Le vacanze con Nuvola e Serena
Durante le vacanze estive, i genitori solevano mandarmi con mia sorella
maggiore in villeggiatura dagli zii, che avevano una tenuta agricola in
un paesino tra montagna e collina.
Quell’anno memorabile mia sorella non poté venire, (preferì
andare in vacanza ufficialmente con un’amica, in realtà, come scoprii
in seguito, con il suo ragazzo) e pertanto per la prima volta partii da
solo con la mia valigetta, dopo mille raccomandazioni ma eccitato all’idea
di vivere la mia prima vacanza da single senza l’assillo affettuoso ma
pesante dei genitori. Durante il viaggio in autobus pregustavo già
il piacere di vivere all’aperto, senza obblighi di vestiti, orari di studio,
libri di scuola o restrizioni che non fossero quelli dettati dalla vita
nei campi.
I miei zii erano persone serene, calme e tranquille, dedite al lavoro
nell’azienda agricola tra mucche, pony, cavalli, coltivazioni di cereali
e trattori. Vivevano (beati loro) senza quella frenesia tipica di chi vive
e lavora in città, pertanto avevano il potere di metterti sempre
a tuo agio, scioglierti le angosce e ridimensionarti i problemi con la
loro ottica diversa, il che rendeva molto piacevole e rilassante stare
con loro. Avevano un figlio che ora era in servizio militare, e due figlie
gemelle mie coetanee, che con gran fantasia avevano chiamato Nuvola e Serena.
Le mie cuginette erano pressoché identiche, con capelli castani
scuri pettinati allo stesso modo, (coda di cavallo, per praticità)
uno sguardo furbo, sempre allegre e con un sorrisetto birichino sulla bocca
che incorniciava denti bianchissimi. Notai che, dall’ultima volta che le
avevo viste l’estate scorsa, le loro curve si erano fatte più procaci,
con due seni che si facevano largo di prepotenza ondeggiando sotto le magliette
di cotone che evidenziavano i capezzoli puntuti. Colorito bianco e rosso,
con quell’aria sana di chi vive in campagna, fisico snello ma ben messo,
senza un filo di grasso, e due culetti sodi che troneggiavano sulle gambe
lunghe ed affusolate.
Dopo il mio arrivo ed i convenevoli abituali, cenammo di buonumore,
ci raccontammo le ultime novità, e poi gli zii mi fecero accompagnare
nella mia camera dalle gemelle. Il bagno era in comune, io feci una bella
doccia e siccome ero stanco, mi misi subito a letto sotto il piumino, con
i soli slip. Dopo un poco, sentii bussare e la porta si aprì delicatamente.
Le cuginette, indicandomi di far silenzio con il dito sul naso, in camicia
da notte, si avvicinarono e …“Siamo venute a darti il bacio della buona
notte….Domattina mamma e papà si alzano molto presto e vanno a lavorare
nei campi….. verremo noi a svegliarti e poi faremo colazione assieme….
Ti va?…ora ti diamo il bacio della buonanotte…ciao”. Mi diedero un bacetto
sulle labbra e poi scapparono via.
Al mattino, fui svegliato da una lama di luce che filtrava da una persiana,
mi stiracchiai sotto il piumino e poi presi ad accarezzarmi il mio uccello
eretto, come tutte le mattine al risveglio. Dopo poco tempo la porta si
aprì, e Serena in camicia da notte si avvicinò lentamente
al letto. Io tenevo gli occhi socchiusi, facendo finta di dormire. Lei
si avvicinò, mi chiamò per nome incitandomi ad alzarmi e
poi fece per scoprirmi lentamente; io invece gli chiesi di entrare con
me sotto il piumino per cinque minuti, intanto che mi svegliavo del tutto
e Nuvola preparava la colazione. Serena (abituata ad obbedire, come vedremo
anche in seguito) dopo un attimo di titubanza non se lo fece dire due volte
e s’infilò sotto con me, ma nell’entrare alzò il piumino
e vide il mio pisello in erezione. Mi guardò sorridendo e mi baciò
sulle labbra, poi con la mano prese ad accarezzarmi il petto nudo con lenti
movimenti rotatori che si spostavano sempre più in basso. Io m’inarcai,
e mi sfilai gli slip, poi gli alzai la camicia da notte e presi ad accarezzarla
in mezzo alle gambe che lei teneva leggermente divaricate, sempre più
su, sino a quando arrivai alle mutandine. Sentivo sotto la stoffa le asperità
e la peluria del suo monte di venere, poi infilai la mano dentro, esplorando
e aprendo con le dita le labbra della sua topina bagnata. Gli sfregai lentamente
il clitoride tra le dita, poi con cautela le infilai indice e medio nella
vagina iniziando un movimento su e giù che la fece mugolare di piacere.
Gli tolsi le mutandine e sollevai la camicia da notte, me la tirai vicina
e presi in bocca i suoi capezzoli stringendo e palpando i seni sodi con
le mani.
Mentre lei si contorceva tutta, mi disse di non preoccuparmi, perché
lei e la sorella prendevano la pillola, per regolare il ciclo.
Mi aveva avviluppato una gamba tra le sue, e il mio uccello sfregava
sulla sua pancia.Lei sfregava la sua patatina coperta di peli lunghi e
morbidi sulla mia gamba e mi prese l’uccello in mano, strofinandolo poi
sul suo clitoride e sull’entrata della vagina copiosamente bagnata. La
penetrai lentamente, senza difficoltà, mentre lei con la mano continuava
a toccarsi e a serrare il mio uccello tra il pollice e l’indice per godersi
la stantuffata. Aveva una deliziosa michetta morbida e calda, e sentivo
la sua vagina stretta avvolgere il mio uccello procurandomi una sensazione
piacevolissima, come mai avevo provato prima. La sentivo inarcarsi gemendo
sotto di me, sino a che non aumentai il ritmo e venni, riempiendola di
sperma. Continuai a muovermi dentro di lei per un po’, con il cazzo semirigido
che ora scivolava con estrema facilità nella sua fighetta bagnata.
Bagnai un dito con i suoi umori e glielo infilai lentamente nel culetto
sino a quando lei, ansante, si scostò e mi disse basta. Mi sussurrò
che un’altra volta avremmo potuto provare anche dietro, se lo avessi voluto,
ma ora aveva sentito benissimo, molto meglio che con il ragazzo di sua
sorella.
Chiesi spiegazioni per questa sua inquietante affermazione, e lei mi
raccontò che Nuvola aveva un amico di nome Marco, ma i genitori
non li lasciavano uscire da soli e pertanto lei doveva accompagnarli. Una
sera, al cinema, lui era seduto in mezzo a loro ed aveva cominciato a toccare
Serena infilandogli una mano tra le gambe, mentre pomiciava con la sorella.
Poi lui gli aveva infilato una mano sotto le mutandine ed aveva cominciato
a masturbarla, con l’incitamento e l’approvazione di Nuvola che, mentre
si era chinata a fare un pompino a Marco spiava eccitata e compiaciuta.
Dopo il cinema, sulla via del ritorno a casa si erano appartati in un boschetto,
con Serena a fare da chaperon e da palo. Spiava intanto la sorella e l’amico
che, dopo un petting molto spinto, finivano per fare all’amore mentre lei
si masturbava da sola. Poi Nuvola ed il suo ragazzo, mezzi nudi, l’avevano
chiamata vicino a loro. Alle sue iniziali titubanze, Nuvola gli aveva detto
di non fare la cretina e poi dopo avergli alzato la maglietta,
aveva preso i suoi seni in mano e li aveva offerti da palpare e succhiare
al suo ragazzo. Dopo aveva tolto anche le mutandine alla sorella, Nuvola
aveva preso in mano l'uccello di Marco e lo aveva pilotato nella sua patatina
bagnata. Poi il ragazzo aveva fatto all’amore con Serena e la cosa si era
ripetuta altre volte, quando i due volevano divertirsi con lei e farla
partecipare ai loro giochi. Un’altra sera Nuvola l’aveva fatta spogliare
(per soddisfare un desiderio del suo ragazzo) poi dopo averla fatta mettere
alla pecorina, aveva preso il grasso usato per lubrificare le mammelle
alle mucche e gli aveva unto il forellino in mezzo alle natiche. Nuvola
aveva poi preso in mano l’uccello di Marco e aveva tentato di infilarlo
piano ma con decisione nel culetto recalcitrante della sorella, incurante
dei suoi lamenti, ma Serena si era divincolata e la cosa era finita lì.
Nuvola in quel momento entrò nella camera, si avvicinò
al letto e tirò via il piumino. Prese in mano il mio uccello semirigido
e bagnato di liquidi seminali, poi iniziò a masturbarmi lentamente
e quindi, rivolta alla sorella:
“Sei la solita troietta…sei tu che lo hai fatto bagnare in questo modo…ma
guarda com’è grosso ….ora devi asciugarlo per bene….succhia e pulisci….”
A me non sembrava vero. Che fossero abbastanza disinibite lo sapevo
(gli anni precedenti, durante le vacanze, avevamo fatto una conoscenza
molto approfondita dei nostri corpi, e quello era il loro gioco preferito)
ma non immaginavo, nemmeno nelle mie fantasie più ardite, che arrivassero
a tanto. Mi pareva di essere in un piacevolissimo sogno.
Serena, (che sembrava avere soggezione ed obbediva sempre alla sorella),
me lo prese in bocca ed iniziò un pompino delicatissimo, sembrava
avesse paura di farmi male, e Nuvola si avvicinava al mio viso. Io gli
abbassai le mutandine e presi a leccargli la passerina, poi scostai con
le dita i peli dal clitoride e lo presi in bocca sfregandolo tra le labbra,
mentre il mio uccello era di nuovo diventato rigido tra le labbra di Serena.
Nuvola venne quasi subito, poi scostò la sorella e mi montò
a cavalcioni, infilandosi il cazzo nella topina grondante umori, mentre
io gli palpavo le tette e gli succhiavo i capezzoli.Durante la cavalcata,
Nuvola venne diverse volte (lo sentivo dai movimenti del suo bacino) mentre
Serena si toccava guardandoci, poi godetti anch’io con un’orgasmo che mi
lasciò ansante e svuotato.
Ci alzammo e facemmo una bella doccia tutti assieme, poi scendemmo
a fare colazione.Per qualche giorno non facemmo più niente, solo
Serena (mandata dalla sorella) veniva a svegliarmi al mattino, alzava un
poco il piumino e me lo prendeva in bocca sino a farmi venire, mentre io
infilavo le mani sotto le sue mutandine e la toccavo. Io volevo anche scoparla,
ma lei si rifiutava perché la sorella glielo aveva proibito, perché
aveva paura che i suoi genitori ci potessero sorprendere in azione. Ma
tutti e tre avevamo voglia di giocare per divertirci alla scoperta di nuove
sensazioni.
Infatti, due giorni dopo, decidemmo di andare a fare una gita al ruscello
con il ragazzo di Nuvola, Marco, per rinfrescarci con un bel bagno tonificante.
Sulla strada ci fermammo in una cascina perché Nuvola e Serena volevano
invitare anche Paolo e Ornella, fratello e sorella, che durante il giorno
venivano sino in campagna per accudire alle bestie; i loro genitori stavano
in un altro podere aldilà del paese. Paolo era un bel ragazzo biondo,
alto, magro e sempre sorridente; Ornella aveva capelli neri corvini, lunghi
e lisci, che le arrivavano a metà schiena, ed un seno abbondante
e ben fatto, che s’indovinava sodo sotto la maglietta. I due fratelli accettarono
l'invito con entusiasmo, poiché la giornata era particolarmente
calda e afosa, e ci incamminammo subito verso la meta.Vicino ad una insenatura
del torrente, in un punto ove l'acqua fluiva tranquilla e adatto per fare
il bagno, Paolo aveva costruito su un isolotto la sua "cabina privata"
(una capanna di frasche ben mimetizzata nella vegetazione, nascosta da
una roccia e pertanto quasi invisibile, ove teneva due asciugamani e dei
vecchi teli militari) che usava per asciugarsi e cambiarsi.
Entrammo nella capanna, ed iniziammo a spogliarci: le ragazze rimasero
in mutandine e T-shirt, e noi ragazzi con i soli slip. Paolo propose: "Perché
non facciamo il bagno nudi? Qui non ci vedrà mai nessuno, e così
poi non dobbiamo far asciugare i vestiti….Io e mia sorella lo facevamo
sempre così…siamo abituati sin da piccoli …..fatelo nudi anche voi!
Tanto, voi ragazze sapete già com’è fatto un maschio, e noi
sappiamo bene come sono fatte le femmine"
Nuvola e Serena si guardarono, esibendo un sorriso imbarazzato "No,
dai…ci vergogniamo…teniamoci almeno le mutandine". Paolo, subito imitato
da sua sorella, iniziò a spogliarsi lentamente, rimanendo controvoglia
in slip bianchi che evidenziavano il rigonfiamento del suo sesso. Io li
imitai subito, spinto dalla curiosità di vedere Ornella seminuda,
e in ogni modo di fare un'esperienza insolita: le gemelle dopo un istante
di attesa si spogliarono come tutti, e noi guardavamo sorridendo le tette
sode e le loro patatine che si intravedevano sotto le mutandine bianche
da cui facevano capolino ciuffi di una morbida ed invitante peluria castana.
Marco ed Io però eravamo attirati dalle tette di Ornella e dall'ombra
della sua fica sugli slippini. In semitrasparenza appariva coperta da un
folto e ricciuto pelo scuro. Noi ragazzi eravamo già eccitati ed
i nostri cazzi si ergevano sotto gli slip, mentre le ragazze ci osservavano
ammiccanti. Ornella si era avvicinata alle gemelle, e, sorridendo, indicava
con la mano i nostri sessi: "Guardate che belli….Mauro, sono curiosa… me
lo lasceresti toccare?" Io arrossii, non sapendo cosa rispondere, anche
se ovviamente la cosa mi avrebbe fatto piacere, eccome….Ma Paolo la zittì
in malo modo e mi tolse dall'imbarazzo trascinandomi all'esterno verso
il torrente, ed invitando tutti a seguirlo subito.
Nuvola e Serena entrarono in acqua vicino a Paolo, e cominciarono a
scherzare con lui, per nulla imbarazzate, tirandogli manate d'acqua; lui
si difendeva e prese a rincorrerle, con l’uccello sempre eccitato; Serena
si lasciò prendere e Paolo la abbracciò da dietro prendendole
i seni tra le mani, mentre Nuvola interveniva per liberare la sorella,
finendo così anch'essa tra le braccia di Paolo, che le avviluppò
entrambe stringendole a sé. Le due gemelle si agitavano per liberarsi,
e fu così che Paolo perse l'equilibrio e finì in acqua (per
fortuna era alta solo mezzo metro!) trascinandole con sé, in un
groviglio di corpi vocianti e spruzzi d'acqua, ma purtroppo cadde in malo
modo su una pietra aguzza e si graffiò il sedere. Quando riuscì
a liberarsi ed alzarsi, scostò la mutandine e mostrò il graffio,
dal quale usciva un rivoletto di sangue. Io, Marco e Ornella eravamo rimasti
a guardare, e lei disse scherzosamente rivolta alle gemelle: "Mi avete
rovinato il fratellino! Ora accompagnatelo subito nella capanna e curatelo!
Dovete fermare il sangue e farlo rilassare dopo lo spavento!" Le gemelle
obbedirono prontamente, mettendosi a lato di Paolo, che appoggiò
le sue braccia sulle loro spalle per sorreggersi, approfittando anche per
stringerle forte a sé (e toccargli le tette) e poi il trio si incamminò
verso la capanna.
Ornella ci disse "Perché non mi insegnate a nuotare? Dai,
che mi metto giù!" E si sdraiò in acqua, a pancia sotto.
"Dai, mettimi le mani sotto la pancia, così mi tieni a galla". Io
la assecondai, e mi inginocchiai in acqua, con l'uccello di nuovo in tiro,
alla vista di quel bel culetto con le natiche a mandolino. Con una mano
sentivo l'inizio dei peli della sua passerina, e con l'altra sentivo i
globi dei suoi seni che vi si strusciavano contro ad ogni goffo movimento
delle braccia e delle gambe; lentamente feci scivolare la mano nelle mutandine
fino sulla patatina, in modo da averla tutta nel cavo della mano, e insinuai
l'indice tra le labbra del sesso. All'inizio non disse nulla, ma dopo un
po’ si girò con un sorriso eccitato, sedendosi in acqua, poi con
la sua mano spinse la mia sulla passerina bagnata allargando le gambe per
facilitarmi il compito, e con l'altra si infilò tra i miei slip
e prese in mano l'uccello, serrandolo forte quasi a saggiarne la consistenza
iniziando a masturbarmi lentamente, mentre io con l'altra mano le palpavo
i seni sodi e durissimi, con i capezzoli eccitati e tesi all'insù.
Marco si avvicinò per guardarci meglio, mentre si masturbava con
la mano esibendo un uccello rigido e sottile, poi iniziò a toccare
Ornella. Ma l'acqua era fredda, e la posizione dannatamente scomoda per
tutti, per cui uscimmo dall'acqua, e ci dirigemmo verso la capanna con
Ornella che mi teneva il pisello in mano come se avesse paura di perderlo.
" Ornella, ora lasciami stare, se ci vede tuo fratello….”Non preoccuparti.
Anche lui, quando andiamo a riposare e siamo soli, al pomeriggio nel fienile
o la sera, mi tocca sotto le mutandine e vuole anche ciucciarmi i seni,
poi me lo mette in mano, e qualche volta vuole anche che glielo succhi
con la bocca, sino a quando non si bagna. Ha provato anche a infilarmelo
dentro, ma mi faceva male e l’ho fatto smettere. Ho spiato mia sorella
con il suo fidanzato, prima che si sposasse, e anche loro facevano così
nel fienile….Senti, avviciniamoci piano, e vediamo cosa stanno facendo
Paolo e le tue cuginette…".
Ci avvicinammo in silenzio, con Ornella che mi tirava vicino a sé,
ma, arrivati alla capanna, mentre Marco entrava, io mi misi dietro di lei
che conosceva un pertugio vicino alla roccia da dove si poteva spiare all'interno.
Gli infilai una mano dentro le mutandine accarezzandogli la patatina e
i peli, mentre con l'altra mano gli palpavo il seno sodo, e premevo con
il mio uccello infilato nel solco delle natiche. Paolo era sdraiato sulla
coperta, a terra con la pancia sotto, mentre Nuvola gli aveva abbassato
le mutandine e gli accarezzava il segno della ferita con il dito bagnato
di saliva. Serena (che egoisticamente pensavo fosse un poco mia) era seduta
a gambe spalancate, con espressione sognante ed occhi chiusi, davanti a
Paolo che gli toccava la passerina tenendogli scostate le mutandine!
Nel vedere la scena sentii inconsciamente come una fitta di gelosia
che mi attanagliò la bocca dello stomaco per alcuni istanti, mentre
la mia eccitazione crebbe a dismisura. Poi Marco entrò, si rivestì
con Nuvola, togliendosi le mutandine che lasciarono ad asciugare.Disse
a Paolo che loro due si incamminavano e li avrebbero aspettati nella cascina.
Mentre usciva, Nuvola (che sembrava avere un debole per Paolo) raccomandò
alla sorella di non fare la sciocca e di non fare la scontrosa con Paolo,
perché era ferito e se era caduto la colpa era anche sua.
Poi Paolo si girò di lato, mettendo davanti a Serena la vista del
suo cazzo ben in tiro, gli prese la mano e gliela mise sopra….ma lei si
mise ad ansimare, prese a masturbarsi velocemente e godette, gemendo e
stringendo più forte il cazzo eretto, poi lentamente vi avvicinò
il viso, prese dapprima a leccarlo con la lingua, poi ruppe gli indugi
e lo prese in bocca, iniziando a succhiarlo lentamente, sino a farlo sparire
tutto in gola.
Ornella nel frattempo aveva preso in mano il mio uccello, e se lo strofinava
nel solco delle natiche mentre io spingevo, eccitato al massimo, sino a
quando non venni bagnandola nel culetto e tra le cosce. Lei si girò,
ammiccando e guardandomi con un sorriso malizioso, mentre con una mano
mi prese il polso, accelerando i miei movimenti sulla sua fica insistendo
sul clitoride, sino a quando non venne piegandosi e sussultando. Le infilai
dentro un dito, lentamente, e lo ritrassi bagnato di un liquido biancastro
ed appiccicoso mentre Ornella mugolava di piacere, poi con una mano riprese
a menarmi l’uccello.Si abbassò e me lo prese in bocca, iniziando
a leccarmelo tutto, poi lo ingoiò più che poteva iniziando
un pompino da esperta professionista (ci metteva anche l’anima, meglio
di Serena). Intanto spiavo Paolo che aveva cominciato a scopare Serena
con foga. Vedevo il suo uccello entrare ed uscire dal sesso bagnato della
ragazza che chissà perché pensavo mia, e la cosa mi procurò
un’eccitazione fortissima, nuova e mai provata in precedenza. In breve
ebbi un orgasmo inaspettato ed intensissimo nella bocca di Ornella che,
colta alla sprovvista, dovette ingoiare tutto il mio liquido. Vidi però
che si leccava le labbra, ed infatti lei, sorprendendomi alquanto, mi assicurò
che il mio sperma aveva un sapore migliore di quello di suo fratello ed
anche di quello di alcuni compagni di scuola. Dopo un poco sentimmo dei
gemiti provenire dall’interno, ed io riprovai una fitta istantanea di gelosia
al pensiero che un altro aveva goduto nel corpo della mia cugina prediletta.
Ma nel frattempo cominciarono a cadere dal cielo grosse gocce di pioggia
che potevano annunciare un imminente temporale, e pertanto dopo aver risciacquato
e strizzato le nostre mutandine entrammo nella capanna. Paolo e Serena
erano a terra, e vedevo i peli bagnati del sesso di lei, mentre lui la
baciava sul collo e con una mano gli palpava il seno.
Lei mi guardò con un timido sorriso, ma io distolsi lo sguardo.
Chissà perché, mi sentivo come frustrato ed incupito, come
se mi avessero portato via qualcosa. Dopo un poco, ci rivestimmo e ci avviammo
verso la cascina di Paolo. Ornella mi chiese perché fossi diventato
taciturno, ed io detti la colpa ad un principio di indigestione.
Alla sera, a casa, parlai poco anche con gli zii e mi dichiarai indisposto,
poi mi cacciai subito a letto. Dopo un poco Serena entrò nella mia
camera, portandomi una camomilla. Mi abbracciò e mi chiese scusa,
ma lei non pensava che io potessi essere geloso e me la potessi prendere
in quel modo per il suo atteggiamento. Mi disse che lei aveva fatto l’amore
con Paolo solo per obbedire a Nuvola. Mi sussurrò in un orecchio
che, per farsi perdonare, la mattina dopo sarebbe venuta a letto con me
non appena i genitori si fossero recati al lavoro. Mi disse anche che avrebbe
portato il grasso delle mammelle delle mucche, se avessi voluto provare
il suo culetto…poi mi baciò e scappo via.
Mi addormentai riconciliato con il mondo, anche se una leggera vena
di gelosia continuava ad attanagliarmi lo stomaco.
Sperando che il racconto delle mie vacanze estive di alcuni anni fa
vi sia piaciuto, se gradirete conoscere il seguito… ve lo racconterò
la prossima volta.
Ciao a tutti i frequentatori di questo bellissimo sito.
Mauro