Il Medaglione





Si trattava di una cena “tra normali” come usa dire una mia amica: per intenderci una di quelle cene tra conoscenti ed amici che possono sapere ufficialmente ben poco della mia seconda pelle sensuale, del mio piacere di mettermi in gioco in rete, del mio vivere in coppia la mia curiosità e la mia passione.
Abbastanza noiosa come sono spesso certe serate sin troppo “normali”; lunga, formale, un ristorante sin troppo “plastico”; una di quelle serate nelle quali mangi troppo, le donne finiscono per parlare tra loro e gli uomini dall’altra parte. Una di quelle serate dove a un certo punto puoi distaccarti da te stessa e come per magia guardare la scena dall’alto…

Da quella inquadratura a volta vedi cose che non avevi notato a livello terra: guardando da li, poi, puoi cambiare i tuoi movimenti e il gioco si innesca.

E’ stato da li sopra che ho notato la differenza cromatica: in una prevalenza di abiti scuri, io ero vestita di giallo. Non era una serata in cui ero partita agguerrita, tutt’altro, quella sera mi era “girato” così; mini molto corta e giacca gialle, gambe nude che avevo rese lucide “trattandole”, una maglietta bianca, con una scritta scema che mi era piaciuta acquistandola: “Ho una idea da proporti”.
In fondo ho solo 26 anni e un fisico che mi può permettere di giocare un po’…
Sandali alti con 12 centimetri di tacco, niente reggiseno, un perizoma fatto di una spugna di cotone bianco molto trasparente e qualche accessorio, orecchini, un anello, una collana con un medaglione: un regalo di un amico. In metallo cromato attorno a un display scorrevole che tenevo spento: era bello anche con quello sfondo così, rosso rubino…Non mi sembrava a quella cena avessero l’ironia sufficiente per accettare una scritta scorrevole come quella che avevo programmato “Fuck me hard!”; in una discoteca o per strada, in un certo contesto poteva starci, non li…Non con quella gente.

Da quell’angolo in alto mi vedevo molto guardata; non me ne ero accorta prima; vedevo che le mie cosce erano molto scoperte, che si potevano intravedere le mutandine, vedevo i miei sorrisi e i loro cazzi duri sotto la stoffa dei pantaloni. Vedevo le donne parlare in modo concitato di cose che a me non potevano interessare di meno; un po’ di uomini presi dallo schermo dove trasmettevano la partita di calcio. Altri, apparentemente presenti in modo “neutro” accanto a tutto questo: alle loro donne, ai loro amici…In realtà erano “dentro” di me. Erano coinvolti dal guardarmi. Il mio uomo assonnato quanto me poco prima, alle mie spalle…Tra i miei 4-5 osservatori alcune semplici conoscenze formali, altre di consolidata e non dubitabile natura e origine: per cui faceva particolarmente effetto vederli così eccitati dalle mie gambe…

Quel guardarmi dall’alto, quel vedere la situazione mi ha risvegliata e ha risvegliato i miei occhi da gatto: gli occhi di un gatto ci vedono meglio in situazioni di caccia, specie se la luce non è forte, le pupille cambiano forma. Anche il mio olfatto si rafforza…Inoltre da due punti di osservazione si ha una vista privilegiata. E i tuoi movimenti diventano calmi e spietati.

Quando le antenne si drizzano (e non sto facendo triviali doppi sensi) la visione di insieme e di dettaglio arriva a cogliere con estrema facilità tante cose apparentemente banali...

So di essere una bella ragazza, e so che gli uomini mi cercano. E mi piace molto “sentirlo”.

Posso dire con estrema franchezza che un uomo eccitato da te manda mille segnali ed evidenze anche se pensa di essere assolutamente invisibile nel suo “spiarti”…Lo sguardo, i movimenti, piccoli gesti, le mani, il respiro…E devo dire che vedere, a un passo dalla moglie, dalla mia amica, un uomo con il cazzo in pieno tiro mentre mi guarda la bocca, le cosce…La stoffa dei pantaloni tesa tanto da apprezzarne quasi le dimensioni….Sentirmi “annusata”….Beh mi ha accesa. Avevo la tentazione di mettere la mano su quei cazzi.

La mia seconda visione di insieme, dall’alto, faceva si che avessi tutto sotto controllo: non si trattava di turbare quel torpore sensuale ma di guidarlo…

Quando mi sono sentita abbastanza bagnata, quando l’impronta della mia fica sentivo aveva fatto diventare ancora più trasparente la stoffa e la aveva trasformata in una seconda pelle di velo ho fatto diventare di quella che loro pensavano una distrazione dalle loro attenzioni la scusa giusta per poter allargare le gambe quasi platealmente e lasciarle così per un bel po’. E la mia fica rasata con cura ha fatto cambiare i loro sguardi ed il battito del mio cuore e la mia anima che ama il senso di sfida.
Tic-toc: battevano anche i loro all’unisono col mio: mi piace questa sincronia…

Lui, anche di spalle, ha sentito i miei movimenti e scatti nervosi: conosce il suono dei miei tendini e dei miei muscoli quando mi accendo. Lo ho sentito sorridere senza neppure girarmi, capiva ero in movimento, lo divertiva. Lo sentivo complice.
Gli altri erano distratti…

Si può indirizzare uno sguardo e uno spettacolo ad un solo settore: gli altri non hanno visto che avevo acceso il medaglione ma loro si, e hanno letto la scritta: “F-U-C-K-.-M-E-.-H-A-R-D-!”. Solo allora ho lasciato che due finte disattenzioni si incontrassero: ho alzato le palpebre e il mio sguardo più torbido ad incrociare il loro lasciando tesi i muscoli delle cosce e le gambe ben aperte per poi richiuderle, non del tutto e molto lentamente.
Poi mi sono alzata lasciando la gonna rimanesse stropicciata e non scendesse troppo, ho sfilato la giacca e la ho appoggiata sulla sedia in modo che si vedessero meglio i capezzoli duri e sono andata annoiata e lenta a masturbarmi un po’ in bagno senza pensare toppo ne a niente in particolare. Ma sapevo che, dopo, il mio odore sarebbe stato più forte e il mio sguardo più torbido. Mi sono tolta le mutandine e le ho arrotolate al polso. Di solito, copiando le mosse di una mia compagna di giochi le metto al collo ma li non si poteva…

Come in certi film abbastanza banali a volte basta contare dentro la testa… Uno, due, tre…
Quando sono uscita tre di loro erano li al banco bar, a sorseggiare un caffè, non visibili dalla sala, con il bar separato dal resto dal blocco delle scale e dei bagni. Anche il personale, poco, assorbito dal torpore di quella domenica sera, sembrava essersi volatilizzato. Li guardo, sorrido. Mi sporgo sulla punta dei piedi a guardare in sala: tutto sembra imbalsamato e fermo. Mi parlano, chiedono se voglio un caffè: non è il momento di parlare.

Sorseggio il caffè direttamente prendendo la tazzina dalla mano del mio amico, lo guardo dritta negli occhi e gli metto una mano sui pantaloni…Non trovo telefonini e non è armato…Poi metto l’altra mano su quello a fianco, che conosco poco. Potrebbe sembrare una mossa azzardata ma non lo è: basta leggere la tensione che sento tra di noi in quella situazione.

Un altro sguardo : vedo in sala ne avranno per un bel pezzo…
Ci guardano anche loro, in sala, stessa mia impressione: ce la confermiamo senza dovere usar parole.

Sono in mezzo a loro due, in piedi accanto al banco bar; uno avanti e uno dietro scivolano con le mani tra le mie cosce e sui miei seni. Lo fanno lentamente, molto decisi e molto bene. Mi trovano molto bagnata…

Io allungo una mano sui pantaloni del terzo... Un sorriso e vado verso le scale; non mi giro ma ho la seconda visuale dall’alto e lo so: si guardano tra loro un solo attimo, mi seguono, mi sono addosso in un attimo.
Alzo la gonna, che comunque copre ben poco, per fare meglio gli scalini. Quando sento le mani sul culo di quello più vicino mi chino e mi appoggio a uno scalino poco più in alto e lo tengo inarcato a gambe divaricate. Mi lascio leccare la fica e limonare il buco del culo.
Bravo, hai capito, è li che lo voglio: lo voglio in culo, sono qui per questo…

Poi riprendo a salire.
Oltre la prima rampa e il pianerottolo, poco sulla sinistra, c’è una stanzetta di servizio, un piccolo salottino; è una zona privata e lo so, ma incrociamo un cameriere… Sta tramontando il poco sole di una giornata grigia, è quasi buio, anche dentro.

Gli sorrido, gli dico se può fare in modo non ci disturbino, che non ci vorrà tantissimo. E’ giovane, non servirebbero incentivi. E’ solo che mi va: mi inginocchio, gli sbottono i pantaloni e me lo faccio un po’ con la bocca. Ha un buon odore e mi pulsa in bocca.
Lentamente...Così mi diventano duri anche gli altri tre mentre guardano…

E’ spiazzato ma se la gode. “Non ci sono problemi signora” dice sistemandosi la cerniera e mettendo una catenella sulle scale con la scritta “privato” e se ne scende al bar. A fare la guardia…

Entriamo. Mi appoggio a una parete, appoggio un piede al muro e me la accarezzo. Dico solo “Chiavatemi…Tirateli fuori.” So che sarà un gioco duro: c’è fretta, c’è energia. Mi faranno male, non c’è tempo per preamboli.
Mi metto a limonare avidamente con tutti e tre, mi leccano la fica inginocchiati, affondano il viso nel mio culo; poi ho i loro cazzi in mano, li masturbo e li succhio mentre mi tengono per i capelli. Sono duri e belli grossi.
Un attimo: il primo mi gira e mi appoggia al muro e in pochi secondi lo sento in fica: pompa forte, di brutto. Come si dice “mi sbatte”. Mi piace. Sempre in quella posizione mi “passano” un po’ a turno: ma per avere finalmente un cazzo in culo devo chiederlo. Sfilarlo con la mano dalla fica e indirizzarlo da sola: allora capisce: è il terzo, quello che lo ha più grosso. “Vacca”…
Sento una energia, una carica e una calma assurde vista la situazione, capisco tutto, so cosa vogliono. Dico di si, che sono una troia, che ho voglia di cazzo, che non mi basta mai; dico rompimi il culo, fammi male. Non si muove davvero male anche se ne ho presi di più grossi. Parliamo sottovoce, sudiamo, io quasi nuda, loro quasi vestiti. Avranno il mio odore addosso per un pezzo…

Quello che mi sta facendo il culo da tutto : mi chiama troia, me lo spinge dentro fino a che mi vibrano le ossa per le pompate, mi tira i capelli, mi fa soffrire di piacere…Me lo prende a sberle. Io sono stracarica…

Ne spingo giù uno sulla moquette; prima vado a sedermi sul suo viso, a mettergli la fica in faccia, poi mi impalo su di lui: è il marito della mia “amica” e ci guardiamo. Penso a lei, penso alla sua bella puttana in sala che parla e parla…Bella. Bella che però non gli da abbastanza.
Bella ma che non saprà mai.
Spinge da Dio, è quello che mi monta con più passione, sento la fica che si apre sotto i suoi colpi frequenti e violenti mentre mi afferra i seni fortissimo. Fino a farmi male. Mi giro appena, basta uno sguardo e capiscono che li voglio assieme.
Non è una posizione ne una situazione facile anche se le leggende parlano altrimenti: incastrarsi in quattro non è affatto facile. Anche se oggi c’è qualcosa di speciale, quasi automatico…

Li, con due cazzi dentro e uno in bocca, non riesco a trattenere i gemiti, mi piace da morire, mi pompano abbastanza a lungo e molto violentemente in quella posizione, relativamente ai tempi che abbiamo: ma soprattutto lo fanno bene. Se fossero venuti anche gli altri due avrei anche le mani occupate dai cazzi…E’ a questo che penso. Oggi non ho bisogno di urlare troppo, lo faccio dentro di me, il mio viso parla chiaro, il suono è un grugnito imploso.

Mi muovo troppo, e finisco per farmeli scivolare fuori: non c’è tempo e inizio a “farmi” da sola.

Sino a che uno di loro sostituisce la mia mano che mi accarezza veloce “esternamente” con due dita delle sue che vanno dentro a fondo e non mi molla sino a che il mio corpo si inarca in preda a contrazioni e la mia fica spruzza piacere in modo quasi “vergognoso” mentre mi mordo la mano per non urlare: mi succede quando l’emozione esplode violenta, quasi mi imbarazza. Non imbarazza certo loro che vanno a leccare il mio miele dalla fica e delle mie gambe.

Per un attimo devo respirare, loro, tutti e tre, se lo menano inginocchiati attorno a me. Ancora la seconda visione: adoro quella inquadratura…Mi offro: offro la mia bocca aperta. Aspetto che mi sborrino addosso.

Invece mi prendono ancora, di nuovo in tre, invertendo le posizioni: mi spiazzano, mi piace da urlare, mordo la giacca di uno di loro per non farlo.

Non capita sempre di sentire tanta passione, tanta voglia, di sentire che non è voglia persa , è voglia di te: il tuo odore e il tuo corpo li fanno così carichi…
E adesso non sono più io a controllare il gioco: mi montano di brutto, mi usano. All’inizio non capisco bene, solo quando sento una sensazione diversa, quasi devastante capisco che mi sono in figa con due cazzi, assieme, quasi non respiro: talmente bagnata che riescono a scivolare dentro assieme, anche se non dura molto e mi scivolano fuori ancora, per poi riprendere, alternandosi ancora, una “doppia” classica…Il terzo mi scopa la bocca.


Sto talmente bene che è velocissimo: l’rgasmo vola, risale lungo le cosce e vengo sui loro cazzi scuotendomi…E’ quasi istintivo, a occhi chiusi dire “riempitemi”, animalesco…Non premeditato. Li eccita però talmente tanto che in rapida sequenza…Li sento contrarsi, gemere, sento lo sperma colarmi lungo le cosce dopo che mi sono venuti dentro rabbiosamente. Le scariche sono poderose, bollenti, soprattutto quella in bocca che quasi mi soffoca. Mando giù e la sento colare sul collo…
Mando giù…
Il resto me lo spalmo addosso con un senso di piacere enorme, mi lecco le mani, tocco i muscoli dei loro corpi, le cosce, l’addome, tesi, per me: mi fa impazzire.

Ancora niente parole, ma sono dolci quelle “non parole”.
Comunque non ci sarebbe tempo.
Si risistemano, scendono per primi. Passano dal bagno.


Io aspetto un po’, resto sola.

Mi risistemo, scendo, ho il cappotto fuori dalla sala, recupero un po’ di trucco.

Il cameriere mi vede, gentile, non guarda sguaiatamente, tutt’altro; gli strizzo l’occhio e gli lascio le mutandine per ricordo.
E torno in sala: il suo sguardo mi segue.


Loro sono già li. Adesso attivi, come da sensi di colpa, partecipano alla chiacchierata finalmente meno seriosa.

Lui sa.

Sa come sono.
E che sono appena appena carica e che lo farò divertire molto poi: basterà salire in macchina.

E poi …
Poi credo si ricordi di quando, a un’altra cena, io ero al suo fianco, a “coprirlo”, dopo che mi ero accorta che sotto il tavolo la masturbava.
Pazzo, pazzi entrambi. Pazza anche io.

Ma li potevo capire anche se lo stomaco si aggrovigliava.
Una amica stavolta amica vera e di vecchia data ma non di conoscenze di gioco: una sorpresa, impensabile per me, mi aveva sconvolta: e ci stava.

Avevo voluto succhiare le sue dita. Dopo che lei si era alzata e poco prima si alzasse anche lui per andare a fotterla nel parcheggio quella troia…

Stando li a parlare con gli altri ma con la testa altrove e la fica strabagnata. Vedendo tornare prima lui; e andando a cercare, dopo, lei; trovandola persa, spiazzata, che non sapeva cosa dirmi “ ne spiegarmi e cosa le era preso e come era successo”. Cosa vuoi che sia successo pensavo in me: sei solo un po’ puttana, stella! E lui era una vita che mi descriveva fantasie su di te…

Io, allora, le avevo potuto dire: non servono parole, davvero, va tutto bene.
Però apri le gambe…
Nei bagni.
Sapevo non voleva. Sapevo si sentiva in colpa e non si sarebbe opposta.


E avevo avuto la mia parte e trovato l’odore di lui su di lei, cose che me la aveva fatta prendere furiosamente. Non era mai stata con una donna prima ma ci era portata e io ci avevo pensato tante volte ritenendo però sarebbe stato impossibile anche solo parlare di sesso con lei.
E non era sesso bisex, io non lo sono: solo due belle donne eccitate, due troie bagnate che si soddisfano tra loro comunicandosi la loro voglia di cazzo…
Tanto tempo prima…


La stessa voglia che in quel momento aveva appena acceso il suo spirito e che avrebbe preteso una serata esplosiva dal mio uomo. Ci pensavo mentre salutavo la mia amica, con addosso l’odore del suo uomo, col piacere del suo uomo che ancora non smetteva di colarmi dalla fica e mentre la immaginavo legata e costretta a guardare il suo lui spaccarmi a colpi di cazzo, impazzito per me, costretta a prenderglielo in bocca dopo che era stato in me, costretta a leccarmela: il mio cervello è cattivo e si nutre di quel suo immaginato odio, con una eccitazione aumentata dall’idea dal sudore che in una situazione così le avrebbe imperlato la pelle e dall’idea del suo senso di colpa per sentire la sua fica inevitabilmente bagnata…Adoro giocare…

Mala
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