati per fragole e mirtilli…Paolo però mi ha detto che non potevamo andare in tre, perché uno di noi doveva rimanere qui (questo è un passaggio obbligato) per badare che le bestie non scendano a valle; basta fischiare e indicare al cane la bestia, e ci pensa lui a rimandarla verso l'alto. Semplice, no? Se uno dei suoi animali sta scendendo, lo senti dal campanaccio che porta al collo. Mi sembrava molto facile, divertente e senza rischi, ed allora li ho lasciati andare soli. Dovevi vedere l’entusiasmo e la gioia di Etta! Sei contento Mau… mi sono sacrificata per farla felice”
“Certo, come no…se tu non esistessi bisognerebbe inventarti…Comunque loro non sono ancora tornati... e... non dovrebbero essere già qui?”
“Occorre tempo per raccogliere i piccoli frutti…e poi non sarai mica geloso, per caso…piuttosto datemi una camicia per coprirmi, che comincio ad avere freddo”
Ed invece sì. Non volevo ammetterlo ma era così. Mi sentivo come assalito da una marea montante di irrazionale gelosia. Sentivo risalire come un formicolio nel plesso solare, una sensazione indescrivibile ma molto eccitante, che già conoscevo.Mi tolsi la camicia e la diedi a Rosa, che se la infilò, privandomi così purtroppo della vista delle sue meravigliose tette. L’aiutai volonteroso ad allacciare i bottoni della camicia, e ne approfittai per palpeggiarle un poco i seni. Dan osservava ridendo ma mi trattenni dall’andare oltre, pensando alla serata che ci aspettava e che di certo ci avrebbe fornito l’occasione buona per giocare assieme.Rosa mi lasciava fare ridendo …Ma intanto Paolo e la mia ragazza non si vedevano ancora.
Ero combattuto tra il desiderio di andare in cerca di Etta e di Paolo, ma non volevo farmi vedere apprensivo e geloso da Daniele e Rosa. Anche se in cuor mio avrei desiderato andarli a spiare di nascosto, per vedere cosa stavano facendo…se chiudevo gli occhi rivedevo ancora le scene della notte precedente.Vedevo la bocca di lui sui seni e la mano che si infilava negli slip bianchi di Lauretta… poi Rosa interruppe le mie fantasticherie.
“Facciamo un gioco, intanto che lì aspettiamo…io farò la selvaggina e voi i cacciatori…ora mi vado a nascondere…vediamo se riuscirete a trovarmi. Un premio speciale a chi mi trova per primo, ma se non mi trovate sarete miei schiavi per una giornata…D’accordo? Ora contate fino a sessanta e poi potrete iniziare la caccia” disse lei, guardando ora me ora il suo ragazzo con un sorriso allettante e furbesco.
Come dire di no? Io e Dan annuimmo e, dopo esserci girati, ci mettemmo a contare ad alta voce, mentre Rosa, rapida come una gazzella, si dileguava nel bosco. Concordai con lui una strategia di ricerca accerchiante, convergente ma con manovra a tenaglia, lui a valle ed io a monte. Uno dei cani di Paolo mi guardava incuriosito, con un’espressione scettica e che mi parve anche leggermente derisoria. Dan si avviò, ma io rimasi e, con un lampo di genio, presi il brandello superstite del top di Rosa (l’avanzo di quello mangiato dalla mucca) e lo feci annusare al cane. Questi parve dapprima fregarsene altamente, con un’espressione schifata, poi si girò allontanandosi lemme. Dopo aver percorso alcuni metri nella direzione opposta a quella dove s’era inoltrata Rosa, evidentemente pentito, tornò guardandomi con commiserazione e si mise a trotterellare speditamente verso il bosco, annusando con evidente professionalità. In breve arrivammo ad un anfratto formato da due enormi massi circondati da abeti e rododendri. Il fiutatore si fermò scodinzolando ed entrò deciso nella cavità, uggiolando soddisfatto. Rosa era lì, che tentava di nascondersi dentro un recesso sinuoso.
La presi alle spalle e la immobilizzai, mentre il cane scodinzolava festosamente annusandola dappertutto.
“Non vale…il cane non era previsto” disse tentando di divincolarsi senza troppa convinzione, e poi, rivolta al cane:
“Vattene via! Venduto! Giuda! Cane traditore!”
Avvertivo il suo culetto che strisciava sul mio sesso, mentre cercava di liberarsi, e per rabbonirla presi a baciarla sul collo.Sentivo che la sua resistenza si affievoliva e si lasciava andare. Mentre portava la testa all’indietro per offrirsi ai miei baci la abbracciai meglio, sempre tenendola vicina, e gli infilai le mani sotto la camicia accarezzando e stringendo i seni sodi e vellutati. Cominciai a massaggiarli soffermandomi con i polpastrelli sulle aureole e i capezzoli mentre le mordicchiavo e leccavo il lobo dell’orecchio, provocandogli risatine eccitate e mugolii di piacere.
“Guarda il cane cosa mi sta facendo! Ma è proprio uno sporcaccione…chi glielo avrà mai insegnato?”
“Vuole il suo premio, ora che ha fatto il lavoro” risposi, mentre osservavo l’animale che aveva ripreso ad annusare e poi leccare Rosa tra le gambe. Con una mano mi staccai dal seno e lentamente scesi ad accarezzarle il pancino piatto. Abbassai la cerniera laterale dei calzoncini ed infilai la mano nelle mutandine, in basso sino ad incontrare la folta peluria del suo sesso.
“Dimmi cosa vuoi fare, non ti far venire idee strane… non so se Dan sarebbe d’accordo “ disse Rosa, mentre con una mano cercava il mio sesso sopra i pantaloni. Il cane ad un tratto si alzò sulle zampe posteriori ed iniziò a simulare un accoppiamento sulla gamba della mia amica, che tentò subito di scansarsi. Ad un tratto si udì un leggero fischio modulato, ed il cane balzò via di corsa dirigendosi a monte.
Ripresi ad accarezzare e baciare Rosa, e con le dita allargai le sue grandi labbra, facendo uscire il clitoride nascosto che presi ad accarezzare con i polpastrelli. Era grosso e turgido ed era tutta bagnata…
“Sai che da piccola quando nel cortile del nonno vedevo i cani che si accoppiavano rimanevo come incantata a guardarli…mi eccitavano moltissimo e scappavo subito in bagno a toccarmi."
Intanto la sua mano si era infilata nei miei boxer impadronendosi del cazzo già irrigidito per gli sfregamenti, ed aveva iniziato a stringerlo ed accarezzarlo.
“Mmmh…mi sembra diventato ancora più grosso dall’ultima volta che abbiamo giocato assieme…” disse Rosa palpandomi ed estraendolo fuori dai calzoni.
Poi prese a menarmelo lentamente, mentre io cercavo di abbassargli i calzoncini e le mutandine…ma in quel momento sentimmo un rumore di cespugli…di certo era il suo ragazzo…
“Daniele…Daniele…vieni a vedere cosa mi fa il tuo amico…vieni a liberarmi…presto!”
“La preda appartiene al cacciatore che l’ha catturata…di che ti lamenti?” fece Dan entrando nell’anfratto. Sorrideva, mentre osservava la scena e si avvicinava. “siete da immortalare… fermi così…” e ci fotografò. La sua ragazza mi girava ancora le spalle, io ero francobollato dietro a lei, con una mano dentro le sue mutandine e l’altra che gli palpava il seno sotto la camicia. Dan aveva gli occhi che gli brillavano per l’eccitazione, vedendo la sua ragazza palpeggiata da me.. Gli sbottonò la camicetta e poi si chinò per prendergli in bocca un capezzolo. Rosa gemeva eccitata, mentre continuava a masturbarmi, poi Dan gli abbassò calzoncini e slip, che lei si tolse del tutto ed allontanò con il piede, allargando le gambe. Sentii la sua mano vicino alla mia, poi lui gli infilò due dita nella passerotta e cominciò a sditalinarla muovendole velocemente avanti ed indietro.
Sentivo il suo capezzolo ed il seno inturgidirsi, mentre il clitoride diventava sempre più rigido, poi ad un tratto smise di masturbarmi, serrandomi forte l’uccello e venne inarcandosi tutta. Io e Dan la baciammo dolcemente dappertutto, mentre lei si lasciava fare soddisfatta mugolando di piacere.
“Ora devi far contento Mau, non puoi lasciarlo così...e poi è il diritto del cacciatore...” Disse Daniele.
“Adesso, proprio qui? E cosa vuoi che faccia?” fece lei guardandosi attorno.
“Devi far l’amore con lui, ....dai, girati e appoggiati a questo masso... abbassati...ecco...così”
Ma sentimmo i campanacci delle bestie farsi più vicini, e ci ricomponemmo a malincuore, specie io. Vedemmo scendere gli animali, stimolati dai cani abbaianti, e finalmente vedemmo apparire Paolo e la mia ragazza. Lauretta teneva in mano un piccolo cesto di vimini, che ci mostrò con orgoglio:
“Ecco le fragole ed i lamponi…ce n’è un assaggio per tutti…” disse esibendo il frutto delle sue ricerche “non sono molti ma Paolo mi ha detto che non c’è la luna buona…”
Aveva il viso accaldato, gli occhi che brillavano eccitati ed un sorriso serafico e radioso. Mi baciò e mi disse all’orecchio “Poi ti racconterò tutto…Paolo mi piace moltissimo ed è stato delizioso, ma mai come sai esserlo tu…ti amo…Non preoccuparti, non ho fatto l'amore con lui...sai che non lo farei mai senza dirtelo”
“L’avevo immaginato” risposi io sorridendo e baciandola sull’orecchio.
Paolo ci invitò a cenare tutti assieme, da lui, ma noi preferimmo invitarlo alla tenda, anche perché la sera o la mattina successiva qualcuno sarebbe venuto a portargli le provviste settimanali, e poteva pertanto non esserci spazio per tutti. Le due ragazze si avviarono a braccetto, confabulando e ridacchiando tra di loro per scambiarsi le news, mentre Daniele ed io seguimmo Paolo per aiutarlo ad occuparsi degli animali. Lui ci raccontò che stava finendo l’università (studiava veterinaria) e stava preparando l’ultimo esame, ed era poi intenzionato a prendere in mano la gestione dell’azienda agricola di famiglia assieme alla sorellastra, Ornella. Ci parlò della sua ragazza, Federica, con la quale aveva un rapporto che si trascinava stancamente tra alti e bassi, essendo lei poco attirata dalle attività agricole. Forse sarebbe venuta a trovarlo assieme ad Ornella, che doveva portargli le provviste.Quando finimmo di mungere le mucche e di sistemare le altre bestie, ci avviammo verso la nostra tenda per la cena.
Le ragazze avevano preparato un rustico (ma eccellente) pranzetto all’aperto che divorammo di buon appetito, annaffiandolo con due fiaschi di un vinello rosato traditore, portato da Daniele e particolarmente apprezzato anche dalle ragazze. Dopo il limoncello di rito, Paolo propose di andare a bere il caffè con la grappa da lui, e, un poco su di giri ci avviammo tutti verso la malga. Ma, arrivati quasi a metà strada, si scatenò improvvisamente un furioso temporale con acqua a catinelle che ci costrinse a tornare di corsa alla tenda. Ci infilammo tutti dentro, mentre si faceva rapidamente buio ed il temporale diventava sempre più violento. Noi eravamo tutti bagnati, da capo a piedi, e faceva freddo. Che fare, per non prenderci un accidente? L’unica era infilarci subito nei sacchi a pelo, incernierati tra di loro a formare un unico grande letto.
Ci togliemmo le tute bagnate e ci asciugammo al meglio, poi ci cambiammo la biancheria, usando il cucinotto interno come spogliatoio.Prestammo a Paolo i miei boxer ed un golf di Rosa. Le ragazze erano bellissime ed eccitanti in slip e maglietta, e nei loro movimenti facevano risaltare le lunghe gambe affusolate, i sederini che tendevano le mutandine ed i seni che ballonzolavano eretti e con i capezzoli eccitati. Dan si infilò nei sacchi a pelo per primo mettendosi all’estremità, Rosa si accucciò accanto a lui, poi Etta sorridendomi maliziosamente mi spinse vicino alla sua amica e poi entrò mettendosi all’altra estremità. Fuori continuava a piovere a dirotto, ed a tratti pareva anche che grandinasse.La temperatura si era parecchio abbassata, ma nel tepore del nostro giaciglio si stava benissimo. Paolo invece, avvolto nell’asciugamano, non poteva certo dire altrettanto ma con quel tempaccio non poteva proprio tornare alla malga.
“A te verrà un accidente, se stai lì…dai, vieni qua accanto a me, e copriti con questo plaid” disse la mia ragazza a Paolo. Adesso capivo perché mi aveva messo in mezzo, vicino alla sua amica… Lui si accucciò vicino a lei, separato dalla cerniera del sacco a pelo, e si coprì con la coperta. La luce della pila diventava sempre più fioca, e la pioggia continuava incessante a tamburellare sul tetto della tenda.
Ero eccitatissimo perché la situazione si stava facendo molto intrigante…chissà cosa sarebbe successo…mi aveva preso il ben noto formicolio che dallo stomaco scendeva giù per la situazione che si era creata. E poi la trepidazione ed il desiderio di sapere dalla mia adorabile troietta cosa era successo nel pomeriggio con Paolo…
Presi Etta tra le braccia e la baciai, facendo scivolare la mia lingua a cercare la sua. Sentivo il calore del suo corpo, i seni eretti contro il mio petto e le sue gambe che si avvinghiavano alle mie. Il mio uccello era diventato durissimo sfregando contro le sue mutandine, lei lo prese in mano e cominciò a menarmelo lentamente, mentre io la attiravo a me con una mano sul suo culetto.
“Ora che fai con Paolo? Immagino che vorrai coccolarlo un po’, ma non esagerare”... gli sussurrai nell’orecchio, per non farmi sentire dagli altri, aiutato anche dal rumore della pioggia che continuava a cadere incessante.
“Penso che aprirò piano la cerniera e lo farò venire vicino a me, così lo scaldo…ma io amo te, e so che ti piace se faccio così”
Verissimo, e non avevo mai provato momenti così intensamente eccitanti. Sentivo come un forte formicolio che mi esplodeva nel petto e scendeva sino in basso invadendomi tutto. Gli infilai una mano nelle mutandine e le accarezzai la passerotta bagnata, e lei mi diede un altro lunghissimo ed infuocato bacio in bocca. La luce della pila era ormai quasi spenta, e lei lentamente si girò su un fianco, verso Paolo. Sentii lo schiocco di un bacio, poi la vidi che si muoveva nella penombra e mi parve di sentire la cerniera che si apriva. Distinguevo a malapena i loro corpi che si assestavano tra la coperta ed il sacco a pelo, ma ad un tratto un lampo squarciò il buio, e vidi lui che la baciava sulle labbra. Le loro braccia non si vedevano, erano dentro il sacco a pelo. Ero girato di fianco verso Etta, ed il mio uccello sfregava sul suo culetto che sentivo coperto dalle mutandine. Percepivo il calore ed i lenti movimenti del suo corpo mentre si accoccolava vicino a Paolo.
Ero in uno stato di eccitazione pazzesca, lì attaccato al corpo della mia ragazza mentre lei amoreggiava con un'altro.Non resistevo più. Gli misi una mano sul fianco e tirai leggermente l'elastico delle mutandine verso il basso, lei capì le mie intenzioni e mi agevolò finché gli slip scesero sotto le cosce. La accarezzai, e lei avvicinò verso di me il suo culetto, piegandosi in avanti, verso Paolo. Toccai e frugai con un dito la sua passerina bagnata, poi lentamente entrai in lei facendomi strada tra le labbra ed i peluzzi con il mio pene, rigido come mai lo era stato.Sentivo il calore della sua vagina, che aderiva strettamente al mio sesso. Lei assecondava i miei movimenti, sentivo i suoi mugolii di godimento in sincronismo con le mie stantuffate, a malapena coperti dal tamburellare della pioggia battente.Poi ad un tratto la sentii inarcarsi e arrivare all'orgasmo sussultando, e venni anch'io subito con lei.Non so quanto sia durato il rapporto, se un attimo o un'eternità.Per un momento rimanemmo fermi, sudati ed ansanti.Toccavo il cielo con un dito. Avevo provato sensazioni di piacere mai raggiunte prima.
Poi lei si piegò ancora di più con la testa verso il basso, immaginai per prendere in bocca il cazzo di Paolo. Sentii una mano sulla spalla, era Rosa che mi fece mettere supino. Avvicinò la sua bocca al mio orecchio:
"Stai così, lasciali da soli ora. Ti tengo io compagnia, rilassati e lasciali coccolarsi in santa pace. Gli piace Paolo, lo trova divertente, ma sai che lei ama solo te"
"Ma Daniele che fa?"
"Lui è cotto per stasera, ora dorme, L'avete fatto bere troppo e lui non è abituato. Tu invece hai fatto all'amore con Lauretta, vi ho sentiti sai?"
"Anche lui è stato all'altezza?"
"Non essere perfido"
Sentivo il seno di Rosa spingere sul mio petto, poi lei mise una gamba sopra le mie. Iniziò a farmi massaggi circolari con la mano sul torace, poi scese sempre più giù e prese in mano il mio cazzo a riposo, ancora viscido di umori.
"Temo dovrai lavorarci sopra parecchio, se hai intenzione...non ti piace Paolo?"
"E' un bel figo, ma se ci provassi ora sono certa che Lauretta mi caverebbe gli occhi. Lui non mi interessa. Invece non ho mai fatto l'amore con te, ma lo farei volentieri. Sai che sei il nostro più caro amico, Daniele non avrebbe nulla in contrario, me lo ha già detto, ed anche la tua ragazza, a patto che non lo facciamo di nascosto"
Attirai la sua testa sulla mia spalla, le tirai su la maglietta e palpeggiai i suoi seni a lungo, con metodo. Ogni tanto passavo un dito sui capezzoli. Erano rigidi ed eccitati. Lei mi prese la mano e se la portò sul sesso, ed io mi intrufolai nei suoi slip.Trovai il clitoride viscido, e presi a stimolarlo con un dito, mentre lei si era tirata su e mi porgeva i seni da succhiare.Li presi in bocca, succhiando e leccando tutto quel ben di Dio.Gli infilai prima uno poi due dita nella figa, muovendole avanti ed indietro.Era bagnatissima, e dopo un po' improvvisamente mi prese l'avambraccio e lo spinse, facendomi entrare più a fondo le dita nella sua passerotta bagnata. Sentii la sua gamba che si irrigidiva, mentre era scossa da un orgasmo violento che la fece inarcare tutta, poi si lasciò andare e rimase abbracciata sul mio petto.Si addormentò dopo un poco.
Guardai verso la mia ragazza, ma non vidi nulla.Continuava a piovere a raffiche, e la pila si era spenta. Sentivo il suo corpo che ogni tanto muovendosi mi toccava e accarezzai il suo fianco, ma non sentii più le mutandine.Evidentemente se le era sfilate.Avvicinai la mano al suo sesso, e sentii che allargava leggermente le cosce, poi toccai...la mano di Paolo, che aveva infilato le dita nella sua cosina. Si girò supina e venne a cercarmi la bocca, la baciai con passione infuocata mulinando la mia lingua sulla sua e presi a palpargli il seno, la sentii ansimare sempre più forte, finché fu squassata da un orgasmo liberatorio.
Aveva smesso di piovere, e rimanemmo così abbracciati, mentre la luna faceva la sua timida comparsa. Paolo si mosse, baciò Lauretta, bisbigliando:
"Grazie, siete stati meravigliosi entrambi, ora devo andare a controllare che non siano successi casini agli animali...non vedo l'ora di rivedervi"
Quindi si alzò e rivestì come potette, dileguandosi ben presto al chiaro di luna. Lauretta mise la sua testolina nell'incavo della mia spalla e ci addormentammo così.
Al mattino decidemmo di smontare tutto in anticipo, per non rischiare ulteriori complicazioni meteo. Pranzammo alla malga con Paolo, e facemmo la conoscenza della sua ragazza, che nel frattempo era arrivata con le provviste assieme alla sorella.
Si concluse così il nostro fine settimana in montagna, e Paolo ci fece promettere di ritornare, ci avrebbe ospitato lui senza problemi...