Il Regalo





“Once you go black
you’ll never go back”



La traduzione di questo detto afroamericano suona pressapoco “una volta che sei stata con un nero, non tornerai più indietro”, per quella che è la nostra esperienza credo proprio che contenga una forte dose di verità.
Erano passati ormai diversi mesi da quando la storia con il nostro amante Dudu era finita, finita così, leggermente come era iniziata, senza rancori e cattiverie, certo con un po’ di rimpianto da parte nostra e credo anche sua, ma tutto sommato doveva finire, lo sapevamo tutti che sarebbe venuto il momento, che il rapporto si sarebbe sfilacciato, che le emozioni potevano diventare incontrollate.
E così ci ritrovammo di colpo noi due, con i bei ricordi di un anno vissuto pericolosamente, ma che ci aveva maturato, ci aveva fatto vivere emozioni e momenti indimenticabili, ci aveva resi consci delle nostre possibilità, dell’amore che ci legava, delle straordinarie opportunità che offriva una sessualità libera e fuori dagli schemi.
Così l’estate 2001 era finita, l’autunno inoltrato stendeva ormai un velo di malinconia su tutte le cose piccole e grandi, non rimaneva che rassegnarsi all’arrivo di un freddo inverno di cui non avevamo, come sempre, alcuna voglia.
Questa storia inizia dunque un grigio lunedì di novembre, uno di quei giorni in cui si sommano una serie di note deprimenti: la ripresa del lavoro, il freddo, lo squallore della provincia, la monocromia del paesaggio. Liana stacca un momento dal lavoro ed entra nel solito bar a farsi un caffè, dentro le solite facce grigie, i soliti discorsi da bar, la televisione perennemente accesa… ma poi voltando la testa verso un tavolo piuttosto defilato ci scorge seduti quattro ragazzi neri, quattro bei volti che le suscitano qualche pensiero malizioso ed un sorriso di sorpresa e compiacimento; le sfugge anche un’esclamazione: "Ma che bella gente, oggi!" che loro probabilmente non colgono.
La sera, di ritorno a casa, Liana mi racconta l’accaduto, mi dice che ha avuto un sussulto nel trovare lì dentro quei bei ragazzi, che le hanno in un certo modo risollevato il morale da “lunedì”, uno in particolare, rimarca, era davvero bello: un volto fine, un fisico asciutto, alto e ben proporzionato.
E continua: " Erano dei corrieri, fuori dal bar erano parcheggiati i loro furgoni, mentre tornavo a lavorare fantasticavo che mi avessero portato via da tutto quel grigiore, che mi avessero caricato dentro uno di quei furgoni e avessero preso da me tutto il piacere e io da loro, che mi avessero fatto sentire il loro desiderio e il loro calore… fantasie, caro Ivano, credo che mi stai plagiando con tutte le idee che mi metti in testa."
Naturalmente la storia mi stuzzicò, ero felice che Liana avesse di queste fantasie, che me le comunicasse, sapevo ormai che si sarebbero anche potute realizzare. Le risposi semplicemente: "Bello, avresti dovuto lasciar scivolare con noncuranza un foglietto con il tuo numero di cellulare sul loro tavolo, chissà quali sviluppi avrebbe potuto suscitare…"
La sera seguente, di ritorno dal lavoro, Liana tutta eccitata mi racconta: "Sai che c’erano anche oggi quei ragazzi? Erano solo due e uno era proprio quello carino e poi…" "Un momento, " dico io "Andiamo con ordine, raccontami tutto per filo e per segno." Allora lei prende fiato, riordina le idee e comincia: "Anche stamattina sono andata a prendere il caffè, non che pensassi di reincontrarli, sai sono corrieri, un giorno qui un altro da un’altra parte…invece ad un tratto vedo apparire lui, proprio il ragazzo che tra i quattro di ieri mi era piaciuto maggiormente. Mi sorride e io non posso fare a meno di rispondergli con un semplice ciao, poi lui si siede al tavolo con il suo amico, io finisco il caffè e mentre esco gli lancio ancora un’occhiata, penso che lui abbia interpretato con esattezza il senso perché, appena fuori dal locale mi raggiunge e mi aggancia con una banalità del tipo “Scusa, non è che per caso noi ci conosciamo?”." Io, che sono nello stesso tempo eccitato e ansioso di conoscere il seguito della storia, comincio a sbaciucchiarla elogiando le sue doti di Casanova in gonnella ed incitandola a proseguire; "Abbiamo parlato un po’, mi ha detto che da quando mi ha vista ieri non ha fatto altro che pensarmi, e che aveva fatto di tutto per tornare in quel bar alla stessa ora nella speranza di incontrarmi di nuovo, e che ora era contento ma lo sarebbe stato ancora di più se avessi accettato di uscire una sera con lui, anche solo per un caffè, mi diceva. Naturalmente io non glio ho nascosto nulla, ridendo gli ho detto che sono sposata, che ho un figlio, che sono relativamente felice così e non ho tempo per queste cose. Però sai, con gli sguardi e i sorrisi e l’atteggiamento che hai con una persona puoi far capire molte cose, cose che vanno al di là delle parole.
Infatti lui ha capito che poteva insistere, e così ci siamo scambiati il numero di cellulare; e poi guarda…" E così dicendo armeggiò per un momento con il telefonino e quindi mi mostrò il display dove c’era un messaggio: “ricordati di me stanotte prima di addormentarti ciao Pap”. "Le tue armi di seduttrice sono sempre ben affilate a quanto pare" le dissi ridendo, dentro me non covava alcun senso di gelosia, anzi ero sommamente felice che la mia cara mogliettina attirasse il desiderio degli altri uomini, di ragazzi giovani, che potesse nascere un’altra storia da cui tutti avremmo tratto piacere. Lei era contenta ed eccitata ma anche un po’ titubante, e mi chiese: "E ora cosa pensi ch’io possa fare?" "Naturalmente accettare un incontro!" risposi sicuro; e lei di rimando: "E tu cosa ci guadagni?" "A me basta saperti felice, immagino il tuo desiderio di un bel cazzone nero e sappi che ogni cosa ti procura piacere dà gioia anche a me, questo è l’amore credo…dai esci con lui, sarò contento se scoperete, sarò più che contento se lo farete in mia presenza, e spero che prima o poi succederà." "Sei proprio un tipo strano." Concluse Liana con un sorriso denso di malizia.
Quella sera facemmo l’amore con tenerezza e con passione, entrambi eccitati da questa nuova avventura che si prospettava, la chiavai con dolcezza ma sussurrandole oscenità, le ripetevo che l’amavo così tanto proprio perché era una grande zoccola, la incitavo a scoparsi tutti i maschi che le piacevano, esprimevo tutto il desiderio di vederla sbattuta da questo Pap che io nemmeno conoscevo ma che pure sentivo già intimamente complice, le suggerivo di tenere acceso il telefonino quando sarebbe successo così che io avessi potuto ascoltare i loro gemiti.
Nei giorni successivi Liana ricevette altre telefonate ed SMS da Pap, le ribadiva che desiderava incontrarla ancora, la invitava ad uscire con lui. Liana naturalmente mi riferiva queste conversazioni ed io non mancavo di rassicurarla incitandola a dare corso a questa avventura, a non avere remore per me poiché io sarei stato ben felice di saperla avvinta fra le forti braccia di un bel morettone, che mi avrebbe eccitato deliziosamente.
E così la settimana giunse al suo termine, quel sabato era un 17, un giorno per noi sempre un po’ speciale; da qualche tempo Liana aveva preso a farmi un regalo allo scoccare mensile di quel giorno, un’abitudine che ci teneva legati e dava una cadenza al nostro rapporto rinsaldandone i presupposti e riaffermando l’affetto che ci legava; una sorta di appuntamento fisso per sugellare un patto e mantere viva una fiamma. Quel giorno anch’io avevo fatto un piccolo dono a Liana, proprio per esprimerle la mia gioia per questa nuova relazione nascente, mentre il suo regalo era avvolto da un foglio verde, scritto fittamente che lessi subito e trascrivo di seguito.
Caro Ivano, ho un appuntamento in un luogo non ben definito con un perfetto sconosciuto. Arrivo un po’ emozionata, naturalmente lui è già là che mi aspetta e mi viene incontro con un largo sorriso. Mi stampa un bacio sulla guancia e mentre con un braccio mi cinge la schiena, con l’altro si intrufola sotto il maglione e viene subito a contatto con la pelle nuda facendomi rabbrividire: freddo o piacere? Anche lui non capisce e per non sbagliare la sua nera mano rimane lì sotto e sembra prendermi le misure. Rapidamente arriva ai capezzoli che inizia a stringere e tirare, mi fa un po’ male ma ho anche un sussulto di piacere. Mi invita a salire sulla sua auto che si trova in un angolo buio del posteggio, le sue mani continuano a rovistarmi con maggior vigore, mi ha già abbassato i pantaloni e come una furia appoggia le sue labbra carnose al mio rado pelo; mi succhia, mi bacia, mi inonda di saliva, comincia lentamente a stantuffare con le dita dentro di me, dita lisce e lunghe, poi sempre più forte fino a farmi ansimare. Non abbiamo ancora detto una parola, ed è lui a rompere questo silenzio per nulla imbarazzante. "Succhia!" mi dice, abbassandomi gentilmente ma con fermezza la testa verso la sua patta. E’ buio, non vedo nemmeno quello che sto per ingoiare e a dire il vero non me ne dispiace; ha un buon sapore, è duro come legno stagionato, liscio come seta e caldo come un tè africano. La mia bocca scorre lungo questa asta prepotente, su e giù per un tempo infinito finchè le sue braccia forti mi sollevano leggera come una piuma, mi sistema su di sé, fa scivolare dentro la mia fessura grondante la sua verga con estrema naturalezza e inizia una danza sfrenata. Quel poco di vestiti che mi è rimasto addosso mi impaccia ma non me ne importa niente, assecondo i suoi colpi vigorosi, roteo il bacino in un modo che pare farlo impazzire di piacere, lo sento fremere, sudare, pronunciare parole di cui non comprendo il significato ma che suonano dolci come miele alle mie orecchie. Poi mi solleva ed esce da me, avvicina il suo enorme cazzone alla mia bocca e lo agita freneticamente fra le mie labbra comunicandomi vibrazioni intense…"Succhia…" sussurra ancora. E io mi attacco come una ventosa e succhio con tutta la mia determinazione fino a che mi sgorga in gola il suo caldo latte. Mi ricompongo, guardo l’orologio "Cazzo, già le 10, mio marito mi aspetta".
Sorprendentemente deliziosa Liana, pensavo mentre leggevo questo suo racconto, stupefacente fanciulla dalle mille e una risorsa, era veramente la donna della mia vita, una tenera e calorosa moglie che non esitava a svelare le sue fantasie più intime a me, al suo marito/amante/confidente; ne ero deliziato, ma … le sorprese non erano ancora finite. Infatti al mio commento di approvazione per le sue parole ed all’augurio che quelle fantasie potessero realizzarsi, lei replicò: "Bene, sappi che ho per davvero un appuntamento con Pap stasera stessa, per un caffè, quindi quello che hai letto potrebbe realizzarsi molto presto!" La cosa mi lasciò di stucco, davvero Liana era capace di sorprendermi con la sua ingenua sensualità, ne ero estasiato, di lì a poco la mia amata sarebbe uscita sola, avrebbe incontrato un ragazzo poco più che sconosciuto e probabilmente ci avrebbe fatto l’amore; era più di quanto potessi sperare, l’allievo che supera il maestro. Le espressi tutta la mia felicità, la incitai più di quanto lei già non desiderasse a non lasciarsi sfuggire l’occasione, a divertirsi e trarre tutto il piacere da quell’incontro, le chiesi di raccontarmi tutto con dovizia di particolari al suo rientro.
Uscì che erano appena le nove, disse che preferiva così, per essere la prima volta non voleva un incontro troppo impegnativo, voleva valutare bene la situazione ed essere in grado di governarla; indossò un bel paio di jeans attillati che evidanziavano le sue forme morbide e generose, devo dire che ogni volta indossava quei pantaloni avevo l’irrefrenabile tentazione di palparle il culo che emergeva così ben scolpito, e naturalmente anche quella volta non persi l’occasione, accompagnai la toccatina fugace con un bacio mentre la accompagnavo fuori dalla porta.
Appena solo mi accomodai in poltrona sorseggiando un rum ghiacciato e pensando a Liana che si recava al rendez-vous, ai pensieri che l’avrebbero accompagnata, a quel misto di decisione e titubanza che sicuramente provava, alla sua naturale disinvoltura e spirito di avventura che sicuramente l’avrebbero sostenuta. Rileggendo ancora una volta il suo racconto pensai a qual’era la mia fortuna nell’avere accanto una donna così, eppure affioravano anche una serie di suggestioni tra l’apprensione e una sorta di gelosia, o meglio di sentimento di esclusione, e mi chiedevo: Si saranno già incontrati? Cosa staranno facendo? Non si sarà cacciata in un pasticcio? Staranno già scopando? E dove? E così via cercando di darmi delle risposte improbabili a delle domande che risposta immediata non potevano avere. E se avessero telefonato? Ah che piacere sarebbe stato ascoltare i loro gemiti, sentire Liana che mi diceva quanto stava godendo a farsi chiavare da quel bel cazzone, sentirlo descrivere da lei; o magari ascoltare Pap che mi avrebbe apostrofato: "Hey cornuto, hai una gran bella moglie, una bella porcona, e come lo succhia bene, ha una fichetta morbida e calda che ora riempio del mio cazzo e così la spedisco in paradiso". Se fosse successo mi sarei masturbato forsennatamente ma sapevo che era piuttosto improbabile, immaginavo che lui non fosse abbastanza scafato e disinibito da poter concepire simili perversioni.
Passarono così un paio d’ore, finchè alcuni colpi alla porta annunciarono l’arrivo di Liana, entrò con il viso raggiante e mi raggiunse accanto al caminetto, l’accolsi con un abbraccio e un lungo bacio, le versai da bere e lasciai che si sistemasse con comodo; quindi le chiesi com’era andata (anche se dalla sua espressione era evidente che tutto era andato per il meglio). "Innanzitutto" attaccò lei "credo che devi essere fiero di tua moglie, se a quasi quarant’anni sono ancora in grado di sedurre un giovane così bello. Vuoi sapere subito se l’abbiamo fatto? Si ed è stato molto bello, ha una verga così lunga, liscia e calda, mi ha stantuffato a dovere. E poi avresti dovuto vedere la faccia che ha fatto quando gli ho detto che tu sapevi che ero lì con lui, e che eri contento di questo, sbalordito è ancora poco, abbiamo parlato molto e quando gli ho raccontato di aver già avuto un’esperienza a tre con un ragazzo come lui poco è mancato che svenisse. E’ un ragazzo simpatico, siamo saliti sulla sua auto e ci siamo recati in un parcheggio buio e isolato, mi ha parlato di lui, delle ragazze che ha avuto, di quanto gli piacevo; intanto mi accarezzava i capelli, le spalle e poi più giù fino a che, con estrema naturalezza mi ha chiesto: “Lo vuoi vedere?”". "Sicuro, e anche toccare e ciucciare." la interruppi io.
"Dai, non sono così volgare e affamata" riprese Liana "Lui insisteva che andassimo in un motel, o anche a casa sua, ma io non volevo precipitare così gli avvenimenti; gli ho anche proposto di venire qui, a casa nostra, ma per lui si trattava di una cosa troppo nuova e inaspettata, ha detto che non si sentiva pronto. Così l’abbiamo fatto in auto, il posto era così buio e isolato che posso essere sicura non ci abbia visto nessuno." "Ci fosse stato un guardone che si masturbava nel rimirare la scena mi avrebbe fatto solo piacere" la interruppi di nuovo "sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta…" "E smettila porco," continuò Liana sorridendo "comunque è stato molto bravo, mi palpava le tette con tenerezza, poi si è infilato dentro di me e ha cominciato a colpirmi ritmicamente facendomelo sentire fino in fondo. Se gliel’ho succhiato? Certo, sai che non perdo mai l’occasione, ho accarezzato il suo scroto duro e poi gli ho fatto un gran bel lavoretto con la lingua, dalla radice su fino alla punta di quella cappella maestosa, per poi cercare di ingoiarlo fin dove ho potuto, ma era decisamente troppo grande perché potessi prenderlo tutto… comunque mi sono fatta onore."
Io presi ad adularla: "Brava, bella e brava la mia mogliettina zoccola, sei proprio la mia puttanella prediletta." Intanto non smettevo di toccarla e baciarla mentre il cazzo mi scoppiava dal desiderio e dall’eccitazione. Liana si spogliò rapidamente e, indicando con un gesto circolare un angolo della sua pancia, vicino all’ombelico, mi disse: "Un regalino per te l’ho comunque portato, Pap ha schizzato il suo seme proprio qui, se vuoi leccare ne sentirai ancora il sapore." Non me lo feci ripetere due volte, cominciai a passare la lingua con dolcezza mentre sentivo lo sperma secco di Pap rinvenire e invadermi la bocca di un sapore acre e denso, poi le feci allargare le gambe soffermandomi a rimirare le sue labbra ancora turgide, arrossate e gonfie per il recente assalto, irresistibilmente attratto la lavorai lungamente con la lingua mentre lei aggiungeva, tra un gemito e l’altro, nuovi particolari della sua avventura. Le chiesi allora di voler fare anche a me un bel lavoretto con la sua bocca divina, compito che eseguì con somma diligenza concludendosi con una copiosa bevuta della mia sborra.
Stravaccato sul divano e ancora scosso per tutto il corpo dai fremiti dell’orgasmo le sussurrai: "Grazie Liana, mille volte grazie, è stato il più bel regalo che potevi farmi per il nostro giorno particolare!" Continuammo a fare l’amore ancora a lungo, raggiungendo più volte l’estasi del godimento e sognando nuove avventure e piaceri sconosciuti.

Liana e Ivano