L'idraulico




La storia a tre con Mario aveva trasformato Matilde nella donna dei miei sogni: ora potevo da lei aspettarmi cose che prima mi limitavo a desiderare senza però sperare che si concretizzassero. Per questo durante la giornata mi ritrovavo spessissimo eccitato al pensiero di cosa avrei fatto con mia moglie. Avevo sempre desiderato che lei si esibisse con malizia ad un qualche operaio venuto a casa nostra per riparare qualcosa; ora potevo parlarne a Matilde con buona speranza di vederla poi all'opera e la cosa mi faceva letteralmente impazzire.

Pensai parecchio a quali parole utilizzare ed un paio di volte fui lì lì per chiederglielo ma mi tirai indietro, finchè dopo qualche giorno le dissi in modo diretto: "mi piacerebbe vederti fare la puttana con qualche operaio a casa nostra".
Lei reagì come speravo ed immediatamente ci trovammo a discutere i particolari dell'operazione. A me sarebbe spettato il progetto dettagliato fin nei particolari, Matilde si impegnava a rispettare tutto alla lettera, voleva però scegliere lei il soggetto maschile di quella avventura.
Nei giorni successivi non parlammo più della cosa ed io che ero ben lungi dall'averla dimenticata attendevo che mia moglie mi desse qualche segnale. Questo arrivò dopo nemmeno una settimana, con un inciso buttato lì in un discorso con estrema innocenza, Matilde mi disse che l'indomani sarebbe venuto l'idraulico a riparare la lavastoviglie.
Immediatamente le chiesi maggiori particolari; aveva chiamato un ragazzo giovane, sulla ventina che aveva da poco aperto l'attività nel paesino a dieci chilometri da casa nostra nel quale eravamo soliti andare a far spesa. "Un vero bonazzo" mi disse
passandomi la palla. Lui sarebbe venuto alle 6 di pomeriggio ed io senza grossi problemi sarei potuto rientrare a casa per quell'ora. Chiesi a Matilde di farsi trovare vestita con una camicia, una minigonna, un paio di autoreggenti scarpe dal tacco alto e niente altro. Lei avrebbe dovuto, facendogli vedere la lavastoviglie, trovare il modo di sporcarsi la gonna così da avere una scusa per toglierla.
Il giorno dopo alle sei meno un quarto arrivai arrapatissimo a casa, trovai Matilde vestita come richiesto, la baciai con avidità e le slacciai quasi tutti i bottoni della camicia in modo da metterle quasi allo scoperto il seno. "Così mi piaci di più" le dissi.
Il ragazzo arrivò con un po’ di ritardo dopo una mezzora ed io mi misi in salotto a far finta di leggere un giornale seduto in poltrona. I due passarono nell'atrio comunicante con il salotto ed io potei osservare il ragazzo, un fusto evidentemente
palestrato di almeno un metro e ottanta, decisamente bello; la cosa mi dette un po’ fastidio ma ero troppo eccitato per farci caso.
Sentii Matilde che gli indicava la lavastoviglie e che immediatamente dopo imprecava per essersi sporcata.
Sorridevo sotto i baffi compiaciuto.
Attesi un paio di minuti e mi avviai in cucina dove trovai uno spettacolo decisamente arrapante: Matilde era in piedi senza la gonna e la stava pulendo nel lavandino, aveva in mostra le gambe fino al bordo inferiore del sedere appena coperto dalla camicia
mentre le autoreggenti con il loro bordo di pizzo ed i tacchi alti completavano il quadro in modo esaltante.
Lei si girò verso di me strizzandomi l'occhio. Il ragazzo era a bocca aperta con gli occhi piantati sui glutei di mia moglie e non si accorse che dopo qualche attimo della mia presenza.
"Va tutto bene?" chiesi. "certo caro" mi rispose Matilde con aria maliarda "solo che ho macchiato la gonna e la sto pulendo prima che sia troppo tardi". Il ragazzo, che nel frattempo mi aveva salutato con evidente imbarazzo, aprì la lavastoviglie e si
inginocchiò iniziando ad armeggiare, anch'io, fingendo indifferenza nei confronti di Matilde, mi inginocchiai da parte a lui chiedendogli notizie del guasto. Non mi ricordo cosa mi rispose, solamente ho indelebile il ricordo del fatto che da quella posizione si intravedeva la peluria della figa di mia moglie. Il ragazzo continuamente muoveva lo sguardo da quello spettacolo alla lavastoviglie e viceversa. Io mi alzai dicendo "ok, visto che tutto va bene vi lascio soli" e nell'uscire diedi una palpata al culo di Matilde. Mi misi appena fuori in modo da ascoltare senza esser visto. Matilde iniziò a conversare, secondo gli accordi a questo punto avrebbe dovuto aver allacciato un solo bottone della camicia all'altezza dell'ombelico. L'operaio rispondeva a monosillabi e quella conversazione proseguì per alcuni minuti fin che sentii lei che diceva: "cosa fai? sei pazzo! mio marito!": lui doveva aver allungato le mani.
Seguì un prolungato silenzio che durò fin quando si sentì Matilde emettere una serie di sospiri, quasi gemiti. A questo punto mi affacciai alla porta. Erano in piedi, lui la cingeva tenendole saldamente le mani sul culo e le stava succhiando un seno, la camicia di Matilde era del tutto sbottonata ma ancora indosso a lei.
Mi finsi arrabbiato: "cosa fai troia!" dissi. I due si staccarono, Matilde coprì la sua nudità con la camicia ed il ragazzo divenne rosso paonazzo. Calcai la dose insultando mia moglie con epiteti tipo "lurida vacca", "puttana schifosa", "troia da marciapiede" ed altre delizie simili. L'idraulico raccolse la cassetta dei ferri e fece per avviarsi alla porta, io però lo fermai. "Dove credi di andare? Voglio vedere questa vacca all'opera!" tolsi violentemente la camicia a Matilde e la incalzai "avanti fagli un pompino!"
spingendola verso di lui. Lei gli slacciò i pantaloni, si accovacciò in una posizione analoga a quella che si assume per defecare in un cesso alla turca ed iniziò a succhiargli il cazzo che era in potente erezione.
"Voglio che le sborri sulla faccia!" intimai a lui mentre continuavo a proferire epiteti a di lei. Dopo meno di 5 minuti la fellatio ebbe fine e il ragazzo eruttò sulla faccia di mia moglie un'enorme quantità di sperma. Immediatamente si tirò su le braghe, prese
la cassetta e si avviò alla porta con estrema fretta, prese la giacca e senza infilarsela uscì di casa. Ora era il mio turno e scopai con irruenza Matilde sul pavimento, trovandomi persino a baciarle la bocca sporca di sperma. Le venni anch'io sulla faccia
godendomi la scena di lei che ad occhi chiusi con la bocca aperta e la lingua protesa in fuori si sforzava di inghiottire più sperma che poteva. Era meglio, molto meglio di un'attrice porno ed era di più che una semplice puttana era la regina delle troie.
Dopo poco si alzò, non si ripulì, prese il telefono e chiamò Mario, gli raccontò tutto soffermandosi a descrivere i particolari e lo invitò a venire a scoparla. Così la serata finì con un'orgia a tre durante la quale Matilde diede il massimo di sé spompandoci entrambi. Mario si era presentato con un regalino che, disse, pensava di dare a mia moglie il sabato successivo. Era un pacchettino lungo una trentina di centimetri, sul biglietto c'era scritto: a Matilde la migliore delle puttane. Dentro c'era un
enorme vibratore di lattice color carne, mia moglie esultò quando lo vide e subito si mise ad adoperarlo offrendoci uno spettacolo di rara bellezza.
Rimase nuda per tutta la sera e durante la cena tenne il vibratore acceso ed infilato nella figa standoci seduta sopra. Ebbe almeno due orgasmi prima della fine del pasto.

Poi io e Mario ci spogliammo ed iniziammo a strusciarci su di lei. Eravamo in piedi e Matilde era stretta tra noi che la palpavamo ovunque. Io le infilai da dietro il pene tra le labbra della figa e lei si chinò in avanti per consentire la penetrazione. Nel frattempo
aveva iniziato a masturbare Mario con una foga spaventosa, lui le strizzava con le dita i capezzoli tirandole le tette verso il basso in un modo che doveva essere certamente doloroso, lei accompagnava i miei colpi da dietro con gemiti di piacere che erano
quasi urla. Ad un certo punto decisi di provare a penetrarla dove mai prima ero riuscito ad arrivare, le appoggiai la cappella sulla rosetta dell'ano e cominciai a spingere.
"No ti prego!" disse irrigidendosi, ma probabilmente pensava il contrario tant'è che spinsi con forza e vinta la resistenza iniziale la penetrai con facilità. Lei lanciò un urlo di piacere, e man mano che riprendevo a muovermi con crescente foga lei ricominciò a gemere ed a masturbare Mario come un'ossessa.
Poi il nostro amico si sdraiò a terra e prendendola per i fianchi la tirò sopra di se, io assecondai il movinento di Matilde e così ci trovammo a prenderla in un favoloso sandwich; lui da sotto la stava chiavando mentre io in ginocchio da dietro la inculavo.
Mario venne ben prima di me ed io continuai a sodomizzare mia moglie mentre lei gli succhiava il cazzo. Quando anch'io venni il nostro amico era nuovamente in erezione e Matilde chiese d'essere inculata anche da lui. Si sdraiò di schiena sul pavimento e lui standole sopra sodomizzò mentre lei al colmo del piacere gli piantava le unghie nella schiena. Io presi la polaroid e feci qualche foto che poi regalammo a Mario, tutte tranne una, che è in un porta foto sul comodino di Matilde a futura memoria.

L'avventura con l'idraulico non fu senza strascichi, alcuni dei quali spiacevoli tanto per me che soprattutto per Matilde che ricevette nel giro di pochi giorni le avances del panettiere sessantenne e del laido barista del paese, del ragazzo e che,
soprattutto, subì una scenata isterica della moglie del panettiere prendendo della puttana ed un ceffone.
Da allora evitiamo di fermarci in quel paese e Matilde va a far spesa in città accollandosi l'onere di fare una ventina di chilometri in più, ad ogni buon conto sono convinto che ne sia valsa la pena!
 

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