...la vostra puttana!

 
 

Vi invio il racconto di come è iniziata la storia a tre con Mario, il resto verrà poi ........

Quella sera Matilde indossava un cortissimo abitino nero allacciato sul davanti con una lunga fila di bottoni, calzava scarpette con tacco a spillo anch'esse nere e le sue gambe erano inguainate da un paio di calze bianche. L'abito era così corto che le bastava chinarsi anche di poco per mostrare il merletto delle autoreggenti. Nel complesso era uno spettacolo incredibilmente arrapante. Eravamo diretti a cena da vecchio amico che nell'invitarci aveva raccomandato, più per scherzo che altro, che lei si vestisse in modo sexy. Evidentemente mia moglie, ben sapendo che la cosa mi avrebbe fatto piacere, lo aveva preso alla lettera. In ogni caso Matilde, nonostante io lo chiedessi spesso, non era solita abbigliarsi in modo così sexy e per questo vederla fu una sorpresa, una piacevole sorpresa che mi lasciò per un po’ interdetto a fissarla. "Ti piaccio?" mi chiese pavoneggiandosi ed aggiunse maliziosamente "pensi che piacerò anche a Mario?". Seduta in auto aveva il bordo superiore delle calze perfettamente in evidenza. Mi chiedevo come la serata avrebbe potuto evolversi, con Mario eravamo molto in confidenza e spesso i nostri discorsi diventavano piccanti, quell'abbigliamento di mia moglie certamente non avrebbe ritardato l'innescarsi di una conversazione a tema erotico e così fu. Il clima della serata s'era fatto vieppiù eccitante ed il vedere come mia moglie avesse evidentemente acceso oltre che la mia anche l'eccitazione di Mario, rendeva la situazione arrapante come mai. Ormai la cena volgeva al termine ed una buona dose di vino ci aveva tolto quasi ogni inibizione. Il discorso s'era addentrato nell'analisi del desiderio di esibirsi che per Mario era tipico di ogni donna e che finiva con l'essere costantemente frustrato. Matilde era il riferimento pratico di ogni teoria e la cosa pareva darle estrema soddisfazione. Ad un certo punto fu invitata ad alzarsi ed a camminare per la stanza per mostrarci la sua tenuta, lei non si fece pregare e camminò in modo estremamente sensuale ancheggiando e tenendo una mano su un fianco, ad un certo punto mentre ci volgeva le spalle fece risalire l'abitino fino a mostrarci le mutandine. Mario fece un fischio d'approvazione ed io con aria di sfida le dissi "voglio proprio vedere fino a dove hai il coraggio di arrivare!" Fu come darle un'autorizzazione, lei si girò verso di noi ed iniziò a slacciare, uno per uno, i bottoni dell'abitino lasciandolo alla fine precipitare sul pavimento, fece qualche passo e dopo avermi strizzato l'occhio si girò di schiena e si tolse reggiseno e mutandine. Poi come se nulla fosse tornò, nuda, a sedersi a tavola. Io ero a bocca aperta, nonostante avessi spesso desiderato che lei facesse qualcosa di simile e ne avessi parlato con lei, non mi sarei mai aspettato un comportamento così disinibito. Era seduta tra me e Mario, io iniziai a palparle una coscia mentre Mario paonazzo tentava di dissimulare l'eccitazione slacciandosi la cravatta e tossendo nervosamente con gli occhi piantati sulle tette di Matilde. Fui io ad invitarlo: "avanti, cosa aspetti, tocca pure quanto vuoi!" e così mentre io iniziavo ad addentrare le mie dita tra la peluria della figa di mia moglie, il nostro amico le palpava i seni ed eravamo completamente privi d'autocontrollo. Improvvisamente però Matilde ci scacciò: "lo spettacolo è finito miei cari!" si alzò e si rimise l'abitino senza indossare la biancheria e si avviò verso il bagno. La cosa mi procurò un profondo senso di frustrazione ed immagino che la cosa valesse anche per Mario, a quel punto desideravo solamente scoparla e, confesso, l'idea di vederla scopata dall'amico non faceva che eccitarmi ulteriormente. Lei tornò sorridente e vedendoci muti ed immusoniti ci incalzò: "avanti ragazzi, vediamo di toglierci dalla testa certe cose! perché non usciamo?" evidentemente aveva raggiunto il suo limite massimo ed ora tentava di mettersi al sicuro portandoci fuori di casa. A malincuore accettammo e ci ritrovammo in macchina a zonzo per la campagna discutendo sulla meta da scegliere. Io tentavo di riportare la discussione sul tema dell'esibizionismo e Mario mi dava man forte, Matilde però schivava il discorso. Ad un certo punto la incalzai direttamente: "Scommetto che non hai il coraggio di spogliarti anche qui in macchina!" Lei rivolse un sorrisetto malizioso tanto a me che guidavo che a Mario seduto sul sedile posteriore, il quale annuì "certo anch'io sono pronto a scommettere" lei rispose sorprendendoci: "quanto? quanto volete scommettere!" mia moglie quella sera era una sorpresa continua, ora giocava a farci dare un prezzo alla sua esibizione come fosse una professionista. Immaginando che in gioco finisse lì risposi "vanno bene duecento?" "a testa?" guardai Mario con aria d'intesa, lui tirò fuori dal portafoglio una banconota da cinquecentomila lire e la porse a mia moglie. "ecco fatto Matilde!" Nel frattempo io avevo infilato una stradina laterale deserta. Lei rimase per un po’ senza dire nulla, aveva in mano la banconota e si guardava attorno. Evidentemente l'idea di esibirsi a pagamento doveva eccitarla moltissimo. Poi disse: "Va bene!" Si tolse l'abitino, e la biancheria, poi porse il reggiseno a Mario ed a me le mutandine dicendo: "souvenir della serata!" e ripose nella borsettina la banconota che aveva tenuto in mano durante tutta l'operazione. Le sorprese di quella serata erano veramente infinite, sentivo il cuore in gola ed avevo un'erezione talmente forte da esser quasi dolorosa. A questo punto con il solo scopo di fare una battuta chiesi: "quanto vuoi per una sveltina!" lei fece un sorrisone e rispose: "il doppio!" Guardai nel portafoglio, avevo poche centomila, Mario fece lo stesso, anche lui aveva ancora poco, estrasse il libretto degli assegni. Con mia ulteriore sorpresa lei gli porse la biro che era nel vano portaoggetti. Poi si rivolse a me invitandomi a fare come Mario. Ripose i due assegni nella borsetta e disse: "prego servitevi come meglio credete della vostra puttana!" Fu una notte indimenticabile! Il giorno dopo lei si comportò come se nulla fosse successo, ma da allora io ancora devo 250mila a Mario che ogni tanto me lo ricorda.

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