CHAT LINE



Sono il marito di una coppia felicemente sposata da undici anni: entrambi trentanovenni, due figli, vita tranquilla, intesa sessuale più che buona con rapporti disinibiti pur senza “stranezze” particolari.
All’interno di questa routine, circa un mese fa, un po’ per curiosità e un po’ per gioco, abbiamo voluto provare a collegarci ad una chat erotica. Sebbene le conversazioni fossero piuttosto “rozze”, abbiamo dialogato per un’oretta e, al termine, abbiamo concordato che si era trattato di un’esperienza anche divertente se fatta una volta, ma niente di più.
Un paio di giorni più tardi, mentre ero in ufficio, ho avuto bisogno di telefonare a casa. Ho provato a chiamare per circa venti minuti ma la linea era sempre occupata. Naturalmente, mentre ripetevo il numero cercavo di immaginare con chi potesse stare al telefono Elena (così si chiama mia moglie) per tanto tempo.
E, improvvisamente, mi è balenata l’idea che si fosse collegata da sola alla chat. In realtà mi sembrava una cosa assolutamente folle ma, dopo aver provato invano a chiamarla per altri cinque minuti, ho deciso di fare un tentativo.
Mi sono connesso a mia volta ed ho esplorato le varie stanze della chat finché ho scoperto, con stupore, che forse  mia moglie era davvero in linea, perché quando c’eravamo collegati insieme avevamo scelto come nick “Sabry e Roby” e adesso c’era in elenco una certa “Sabry.”
Naturalmente poteva trattarsi di una coincidenza: “Sabry” non è poi uno pseudonimo così originale. Ma ho pensato che valeva la pena di approfondire, anche se mi sentivo un po’ ridicolo nella parte di un improbabile Sherlock Holmes.
L’ho contattata “in privato” e quando, per mia richiesta, si è descritta, ho avuto, non dico la certezza, ma la sensazione che potesse davvero trattarsi di lei.
Cercando di non farlo sembrare un terzo grado ho cominciato a fare altre domande a “Sabry”: da dove chattava, se era sposata e da quanto, se aveva figli, cosa le piaceva leggere, quali attori preferiva e così via. Lei rispondeva lentamente. Ho immaginato stesse “chattando” anche con altri e mi sono accorto che quel pensiero mi provocava un certo turbamento. Comunque, a parte questo, tutto quello che “Sabry” mi diceva di lei corrispondeva a quello che conoscevo di Elena. Quando poi, rispondendo alla mia domanda su com’era vestita, mi ha descritto esattamente quello che indossava Elena la mattina, non ho più avuto dubbi:  “Sabry” e Elena erano davvero la stessa persona.
Intanto le sue risposte si velocizzavano. Doveva aver chiuso qualche dialogo. Adesso però ero io a esitare, avere la certezza che mia moglie desiderasse parlare di sesso o addirittura farlo, anche se virtualmente, con altri, mi aveva spiazzato e, in parte, ingelosito. Ero quasi tentato di interrompere. Ma poi ho pensato che, se l’avessi fatto, da una parte mi sarei comportato da struzzo, dall’altra avrei perso un’occasione unica per conoscere qualche sua fantasia segreta. E’ stato così che ho continuato. Non potevo certo immaginare quello che mi aspettava. Perché, dopo un po’ che chattavamo, le ho chiesto se non aveva mai tradito suo marito e lei, lasciandomi di sasso, mi ha risposto: “Una volta.”
Una violenta fitta di gelosia mi ha attraversato lasciandomi letteralmente impietrito per qualche minuto. Il mio primo pensiero è stato quello di rivelarle con chi stava chattando, poi ho pensato di chiudere il collegamento e precipitarmi a casa per chiederle spiegazioni ma quando sul monitor lei ha scritto: “Ci sei ancora?”, la voglia di sapere come e con chi mi aveva tradito, mi aveva già convinto a continuare facendo finta di niente.
“Ci sono. Ti va di raccontarmi come è andata?” ho scritto.
Protetta dall’anonimato, ed evidentemente eccitata da quel gioco, Elena non si è fatta pregare: “Perché no?” ha digitato immediatamente e ha cominciato a descrivermi i fatti. Devo dire che stava molto sul generale ma sin dall’inizio ho avuto l’impressione che lo facesse per evitare il monologo e rendere il tutto più stuzzicante. Io, infatti, ero costretto ad intervenire spesso, se volevo conoscere i dettagli che lei peraltro, dopo le mie richieste, mi dava sempre.
Un paio d’anni prima, quando lavorava in uno studio dentistico come assistente alla poltrona,  un collega di una decina d’anni più giovane di lei, aveva preso a farle il filo. Mi ricordavo che me n’aveva persino parlato e che ci avevamo scherzato sopra. Mi aveva anche detto che lo trovava carino e simpatico ma che potevo stare tranquillo perché, anche se a trentasei anni ricevere la corte di un ragazzo la gratificava, non gli aveva mai dato corda. Non mi disse allora, come invece stava facendo adesso in chat, che più di una volta aveva lasciato che lui le toccasse il sedere ed il seno.
Comunque, ha aggiunto, le cose non erano mai andate più in là di quei saltuari e frettolosi palpeggiamenti finché una loro collega si è sposata e ha invitato tutto il personale dello studio al matrimonio.
Ho finto di voler sapere come si era vestita per andare alla cerimonia, forse soltanto per avere un’ulteriore conferma che era davvero lei. Perché in realtà mi ricordavo benissimo cosa si era messa: era stata una delle poche volte in cui, pur non dovendo uscire accompagnata da me, era molto sexy. Indossava un completo azzurro con i pantaloni attillati e quasi trasparenti e la giacca scollata fino all’attaccatura dei seni. Sotto non aveva nulla tranne un perizoma e il reggiseno. Pensare che allora, lontano dal sospettare qualcosa, l’avevo aiutata a fugare i suoi dubbi sul fatto che avesse un abbigliamento troppo provocante.
Al matrimonio, sin dall’inizio, il suo collega, aveva reso il corteggiamento più pressante: si era complimentato per il suo look dicendole che era irresistibile, l’aveva salutata baciandola sulla bocca e non aveva perso alcuna occasione per toccarla.
“E tu lo lasciavi fare?” le ho chiesto.
“Sì”
“Perché?”
“Non so, ma la cosa mi piaceva.”
Al ristorante naturalmente le si era seduto accanto e, complice la conversazione che, come spesso accade tra colleghi, trattava di sesso, aveva iniziato ad accarezzarla prima sulle cosce e poi tra le gambe.
Dopo un po’, con la scusa di uscire a fumare, si erano allontanati insieme. Gli altri colleghi dovevano aver mangiato la foglia e nessuno si era unito a loro. Così, si erano potuti chiudere nella macchina di lui, dove avevano cominciato ad amoreggiare.
A questo punto del suo racconto ho cominciato a incalzarla con le domande per sapere, il più precisamente possibile e nei dettagli, tutto quello che avevano fatto ed Elena mi ha detto che, una volta nella macchina, si erano messi la lingua in bocca, poi lui le aveva sbottonato la giacca e aveva cominciato a palparle le tette, mentre lei, dopo averlo accarezzato per un po’ da sopra i pantaloni, gli aveva aperto la cerniera glielo aveva tirato fuori.
“Come ce l’aveva? Più grosso di quello di tuo marito? Descrivilo dai” ho digitato.
“Era davvero molto grosso, ce l’aveva molto più lungo e più largo di Sergio”
Nella foga dei ricordi che probabilmente ancora la accendevano, non si era forse accorta di aver fatto il mio nome. Da parte mia, nel leggerlo, mi sono sentito travolgere dall’eccitazione e ho capito il vero motivo per cui, al di là di tutto, avevo continuato la conversazione fino allora e mi ero fatto raccontare i particolari più intimi: mi faceva godere il pensiero del tradimento di mia moglie.
“Scoprire” questa verità mi ha sconvolto forse più del tradimento stesso: mi sono vergognato di me, mi sono detto che ero un depravato e un anormale. Ma, come spesso succede, la tentazione ha avuto la meglio sul rimorso, così ho proseguito. “Vai avanti” ho digitato.
Il suo collega le aveva abbassato i pantaloni e le aveva infilato due dita dentro mentre con la mano libera le stringeva i capezzoli. Lei lo masturbava. Poi lui le aveva detto che non la faceva così troia ma che era contento che lo fosse, che per farlo sfogare avrebbe dovuto succhiarglielo fino a farlo venire in bocca, che l’avrebbe portata a casa sua e gliel’avrebbe messo in tutti i buchi, anche nel culo.
Sapevo che Elena non amava le scurrilità e non riuscivo a credere che si fosse lasciata dire queste cose, così le ho domandato come aveva reagito. Mi ha risposto che era rimasta schifata e l’aveva allontanato. Poi si era ricomposta ed era rientrata al ristorante.
Devo confessarlo: mi sono sentito più deluso che sollevato.
“Tutto è finito lì allora?” ho chiesto
“No” ha risposto lei
“Allora vai avanti” le ho detto.
Ad essere sincero, da questo momento in poi, ho il dubbio che Elena abbia arricchito il suo racconto con qualche elemento di fantasia dovuto all’eccitazione della conversazione, perché conoscendola mi sembra inverosimile che possa aver davvero fatto certe cose. D’altra parte, la sua pronta risposta ad ogni mia domanda ed alcuni particolari mi fanno pensare (e vi assicuro che ci ho riflettuto molto) che non può essere una storia inventata di sana pianta.
In ogni modo, che sia tutta realtà o che ci sia una parte di immaginazione, quella che segue è la copia fedele (ho solamente “aggiustato” l’ortografia e la grammatica per renderlo più leggibile) del dialogo che c’è stato tra me e lei quel giorno sulla chat: l’ho trascritto allora e lo conservo ancora oggi.

“Dopo l’episodio della macchina per tutto il giorno e anche dopo i nostri rapporti si sono raffreddati.”
“Cioè?”
“Quasi non ci parlavamo neanche”
“Poi cosa è successo?”
“Col passare dei giorni, ripensando a quello che era successo, mi eccitavo”
“Intendi che ti eccitava l’idea che lui ti trattasse male?”
“Penso di sì”
“Allora cosa hai fatto?”
“Io niente”
“Ha preso lui l’iniziativa?”
“Sì”
“Cosa ha fatto. Dai racconta.”
“Una decina di giorni dopo si è avvicinato e mi ha infilato la mano sotto la gonna”
“E tu l’hai lasciato fare?”
“Sì”
“E poi?”
“Mi ha chiesto se adesso era pronta ad essere la sua puttana.”
“E tu hai risposto di sì”
“Sì.”
“Poi?”
 “Mi ha detto di andare da lui il giorno dopo, al pomeriggio”
 “Sei andata naturalmente?”
“Sì”
“Eri eccitata al pensiero? Come ti sei vestita?”
“Mi ha detto che dovevo vestirmi come una vera prostituta”
“E tu l’hai fatto?”
“Sì”
“Raccontami i preparativi”
“Dopo che mio marito e i bambini sono usciti, ho telefonato al lavoro dicendo che avevo un impegno e non potevo andare”
“Poi?”
“Sono andata a comperare una minigonna nera molto aderente e delle calze autoreggenti”
“L’avevi mai fatto per tuo marito?”
“No”
“Vai avanti”
“Sono rientrata e mi sono fatta una doccia, mi sono depilata e ho aspettato che venisse pomeriggio?”
“Ti sei rasata la figa?”
“No, le gambe e le ascelle”
“Poi?”
“Quando era ora mi sono vestita e sono uscita”
“Descrivi bene come eri vestita. Cosa indossavi sotto?”
“Sotto non portavo niente. Avevo solo la minigonna, un top traforato, le calze e delle scarpe con i tacchi. Prima di uscire però mi sono messa sopra un impermeabile per evitare che qualche vicino o conoscente mi vedesse così”
“Va bene, sei andata da lui. E poi cosa è successo?”
“Quando sono entrata era seduto sul divano”
“Vestito? Come?”
“Indossava i jeans e una camicia bianca”
“Dimmi cosa avete fatto”
“Mi ha detto di inginocchiarmi di fronte a lui”
“L’hai fatto? E poi?”
“Mi ha detto che dovevo chiedergli di venirmi in bocca”
“Ha detto proprio venire? Tu l’hai fatto?”
“No”
“Non l’hai fatto?”
“Sì. Intendevo che non ha detto <<venire>>”
“Ho capito. Ma allora cosa gli hai dovuto dire esattamente?”
“Per favore sborrami in bocca”
“Mmmmm. E poi?”
“Mi ha detto di togliergli le scarpe e i pantaloni e di prenderlo in bocca”
“L’hai fatto?”
“Sì”
“Dai, descrivimi cosa gli facevi”
“Glielo leccavo”
“Ti piaceva?”
“Sì”
“E basta?”
“Cosa intendi?”
“Niente, lascia stare. Gli leccavi le palle?”
“Sì, me lo ha detto lui”
“Cosa ti ha detto?”
“Leccami le p…”
“Ti da fastidio usare termini volgari?”
“Un po’”
“Ma con lui ti piaceva no?”
“Sì”
“Allora perché non fai un piccolo sforzo e li usi anche con me?”
“Va bene, ci provo”
“Allora cosa ti ha detto esattamente?”
“Leccami le palle e il buco del culo”
“L’hai fatto?”
“Sì”
“Anche il culo?”
“Sì, avrei fatto qualunque cosa mi chiedesse”
“Perché?”
“Perché ero eccitatissima”
“Riesci a descrivere quello che facevi?”
“Lo succhiavo, poi gli leccavo le palle e gli infilavo la lingua nel sedere”
“Nel buco del culo vuoi dire”
“Sì”
“Dai, scrivilo”
“Gli infilavo la lingua nel culo”
“E lui?”
“Mi insultava”
“Cosa ti diceva?”
“Che ero la sua troia e la sua puttana”
“E a te piaceva?”
“Moltissimo”
“Non pensavi a tuo marito?”
“In quel momento no”
“Ti è venuto in bocca?”
“Sì”
“Hai ingoiato la sua sborra?”
“Sì, tutta”
“Ti è piaciuto?”
“Moltissimo”
“Poi cosa è successo?”
 “Mi ha detto che ero una brava s…”
“Scrivilo”
“Una brava succhiacazzi”
“E poi? Dai, non farti tirare fuori le parole una alla volta”
“Mi ha detto di spogliarmi e di sedermi di fianco a lui. Ha chiuso gli occhi e si è acceso una sigaretta. Poi con due dita a cominciato a stringermi un capezzolo”
“Ti faceva male?”
“Un po’”
“Ma ti piaceva?”
“Sì”
“Poi?”
“Mi ha detto di masturbarmi e intanto mi chiedeva di mio marito”
“Cosa?”
“Se ce l’aveva grosso, come facevamo l’amore, se mi faceva godere”
“E tu?”
“Io gli ho detto che era molto meno dotato di lui, che quando facevamo l’amore non aveva molta fantasia e che spesso dovevo fingere di godere”
“Poi? Ti ha chiesto qualcos’altro di lui?”
“Mi ha detto che avrebbe voluto che fosse lì a vedere come mi avrebbe fatta godere lui tra poco”
“E tu? Come hai reagito a queste cose”
“Un po’ mi dispiaceva, ma mi eccitava anche”
“Poi?”
“Mi ha detto che gli avrebbe fatto indossare le mie mutandine e che se lo sarebbe fatto succhiare per farselo tornare duro perché era sicuro che mio marito era una checca oltre che un cornuto. Poi mi avrebbe scopata davanti a lui e alla fine l’avrebbe costretto a pulirci con la lingua”
“E anche questo ti ha eccitata?”
“Moltissimo, anche se non so perché”
“Poi cosa è successo?”
“Anche lui si è eccitato di nuovo”
“Gli è tornato duro?”
“Sì. Mi ha fatta alzare e mi ha portato in camera da letto. Mi ha fatta sdraiare, mi è venuto dentro e ha incominciato a scoparmi”
“Com’era?”
“Bellissimo. Mi ha veramente portata in paradiso”
“Ti diceva qualcosa?”
“Sì, mi chiedeva se mi piaceva, se mio marito mi faceva godere così”
“Spiegati meglio”
“In che senso?”
“Per esempio, lui ti chiedeva: <<Ti piace?>> E tu cosa rispondevi esattamente?”
“Che mi piaceva il suo c…”
“Dai, avevi promesso che avresti usato un linguaggio volgare”
“Che mi piaceva il suo cazzo, che ero la sua troia e la sua puttana”
“E ti sentivi davvero così?”
“In quel momento sì”
“Dimmi qualche altra cosa che gli dicevi.”
“Gli dicevo di sfondarmi e che nessuno mi aveva mai fatta godere così”
“E di tuo marito? Facevi qualche paragone?”
“Se me lo chiedeva lui”
“Cioè?”
“Che era vero che ce l’aveva piccolo, che era un cornuto, che era una femminuccia”
“E lo pensi davvero?”
“Forse in quel momento sì”
“Avete cambiato spesso posizione?”
“Sì. Dopo un po’ ha voluto che gli andassi sopra e poi mi ha preso da dietro”
“Nel culo?”
“No”
“Alla pecorina?”
“Sì”
“Ti ha fatta venire?”
“Sì, più di una volta. Non mi era mai successo.”
“E lui ha sborrato ancora?”
“Sì”
“Dentro?”
“No sulla schiena”
“Poi cosa è successo?”
“Siamo andati a fare una doccia insieme”
“Ed è finita così?”
“No”
“Allora vai avanti, dai”
“Mi ha fatta inginocchiare, mi ha detto di masturbarmi e di dirgli quando ero di nuovo eccitata che mi avrebbe fatto la pipì addosso”
“E tu hai fatto anche questo????”
“Sì”
“Racconta allora. Prima però dimmi le parole esatte che ti ha detto lui”
“E’ molto volgare”
“A questo punto… ”
“Ok. Mi ha detto: <<Toccati la figa e, quando stai per venire come una troia, mi chiedi di pisciarti addosso>>”
“L’hai fatto”
“Sì ”
“Cosa gli hai detto mentre stavi per venire?”
“Per favore pisciami addosso”
“E’ stato bello?”
“Bellissimo”
“Te l’ha fatta anche in bocca?”
“All’inizio no, perché la tenevo chiusa, ma poi era talmente bello che l’ho aperta e ne ho ingoiata un po’”
“E dopo di questo?”
“Mi sono lavata e poi mentre lavavo lui, mi ha detto che prima che me ne andassi voleva prendermi dietro”
“<<Dietro>> significa che voleva incularti?”
“Sì”
“E tu?”
“Gli ho detto che grosso come ce l’aveva mi avrebbe fatto troppo male”
“E lui?”
“Ha detto che prima mi avrebbe preparata per bene”
“L’ha fatto?”
“Sì, mi ha riportata in camera e mi ha fatta inginocchiare sul letto. Poi ha preso una crema e me l’ha spalmata sull’ano”
“Sul buco del culo vuoi dire?”
“Sì”
“Allora scrivilo”
“Sul buco del culo”
“Poi?”
“Poi ha cominciato a infilarmi un dito”
“Nel culo?”

A questo punto Elena si è sconnessa. Ho aspettato una decina di minuti, sperando che si ricollegasse, prima di capire cosa era successo: dovevano essere rientrati i bambini da scuola. Per quel giorno potevo essere sicuro che non si sarebbe più fatta viva in chat. Ho aspettato un altro po’ per calmarmi e poi ho chiamato casa.
La linea era libera ovviamente e mi ha risposto proprio lei. Era tranquilla e assolutamente normale. Anch’io ho fatto finta di nulla e ancora oggi continuo così.
Elena non si è più ricollegata. Ne sono certo perché da allora tutti i giorni chiamo più volte a casa e la linea è sempre libera o, al massimo, rimane occupata per pochi minuti. In preda ad una specie di paranoia ho anche pensato che avesse trovato il modo di connettersi da qualche altro computer. Ma, a parte la stupidità dell’idea, collegandomi a mia volta, non ho mai più trovato nessuna “Sabry” .
Rimane quell’unica conversazione che però mi ha cambiato la vita, anche se apparentemente, almeno finora, tutto va come al solito.
Io però sono tormentato da dubbi, rimorsi e ansie. Come è finita la sua storia con lui? Il fatto che mi abbia detto di avermi tradito solo una volta significa che tutto è finito dopo quell’incontro oppure che lui è stato l’unico, ma si sono trovati più volte? In quest’ultimo caso, se già la prima volta ha fatto quel che ha fatto, fino a che punto è arrivata dopo? E il suo desiderio di vedermi umiliato? E’ qualcosa legato a quel momento o mi considera, davvero e tuttora, una “femminuccia”?
Come reagirebbe se le confessassi tutto, se le dicessi che ormai sono ossessionato dall’idea di riuscire a vederla a letto con un altro?
Mi considererebbe un depravato (io stesso in fondo, a volte, penso di esserlo)? Mi lascerebbe?
E queste domande non sono che una parte di quello che mi affligge.
Ma non voglio rattristarvi con i miei problemi e anche se, come dicevo all’inizio, non so perché ho scritto tutto questo, oramai l’ho fatto.
Quindi, se la storia vi è piaciuta, almeno voi godetevela.