Il vecchio direttore laido...




Mia moglie era particolarmente contenta di aver trovato un lavoro. Erano ormai due anni, da quando ci eravamo sposati, che lo cercava.
Era uno studio di un'agenzia immobiliare che trattava soprattutto locali commerciali, negozi, bar e ristoranti. Clienti pochi, ma buoni. Quindi non c'era un eccesso di lavoro. Tant'è che oltre al titolare, un signore sulla sessantina, c'era solo un'altra impiegata.
Lara, mia moglie, divideva dunque l'ufficio con una quarantenne che a suo parere era un po' zoccola, o almeno assumeva atteggiamenti da puttanella con il
vecchio.

Una sera mia moglie tornò a casa un po' pensierosa e le chiesi il motivo.
"Oggi il vecchio mi ha chiamato nel suo ufficio. Pensavo che mi volesse rimproverare. E invece mi ha fatto un osservazione che proprio non mi aspettavo. Mi ha detto:
- Signora, io sono contento di come lei lavora. Non ho nulla da ridire. Per carità. Però devo farle un rilievo su come si presenta. Sa, per noi l'immagine è importante. E' importante come ci presentiamo ai clienti. Non voglio dire che lei è sciatta o trascurata: lei è una bella donna e, se mi permette, ben fatta, però… Ecco … dovrebbe vestirsi in modo un po' meno serioso. Perché non sfrutta un po' la sua bellezza e le mette, per così dire, un po' più in evidenza? Farebbe più colpo sui nostri clienti. Mi dia retta. Sono vecchio del mestiere… -
Ho risposto che avrei fatto il possibile per non scontentarlo".

Ebbi l'impressione che a Lara non dispiacesse rifarsi un po' il look.
L'indomani, sabato, sparì per quasi tutto il giorno e tornò a casa solo verso sera carica di scatole e pacchetti: aveva fatto la spesa.
Attesi il lunedì. Il mattino esco sempre dopo mia moglie. Lei si svegliò con largo anticipo rispetto al solito. Attesi in salotto il risultato della vestizione.

Prima di uscire venne a darmi il consueto bacino.
Aveva una gonna piuttosto corta con un spacco laterale (mi parve di intravede il bordo della calza autoreggente); tacchi a spillo come non gliene avevo mai visti.
Una camicetta di seta molto sbottonata e in trasparenza si vedeva un esile reggisenino. Anche il trucco era pesante.
Rimasi agitato per tutto il giorno. Rientrai a casa prima di lei che arrivò verso le otto. Sembrava stravolta. Si lasciò cadere sul divano e si sfilò le scarpe.
"Com'è andata al lavoro?"
"Quel vecchio laido…" rispose...

Mi raccontò tutto di un fiato la sua storia.

"Mi ha chiamato in ufficio a metà mattina, facendomi un sacco di complimenti. Poi ad un certo punto gli ho visto brillare gli occhi…
- Senta signora, glielo voglio chiedere. Ma porta le calze o i collant? -
Gli ho risposto che portavo le calze autoreggenti. Il porco se n'era accorto.
- E le mutandine? Me le fa vedere?
Io ho protestato dicendo che questo era troppo e luisi è subito rabbuiato.
- Va bene. Come vuole. Io lo dico solo per lei.
Allora stizzita ho alzato la gonna e gliele homostrate.
- Bene! Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Se le tolga e le metta sopra il tavolo.
Stavo per scoppiare, ma volevo dimostrargli che non avevo paura di lui. Me le sono sfilate e le ho appoggiate, con tono di sfida, sopra il tavolo. Lui le ha prese senza guardarle, le ha riposte nel primo cassetto e l'ha richiuso.
- Ottimo. Quando vorrà mettersi le mutandine in ufficio venga qui e le prenda. Le può trovare nel primo cassetto assieme alla sua lettera di licenziamento.
Mi sono sentita rabbrividire. Sono uscita dalla sua stanza"

Il racconto aveva toccato anche me. Allungai una mano sotto la gonna e trovai la sua fica nuda… era fradicia!
"Cos'hai deciso? Ti licenzi?"
"No… non posso. E poi domani sera mi aspetta una cena di lavoro."

(continua)

Gino