GIULIA E' UNA VERA PUTTANA
 
La sera ho mantenuto la promessa
(Giulia, parte V)

 
 

La sera a cena ho forzato la mano...
“Questa sera usciamo in cerca del posto”
“Va bene, preparati,  facciamo un giro per i posti che abbiamo già visto”
“Mi cambio e andiamo”
Sono andata in camera a cambiarmi e al mio ritorno nel salotto con i vestiti di Fabio e la parrucca:
“Sono pronta!”
“Vuoi venire cosi?”
“Certo!”
“Se decidiamo di scendere dalla macchina?”
“Hai dei problemi?”
“No, ma allora prendo la telecamera per ogni evenienza!”
Tornando con la sua fida telecamera:
“Ma sotto…?”
“Niente è ovvio”
Mi ha palpato il culo e ridendo:
“Sei proprio una Troia, dai andiamo”
Siamo partiti per il nostro giro di ricognizione, Carlo guidava sicuro come se conoscesse i posti dove andare, ed, in effetti, arrivava a colpo sicuro ogni volta, mi ha portata al parcheggio davanti al palazzone della SAI lungo la Cristoforo Colombo poi al Piazzale di fronte alla Basilica di S. Sabina all'Aventino, dietro la passeggiata Archeologica, Viale Tiziano, Viale Tor di Quinto e tanti altri posti dove c’erano le puttane in attesa dei clienti, in ognuno di questi posti, passava lentamente lungo il marciapiede e mi faceva notare come si comportavano:
“Vedi, quando notano una macchina che da l’impressione di essere interessata, si girano e le camminano incontro e invitano l’autista a fermarsi da loro”……”Guarda quella come sta seduta”……Vedi come si muovono?”……”Hai visto come si è offerta quella” ecc.
Saranno state due o tre ore che eravamo in giro e avevo una voglia pazza di scendere e mettermi tra loro, ma Carlo aveva presa la via del ritorno e parlava, parlava ma soprattutto mi guardava arrapato...
Stavamo passando per l’EUR, vicino al Velodromo, quando intravidi su un lato dell’impianto un’inconfondibile movimento di macchine:
“Torna in dietro e vai in quel piazzale a destra, quello che abbiamo appena passato”
“Perché?”
“Ho visto delle macchine che si fermavano e ripartivano, ci saranno”
“Lì con tutte quelle case?”
“Tu torna e vedrai”
Fece manovra al semaforo del Torrino e subito s’infilò in quel piazzale.
“Accosta, fermati qui, fammi controllare se mi sono sbagliata”
Non mi ero sbagliata, tre o quattro macchine passarono e ripassarono per il piazzale lentamente, fermandosi tutte in un punto prima di ripartire, per poi ritornare di lì a poco
“Perché fanno così?”
“Quello deve essere il posto di una puttana che però a quest’ora è andata via, e loro tentano di vedere se torna”
“Dici che torna?”
“Non lo so!”
“Dai fammi vedere da più vicino, passa anche tu come loro sul nostro lato”
Partì e percorse quel tratto di strada molto lentamente, arrivati all’altezza di una macchina che si era fermata l’uomo che era alla guida ci guardò, istintivamente Carlo accelerò per allontanarsi.
“Vai piano, fammi vedere”
L’uomo si deve essere accorto che lo guardavo, fece conversione come per seguirci, Carlo accelerò di nuovo e quello tornò a fermarsi e fatta manovra si parcheggiò dov’era prima
“No, non devi fare così, lo fai desistere”
“Come sarebbe?”
“Sarebbe che ti avevo detto che sarei tornata a battere appena mi fossi sentita pronta e che questa volta …”
“E che questa volta?”
“Questa volta voglio farlo seriamente, senza fronzoli e questa mi sembra l’occasione per una prova, poche macchine, un posto decente, voglio fare la prova generale”
“Ma a quest’ora ………”
“Tu adesso fai un giretto come se mi avessi portata a scopare, poi torni lì e mi fai scendere e io lo rimorchio!”
“Ma come faccio con le riprese”
“Fai quello che vuoi, riportami da lui, voglio farmi scopare da lui per soldi”
Si vedeva che non era molto d’accordo, continuò per un po’, poi si parcheggiò in una stradina laterale.
“Senti ma se vi allontanate? Dove lo porti? Cosa ci fai?”
“Tu riportami lì e poi vedrò, dai torniamo altrimenti lo perdo”
In silenzio rimise in moto e facendo un giro tornò verso il posto, strada facendo armeggiò con la telecamera per poter riprendere dall’interno della macchina, ci avvicinavamo e non vedevo la macchina dell’altro, quando eravamo a poche centinai di metri dal posto:
“Vedi non c’è”
“Tu fermati e fammi scendere, vedrai che torna”
Arriviamo sul posto e Carlo ferma la macchina, mentre io mi sbottono bene la giacchetta prima di scendere, apro lo sportello e lo saluto
“Ciao, ci vediamo tra poco”
Dicendolo mi ripiego la cinta della gonna (come avevo provato a casa) con il risultato che la gonna mi copre a malapena l’attacco delle cosce alle natiche, mentre sto facendo quest’operazione dietro di noi si accendono i fari di una macchina parcheggiata poco distante, spero che sia lui e d’istinto mi piego verso Carlo “Adesso vai!” so che gli sto mostrando tutto il mio culetto e spero che se n’accorga, il fascio di luce m’illumina, mi giro chiudendo lo sportello e cammino vero di lui, Carlo si allontana.
La macchina percorre lentamente i pochi metri che ci separano, mi passa accanto molto lentamente e io mi piego con un sorriso invitante verso di lui, mi sorpassa di poco, si ferma, poi fa marcia indietro e mi si accosta:
“Ciao”
“Ciao”
“Sei nuova?”
“Si”
“Quanto vuoi?”
“Tu cosa vuoi fare?”

(Continua)

Giulia

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