La Confessione




Dunque, come cominciare… credo sia necessario premettere che la storia che mi ritrovo a raccontare è decisamente vera. Ho deciso di raccontarla perché mi piacerebbe raccogliere commenti ed opinioni dei lettori riguardo a ciò che mi è accaduto e, magari, provare ad avere, con chi lo desidera, uno scambio di idee. Il perché di questa mia scelta resta, anche per il sottoscritto, un’incognita. Per essere più precisi, ed evitare per quanto possibile equivoci, la storia è vera e la ricostruzione dei fatti, anche dei particolari più dettagliati, è quanto di più fedele sia possibile.
Certo però come comprenderete l’elemento personale, anche di fantasia, gioca inevitabilmente nella ricostruzione, specie nei dettagli, la sua parte, così come la conoscenza delle abitudini e delle movenze della protagonista, tutte poi stratificate dal tempo. Resta assoluta l’autenticità della storia. Sulla quale mi auguro di ricevere i vostri commenti.

La mia storia è in fondo una delle più antiche del mondo.
Una volta qualcuno mi disse che il mondo si regge sulle corna, anche io evidentemente sono stato chiamato a dare il mio contributo.
Convivo ormai da diversi anni con la mia compagna, il sentimento che ci lega, i mille progetti, i tanti sogni nel cassetto che continuiamo a condividere ed un altro oceano di sensazioni ed emozioni che siamo riusciti a conquistare insieme, fanno del nostro rapporto un mondo che vogliamo continuare a far durare. Naturalmente, ogni conquista porta con sé la sua buona dose di sacrificio, ed anche noi abbiamo vissuto i nostri momenti difficili, tra cui uno, durante il quale sono avvenuti gli eventi che mi appresto a raccontare.

La mia compagna, oggi 29 anni, non appartiene al tipo di donna costruita nell’immaginario collettivo per apparire su qualche copertina o ad un defilé, non ha per niente nulla di stereotipato o come dire, di artificiale. Al contrario le appartiene quell’insieme di difetti, se così li si può chiamare (io non li reputo tali) che fanno parte del patrimonio di una donna vera.
È alta un po’ più di 1,75, capelli castani chiari, ma li porta biondi, lunghi fin sulle spalle, anche se spesso li taglia corti, magari sfrangiati, credo si dica così. Occhi castani sul chiaro, spalle larghe, un collo netto disegnato, nel quale si evidenziano a volte a seconda dei movimenti le nervature, porta la terza coppa c, a volte, ma sempre più raramente, perché è a dieta, la quarta. In generale ha una corporatura imponente, assolutamente non grassa, il ventre piatto, gambe “appetitose”, lunghe e consistenti. Non passa inosservata con i fianchi non da modella anoressica, ma pronunciati, che invogliano la presa, insieme al suo seno procace, al suo viso dai lineamenti netti, con gli occhi grandi e furbi, tanto intelligenti da saper apparire lascivi, suscita nel complesso quel senso mai sopito della sana abbondanza.
Insomma, ammetto che fisicamente possa risvegliare gli appetiti maschili anche, e forse soprattutto, la loro natura più istintiva e boccaccesca, diciamo così. Per essere ancora più espliciti è una di quelle donne che ti richiama al sesso, magari una di quelle grandi scopate e via… insomma una che “fa sangue”, credo si dica così, che ti puoi immaginare di incontrare per una notte clandestina magari in un motel.
Lei da parte sua è una donna sanguigna con tanti appetiti, figli di una grande voglia di vivere e di una ingenuità di fondo poco controllata. Le piace fare sesso, le piace farlo tanto e le piace farlo spesso, sentirsi desiderata, adora il contatto fisico. Non è però per questo una donna facile nel senso più comune del termine al contrario, sa essere fredda, lapidaria e distaccata, e questo rende lei, come tante altre donne, così tanto desiderabili.
La convivenza comporta spesso una buona dose di noia, o peggio ancora di quotidianità, lei l’ha sempre sofferta senza farne mistero, mistero invece ha fatto su un’altra cosa…
Qualche anno fa, più o meno tre, aveva cominciato a gironzolare in rete, a “chattare” e via discorrendo, avevamo anche condiviso in rete incontri un po’ piccanti con altre coppie o singoli e mi aveva confidato l’esistenza di alcuni suoi spasimanti più o meno abituali, l’arrivo della web cam aveva facilitato tutta questa esplorazione, che aveva poi tra l’altro iniziato a portare avanti sempre più in autonomia. Avendo compreso la sua richiesta di intimità, ho preferito assecondare la cosa, lasciandole i suoi spazi di libertà, non mi disturbava poi più di tanto.
Se si fosse trovata a guardare qualcuno menarselo dall’altra parte del video non ne avrei fatto un dramma, l’idea, forse, un po’ anche mi divertiva, non lo consideravo un tradimento, piuttosto una forma evoluta di autoerotismo. Anche quando mi confessò, non potendo fare a meno di farlo, di essersi spinta fino al punto di aver fatto sesso via internet, con la web cam, la cosa non mi diede particolarmente fastidio, anche se mi fece riflettere il fatto che si fosse instaurata una certe abitudinarietà con il ragazzo in questione, del quale paradossalmente non aveva mai visto il viso. Lei giustificò le mie osservazioni dicendo che per essere arrivata al quel punto doveva essere stato necessario almeno un minimo di conoscenza.
Sapevo che potevano essere, comunque, campanelli d’allarme, la voglia di vivere qualcosa di diverso, di distrarsi, di superare quella quotidianità che a 26 anni non può non pesare, stavamo poi già insieme da parecchio e convivevamo da almeno 3 anni.
La cosa comunque sembrava finita, per diverso tempo senza alcuna mia particolare richiesta smise di “chattare”, anche girovagare via rete l’aveva poi annoiata. Per diversi mesi lasciò completamente perdere, poi per caso ricominciò. Per farla breve conobbe un altro tipo, questa volta abitava nella nostra stessa città, o meglio vicino. Tutto questo lo so, come il resto che sto per raccontare per sua stessa ammissione, della mia compagna intendo. Si, perché scoperta la cosa ho voluto, forse per un inconscio masochismo, farmi raccontare tutto nei minimi dettagli, tutto, anche quelle cose che sapevo mi avrebbero fatto più male. Ancora oggi non so perché, certo confesso che i suoi racconti suscitavano in me reazioni contrastanti, un misto complicato di cui ancora oggi sento, a ripensarci, l’influenza, ed anche per questo ho deciso di raccontarlo.
In particolare il racconto del suo primo incontro mi è rimasto decisamente impresso. Dico del suo primo perché ne ebbe diversi durante i mesi di frequentazione con quello che non posso che definire, ahimè, il suo amante.
Dunque, dopo qualche settimana, anzi erano passati un paio di mesi, la sua nuova conoscenza, un ragazzo di 36 anni, cominciò a farsi più intraprendente, lei però di sesso in chat non ne voleva sapere, lo considerava ormai scontato e noioso, fu lei quindi a proporgli un incontro. Non c’era almeno così mi ha detto in quella proposta nulla di determinato o finalizzato, era spinta dalla voglia di fare qualcosa di diverso, almeno così mi ha detto.
Si incontrarono un paio di volte, alla terza, una sera credo di giovedì, era maggio se non ricordo male, io ero fuori per lavoro e ci sarei rimasto qualche giorno, si incontrarono in un pub mentre chiacchieravano lui si avvicino e con naturalezza ma d’improvviso la baciò.
Mi ha detto di ricordare la sua lingua veloce, rapida, vorace e frenetica e di aver ricambiato quel bacio impaziente e voglioso, d’istinto. Subito dopo lui le disse che quella sera lei sarebbe andata da lui. Lo fece.
In macchina, nel tragitto verso l’abitazione, non parlarono, quando lui si accorse che lei nel silenzio stava forse pensando troppo a quello che stava facendo le prese una mano e se la portò sui pantaloni, la spinse a sbottonarli, erano jeans, in un istante se lo ritrovò in mano, era già duro, pulsante, il glande completamento scoperto, con la mano destra con decisione le prese il capo invitandola a chinarsi, lei lo fece infilando la sua testa vicino al volante, mentre lui continuava a guidare, in un colpo senza leccarlo lo infilò in bocca. Lui continuava a guidare, lei sentiva la leva del cambio spingere sul petto mentre la mano destra del ragazzo continuava a premerle la testa. Sentiva l’odore del suo sesso, la sua voglia, continuò a tenere il suo cazzo in bocca muovendo il capo con movimenti lenti e ritmati, poi cominciò a leccare il glande, a seguire i suoi bordi con la punta della lingua, sentiva i respiri dell’uomo sempre più lunghi ed affannosi, mentre lui con l’unica mano disponibile cercava ora, non senza impaccio, il suo seno. Non potè continuare per molto, il traffico intenso e la strada costrinsero il suo compagno a farla fermare, si rialzò, continuando però a tenerlo nella mano sinistra e ad accarezzarlo, mentre per evitare di incrociare il suo sguardo continuava a guardare la strada di fronte.
“Però… mi hai tolto il fiato, ti deve piacere parecchio” furono pressappoco le parole di lui, pronunciate non senza quella tipica soddisfazione da maschio conquistatore, cosa che la mia ragazza notò immediatamente, essendo da sempre particolarmente indisposta verso questo tipo di comportamenti. “Anche a te immagino” rispose secca.
Arrivati sotto casa, era quasi l’una di notte, entrarono velocemente nel portone e poi nell’ascensore del palazzo. Appena dentro l’ascensore la spinse ad inginocchiarsi ed a riprenderlo in bocca. Lo ingoiò voracemente, in fretta, ancora in un colpo, fino ad arrivare quasi con il naso tra i peli del suo pube, lo sentì sbattere sul fondo della gola, le tolse per un attimo le respiro.
Era più grande del mio, chiederle il paragone fu, da parte mia, tanto infantile quanto invitabile, soprattutto più lungo, lui era alto un po’ più di 1.90, aveva un cazzo non particolarmente spesso, ma nervoso, con delle piccole vene ben visibili, soprattutto verso l’attaccatura, ed era leggermente piegato a sinistra, con un glande di colore scuro, comunque era decisamente lungo. Dopo il primo colpo a fondo riprese a spompinarlo sempre con energia ma con più accuratezza, “mamma mia meglio di una puttana” fu il suo commento… Lei continuò, le mani dell’uomo le tenevano energicamente la testa, anche volendo non avrebbe potuto rispondere. Arrivati velocemente al piano quinto o sesto uscirono dalla ascensore, lui aveva ancora i pantaloni sbottonati e l’uccello di fuori nascosto, poco, dal giubbotto.
Appena entrati in casa, la spinse contro la parete e la baciò a fondo, mentre le sfilava la giacca, poggiò poi di colpo, continuandola a baciare entrambe le mani, sul suo seno, la premeva contro il muro mentre palpandole con foga le tette. Lei aveva una camicia nera, aperta fino all’altezza del seno, lui si allontanò facendo un semplice passo all’indietro, la luce continuava ad essere spenta. Le chiese di sbottonarsi la camicia, lei era lì, in piedi, poggiata con la schiena al muro, in una casa che non conosceva, con un uomo che aveva visto solo due volte. Era tesa, eccitata, forse anche spaventata, ma non voleva più tirarsi indietro. Si sbottonò la camicia, in silenzio, continuando a guardarlo, nel buio non focalizzava i tratti del viso ma poteva intravedere i contorni del corpo, lo sentiva respirare. Lui la osservava, quando ebbe aperta la camicia del tutto senza toglierla e senza che lui facesse un segno, fece un passo, gli si avvicinò e si inginocchiò di nuovo, di fronte a lui. Lo prese con tutte e due le mani, accarezzandolo e portandoselo al viso, lo strofinò sulle guance, sul collo, sul petto, spingendo la punta verso i seni. “brava continua… così…dai che ti piace, ti mancava eh”. Lui sapeva che non era single, ma evidentemente l’idea di scopare la donna di un altro continua ad essere un grande afrodisiaco ed uno dei principali fattori dell’autostima maschile.
Le mise la mano destra sul capo, mentre posizionò la sinistra sul collo vicino all’attaccatura del capelli, una cosa che fece anche in seguito, perché diceva che questa posizione gli dava un senso di controllo ed aumentava la sua percezione. Cominciò ad imporle il movimento, lentamente, spingendola più in fondo possibile. Lei portò le mani sul sedere di luì e cominciò ad abbassargli i pantaloni, tirandoli da dietro, fino a calarli del tutto, poi infilò da dietro entrambe le mani nei boxer afferrando i suoi glutei e spingendolo così verso di lei. Abbassò le mutande tirandole giù come i pantaloni. Cominciò così a leccare i testicoli, che adesso erano stati liberati dagli indumenti, fino a prenderli entrambi in bocca, mentre continuava a tenere nella la mano sinistra il pene che le strusciava sulla parte alta del viso, sulla sua sinistra. Lui aveva leggermente piegato ed allargato le gambe per permetterle di affondare di più verso il basso, con la lingua comincio a leccargli la parte bassa dei testicoli insinuandosi verso il sedere. Teneva sempre nella mano sinistra il pene dell’uomo che ormai le sovrastava il capo; era sempre in ginocchio, piegata in avanti con la testa affondata tra le cosce dell’uomo, la lingua insinuata tra i suoi glutei, cercando di raggiungere l’ano, sentiva i testicoli bagnanti di saliva poggiati sulla sua guancia, mentre con la mano destra rimaneva aggrappata alla gamba dell’uomo. Lui nel frattempo si tolse la camicia, lei di tanto in tanto lo guardava alzando leggermente lo sguardo. La fermò di colpo e le chiese di sdraiarsi all’indietro.
Facendolo sentì sotto le sue spalle un tessuto ruvido, era il tappeto di corda nel ingresso che avrebbe visto la mattina dopo. “Togliti i pantaloni” le disse rimanendo in piedi di fronte a lei. Si liberò prima delle scarpe, aveva una specie di sandali aperti con i lacci ed il tacco, poi sdraiandosi ed inarcando la schiena, si sfilo i pantaloni. Lui era lì in piedi di fronte a lei e continuava a masturbarsi, “sfilati le mutande” le chiese, lei ubbidì. Adesso era lì sdraiata per terra con solo la camicia completamente aperta ed il reggiseno. Le offrì la mano per farla rialzare, l’afferrò, ma l’uomo la fermò nuovamente in ginocchio. Le presa la testa posizionando le mani come prima, una dietro il collo, l’altra sul capo, ma stavolta con più energia, tanto da bloccarle i movimenti, poi le offrì di nuovo il suo cazzo, lei apri la bocca e lui cominciò a muoversi subito freneticamente tenendole il capo bloccato. Lei poggiò le mani sulle gambe dell’uomo, facendole scivolare a volte fino ai glutei, il movimento di lui diventava sempre più veloce ed impetuoso, tanto da essere scoordinato, violento, lei allargò la bocca quel tanto per evitare di graffiarlo coi denti, poi cominciò ad infilargli le dita della mano destra tra le natiche pressando il buco, non era facile però, il movimento dell’uomo ormai era sempre più veloce e frenetico, capì che stava per venire. Sentiva, il cazzo pulsare, le mani stringere, lui ansimare sempre più forte, la stava scopando in bocca, con foga, quasi senza controllo, la situazione probabilmente inaspettata doveva eccitarlo tantissimo, evidentemente non pensava che lei gli si sarebbe offerta in quella maniera. Riuscì solo ad allontanarlo di quel poco per evitare che le venisse in bocca.

Sentì immediatamente lo spruzzo caldo sul suo viso, il primo tra le labbra ed il naso, poi gli altri sulle guance, sul collo, sugli occhi, sentiva il suo odore forte, lui la teneva ancora e continuava a venirle sul viso, le gocce cominciarono a scorrere ed a cadere sul petto e sul seno, lo aveva anche tra i capelli; poi inevitabilmente lui rallentò il movimento, gli schizzi terminarono, si stava calmando, allora gli prese il pene tra le mani, ancora fremeva, lo strizzò arricciando la pelle sul glande, le goccie di sperma più solide le finirono sulle mani e sul seno, erano pesanti, calde, unte. Lo guardò sorridendo aveva il viso, il collo, il petto, il seno, le mani, piene del suo sperma, era li davanti a lui, in ginocchio con la camicia aperta ed anche quella macchiata, lui fece un passo indietro, : “ scusa non volevo così…” provò ad accennare qualche scusa “ mi sono fatto prendere un po’ troppo” era in imbarazzo, trovarla così disponibile lo aveva sorpreso, ne aveva approfittato ed ora, pensando di aver esagerato, provava a rimediare.
Lei lo rassicurò dicendole che le era piaciuto. Rinfrancato le chiese : “ ma tu scopi sempre così?” aggiungendo una cosa del tipo “beato il tuo ragazzo, ora c’ha le corna, ma se la passa bene, se fai sempre così in fondo se le merita pure le corna, certe donne bisognerebbe dividerle” La mia ragazza mi ha detto che il commento la infastì non solo perché aveva avuto la mancanza di intelligenza di richiamare, in un momento poco opportuno, la mia esistenza, ma soprattutto perché il farsi dividere proprio non è nelle sue corde. Non gli rispose, si fece indicare il bagno e si andò a pulire. Tornata nel ingresso trovò il suo amico seduto su una piccola poltroncina a fumare una sigaretta, se ne accese una anche lei ed andarono verso la stanza da letto.
A questo punto il racconto di quella sera continuerebbe, me lo sono fatto ripetere non so quante volte, ma non so se esiste un limite di spazio a disposizione, quindi provo a fermarmi qui. D’altra parte credo ce ne sia abbastanza per raccogliere i commenti e le opinioni dei lettori, confermo ovviamente di essere disponibile a proseguire, se sarà possibile, il racconto di quel primo incontro e degli altri anche se per i successivi l’elemento di ricostruzione personale è decisamente più marcato

Parte seconda

Si muovevano al buio, Francesco le prese la mano e restandole davanti la guidò dall’ingresso verso la stanza da letto. Marta era scalza, aveva indosso solo la camicia completamente aperta ed il reggiseno.
La casa non sembrava particolarmente grande. Prima era stata in bagno, aveva delle mattonelle smaltate di azzurro alle pareti, uno specchio tondeggiante di dimensioni contenute sul lavandino; la vasca da bagno, da lei particolarmente amata, ne ha sempre sognato una grande dove poter passare ore immersa a rilassarsi, era sotto la finestra corredata dalla classica tendina sul rosa di materiale plasticoso ed era chiaramente utilizzata esclusivamente per la doccia. Quel bagno le parlava, era un po’ trascurato, tipico di un single, con le asciugamani piegate male ed appoggiate vicino la parete, e gli immancabili boccioni di detersivo sotto il lavandino, si sentiva forte l’odore del dopobarba che troneggiava su una mensola affianco allo specchio con lamette e pennelli messi tutti un po’ alla rinfusa. Per andare nella stanza da letto si diressero dalla parte opposta, attraversando l’unica altra porta che dava sull’ingresso. Subito di fronte a sé vide la cucina, ci passarono davanti, riuscì a scorgere la macchinetta del caffè sui fornelli spenti ed una tazzina sul tavolo, poi seguendo il breve corridoio si ritrovò di fronte la porta della stanza da letto, sulla sua destra sempre nel piccolo corridoio un armadio a muro e sulla sinistra una stampa che nel buio non riuscì a focalizzare.
La porta della stanza da letto era chiusa, lui l’aprì e la accompagnò dentro.
Viveva quella situazione al rallentatore aveva la sensazione, di osservarla dall’esterno, era incuriosita, ed era eccitata, tanto, tanto eccitata. Si sentiva pronta a fare di tutto, era libera, quasi vivesse in una realtà senza tempo, come se fosse in una parentesi, una sorta di sogno, non pensava alle conseguenze, né da dove veniva, alla sua casa da cui era uscita quella sera per l’incontro, alla sua vita, al suo mondo, era lei, sempre lei, ma in un’altra realtà senza contatti e senza implicazioni con quella quotidiana, come in una sorta di trance.
Quando mi raccontò per la prima volta questa storia e le sue sensazioni ero furente per capire, per soffermarmi su questi aspetti, ero ferito, umiliato, deluso era una sensazione strana, era dolore ed era profondo, non saprei come descriverlo, un misto di rabbia e sconforto come se fossi di fronte ad un fallimento, e peggio mi sentivo come se qualcosa di mio, di profondamente mio, mi fosse stato scippato. Una parte della mia intimità era stata violata, provavo odio e disprezzo per quell'essere, quell'uomo che aveva osato entrare nella mia vita, violare la mia più profonda intimità, prendersi quello che avevo di più sacro.
Le sensazioni della mia ragazza, quelle che mi raccontava, non riuscivo proprio a coglierle: ero arrabbiato, deluso, furioso, mi aveva tradito, non capivo perché, la guardavo e mi sembrava un’altra, per giunta era stata costretta a raccontarmi tutto, si era fatta anche scoprire, non lo accettavo. Piangeva, sembrava una bambina a cui si era rotto di colpo il giocattolo preferito, lo aveva rotto lei ed ora sembrava disperata. Si sentiva in colpa e non sapeva cosa fare.
Volevo che continuasse a raccontare tutto anche i minimi particolari, me li feci ripetere anche nei giorni successivi, mi chiedeva perché, sapeva che mi avrebbe fatto male, ma era quello che volevo. Adesso ripensandoci forse capisco, volevo che mi facesse male, ma che se ne rendesse conto e che se ne assumesse la responsabilità, volevo che quello che aveva fatto lasciasse il segno e che fosse profondo. Volevo i particolari, anche perché in fondo quando ascoltavo mi continuava a tornare in mente che, al di là di ogni altra considerazione, era una troia, questo pensavo, si era fatta scopare da un altro, con lui aveva fatto di tutto, al di là delle tante motivazioni e sfumature psicologiche delle idee, i sentimenti, le ragioni, rimanevano i gesti, le azioni, i particolari appunto, e quelli non dovevano essere taciuti, quello che aveva fatto lo volevo sapere. E quello che aveva fatto era farsi scopare, concedersi senza freni, come una troia. In fondo restava anche questo e non doveva dimenticarlo. Io non ci riuscivo, ero troppo furioso per farlo.

La stanza da letto non era molto spaziosa, ma le sembrò subito accogliente, sulla destra della porta appena entrati, un letto ad una piazza e mezzo disposto con un lato lungo la stessa parete della porta, ai piedi che davano proprio verso l’entrata una mensola bassa all’altezza delle ginocchia con dei libri sotto e sopra la tv, la testa del letto, invece, alla parete in fondo alla stanza sempre sulla loro destra.
Alla sinistra della testata del letto una finestra con le serrande leggermente abbassate ed una tenda che le sembrò di colore chiaro. Di fronte alla porta una armadio di quelli componibili con incastrata dentro una sorta di scrivania adibita a posizione per il pc decisamente ben organizzata, confortevole con una serie di mensole intorno, su cui vi era la web cam la stampante uno scanner. Riconobbe “il luogo” dove aveva incontrato per la prima volta il suo compagno. Al fianco dell’armadio di colore chiaro una chitarra con amplificatore.
Di fronte al letto, sulla stessa parete dell’armadio - quella opposta alla porta d'entrata - una cassapanca lunga e bassa con sopra diverse figure in legno in stile africano. Tra questa ed il letto un grande tappeto scuro, lo sentì sotto i piedi mentre la faceva avvicinare al letto. La teneva ancora per la mano, la fece sedere e si diresse ad accendere la luce. Rimase soffusa, emanata dolcemente da una lampada a stelo posizionata dietro la chitarra, vicino l’armadio.
L’uomo gli apparve di colpo davanti quasi come se lo vedesse per la prima volta, tanto magro da sembrarle quasi secco... non era particolarmente muscoloso ma aveva decisamente un fisico asciutto. La camicia completamente aperta ed pantaloni abbottonati per metà, era lì sorridente, evidentemente soddisfatto, non riusciva a nascondere agli occhi di lei, il compiacimento per la “sua conquista” per come si erano sviluppati gli eventi, ma era ancora a cavallo di quell’imbarazzo che accompagna i primi incontri, manteneva quell’aria formale, di rispettoso contegno che però solo pochi minuti prima aveva completamente dimenticato, lasciandosi trascinare senza controllo l’aveva scopata in bocca, con furia, senza freni, le era venuto in faccia liberandosi di ogni forma e di qualsiasi contegno l’aveva scopata dicendole che era meglio di una puttana. Poi si era scusato, riavutosi, era rientrato a vestire il contegno e le forme che la situazione richiedeva, inevitabilmente anche per paura di perdere la “sua generosa preda”.
Ed era alto, decisamente alto... particolare per lei importante.
Anche lui adesso era scalzo. La guardò sorridendo: “ certo siamo partiti alla grande... ti va di bere qualcosa?” “Magari una cocacola” rispose lei. lui scomparve subito verso la cucina, lo sentì trafficare con il frigorifero e poco dopo ritornò con un vassoio, due bicchieri colmi di cocacola ed una tazza grande da colazione piena di cubetti di ghiaccio. “E’ fredda di frigo ma se vuoi ci metto il ghiaccio”. “Per questo ti sei portato dietro il polo nord a cubetti” pensò lei senza dire niente rispettando il suo senso di ospitalità ed il carattere gentile e formale in cui era rientrato.
Offrendole il bicchiere si sedette sul letto al suo fianco con le gambe incrociate, poggiò il vassoio tra loro. Lei lo spostò subito, anche a casa sul letto non ci si avvicina con cibo e bevande, iniziarono a chiacchierare del più e del meno, lei si era spostata all’indietro, ora era seduta più in fondo verso la parete quasi sdraiata, aveva poggiato la testa su uno dei cuscini, aveva riabbottonato in parte la camicia ed aveva coperto la sua intimità con un cuscino.
Lui le rimaneva di fronte accovacciato ai piedi del letto.
Avevano finito entrambi di fumare, e capirono che erano finiti anche gli argomenti del caso. Lui si alzò, senza dire niente, posò il suo bicchiere sulla mensola ai piedi del letto e si tolse i pantaloni, lo fece con naturalezza e decisione, sfilandosi insieme anche le mutande e rimanendo girato su un fianco. Lei guadava il disegno del suo corpo, notò l’incavo del gluteo quando lui si piegò per sfilarsi i jeans, anche le gambe erano magre, nerborute e nervose, quando si muoveva si evidenziavano i muscoli quasi come fossero disegnati. Si girò, era di nuovo eccitato, in piedi di fronte a lei che restava quasi sdraiata: “guarda ti punta di nuovo” le disse qualcosa del genere per superare con ironia il momento particolare. Prima in macchina e poi nell’ingresso era successo tutto di fretta quasi d’improvviso nessuno dei due aveva avuto tempo e voglia di riflettere più di tanto. Ora però la situazione era un po’ diversa si trattava di un momento delicato quasi la conferma di tutto quello che era accaduto.
Lei continuava a guardarlo, a differenza dell’uomo non aveva poi avvertito più di tanto il cambio della situazione rimaneva e continuava a vivere quegli attimi come se fosse una realtà parallela distante anni luce da quella quotidiana. Il suo membro ora le appariva ancora più grande, ancora più lungo, lui era in piedi si sfilò la camicia rimanendo completamente nudo, il suo pene era lì a pochi centimetri da lei, dal suo viso ed era in piena erezione. Lui le allargò le gambe con le sue, bastò spingerle leggermente, lei assecondò la sua richiesta, era davanti a lei ancora in piedi tra le sue gambe, lei restava sdraiata, allungò una mano per prendere il suo cazzo ed inizio ad accarezzarlo.
Lui poggiò le ginocchia sul bordo del letto, le fermò la mano, infilò le sue braccia all’interno delle cosce di lei e con le mani le sollevò i glutei. Lei gli si offrì inarcando la schiena e poggiandosi sui gomiti. Era lì adesso e si offriva di nuovo, completamente, senza difese, protendendo generosa il suo bacino verso il cazzo dell’uomo.
La infilò in un solo colpo, subito fino in fondo. Gridò di dolore, mi ha più volte ripetuto di aver provato in quel momento dolore vero, lo ricordava bene, le era entrato dentro di colpo fino in fondo, e lei aveva sentito male, un bruciore forte lancinante, accecante, sentì come un qualcosa che le salì in un momento su fino in gola, togliendole il respiro, istintivamente cerco di fermarlo, di farlo ritrarre, spingendo con la mano destra sul suo ventre.
Non era ancora bagnata e le aveva fatto male, raccontandomelo ricordava quella sensazione di dolore nitidamente. Lui si fermò, ritraendosi leggermente, ma poi di colpo spinse di nuovo in fondo poggiandosi contro di lei con tutto il suo peso, continuava a farle male: “ dai, non così mi fai male!” “aspetta, aspetta un attimo... resisti, dai” le rispose con una voce soffocata, ma molto decisa e dopo essersi di nuovo fermato per un momento, senza però ritrarsi, spinse ancora una volta fino in fondo. Lei inarcò la schiena, alzando così la sua vagina verso l’alto, non poteva muoversi all’indietro perchè i cuscini e la parete glielo impedivano, inarcare la schiena era stato un movimento istintivo di difesa, ma lui lo aveva seguito, alzandosi a sua volta sulle punte dei piedi e puntandone uno sul bordo delle rete sotto il materasso. Francesco sentiva le unghie di Marta aggrappate al suo petto, osservava il suo viso contratto, gli occhi chiusi, la smorfia di dolore, la sua bocca aperta, ma senza fiato per gridare, il suo corpo contorto sotto di lui.
Continuò a spingere ancora con forza fino in fondo, dopo pochi istanti, lei dovette distendersi non riusciva a rimanere con la schiena inarcata in qual modo, poggiando tutto il peso sulle spalle, aveva puntato per farlo le mani sul corpo dell’uomo, sul suo petto, si era aiutata anche con i piedi poggiando i talloni sul letto, ma ora non poteva restare in quella posizione, si doveva distendere.
Lui accompagnò il suo movimento verso il basso senza mai indietreggiare continuando a tenere il suo cazzo spinto a fondo dentro di lei, quando Marta rilasciò i muscoli poggiando di nuova la schiena sul materasso, lui era ancora dentro di lei e senza indietreggiare o minimamente sfilare il suo cazzo lo spinse di nuovo con decisione verso il fondo, stavolta non trovò più resistenza, era come se lei si fosse aperta di colpo. Ora era completamente bagnata anche tra le cosce.
Marta mi disse di ricordare bene la sensazione del cazzo che premeva in fondo sulla parete della sua vagina, il peso dell’uomo su di lei, la sua pressione, si sentiva frastornata, ma adesso cercava di allargarsi il più possibile per farlo entrare più a fondo, quasi fosse l’unica forma di difesa, aveva provato a resistere d’istinto al dolore, ma adesso si era aperta completamente e voleva farlo di più concedersi senza remore, lo voleva dentro di sé, più in fondo possibile. Allungò così una mano ed infilandola dietro la coscia dell’uomo cercò di spingere anche i testicoli dentro la sua vagina. Li sentiva pelosi sbattere sul suo corpo, li spinse verso l’interno facendoli sfiorare le sue labbra ormai aperte, e li sentì subito dopo nella mano bagnati dei suoi liquidi.
La cosa la eccitò ancora di più, si stava dando completamente, lo accarezzava con la mano sinistra sul braccio, che lui aveva piantato sul materasso alla sua sinistra e con l’altra spingeva le palle verso la sua vagina bagnandole con il suo succo, lui restava quasi immobile senza mai provare a sfilare verso l’indietro ed anzi con profondi movimenti del bacino continuava a spingere a fondo.
Lei aveva la testa piegata verso dietro, il collo leggermente inarcato, restava con gli occhi chiusi.
Si Afferrò alle braccia dell’uomo con entrambe le mani ed allargò ancora di più le gambe.
Di colpo Francesco indietreggiò, sfilando il suo cazzo, per Marta fu come ritornare a respirare, era come se una specie di fuoco lasciasse spazio all’aria, sentì come un senso di vuoto, si rese conto così di quanto l’aveva riempita, la cosa la eccitò tantissimo, tanto da tirarlo istintivamente verso di se per farlo entrare nuovamente dentro il suo corpo, muoveva frenetica il bacino verso di lui. “Visto che ti piace, lo sapevo che ti sarebbe piaciuto farti riempire fino alla gola, adesso ti piace, non ti fa più male eh, ne vuoi ancora… te lo avevo detto” Marta sentiva le sue parole, forse in un’altra occasione l’avrebbero infastidita, specie il loro tono soddisfatto e compiaciuto che tradiva il senso di conquista ed allo stesso tempo di sottomissione ottenuta dall’uomo, ma in quel momento non le interessava voleva sentire, godere, prendere tutto, ed in fondo quelle parole la eccitavano, sentiva o per lo meno immaginava quello che provava Francesco. La stava dominando l’aveva conquistata, lei aveva provato a difendersi, ma lui con forza l’aveva riempita e lei ora era lì sottomessa che si contorceva sotto i suoi colpi, allargava le sue gambe sempre di più, lo voleva, lo cercava, lo desiderava. La donna di un altro uomo era lì sotto di lui conquistata, riempita, scopata con forza, mugolava sotto i suoi colpi, provando a prendere dentro di se anche i suoi testicoli, era lì con gli occhi chiusi ed il suo cazzo dentro, su, fino alla pancia, completamente bagnata aggrappata alle sue braccia, scopava senza più freni, si concedeva a lui, diventava sua, Francesco era eccitato, lei lo sentiva e lo assecondava il più possibile.
Ho pensato tante volte a quello che lui deve aver provato, la donna di un altro uomo conquistata, scopata, aperta, riempita, era una troia con tanta voglia di cazzo questo pensava forse Francesco, ma a lei non interessava voleva sesso era lì per quello se lo sarebbe presa senza remore, senza rimorsi, era giovane, procace, era bella voleva sesso, voleva tutto, farsi scopare a fondo senza freni… come una troia?
Beh, non le interessava e poi si, in fondo l’idea la eccitava.
Sesso con un uomo quasi sconosciuto sesso e basta, libera da sé stessa, dalla sua vita, dai suoi pensieri, e dal suo mondo, sesso e basta, senza complicazioni.
Aveva le gambe completamente aperte, un piede toccava il pavimento mentre l’atro restava sospeso a mezz’aria con il polpaccio poggiato sul materasso, lo aveva visto sobbalzare, come se fosse inerte, sotto i colpi ritmati di Francesco.
Marta raccontandomi l’accaduto mi ha confessato che in quei momenti immaginarsi, vedersi in quella posizione, così completamente sottomessa, alle voglie dell’uomo la eccitava tantissimo. Fermandosi per un attimo di spingersi dentro di lei, Francesco la spostò verso il fondo del letto tanto da poter poggiare entrambe le sue ginocchia sul bordo del materasso, le prese con le mani i polpacci, e la invitò ad avvicinare i suoi glutei verso di lui, lei ubbidì e facendosi forza sui talloni si spinse verso di lui, nel farlo il pene dell’uomo sfilò fuori dal suo corpo, senti come una frustata ed immediatamente d’istinto allungò la mano sinistra per cercarlo afferrarlo e infilarlo di nuovo dentro. “eccolo… eccolo… non ti preoccupare” Era poggiata con parte dei suoi glutei sulle ginocchia di lui, che restava con le gambe unite e piegate, con le mani teneva ferme ed allargate le gambe di Marta, mentre la penetrava di nuovo.
In quel modo non poteva però più colpirla fino in fondo, ma riusciva a muoversi dentro di lei lentamente in modo ritmato. Le dimensioni del suo pene glielo consentivano.
“Voglio… così… così riesco a guardarti, a vederti mentre lo fai, sei splendida,” con le dita aveva cominciato ad accarezzarle il ventre, i fianchi risalendo lentamente verso il seno, le aprì completamente la camicia allargandola il più possibile. Marta era li sotto di lui, e Francesco osservava il suo corpo muoversi, contorcersi, la sentiva mugolare, mentre a tratti si mordeva le labbra, lui le sfiorava con le dita la pancia, poi si chinò e cominciò a passarle lentamente la punta della lingua sul ventre, intervallando il suo percorso con piccoli ma pungenti morsi, con le mani le aveva afferrato i seni, infilandole sotto il reggiseno, avrebbe voluto leccarle anche i capezzoli prenderle in bocca le sue tette, ma in quella posizione non riusciva a farlo. Marta allora inarcò la schiena infilò una mano e slacciò il reggiseno, per Francesco fu semplice portarlo via completamente.
Era seduto sulle ginocchia di fronte a lei, meglio sopra di lei che sdraiata e completamente nuda, continuava a muoversi assecondando il movimento del suo cazzo, quasi contorcendosi per provare a prenderne più possibile, lui restava in ginocchio tra le sue cosce, in quella posizione non poteva più riempirla fino in fondo come prima, ma poteva osservarla e vedere le sue tette sobbalzare muoversi al ritmo del suo cazzo, allungò le braccia verso il suo seno, prese le sue tette coprendole entrambe nel palmo delle mani, non ci stavano completamente, ne vedeva i lati uscire e le desiderava ancora di più.
Marta era sotto di lui con le braccia aperte, il capo leggermente piegato gli occhi chiusi quasi non si vedevano coperti tra capelli. Francesco le aveva afferrato i seni, lei continuava a muovere il bacino spingendolo verso le sue gambe, lui sentiva il calore dei suoi glutei sulle ginocchia e sulle cosce ed i suoi liquidi colargli sulle gambe, quelle di lei restavano aperte e piegate, aveva poggiato i talloni sul letto e sembrava quasi proteggere i fianchi di lui. Marta manteneva gli occhi chiusi solo ogni tanto li apriva per guardarlo, si sentiva desiderata ed era desiderata. Francesco la osservava, guardava il suo seno, lo avrebbe voluto mordere, avrebbe cercato di prenderlo tutto in bocca, lo avrebbe coperto di saliva; lei gli prese una mano che continuava ad stuzzicarle un capezzolo e se la porto alla bocca cominciando a leccargli le dita se ne infilò poi due in bocca, riempiendoli di saliva e poi li portò sul suo senso.
Lui reagì immediatamente la prese con entrambe le braccia intorno alla vita, la sollevò con forza avvicinandola a sé. Marta salì con il sedere ancora di più sulle cosce dell’uomo riuscendo a sentire più a fondo il suo cazzo, inarcò la schiena e si sollevò verso l’alto facendo leva sui gomiti, francesco la sosteneva alzandole la schiena con le braccia, mentre lei gli si era quasi accartocciata intorno con le gambe. Lui riuscì così a prenderle in bocca prima uno poi l’altro seno li morse con voglia facendole anche male, Marta senti il dolore e provò istintivamente a ritrarsi, lui capi ed iniziò dolcemente e mordicchiare e suoi capezzoli che divennero duri tra le sue labbra. “aaahh …” sussurrò lei lasciandosi andare ad un profondo sospiro, così lui cominciò a bagnarle il seni con la sua saliva.
Francesco ora sentiva gli umori di Marta, non solo sulle cosce e sulle ginocchia dove colavano direttamente dalla vagina, ma anche sui suoi fianchi lei infatti aveva stretto intorno a lui le cosce ed i suoi liquidi che le avevano riempite, lo inumidivano anche sui fianchi. La cosa lo eccitò ancora di più, sapeva che la stava facendo godere, la spinse così con foga di nuovo all’indietro facendola sdraiare ancora con la schiena sul letto, con le mani le fece allargare le gambe “resta così voglio guardarti mentre scopi, mentre godi, voglio vederti mentre ti muovi”. Vedeva di nuovo il suo seno sobbalzare, ritmato dai suoi colpi, ma ora lo vedeva bagnato dalla sua saliva, vedeva i contorni del suo liquido sul corpo di lei e con le dita scorrendo lentamente cominciò ad allargarli.
Marta face allora qualcosa di imprevisto, allungò una mano e cominciò a masturbarsi sfiorandosi il clitoride lentamente, mentre lui continuava a scoparla. Era li con il capo piegato verso sinistra con una mano accarezzava il copro dell’uomo e con l’altra si masturbava. Francesco rimase sorpreso forse colpito nell’orgoglio di maschio, con un semplice gesto la preda di colpo si trasformata nel predatore. Marta intuì il disagio o comunque la sorpresa di Francesco “dai non ti fermare”, gli disse qualcosa del genere con voce complice, bastò a rincuorarlo. Ricominciò così dopo essersi fermato per un momento a muoversi dentro di lei. Vederla ricercare così sfrontatamente il piacere scatenò in lui una reazione focosa, spostò infatti entrambe le gambe all’indietro puntando i piedi sul pavimento e facendo leva su questi cominciò a scoparla con forza, aveva puntato le braccia tese sul materasso, lei era completamente sotto di lui, iniziò a sbatterla con foga, con ritmo veloce, Marta sentiva il materasso sotto di lei piegarsi sotto i colpi dell’uomo, sentiva il rumore della rete che sbatteva contro la parete, si eccitò ancora di più e cominciò a toccarsi sempre più velocemente aggrappandosi con l’altra mano al culo di Francsco.
Lo sentiva spingere con forza, quasi con rabbia, le piaceva la stava sbattendo, lui aumentava il ritmo cercando di entrare sempre più a fondo dentro di lei, Marta allargò le gambe sentì che stava per venire, guardò per un attimo il cazzo di Francesco e lo vide scomparire completamente dentro di lei, quel cazzo così grande che pochi minuti prima aveva osservato a pochi centimetri dal suo viso, che aveva preso in bocca e tenuto tra le mani, ora era completamente dentro di lei, dentro il suo corpo, sentì i muscoli contrarsi, spalancò per un lunghissimo istante la bocca trattenendo il respiro,… poi… il fuoco… si lascio andare ad un urlo liberatorio quasi per niente soffocato “ahh… si…sii.. dai…sii… ahh ” senza alcun pudore. Abbracciò generosamente Francesco, quasi ad avvolgerlo, aveva stretto le gambe intorno al suo bacino, lui continuava a sbatterla furiosamente sollevandola anche dal materasso “si ……dai… continua” si lasciò sfuggire sospirando e cominciando a rilassarsi. Francesco aveva forse perso il controllo, ormai si muoveva furiosamente, voleva aprirla completamente, non si curava della forza che imprimeva ai suoi colpi, era eccitato senza ragione, i pudori del caso, i piccoli imbarazzi, le forme rispettose, erano nuovamente scomparsi.
Di colpo quasi d’improvviso “ vengo… vengo… ti vengo dentro” pronunciò queste parole più come avviso che come un’affermazione, si aspettava che lei lo spingesse all’ indietro, invece Marta rispose semplicemente afferrando e stringendo nei suoi palmi i suoi glutei ed offrendo alla sua bocca il suo seno “dai ..dai..” gli disse quasi sussurrandolo in un orecchio, “ti vengo dentro… ti vengo dentro, guarda che ti vengo dentro” ora il tono era passato ad un misto di allarme e completo stupore “dai… dai…” ripetè lei con più voce quasi incitandolo, “ti sto venendo, dentro… dentro ti vennnngo dentro” ansimò un ultima volta stringendo le mascelle, alzò il capo verso l’alto chiudendo gli occhi aveva le vene del collo gonfie ed i tendini tirati allo spasimo, sferrò con i reni un ultimo colpo spingendosi dentro di lei. Marta senti il suo seme caldo, ma non molto bene, perché era appena venuta ed era molto bagnata, ma avvertì il suo cazzo spingere, premerla, schiacciarla sul letto, poi dopo essersi gonfiato lo sentì di colpo rilasciarsi distendersi continua a muoverti, non ti fermare” gli disse perentoria, Francesco continuò e continuò a venirle dentro, muovendo il suo cazzo dentro di lei.
Marta lo sentiva e sapeva che doveva essere completamente cosparso dei loro liquidi e del suo stesso seme, sentiva i rumore del pene appiccicoso che continuava a muoversi dentro di lei, “così adesso a casa ci ritorni piena piena…, piena di me…, mi sa proprio che ti ho riempito, ma mi hai davvero… sei fantastica, incredibile, scusami ma tu così fai perdere la vista,” Francesco la guardava sorridendole, il suo viso non era più contratto, rallentò il ritmo e poi si distese su di lei. Lo accolse abbracciandolo e stringendo intorno al suo bacino le sue gambe, lui le bacio i seni ed il petto, poi dopo un momento in cui rimasero immobili, si sfilò dolcemente sdraiandosi al suo fianco.
“Mamma mia” si lasciò scappare sospirando.
Era lì disteso al suo fianco lei lo guardava ansimare come ha fatto tante volte con me…

(continua …)

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