Mia madre in Marocco





Mi chiamo Andrea e quello che sto per raccontarvi e' successo veramente.
Da anni vorrei raccontarlo a qualcuno, ma ovviamente non potevo. Sono felice di aver trovato questo servizio su Internet che permette di raccontare le proprie esperienze rimanendo nel più completo anonimato. Quello che sto scrivendo e' la nuda e cruda verita' di quello che mi e' successo nel 1991.
Mio padre e' il direttore commerciale presso una ditta che fornisce impianti di condizionamento e gira molto per l' Europa e zone limitrofe. Nel 1991 appunto,doveva andare a Tangeri (Marocco) per discutere sul prezzo di alcuni impianti di climatizzazione con dei clienti locali che la sua ditta stava fornendo. Io a quel tempo avevo 11 anni e lui chiese a me e mia madre se volevamo fare questo viaggio insieme a lui per accompagnarlo. Doveva essere per noi solo un viaggio di piacere, una specie di gita, quindi decidemmo di accompagnarlo. Il Marocco in quegli anni aveva notevoli problemi economici (come ora del resto) e quasi ovunque regnava delinquenza e malavita. L'albergo era molto squallido, nonostante fosse il migliore della citta': arredamento absoleto, scuro, tetro e puzzolente. Ricordo che i corrimano sembravano unti e ogni volta che li usavo non potevo fare a meno di quante mani di marocchini l'avessero toccato. Mia madre e' sempre stata una gran bella donna, nel 91 aveva 35 anni. Non molto alta, ma ben formata, con lunghi capelli biondi, una 4 di seno credo, e delle belle gambe.
Il signore dell'agenzia che ci spiegò le modalità del viaggio, ci avverti' che per le donne bianche ( soprattutto se bionde ), era meglio non girare da sole, visto che i marocchini se le mangiano con gli occhi, visto che da loro è una rarità. Questo me ne accorsi subito, appena scesi dal taxi: chiunque passasse (erano tutti marocchini ovviamente) guardavano mia madre con un' espressione che non so descrivere. A lei sembrava non dasse molto fastidio, e la prendeva con umorismo.Si limitava a sorridere tra se e se lievemente compiaciuta. Di tuttaltro parere era mio padre il quale guardava male attraverso i suoi occhialetti da intellettuale i personaggi loschi che fissavano mia madre. Le ore scorrevano lente in quel posto. Mio padre ogni mattina partiva verso le 8 dall'albergo per andare in un paese distante circa 60 km per negoziare con i suoi clienti. Tornava la sera sul tardi, a volte le 2 o le 3. Io e mia madre vivevamo quasi segregati in albergo visto che le circostanze locali suggerivano di non uscire. Ma un verso il quarto o quinto giorno mia madre si era veramente stufata di leggere libri in hotel e decise di uscire per vedere un po' la citta'( anche se io non ne avevo voglia, ma non potevo mandarla da sola, e non volevo stare da solo neppure io). Non curante delle avvertenze si vesti' in modo un po' succinto (un vestitino corto giallo fino come un'ostia che controluce lasciava intravedere le sue splendide forme). Si mise i suoi zoccoli a tacco alto e una cavigliera che le donava veramente ai suoi bei piedi sul quale aveva dato accuratamente dello smalto rosso. Io avevo solo 11 anni ma il comportamento di mia madre un po' mi innervosiva perche' percepivo in lei la civetteria tipica di una donna che ha voglia di farsi notare, ma non le potevo dire niente. Uscimmo, e inutile dire che aveva gli occhi di quei negri addosso ogni minuto e mentre passavamo per le vetrine la gente faceva di tutto per guardarla meglio. Ci fermammo a un bar e ci mettemmo seduti a un tavolo fuori. Io presi un gelato e mia madre una bibita. Su un tavolo vicino, 3 uomini di colore cominciarono a guardarla insistentemente e in modo a dir poco spregiudicato.Impossibile non accorgersene. Avevano una bella faccia tosta! Facevo finta di leggere il mio fumetto ma prestavo attenzione a quello che succedeva: i tre la guardavano e mia madre se n'era accorta. Passo' qualche minuto e lei, mentre beveva la sua bibita, fece un gesto con la testa verso di me apparentemente disinteressato, per vedere se la mia attenzione era sul fumetto o su quello che accadeva. Io guardavo il fumetto. A quel punto lei giro' lo sguardo verso i 3 uomini, e sempre facendo la disinteressata accavallo' le gambe.Il vestito giallo salì, lo potevo vedere anche io dalla mia posizione, ma con mia somma sorpresa non se lo aggiustò, anzi, con movimenti impercettibili, si stava tirando su il lembo del vestito per mostrare ancora di più le coscie. Intanto con la gamba accavallata muoveva la punta del piede su e giu' facendo dondolare lo zoccolo. Non mi scordero' mai quella scena. Loro sorrisero compiaciuti, bisbigliavano qualcosa e continuavano a guardare. Dopo qualche minuto uno di loro le si avvicino'. Il cuore mi batteva in gola ma facevo finta di essere sempre con la testa sul mio fumetto. Lui le disse qualcosa all'orecchio, lei si mise a ridere. Alzai lo sguardo come se non avessi fatto caso alla situazione che si era creata. Scrutai il tipo: era magro, alto circa 1 e 70, con una folta capigliatura nera e riccia, gli occhi piccoli e neri. La sua fronte grondava sudore e quando mi sorrise, mise in mostra una fila di denti cariati, neri e scomposti. Nell'insieme era molto brutto direi.
Mia madre si alzò e fece per darmi la mano, come per invitarmi a fare altrettanto. Mi alzai anch'io e la seguii, mentre tenevo controllavo con la coda dell'occhioi i 3 tizi che fissavano mia madre qualche metro avanti a me che sculettando lasciava la scena.Tornammo in albergo ma mia madre era diversa, assente e compiaciuta. Il suo sguardo privo di espressione quando le chiedevo qualcosa mi faceva pensare che stesse pensando a qualcosa che la portava fuori dal mondo reale. Nei giorni che seguirono continuammo ad uscire verso le 16 del pomeriggio e a incontrare i 3 tizi, che a volte erano 2 e a volte tutti e 3.Piu' tardi scoprimmo che alloggiavano nel nostro solito albergo e l'occasioni di incontrarsi non mancavano. Mia madre parlava con loro (in francese credo, visto che mia madre conosce abbastanza bene quella lingua)e questi ogni tanto ridendo mi indicavano e capivo che stavano parlando di me. Ovviamente non potevo partecipare alla conversazione ma quei marocchini cominciarono a starmi simpatici. Mi davano un senzo di protezione, forse perchè quando eravamo con loro gli altri uomini guardavano meno mia madre, o perlomeno lo facevano meno spudoratamente. Si chiamavano Ajhiv, Momhar, (credo che si scrivesse così) l'altro non ricordo. Mia madre diceva che erano amici però si raccomandava di non dire nientea papa' delle nostre uscite e dei 3 nostri amici perche' senno' lui si preoccupava e non ci avrebbe fatto piu' uscire. E io stavo zitto. Una sera pero' verso le 21 mia madre usci' dal bagno e mi disse che sarebbe voluta uscire per andare a prendere una boccata d'aria.La cosa un pò mi sbalordì, inquanto non eravamo mai usciti di sera. Prima che potessi dire che andavo con lei mi azzittì dicendomi che sarebbe tornata dopo una mezz'oretta ma che si arrabbiava se mi trovava ancora alzato. Naturalmente volevo andare con lei, e questa (astutamente) disse che non era il caso che mi fossi cambiato per uscire inquanto avrebbe fatto 2 passi intorno al giardino dell'albergo e poi sarebbe rientrata ( giardino... una sorta di aiuola di 10 m. di diametro con in mezzo 2 piante secche e una fontana senza acqua). Ma li per li non le detti molto scolto, stavo leggendo il mio fumetto, quindi decisi di non discutere e la lasciai fare. Fu soltanto dopo, mentre la guardavo vestirsi che mi sembrava strano il suo comportamento...
Si era messa un completino viola,composto da minigonna e top, che lasciavano scoperta la parte centrale del corpo. Ricordo bene che il top a malapena copriva il suo voluminoso seno. Aveva infilato un paio di zoccoletti trasparenti e si era di nuovo data lo smalto sulle unghie dei piedi, della stessa tonalità del vestio. Mia mamma è una che a queste cose ci guarda. Poi la seguii con lo sguardo mentre si truccava, molto accuratamente direi, troppo per una passeggiatina su un'aiuola, e darsi litri di profumo. La cosa mi incuriosi' e mi inquietava. Lei mi saluto' e mi dette la buonanotte con un bacio, assicurandosi che fossi andato a letto. Quando se ne andò lasciò nell'aria il suo profumo dolce e femminile che lasciava una discreta ombra della sua presenza nella stanza. Ero un po' stanco e poco dopo mi adormentai. Verso le 22 e 30 mi svegliai e guardai verso il letto di mia madre che era ancora vuoto. Cercai di tranquillizzarmi e cercai di riaddormentarmi ma il pensiero di dove fosse e cosa le fosse successo non mi faceva dormire. Pensai allora di andare a bussare nella camera dei 3 signori per chiedere se l'avessero vista. Uscii e mi incamminai per il basso e puzzolente corridoio. Non misi neanche le ciabatte, tanto ero ansioso di sapere dove era la mia mamma.Quando arrivai davanti alla porta udii voci che ridevano e schiamazzi e mi sembrò di sentire anche mia madre che rideva...si, era proprio mia madre! Fui subito sollevato e me ne tornai in camera pensando che era al sicuro con i suoi amici e che non poteva accaderle nulla essendo in albergo in loro compagnia. Tornai in camera rincuorato e decisi di rimettermi a dormire, ma la curiosita' di cosa stesse facendo mia madre mi agitava. Magari stavano giocando a qualche gioco locale e io me lo stavo perdendo perche' reputato troppo piccolo per partecipare... ( avevo solo 11 anni...). Mi immaginavo mia madre con una manciata di fiches che si diverte spassionatamente come l'avevo piu' volte vista fare quando gli amici di famiglia venivano atrovarci e giocavano a monopoli. Loro, i grandi. Io potevo solo guardare finchè non crollavo dal sonno. Ma stavolta non me la sarei persa, e decisi cge se stavano facendo qualcosa di divertente, volevo partecipare, ne avevo il diritto, d'altrobde era una vacanza anche per me. Mi ricordai allora che in quella bettola di hotel c'era un unico terrazzone che girava intorno che accomunava le finestre di tutte le camere. Mi alzai dal letto, aprii la finestra, scesi sul terrazzo e andai a vedere.
Arrivato davanti alla finestra dei 3 nostri amici mi accorsi che non erano in 3 ma almeno in 6 o 7. Vidi anche mia madre in mezzo ad altra gente ma era strana, rideva e stava fumando. Era seduta su uno dei numerosi letti dello stanzone che mi ricordava una caserma. In tutta la stanza c'era un fumo incredibile perche' quasi tutti fumavano (crescendo poi capii che quella era sicuramente marjuana). L'arredamento era absoleto quasi quanto quello della mia stanza, ma c'era molta più sporcizia, cicche, lattine e cartacce erano ovunque. Ad un certo punto uno dei tipi si avvicino' a mia madre che era seduta sul letto e le disse qualcosa, notai che riprese il discorso e mentre mia madre lo ascoltava ridacchiando, il tipo le stava accarezzando una gamba con la mano, proprio sopra il ginocchio. Anche qualcun altro le si avvicino' e la stavano accarezzando. Uno di loro ricordo che le prese i capelli da dietro e glie li pettinava con le mani. Un altro le pizzicottava le guance. Lei stava li e parlava con loro, tra sorrisetti e ridolini. La cosa durò 10 minuti credo. Fui tentato di intervenire ma qualcosa mi paralizzava.Ero geloso e anche se ero un bambino intuii che quello che stava facendo mamma era brutto e sbagliato, e mio padre non ne sarebbe stato certo felice.Continuavo a guardare esterefatto, quando la vidi che si alzo' sul letto e sulle note che emetteva una radiolina appoggiata su un mobile vecchio di dubbio gusto che ornamentava la stanza comincio' a ballare. Più che un ballo era un muoversi sinuosamente a tempo di musica. Mentre ballava rideva e sembrava che si divertisse. Poi si tolse gli zoccoli lanciandoli contro la parete e continuava a ballare, e... comincio' a spogliarsi. Il fiato mi si mozzò all'istante e d'improvviso il caldo che avevo sofferto fino a quel momento, lasciò spazio a brividi freddi di paura e vergogna.. Era chiaro che non era se stessa, qualcosa la spingeva a fare cose assurde, non la riconosevo! Dapprima si tolse il top, che uno dei tizi l'aiutò a slacciare, poi il bottone della minigonna, poi muovendosi faceva scivolare quest'ultima lungo i suoi fianchi, finche' non tocco' la superfice del letto. Intanto i negri erano tutti vicini a lei e mia madre rimase in mutande e reggiseno. Il bianco della sua pelle contrastava fortemente in mezzo al nero delle altre pelli.
Da questo momento ho una specie di lapsus che mi fa ricordare le cose annebbiate e non ben distinte. Ricordo però che uno di quei tuzi le palpo' il seno da dietro, e mentre lo faceva le slaccio' il reggipetto. Le tette di mia madre furono prorompenti e sotto la mancata pressione del reggipetto si allargarono nelle loro dimensioni reali. Due poponi bianchi e sodi con le piccole strisciate che i lacci del reggipetto le avevano lasciato. Io ero pietrificato e pensavo a quando l'avrei detto a mio padre. La situazione andava avanti e i negri le erano tutti addosso, a non più di 10 cm da lei, che continuava a muoversi languidamente. Ad un certo punto qualcuno le tiro' giu' le mutandine molto lentamente. Lei si muoveva ancora e quasi con la mano mi sembrava che trattenesse le mutandine come a non volersele far portare via, ma durò un secondo e lasciò la prsa. Chissà se si stava rendendo conto della situazione...Ormai senza pudore i marocchini la palpavano dappertutto, e non capivo come 7 o 8 persone riuscivano tutte a toccarla con entrambe le mani. Tutti quei negri che la palpavano fecero scattare in me una molla strana ed ebbi la mia prima erezione! Qualcuno poi le mise la mano tra le gambe e le stava palpando la vagina. Lei sembrava aver cambiato espressione. Strinse le gambe ma si muoveva sempre a tempo di musica. Quella grande manona nera si muoveva come per stringerne il contenuto, nascondendo il triangolino di peli d'orati e folti. Smise di ridere ma ansimava socchiudendo gli occhi.Ricordo che fu sdraiata e subito dopo il mucchio di negri nudi e sudati si accostarono a lei in mezzo a quel fumo nello schifoso letto.
La stavano leccando ma ormai non tenevano più a freno i loro calori. Avevano delle erezioni paurose, ricordo distintamente che ne rimasi impressionato. Quello con il quale ebbe il primo incontro al bar la prese per i piedi, le allargò le gambe e si distese su di lei. Si accostò col viso a quello di mia madre, mentre armeggiava in basso con le mani. Poi le leccò le labbra, e fece scivolare la sua lingua dentro la bocca di mia madre, la quale spalancò le labbra e ricambiò al bacio. Intanto l'africano cominciò ad andare su e giù, sempre più forte, con quel culo magro e sudato che si contraeva tra le morbide cosce di mia made, infine la penetrò con colpi di una tale violenza da far sbattere la spalliera del letto contro il muro, emettendo botti ritmici e rumorosi, tanto che speravo che qualcuno intervenisse per protestare e fermasse quel casino. Lei intanto gemeva ansimava, mentre balbettava parole assurde che non riuscivo a comprendere. Per me fu troppo e scappai, infilai in camera e chiusi la finestra. Non si sentiva più nulla.
Il cuore mi batteva a 1000 e fu solo dopo una mezzoretta che i pulpiti si calmarono. Ero in un misto di confusione, sorpresa, imbarazzo, eccitazione, spavento. Non so descrivere quali emozioni mi stavano pervadendo. Passarono 2 lunghe ore, nelle quali di tanto in tanto pensavo di alzarmi e andare a vedere, ma poi mi trattenevo , inquanto avevo paura di vedere ancora mia madre, proprio lei, simbolo di purezza e castità, che si concedeva a un mucchio di persone sudice e schifose del più basso gradino della scala sociale. Pensai col passare degli anni che forse fù proprio quel contesto ad eccitare mia madre in quel modo, la profonda diversità della situazione. Sono comunque sicuro che non è successo mai più. che mia madre non ha mai più tradito mio padre, nè con un negro, nè con un bianco. Dopo un paio d'orette dicevo, sentii dal corridoio qualcuno che bisbigliava e degli scalpeccii come di piedi nudi sul pavimento. Sentii aprire la porta di camera e il filo di luce che ne seguì mi fece intuire che qualcuno stava entrando nellamia stanza. Feci finta di dormire profondamente.
Erano 2 dei negri, che sorreggevano mia madre la quale sembrava in uno stato di semi-incoscienza. Era rivestita alla bellemeglio e tutta disordinata. La buttarono sul letto. Il tizio di destra era quello del bar, lo riconobbi dalla voce anche se parlava a avoce bassa col suo amico. Distinsi nella penombra la sua mano che accarezzava le gambe di mia madre, poi uscirono e chiusero la porta.Sentivo mia madre che respirava profondamente come chi dorme beato e tranquillo. Accesi la lampadina sul comodino e le detti on'occhiata: i capelli erano impiastricciati e appicicaticci, probabilmente di sudore e sperma. Il trucco tutto sbaffato e il rossetto non c'era più. Spensi la luce e pensavo sul da farsi: l'avrei detto a mio padre ? Probabilmente no inquanto sarebbero andati incontro a separazione certa e io questo non lo volevo. Sentii mia madre muoversi, tossire, muoversi ancora e infine alzarsi. Brancolando nel buio andò nel bagno. Chiuse al porta. Io ero stanco come se avessi lavorato in miniera, daltronde le emozioni forti sono delibitanti. Mi addormentai aspettando che uscisse dal bagno. Fui svegliato dal rientro in camera di mio padre, il quale come ogni notte rientrava, si spogliava, entrava nel letto e abbracciava mia madre. Dopo qualche giorno mio padre concluse i suoi affari e facemmo ritorno a casa. Nell'aereo mio padre prese la mano a mia madre come faceva sempre, e lei, come faceva sempre, gli sorrise dolcemente da brava mogliettina fedele e tenera.
Fui colpito dalla sua incredibile falsita' e da come riusciva a fare la sua parte con tanta naturalezza.