...sempre più Puttana!



Mario, il nostro caro vecchio amico, telefonò pochi giorni dopo la grande serata passata da lui.
Fu Matilde a rispondergli ed usò una cordialità estrema, quasi esagerata. Tra noi, se non per qualche accenno, non avevamo parlato più di quella serata e per quel poco lei mi era parsa un po’ imbarazzata, ora però sentirla e vederla così spigliata mi dimostrava quanto fosse convinta di se stessa ed il constatarla così troia mi eccitò parecchio.
Ci accordammo per uscire a cena il sabato successivo.
Quella sera con Matilde facemmo una scopata sensazionale, durante tutta la fase preliminare lei si lasciò andare a raccontare le sensazioni che aveva provato da Mario, io la incitavo e intanto lei constatava che mi scaldavo sentendola raccontare. La cosa più straordinaria fu la confessione di quanto la avesse eccitata l’improprio prostituirsi con il suo marito e con un vecchio amico. Al colmo del piacere mi disse che le sarebbe piaciuto provare a farlo con uno sconosciuto come una vera puttana!
Lì per lì la cosa mi eccitò spaventosamente, successivamente però mi preoccupò, sinceramente l’avere una moglie troia mi piaceva ma c’era un limite, anche se non lo avevo individuato sapevo che doveva esserci, e mi pareva che quella richiesta lo
avesse superato.
Da quella sera comunque ho scoperto il piacere di chiamarla Puttana, di dirglielo in faccia mentre scopiamo ma anche di sussurraglielo all’orecchio nei momenti più impensati, ed è stupendo constatare quanto lei si ecciti!

Quel sabato sera invitai Matilde a non indossare la biancheria intima, lei in risposta mi strizzò l’occhio ma non disse nulla, si limitò ad andare a vestirsi.
Dopo poco ricomparì indossando una gonnellina a portafoglio blu con due grandi bottoni chiari ed una camicia bianca. Sembrava una collegiale, la gonna comunque era abbastanza corta ed a completare il quadro c’erano un paio di scarpette con il tacco a spillo.
Era decisamente bella, mi avvicinai per baciarla e le palpai il culo per verificare l’assenza delle mutandine; rimasi deluso ma comunque non commentai. Mario venne a prenderci di lì a poco ed assieme con la sua auto ci dirigemmo verso il ristorante.
La conversazione tra noi si fece ben presto piccante e del resto, dati i presupposti, non v'era da sorprendersene. La particolarità comunque stava nel fatto che eravamo in un ristorante ed i nostri vicini di tavolo avrebbero potuto ascoltare perfettamente i
nostri discorsi. La cosa, che a me procurava eccitazione, pareva imbarazzare Matilde che parlava a voce molto bassa e diverse volte arrossì. Il tema era la vocazione della puttana che Matilde aveva manifestato col suo comportamento e che né a me
né tantomeno a Mario dispiaceva, anzi, eravamo talmente contenti di averla scoperta che ora incitavamo mia moglie a darle corso completamente. Dal suo canto Matilde pareva apprezzare moltissimo il fatto di essere il soggetto di una simile
conversazione, accettava senza batter ciglio di essere chiamata puttana ed arrivò a parlare di se definendosi una gran troia. Si compiaceva di quel ruolo ed evidentemente era felice del nostro giudizio.
Pian piano si chiarivano le regole di quella specie di gioco di ruolo che stavamo facendo e che era stata Matilde ad introdurre ed iniziare. Lei desiderava sentirsi un oggetto ed essere trattata come tale, non lo diceva esplicitamente ma era chiarissino, e
contemporaneamente voleva mantenere il controllo della situazione. In somma quel gioco lo avremmo potuto fare solamente fino a quando lei lo avesse voluto e la cosa comunque ci stava benissimo.
Solo una settimana prima non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione simile, lo desideravo ma mia moglie si era sempre rivelata refrattaria a mie richieste anche per cose molto meno spinte, quasi innocenti al confronto di quel che capitava ora. Ero
eccitatissimo, inutile dirlo, e desideravo finire in fretta la cena per godermi il resto della serata.
Fu comunque Mario a sorprendermi facendo una richiesta a Matilde che io mai avrei pensato di fare: le chiese di togliersi le mutandine rimanendo seduta al tavolo. Lei arrossì violentemente e si negò ma lui insistette, eravamo in un tavolo d'angolo e Matilde era seduta tra noi due in modo da essere completamente nascosta, anch'io appoggiai la richiesta di Mario e dopo
parecchi minuti di insistenze lei accettò, si sollevò la gonna rimanendo seduta, un po’ goffamente a dire il vero, e si sfilò le mutandine che finirono in una tasca dei miei calzoni. Con nostra gioia non riabbassò la gonna e si limitò a coprirsi con il tovagliolo. Era fantastica, evidentemente eccitata, io infilai una mano tra le sue cosce che lei allargò leggermente dicendomi: "senti quant'è bagnata" ed invitò Mario a fare altrettanto. Ci trovammo così a sgrillettarla in due contemporaneamente e la cosa proseguì fino a quando non sopraggiunse il cameriere con i secondi.
Durante il resto della cena fu progettata la serata, eravamo io e Mario a discutere, Matilde si limitava a sorriderci con evidente compiacimento, s'era limitata a dire che avrebbe fatto quello che avremmo voluto.
Io volevo andare direttamente a casa mentre Mario proponeva di andare in discoteca, diceva, ad esibire un po’ la nostra puttana, la cosa non mi dispiaceva ma eccepii che era vestita in modo troppo castigato per un'esibizione e così alla fine decidemmo di passare a casa per farle indossare il mini abito della sera prima e poi andare in una discoteca fuori provincia
che Mario conosceva da tempo. Matilde interpellata sul programma disse semplicemente: "se stà bene a voi?"; era calata nel suo ruolo senza esitazioni ed era eccezionalmente arrapante.

Pagammo ed uscimmo, l'auto di Mario era in un angolo in penombra del parcheggio ed il lato dal quale io e mia moglie stavamo salendo era coperto alla vista altrui dalla stessa auto, io ebbi un'illuminazione: "perché non ti spogli prima di salire?" Matilde fu
sorprendentemente felice di quella richiesta, aprì la portiera posteriore dell'auto e si spogliò consegnandomi gli indumenti; si tolse prima la gonna e poi si slacciò in fretta la camicia e si tolse il reggiseno quindi salì velocemente vestita solamente di calze e scarpe. Io ero estasiato, Mario assistette alla scena a bocca aperta. Raggiungemmo casa nostra con lei sdraiata sul sedile posteriore che ad ogni lampione si acquattava per non farsi vedere dall'esterno, io avevo un'erezione quasi esplosiva.

Giunti a casa dopo un quarto d'ora di viaggio scesi dall'auto seguito da Mario portando con me i suoi i vestiti. Abitiamo in una villetta in campagna, non isolata ma sufficientemente appartata da consentirle di percorrere il breve tratto dall'auto alla porta
d'ingresso senza troppe probabilità d'esser vista. Aprii la porta di casa e ritornai alla macchina, "avanti, cosa aspetti?", lei più velocemente che poteva s'avviò verso casa e nel passarmi davanti mi sussurrò sorridendo "bastardo!".

Mario appena in casa iniziò a baciarla ed a palparla ovunque, dopo poco lei si inginocchiò e, dopo avergli sbottonato i pantaloni, iniziò a fargli un pompino. Io mi tolsi le braghe ed iniziai a masturbarmi stando in piedi dietro di lei, durai meno di un minuto e le
imbrattai la schiena del mio sperma, subito dopo fu la volta di Mario che le eruttò sulla faccia una quantità enorme del suo seme.
Lei si alzò in piedi e senza scomporsi, con lo sperma che le colava dal viso, chiese: "volete qualcosa da bere?"

Ci servì un whisky e poi si ripulì il viso con un fazzoletto, quindi disse "ho la figa in fiamme, perché non rinunciamo alla discoteca e mi scopate subito?" noi eravamo seduti sul divano e lei si era accovacciata davanti a noi dedicandosi ad accarezzare il cavallo delle nostre braghe che nel frattempo ci eravamo risistemate.
Io non resistevo più, mi alzai e cominciai a spogliarmi, lei appena il mio cazzo fu libero lo prese in bocca, Mario mi imitò subito e Matilde iniziò a dedicarsi anche al suo membro con voluttà. Io iniziai a leccarle la figa, lei era seduta oscenamente sul tappeto a gambe larghe, Mario si era inginocchiato per permetterle di continuare il pompino.
Iniziai a scoparla strappandole un sospiro di godimento mentre continuava a spompinare Mario.
La chiavammo a turno scambiandoci la posizione, lei si lasciò andare a più orgasmi urlando, era fantastica, era la troia che desideravo ed era mia moglie, e tutto ciò mi rendeva felicissimo.
Il nostro amico se ne andò verso le tre di notte, lei lo salutò baciandolo con avidità, lui con un "a presto puttana!" che la fece evidentemente eccitare. Io ero distrutto ma trovai la forza per chiederle di non rivestirsi, Matilde mi accontentò e rimase nuda fino a lunedì mattina quando si vestì per andare in ufficio.