Basic Istinct non era accora apparso sugli schermi cinematografici e
forse i tratti che caratterizzano la scrittrice assassina non erano ancora
pervenuti alla fantasia dell’autore.
Nelle nostre attitudini invece alcuni episodi erano già stati
vissuti.
Nonostante l’estate non fosse ancora iniziata la serata era particolarmente
tiepida ed i fastosi festeggiamenti per il (sofferto)
conseguimento della laurea da parte di un carissimo amico costituirono
una occasione propizia.
Da sempre il nostro rapporto ha goduto di una attenzione nella cura
dei particolari che trova espressione anche nell’uso frequente di una biancheria
intima accattivante.
Quella sera ero molto in ritardo. Trovai mia moglie scalpitante per
l’attesa e già vestita. Non avevo potuto assistere (e collaborare)
alla scelta dell’abbigliamento. Ebbi soltanto il tempo di buttarmi sotto
la doccia, cambiarmi d’abito ed uscire frettolosamente.
Certo, l’abito da lei indossato mi era noto. Un vestito leggermente
aderente che senza essere sfacciato permetteva di avere consapevolezza
delle forme. La lunghezza era intermedia, forse leggermente più
vicina al ginocchio ma comunque tale da lasciare abbondantemente scoperte
le cosce. Sopra un leggero spolverino per riparare da un prevedibile raffreddarsi
della temperatura nel corso della serata.
Soltanto all’arrivo, terminata l’ansia e l’affanno per il ritardo,
tolto lo spolverino, potei rendermi conto, dal muoversi delle forme, come
fosse stato omesso il reggiseno. A breve potei anche notare che le gambe
erano rivestite con qualcosa che altro non poteva essere del paio di calze
autoreggenti recentemente acquistate e già indossate pochi giorni
prima.
La seconda cosa non mi sorprese, ho già detto come la cura dell’intimo
sia usuale. La prima, abbinata ad un vestito che mostrava chiaramente le
forme, costituiva già un piccolo elemento di turbamento ed eccitazione
ma, come vedremo, era solo l’inizio.
Nel piccolo giardino un piccolo aperitivo, soprattutto per attendere
l’arrivo di tutti. Le sue mosse erano più maliziose del solito,
alcuni tocchi, il modo di appoggiarsi a me diverso, carico di sensualità.
Ebbi così modo di notare la mancanza di segni di mutandine sulle
natiche. Ho già detto come altri episodi attinenti si erano già
verificati. Ma quella sera, per il contesto, per le persone, per altro,
mi immaginai un perizoma. E cominciai a pensare se e come toglierlo.
Tuttavia, spostandosi verso la corte lastricata ove erano disposti
alcuni tavoli e sedie nonchè alcuni vassoi colmi di cibarie, approfittando
entrambi di un momento di calca avemmo modo di prendere consapevolezza.
Sfiorai il culo con una mano ed il culo rispose sporgendosi ed appoggiandosi
con forza per far sentire il niente che l’abito copriva.
Ci sedemmo inizialmente uno accanto all’altra, non mancando di scegliere
un angolo non eccessivamente esposto. Delle occhiate ci facevano diventare
complici. Le nostre mosse furono semplici. Ed così iniziò.
L’abito si faceva sempre più corto. Ogni volta che si alzava
per prendere ancora qualcosa al Buffet non mancava di aver cura nel sedersi
affinchè la parte di coscia scoperta fosse sempre più estesa.
Poco per volta il bordo lavorato delle calze autoreggenti era ben evidente
creando ad entrambi una scarica di adrenalina. Poteva essere il momento
di smettere, di aver raggiunto il limite della cosiddetta decenza. Ma l’eccitazione
ormai si era impadronita della serata. Dovevamo far salire ulteriormente
l’orlo dell’abitino. Il tovagliolo poteva velare quanto volevamo scoprire.
Così facemmo. Ormai l’abito sfiorava l’inguine. Ebbi modo più
volte di approfittare del suo tovagliolo ... il mio era misteriosamente
sparito ... avevo bisogno spesso di pulirmi le dita. Ogni volta, insinuandomi
leggermente, avevo modo di trovarmi a contatto con la curata peluria del
suo pube, con le sue labbra, con i suoi
liquidi che ormai iniziavano a propagarsi procurandole mal celati mugolii.
Questo proseguì fino a quando, falsamente distratto, in un
baleno, a voce alta, cominciai a cercare il mio tovagliolo scomparso, afferrai
quello che teneva sulle cosce e me lo portai alla bocca scoprendole integralmente
le gambe e parzialmente l’inguine. Me lo stappò immediatamente riportandolo
alla sua funzione ma lo sguardo che ne seguì non era di riprovazione.
Così cambiammo una prima volta gioco. Il senso dell’igiene (con
il senno del poi giustificabile) rese sensibile la sua reticenza ma alla
fine cedette ad un desiderio ormai straripante. Alla prima occasione di
recarsi al buffet, l’abito ritornò alla sua intera lunghezza ma
mentre si sistemava seduta fece in modo che il culo andasse a contatto
diretto della sedia non mancando di mescolare il brivido di freddo (sedie
pieghevoli in plexiglass) con il brivido del piacere.
Ho detto inizialmente come avevamo già avuto occasioni nelle
quali parte di quanto raccontato si era svolto. Ma mai, fino a quella sera,
con così tante persone, mai con un vestito così corto, mai
fino ad arrivare ad appoggiare il culo completamente nudo su di una sedia,
mai con un senso di partecipazione ed abbandono al piacere così
profondo. Non so se qualcuno seguì le nostre mosse. Quella sera
eravamo andati oltre, avevo avuto modo di eccitarmi intensamente e lei
con me. Non eravamo tuttavia sazi. Dovevamo inventare qualcosa d’altro
per completare l’occasione. Avevo toccato, mi ero strusciato, avevo avuto
consapevolezza delle sue nudità. Volevo anche vedere!
Le sedie pieghevoli di plexiglass e l’angolo leggermente appartato
e scarsamente illuminato non erano adatti a quello che avevo in mente.
Senza lasciar trapelare le ulteriori intenzioni, come se la cosa fosse
terminata a quel punto, iniziai a scrutare l’ambiente cercando un posto
adatto. Soprattutto molto illuminato.
Al momento del brindisi la pregai di seguirmi. Approfittando dell’euforia
dello spumante alcuni si erano allontanati verso il
giardino lasciando libere alcune sedie di legno dotate di robusto poggiapiedi.
La zona era adeguatamente illuminata sia dall’alto che
lateralmente.
Nel chiederle di alzare le ginocchia sul poggiapiedi laterale non feci
fatica a convincerla.
Alzare l’abito per rendere visibile e ben illuminato il suo pube fu
più intrigante, con continui sguardi sbiechi per controllare le
persone vicine, con la voglia che ormai ci aveva lacerato.
Fu uno spettacolo delizioso. Le labbra irrorate dal sangue dell’eccitazione
sporgevano color rosso fuoco dalla peluria
preannunciando una calda nottata.
Fu in quella posizione di completa esposizione delle sue nudità
che, infine, ebbe la sfrontatezza di chiedermi con termini espliciti e
voce suadente se aveva sfruttato bene l’occasione, se il gusto della cosa
mi aveva eccitato, se godevo a guardarle la fica. Una domanda diretta posta
nei termini descritti, inusuale sulle labbra di una donna, che aumentò
ulteriormente la precarietà del mio stato pre-orgasmico.
Quella sera andammo via dalla festa molto presto.