Un fine settimana in montagna
(Prima parte)
Le previsioni del tempo non erano delle migliori, ma decisi lo stesso di
passare il fine settimana in montagna con la mia ragazza, Lauretta.
Ci accordammo per partire di venerdì pomeriggio, appena usciti dal
lavoro, per tornare poi il lunedì mattino. I nostri inseparabili amici,
Rosy e Daniele, ci avrebbero raggiunto il sabato, poi lei sarebbe tornata
giù, per inderogabili impegni la domenica pomeriggio, mentre Daniele
sarebbe tornato il lunedì con noi.
Caricai le tende, l’attrezzatura ed i viveri sul mio fuoristrada e
partimmo. Il posto prescelto era raggiungibile solo mediante un’antica
strada militare che si arrampicava tra boschi e abetaie, sino ad arrivare
ad una pineta con prati e bosco a circa 1400 metri d’altezza. Nel mezzo
vi era una valletta ove scorreva un torrente che scendeva impetuoso e spumeggiante.
La zona era assolutamente disabitata, frequentata solo da rari pescatori o
escursionisti; l’unica costruzione era un alpeggio estivo ove avremmo
anche potuto acquistare formaggi e burro nostrani. La malga dell’alpeggio
era in funzione solo in estate, e di proprietà di una famiglia che
avevo conosciuto in occasione di una mia precedente vacanza. Era in prevalenza
condotta da uno dei figli, Paolo, un ragazzo coetaneo simpaticissimo, biondo
e snello, con un corpo che faceva risaltare la muscolatura scolpita e modellata
da anni di lavoro nei campi.
Lauretta ed io, lasciata l’auto cercammo un posto ove piazzare la tenda,
vicino ad una sorgente, in una posizione tra i larici, dentro una radura
pianeggiante di là dal torrente. Poi, dopo inenarrabili tribolazioni
dovute allo smarrimento delle istruzioni per il montaggio, entrammo nella
tenda sdraiandoci sui materassini per …collaudarla e riprendere fiato.
Abbracciai Lauretta, intrecciando le mie gambe con le sue. Ci baciammo a
lungo mentre assaporavo la sua pelle profumata mentre con una mano la accarezzavo
sotto i vestiti, soffermandomi a palpare i suoi seni pieni e sodi. La facevo
aderire a me con la mano sul suo culetto sodo, liscio e polputo. Le rivelai
che ero rimasto eccitatissimo e un poco sconvolto, quando l’avevo vista
prendere in bocca e succhiare il pisello al mio amico Daniele. La cosa mi
aveva preso molto, e ammisi che avevo fantasticato parecchio su quell’episodio
ricavandone un forte desiderio di ripetere un’esperienza simile. Lei
prese ad accarezzare il mio pisello ingrossato e rigido, e mi assicurò
che anche lei mi aveva spiato con gusto mentre giocavo con la ragazza di
Daniele,sua amica. Mi disse anche che non le sarebbe dispiaciuto ripetere
esperienze trasgressive simili, purché si fosse presentata l’occasione
giusta, con la persona adatta e senza niente di prestabilito, poiché
riteneva che la casualità avrebbe reso la trasgressione ancor più
coinvolgente.
In quelle occasioni, lei trovava molto avvincente il fatto che io fossi presente
oppure la spiassi di nascosto, e si eccitava ancor di più sapendo che
io la guardavo.
Le avevo confessato che provavo un piacere molto forte nell’esibirla
e vederla toccare o essere toccata da un’altra persona. Aprendo poi
nuovi insperati orizzonti, mi disse anche che a lei piaceva giocare e divertirsi
con Daniele e Rosa, ma se si fosse presentata l’occasione con un’altra
persona simpatica a lei gradita, maschio o femmina… avrebbe valutato
lì per lì. Ci spogliammo eccitati, poi le abbassai le mutandine
e accarezzai la passerina bagnata, giocando con le dita tra i peli folti
e ricciuti. Aprii le labbra del sesso ed iniziai a masturbarla sul clitoride
eretto, infilai delicatamente due dita nella sua vagina e poi arrivai sino
al buchetto posteriore, inumidendolo con i suoi umori.
Lauretta mi avrebbe dato volentieri anche il bel culetto, (non voleva essere
da meno della sua amica Rosa, che trovava parecchio piacevole essere inculata
da Daniele) ma il mio uccello era troppo grosso ed aveva paura di sentire
male. In effetti, avevamo già provato alcune volte, anche dopo aver
lubrificato il buchetto con la vaselina, ma avevamo sempre desistito perché
per lei la penetrazione si era rivelata troppo dolorosa. Forse si poteva
provare con l’aiuto di un partner dotato di pisello più…adatto
(Daniele?), ma sino ad ora il “problema” era rimasto irrisolto.
Poi, eccitatissimo per quanto mi aveva detto, infilai l’uccello nella
passerina ben bagnata e facemmo all’amore con foga. L’eccitazione
era tale che io godetti quasi subito, inondandola di sperma. Lei godette
immediatamente dopo di me, ansimando e stringendomi con le sue gambe nude
avviticchiate al mio bacino. Ero compiaciuto e sovreccitato nel sentire che Lauretta
era in sintonia con i miei desideri e amava fare le cose che più mi
davano piacere.
Ci rivestimmo mettendoci una tuta, per poi fare una passeggiata e recarci
alla malga per salutare Paolo (l’avevo già presentato a Lauretta,
una sera in discoteca) e fare acquisti di suoi prodotti nostrani. Arrivati
vicino alla malga, cominciò a piovere, (un improvviso temporale estivo)
e pertanto ci affrettammo per metterci al riparo. La malga era molto rustica,
composta da una tettoia per il bestiame e da una cascina con un locale adibito
a cucina e alla preparazione dei prodotti caseari, una cantina per la loro
conservazione e al piano superiore uno stanzone con un tavolo per mangiare,
armadi, brande in legno e pagliericci per dormire.
Paolo interruppe le sue attività e ci salutò molto calorosamente,
felice di vedere qualcuno (in particolare Lauretta…), poi ci fece
accomodare nella stanza al piano superiore, ove ci fece sedere e ci offrì
una grappa di benvenuto. Dopo i convenevoli iniziali, c’invitò a
fermarci per la cena (a patto che cucinasse Lauretta per tutti) ed insistette
perché ci trattenessimo anche a dormire, perché così
gli avremmo fatto compagnia senza dover andare nella tenda umida per la pioggia.
Noi accettammo volentieri, anche perché fuori continuava a piovere.
Con un ombrello mi avviai verso la tenda, per chiuderla bene e prelevare
dai viveri salamelle, frutta e vino da portare al nostro ospite per contribuire
alla cena. Continuava a piovere a dirotto, la temperatura si era parecchio
abbassata. Mentre mi avvicinavo alla malga dal cui camino usciva un filo
di fumo, pregustavo il piacere di passare una serata insolita con Paolo e
la mia ragazza, all’asciutto, alla luce della lampada a petrolio e con
il rassicurante calore della stufa. Ma in cuor mio mi auguravo che Paolo
piacesse davvero tanto a Lauretta, e già fantasticavo sui possibili
sviluppi della serata…
Per prima cosa aiutammo Paolo a mungere le mucche, ad accudire gli altri
animali (una coppia di pony della sua sorellastra Ornella, due asini e quattro
dispettosissime caprette) e sistemarli per la notte, poi ci lavammo nell’acqua
gelida captata mediante un tubo direttamente dal torrente.
Lauretta preparò una pasta, condita con un sugo soffritto, peperoncino
piccante e tanto burro casereccio. Paolo approntò un vassoio di salame
e formaggi di sua produzione ed io feci abbrustolire le salsicce. Poi ci
trasferimmo nella stanza superiore e cenammo mangiando tutto quel ben di Dio
e bevendo (parecchio) in allegria, mentre fuori imbruniva. Dopo l’ennesimo
giro di grappe Paolo accese la radio a pile e la sintonizzò su una
stazione che trasmetteva musica anni sessanta, ed invitò la mia ragazza a
ballare. Lei si alzò strizzandomi l’occhio con un sorriso di
complicità e, un poco malferma sulle gambe, si abbracciò a lui
circondandogli il collo con le braccia. Anch’io le risposi con un sorriso
ed un cenno d’approvazione, curioso e già eccitato al pensiero
di vederla divertirsi e magari chissà… giocare con un altro.
L’atmosfera era magica: li vedevo ballare nella luce molto fioca, con
i bagliori delle fiamme guizzanti che uscivano dai fori della stufa. Fuori
aveva smesso di piovere, ed il cielo stava diventando sereno e luminoso. Mi
alzai anch’io e li raggiunsi, presi delicatamente un braccio di Lauretta,
me lo misi al collo e mi unii a loro in un ballo a tre, poi piano piano cominciai
a baciarla sull’orecchio, (dove lei era particolarmente sensibile..)
sul collo e sulla bocca. Paolo mi guardava titubante, indeciso sul da farsi.
Gli dissi di stare con noi, di lasciarsi pure andare e che io non ero geloso
se lui dava qualche bacetto a Lauretta, purché lei fosse d’accordo
e non si esagerasse. La mia ragazza ruppe gli indugi e, per dimostrargli
il proprio assenso lo baciò sulle labbra. Paolo iniziò allora
a baciarla sul collo e sul viso, ed io infilai la mia mano dietro nei pantaloni
della tuta di Lauretta. Sentii le sue mutandine, m’intrufolai dentro
scostando l’elastico, poi scesi verso il basso ed iniziai a massaggiarle
il culetto sodo, insinuando le dita tra le natiche sino a trovare il buchino
che cercai di forzare con l’indice. Nel fare questo la spingevo verso
il corpo di Paolo, mentre io le facevo sentire la mia erezione strofinandole
il sesso sul fianco.
Dopo un poco, curioso di vedere l’evolversi della situazione, mi sciolsi
dal loro abbraccio e assicurai che potevano continuare a ballare, anche se
io mi ritiravo perché ero stanco. Tolta la felpa andai a sdraiarmi
sulla branda vicino alla finestra, da dove potevo rimanere in penombra e vedere
i loro corpi illuminati dalla fioca luce che proveniva dall’esterno.
Lauretta si sarebbe poi sdraiata vicino a me, e Paolo che si doveva alzare
all’alba per la mungitura, sarebbe rimasto nell’ultimo pagliericcio
vicino alla porta d’uscita. Mi coprii con la coperta, girato verso di
loro, e dopo un poco fingendo di russare leggermente, feci intendere di essermi
addormentato.
Con gli occhi socchiusi vedevo Paolo che baciava sul collo la mia ragazza,
poi iniziarono a baciarsi sulla bocca mentre lui la accarezzava sulla schiena
e sul sedere, tenendola sempre più stretta a sé. Ogni tanto
sbirciavano verso di me, prendendo coraggio convinti che io dormissi. Poi
lui infilò una mano dentro i calzoni della tuta di Lauretta ed immaginai
che avesse raggiunto la passerina. Armeggiò per un poco in quel modo,
poi estrasse la mano, prese quella di lei e se la mise in corrispondenza
del notevole rigonfiamento che deformava i suoi calzoni. La mia ragazza ricambiava
le sue carezze con eccitazione crescente, e ne vedevo il corpo che si strofinava
contro di lui con sospiri e sommesse risatine di piacere.
Intanto Paolo continuava a palpeggiarla dappertutto e, dopo una decina di
minuti, spense la radio. Dopo aver guardato nella mia direzione per assicurarsi
che dormissi, fece sdraiare delicatamente Lauretta sulla branda con la schiena
girata verso di me. Paolo si tolse calzoni e maglietta rimanendocon i soli
boxer, da cui spuntava un uccello più lungo del mio, ma di calibro
notevolmente inferiore. Le si stese vicino, infilandosi sotto la coperta
con lei... La baciava e la accarezzava. Dopo un poco di tempo, vidi del movimento
e lui la aiutò a togliersi la felpa, sfilandole prima la giacchetta
(sentii il rumore della zip che veniva aperta….) e poi i calzoni. Non
capivo se le aveva tolto anche le mutandine, mentre aveva lasciato la maglietta
bianca, come potevo vedere guardando la spalla della mia ragazza che sporgeva
dalla coperta. Io ero in preda ad un’erezione mostruosa, e guardavo
con gli occhi sgranati l’evolversi della situazione con un’ansia
innaturale e frizzante. Una specie di morbosa e incomprensibile gelosia mi
attanagliava lo stomaco, mentre lui si era abbassato e le alzava la maglietta.
Poi sentii il rumore della sua bocca che le stava ciucciando i seni, prima
uno e poi l’altro. Lei mugolava a labbra chiuse, movendo le gambe lentamente,
di sicuro in preda ad una fortissima eccitazione.
Vidi un piede di Lauretta sporgere dalla coperta, e lo toccai con il mio,
per farle capire che io ero ben sveglio e seguivo la situazione. Per tutta
risposta la mia ragazza mosse un braccio verso di me, io le diedi la mano
e lei mi attirò lentamente a sé senza girarsi. Paolo con una
mano le palpava un seno mentre le ciucciava l’altro, e con l’altra
mano dietro nelle sue mutandine la teneva stretta a sé. Io m’infilai
lentamente sotto la coperta vicino a Lauretta e le girai dolcemente il viso
verso di me. Poi le diedi un bacio in bocca, roteando la mia lingua sulla
sua, ricambiato con una passione inusitata.
Guardai Paolo, che mi osservava con un mezzo sorriso ed un’espressione
attonita, evidentemente incerto sul da farsi. Per sciogliere la tensione
che si era creata e fargli capire che non ero contrario, annuii e dissi sorridendo:
“Non sarebbe meglio toglierle la maglietta?”
Lauretta si sedette sul letto e se la tolse, mostrando i seni eccitati, con
le aureole rilevate e i capezzoli inturgiditi. Paolo, ormai rassicurato,
prese in mano un seno e riprese a succhiarlo, ed io feci altrettanto con l’altro,
mentre Etta si sdraiava mugolando di piacere. Poi iniziai a baciarla scendendo
verso la sua pancia, ed indugiai soffermandomi vicino all’elastico
delle mutandine. Con la mano le divaricavo le gambe e accarezzavo l’interno
delle cosce già umidicce. Le sollevai l’elastico dello slip
mettendo in mostra l’inizio dei suoi peli, poi indicai l’apertura
a Paolo,che infilò lentamente una mano ed iniziò a palparle
la passerina.
Mi sentivo emozionato ed eccitatissimo… un uomo stava palpeggiando
la mia ragazza, addirittura aiutato da me… mi pareva assurdo, ma non
avrei troncato la scena per tutto l’oro del mondo, perché provavo
un piacere indescrivibile… sentivo uno strano formicolio che mi s’irradiava
dal basso ventre… Le sfilai gli slip e mi piazzai tra le sue gambe aperte,
poi con le mani accarezzai i folti peli neri. Ora era tutta nuda! Paolo mi
osservava continuando a palpare e succhiare i seni di Etta, mentre aveva
estratto il suo uccello rigido e sottile, e glielo aveva dato in mano. Si
sdraiò vicino a lei, e avvicinò l’uccello alla sua bocca.
Lei se ne impadronì ed iniziò dapprima a leccarlo dalla base,
come se succhiasse delicatamente un gelato, poi ruppe gli indugi e se lo introdusse
completamente in bocca, sino in gola.
Lo muoveva dentro e fuori, alternando il movimento con sapienti leccate sulla
punta.
La scena mi stava letteralmente mandando in estasi… Aprii le labbra
della patatina, già abbondantemente bagnata, mettendo bene in mostra
il clitoride roseo che svettava in piena erezione. Tenendole sempre ben aperte
le labbra del sesso iniziai a leccare il bottoncino roseo con la lingua,
stringendolo tra le labbra, variando sempre il ritmo e succhiandolo tutto. Ogni
tanto scendevo a leccare l’ingresso della vagina ed asportavo con la
lingua gli umori che colavano copiosi. In breve sentii le gambe della mia
ragazza irrigidirsi, poi prese a far oscillare il bacino su e giù,
squassata da un orgasmo fortissimo che la lasciò appagata ed ansimante,
gemendo ad occhi chiusi. A questa vista l’eccitazione di Paolo raggiunse
il massimo e non riuscì più a trattenersi, inondando la bocca
ed il viso di Etta con il suo sperma.
Non volevo credere ai miei occhi e mi sembrava di vivere in un bellissimo
sogno irreale…
Non appena i sussulti dell’orgasmo smisero di scuoterla, allungai la
mano verso la sua pancia, sino all’inizio dei peli bagnati. Cercai
e accarezzai il suo clitoride mentre sentivo il mio cazzo sul punto di scoppiare
...la penetrai con movimenti lenti e profondi, fermandomi ogni tanto per poi
riprenderecon un ritmo diverso. Volevo allungare il più possibile
i tempi dell’amplesso per ritardare al massimo il momento dell'orgasmo
e godermi al meglio la situazione. Lauretta ansimava ad occhi chiusi muovendo
il bel viso incorniciato dai lunghi capelli neri. Era stravolta, con un’espressione
estatica e scossa da ripetuti orgasmi. Paolo guardava e… si stava toccando...
il suo uccello era diventato di nuovo semirigido. Mi venne un’idea…
chiesi sussurrando ad Etta se le piaceva il cazzo di Paolo e se voleva provare
a prenderlo anche nel culetto, ma lei mi fece segno di no con il capo, non
se la sentiva. Forse chiedevo un po’ troppo… dopo un poco sentii
montare in me un orgasmo che mi sembrò durare un tempo lunghissimo
e venni felice abbracciato alla mia ragazza.
Era sempre sdraiata, ed anch’io mi sdraiai rivolto verso di lei. La
baciai, e le sussurrai che l’amavo più di ogni altra cosa al
mondo. Lei mormorò “Anch’io…” e si
accoccolò contro di me. Poi guardò Paolo e gli prese in mano
l’uccello semirigido. Iniziò a masturbarlo lentamente e delicatamente,
ed io strinsi l’altra sua mano nella mia mentre con l’altra le
accarezzavo la passerina. Infilai due dita nella vagina bagnata, mentre con
il polpastrello del pollice le stimolavo delicatamente il clitoride ancora
eccitato e tumido.
Etta mi bisbigliò che Paolo era stato molto delicato, che tutto era
stato bellissimo e che mi voleva ancora più bene di prima. Temevadi
essersi lasciata andare un po’ troppo, con una persona bella e gentile
sì, ma che quasi non conosceva. Io la rassicurai del contrario. Paolo
avrebbe voluto giocare ancora ma lei disse che ora era stanca e voleva riposare.
Sialzò con noi ed andammo a sciacquarci assieme con l’acqua
tiepida della caldaia della stufa. Etta si rimise maglietta e slip e venne
a letto, seguita da noi. Ci disse che era ora di addormentarci, perché
lui si doveva alzare presto e … si sentiva (comprensibilmente) stanchissima.
Era accoccolata in mezzo a noi, ci baciò entrambi e ci addormentammo
vicini.
Dopo un sonno unico, mi svegliai quando la fioca luce dell’alba faceva
capolino dalla finestra. Mi pareva di aver sognato, ero emozionato ed addirittura
incredulo… passavo mentalmente in rassegna tutto quanto era successo
poche ore prima, e mi chiedevo se era proprio tutto vero! Mi alzai, ed osservai
Paolo e Lauretta che sembravano ancora dormire, vicini di fianco sotto la
coperta. Chissà se avevano proprio solo dormito tutta la notte… per
il momento il dubbio rimase, ma lo avrei chiarito in seguito. Mi vestii in
silenzio ed uscii per andare in “bagno” nel bugigattolo esterno
adibito a tale uso.
L’aria era frizzante e mi portava i profumi intensi del bosco. Il silenzio
era rotto solo dal canto di qualche uccellino mattiniero e dal fruscìo
della brezza sui rami degli abeti. Rabbrividii all’abluzione mattutina
con l’acqua gelida, mentre i cani a guardia degli animali abbaiavano
svogliatamente. Ammiravo le ultime stelle che svanivano lentamente nel cielo
azzurro… sì, mi sembrava di aver vissuto un sogno fantastico,
ma invece era tutto reale… Dopo un poco fui scosso da brividi di freddo
e rientrai. Aprii la porta lentamente per non svegliarli, cercando di fare
il meno rumore possibile.
Etta era in piedi, e stava bevendo un sorso di latte. Era semplicemente meravigliosa,
con la maglietta e gli slippini triangolari bianchi che facevano risaltare
il suo corpo incantevole… ammiravo il suo viso bellissimo ed il corpo
con le lunghe gambe affusolate… il sederino che sembrava offerto
all’indietro… isuoi seni con i capezzoli eccitati e le aureole
ben rilevate… la sua passerina incorniciata dai lunghi peli neri seminascosta
tra le cosce… Ero stordito ed incuriosito, come impazzito per l’enorme
piacere segreto di aver potuto esibirla e averla vista giocare con un
altro.
Mi tolsi la tuta bagnata dalle abluzioni e mi rimisi in branda, con Etta che
si sdraiò subito vicino a me. In breve il mio pisello si ridestò,
glielo diedi in mano e lei iniziò ad accarezzarmelo, poi si abbassò
e me lo prese in bocca.
L’amico ci guardava sorridendo ed in mano, sotto la coperta si toccava
il suo sesso eccitato. Dissi a Paolo “Levale le mutandine…”
e lui obbedì subito, ben agevolato da lei. Quando lei sentì
che l’uccello mi era diventato rigido, si rialzò, si sdraiò
sulla schiena e mi sussurrò… ”Ora Mauro vieni sopra”.
Io avrei voluto provare il suo culetto, magari aiutandomi con un pezzo
di burro che era rimasto sul tavolo, ma lei non volle. Le allargai le gambe
e penetrai nella sua passerina calda e bagnata. Mentre la scopavo, lei prese
in mano l’uccello di Paolo, iniziando ad accarezzarlo lentamente. Nel
vedere la mia ragazza toccare il sesso di lui, non riuscii più a trattenermi
e godetti dentro di lei fremendo con un orgasmo di intensità sconvolgente.
Mi sdraiai vicino a lei, appagato e felice e la baciai. Lui tentò
di prendere il mio posto e far l’amore, ma lei non volle. Si abbassò
verso il suo uccello e glielo prese in bocca, iniziando a succhiarlo con
maestria, sino a che lui godette mugolando.
Dopo un poco, Paolo si alzò per andare ad accudire e mungere gli animali.
Venne vicino e si rivestì, dicendomi “hai una ragazza meravigliosa,
Mauro…siete stati eccezionali e voglio bene ad entrambi…”
Poi la baciò e se n’andò.
Avrei voluto chiedere a Lauretta cosa avevano fatto mentre io dormivo, ma
preferii rimandare la domanda a più tardi. E dopo esserci puliti e
rivestiti ci riaddormentammo abbracciati.
Questa è la prima parte, e speriamo vi sia piaciuta. Il seguito
a presto!
Ciao a tutti da
Mauro e Lauretta