Il negozio di scarpe...
(Angela III° parte)
 
 

Senza più ritegno...

Il telefono squillò distogliendomi dal lavoro: era Angela! "Hai finito di lavorare, muoviti, sono venuta a prenderti!". Le risposi che ne avrei avuto ancora per un'altra mezz'ora, al che mi disse: "Cerca di accelerare, ho indossato il nuovo miniabito che ho acquistato
stamattina, vorrei sapere se ti piace; sai, nella fretta di venire da te non ho indossato nient'altro…. "Che significa nient'altro, cosa volevi mettere di più? Fa un tale caldo?" dissi, fingendo di non capire, ma già eccitato terribilmente, "Significa che sotto non ho né reggiseno, né mutandine!!" rispose. Allora le chiesi: "Ma il miniabito, quanto è mini?" "A giudicare dagli sguardi allucinati, direi parecchio mini!" Allora le chiesi, infilandomi una mano nei pantaloni, incurante del fatto di trovarmi in ufficio: "Ma come sei venuta da casa fin in qui?" "In taxi!" rispose. "Quindi il tassista, quando ti sei accomodata in macchina, ha potuto godere tutto il panorama?" chiesi, quasi gemendo. "Assolutamente no! Mi sono seduta dietro di lui e ho prestato attenzione che dallo specchietto non potesse sbirciare nulla!! Tu devi capire una cosa: sei parte integrante della mia eccitazione nel mostrarmi, se non ci sei, la cosa non funziona!". Invece a me faceva impazzire pensare che era uscita di casa da sola, senza mutandine e che poi, sempre senza
mutandine, si era seduta in un'auto pubblica, con uno sconosciuto che chissà cosa avrebbe fatto se lo avesse saputo. Le dissi allora che sarei sceso subito, al diavolo il lavoro: ricomponendomi, mi precipitai in ascensore, uscii di corsa dal palazzo! La vidi bellissima e supersexy come sempre, il vestito leggero ed aderente le rendeva grazie delle sue splendide forme. Mi venne incontro e baciandomi disse: "OK, il gioco è ora nelle tue mani, cosa facciamo?" Restai un attimo silenzioso ammirando i fianchi e le cosce stupende, poi sorridendo esclamai deciso: "Voglio regalarti un paio di scarpe, di quelle col tacco alto che mi fanno impazzire!" A lei non piacevano molto le scarpe col tacco, infatti ne aveva solo poche paia che indossava in occasione di qualche cerimonia o quando glielo chiedevo io a scopo erotico, ma nonostante ciò subito acconsentì mormorando "Sei un maiale, però il negozio lo scelgo io!" Ci avviammo abbracciati per le vie del centro e dopo un po' entrammo in un elegantissimo negozio, si avvicinò decisa ad un commesso e gli chiese: "Vorrei provare quel paio di scarpe in vetrina, quelle in basso a destra col tacco alto!" "S'accomodi qui, signora" rispose lui, un giovanotto magro sulla trentina, aggiungendo "torno subito" mentre lanciava uno sguardo furtivo alle cosce abbronzate di Angela, la quale, nel frattempo, con fare sicuro si era seduta sul divanetto rosso; mi sorrise maliziosamente, si sistemò il vestitino allungandolo per quanto possibile, e quindi accavallò le gambe una sull'altra in maniera talmente veloce da non farmi intravedere nulla. Pensare che era completamente NUDA sotto il vestito, mi faceva scoppiare il cuore nel petto e l'uccello nei pantaloni, ma quello che mi eccitava ancora di più era questa sua sicurezza, questo suo gestire la situazione senza tentennamenti.
Il commesso ritornò dopo poco con un paio di scatole, le posò in terra, si accovacciò su di un ginocchio di fronte ad Angela e, delicatamente, le sfilò dal piede destro la scarpa che indossava. Aprì una delle scatole lanciando un lungo sguardo alla stupenda coscia accavallata che aveva di fronte, che si mostrava in tutta la sua lunghezza, dal piede fin quasi al gluteo; parve quasi indugiare un attimo dinanzi a quello spettacolo, poi, prese una scarpa dalla scatola e la calzò con decisione al piede di Angela, la quale favorì l'operazione, spingendosi un po' in avanti. Il giovanotto prese ad allacciarle lentamente il cinturino senza staccare lo sguardo dalla coscia, poi si voltò di scatto verso di me, come se si fosse ricordato all'improvviso della mia presenza, con un'aria timida e quasi mortificata.
Io, che nel frattempo mi ero sistemato lateralmente rispetto a loro, gli sorrisi ed esclamai, con un'aria imbecille: "Bella scarpa, vero?" sorridendo per tranquillizzarlo. Angela posò il piede in terra, tenendo le cosce ben serrate, poi si alzò in piedi, fece pochi passi e ritornò esclamando: "Mi sembra un po' grande, proviamo l'altra misura", si sedette dinanzi al ragazzo che era rimasto accovacciato nella stessa posizione, e riaccavallò le gambe, questa volta con un movimento leggermente più lento. In piedi da dove mi trovavo non avevo potuto rendermi conto di cosa si era potuto vedere, ma solo l'idea mi sconvolgeva! Il ragazzo slacciò il cinturino e sfilo' via la scarpa, la ripose e ne prese una di diversa misura dall'altra scatola; questa volta però, a sorpresa, Angela aveva posato il piede nudo in terra, e affiancandolo all'altro e divaricò lentamente le cosce. Un brivido mi percorse la schiena! Il commesso le sollevò delicatamente il piede, le infilò la scarpa, le allacciò il cinturino e poi sollevando lo sguardo disse: "Questa mi sembra che vada proprio be….", ma non finì la frase: le gambe erano ancora più divaricate ed il sua espressione completamente
cambiata: tradiva un'incredulità mista ad un evidente eccitazione. Ma non ebbe il tempo di guardare ancora perché Angela si rialzò, e facendo un breve giro su se stessa disse: "Mi sembra che vada bene!", si riaccomodò sollevando leggermente il vestito lasciandomi intravedere per un attimo il culo a diretto contatto con la superficie del divanetto e chiedendo al commesso: "Vorrei provare anche la sinistra!" Questi subito ubbidì, ma dopo aver allacciato l'altra scarpa, restò impietrito: Angela, fingendo di guardare le scarpe, si accarezzava la caviglia tenendo le gambe affiancate e larghe, non c'erano più dubbi: era NUDA e in pratica gliela stava sbattendo in faccia!! Il colorito del ragazzo mutò in rosso paonazzo: non riusciva a staccare lo sguardo dalla passera
della mia donna, balbettò tra le labbra qualcosa di incomprensibile, poi allarmato si voltò verso di me, chiedendosi quale reazione potessi avere io rispetto al suo osservare insistente, chiedendosi, ancora, se fossi stato al corrente di quella nudità. Non mi persi d'animo: mi accovacciai accanto a lui e sorridendo dissi: "Secondo me calza benissimo, vero?" ed eccitatissimo, a mia volta, lanciai uno sguardo tra le gambe di Angela oramai spalancate! E toccò a me restare senza fiato: la fica era completamente rasata, le labbra umettate, turgide ed arrossate per l'eccitazione, il grilletto in piena vista: uno spettacolo semplicemente sublime!! Non so dire quanti secondi restammo in quella posizione, so solo che all'improvviso Angela si alzò dicendo: "Vanno bene queste, le lascio al piede!" poi, rivolta a me aggiunse: "Andiamo a pagare?".
Ci scambiammo una strana occhiata, io ed il commesso rialzandoci, lui aveva capito che non mi dispiaceva mostrare la mia donna, ma dato il mio stupore, non riusciva a rendersi conto se il tutto fosse stato organizzato o no, cioè se io fossi al corrente o no che Angela andava in giro senza mutandine. In realtà ero sconvolto: non pensavo di ammirare per la prima volta la sua passera rasata, in un negozio, in pubblico! E fatto ancora più sconvolgente ed eccitante, lo stavo facendo insieme ad un perfetto estraneo! I nostri "giochi" stavano evidentemente subendo un evoluzione molto accelerata, ed il comportamento risoluto della mia lei, lo confermava!
Usciti dal negozio fummo inseguiti dal commesso che voleva consegnarci una scatola contenente le vecchie scarpe, si avvicinò e concitatamente sussurrò: "Tornerete presto?" Angela, decisa, gli rispose: "Ci può giurare!" Mentre ci allontanavamo le dissi: "Quando fai la troia sei irresistibile!" "Smettila!" disse lei, "sono già abbastanza eccitata, torniamo subito a casa!"
"Lo dici a me? Io quasi non posso camminare per l'eccitazione!" le risposi, e con mossa veloce le toccai il culo, potendo apprezzare così la leggerezza della stoffa del vestitino che subito reagì al mio tocco andandosi ad infilare deliziosamente tra le natiche! Eravamo in centro, in una delle vie più eleganti della nostra città, in mezzo a migliaia di persone!! "Ora basta, disse lei, non ce la faccio più, o prendiamo un taxi, o entriamo in quel bar e scopiamo in bagno!" A quel punto compresi che, dato il suo stato di eccitazione, avrei potuto osare ancora qualcosa in più, infatti le dissi: "Ho un idea: torniamo a casa in autobus!!" "Tu sei pazzo!", mi rispose, "Non essere così sicuro di poter controllare sempre le situazioni: non tutti sono corretti e educati come quel commesso: non mi sento tranquilla!". Parlai per buoni cinque minuti per cercare di convincerla del fatto che, data la zona nella quale ci trovavamo, anche gli autobus sarebbero stati frequentati da persone di un certo livello! Forse! "E poi," le dissi, "non è proprio il rischio che rende tutto ancora più eccitante?" Quando oramai mi ero quasi rassegnato, a sorpresa lei fa: "Corri, sta arrivando il nostro autobus!" Arrivammo in un baleno alla fermata e saltammo sul mezzo pubblico: era stracolmo! Ancora col fiatone, abbracciandomi sussurrò: "Sei soddisfatto?" Dire che ero soddisfatto, era un eufemismo; il pensiero che un solo sottile strato di stoffa separava la nudità della mia donna dal corpo di tanti estranei, mi offuscava la mente! Tra la folla che ci pressava si voltò verso di me, schiacciandomi i seni sul petto; l'abbracciai facendole avvertire tutta la mia marmorea erezione: il movimento del mezzo favoriva un continuo sfregamento delle nostre zone genitali, potevo quasi avvertire il pulsare della sua passera a contatto col mio uccello, purtroppo ingabbiato dai calzoni! L'espressione di Angela era completamente persa, sembrava sull'orlo di un orgasmo travolgente, quando prese a baciarmi sul collo, con gli occhi chiusi e quasi gemendo inizio' a toccarmi il cazzo da sopra i pantaloni. Avvolto
dai fumi dell'eccitazione, ero in uno stato di semi-incoscienza, quando mi resi finalmente conto che alle spalle di Angela c'era un uomo sulla cinquantina, di aspetto distinto, ben vestito che, le era praticamente incollato alle spalle! Allora, come colto da un raptus, continuando ad abbracciarla, iniziai a sollevarle lentamente l'abito: non potevo rendermi conto di quanto, ma sicuramente l'orlo del vestito doveva essersi avvicinato molto all'inizio del culo. A quel punto l'uomo evidentemente afferrò la mia disponibilità, perché si voltò verso di me con un leggero sorriso d'intesa! Dunque, la mia donna era stretta a "sandwich" tra me e un perfetto sconosciuto, il quale, ora aveva preso a strusciarsi senza remore sul suo culo. Avrei voluto poter comunicare con Angela, per chiederle cosa stava provando, ma potevamo farlo solo con gli occhi e col corpo! Mi resi conto che era vicina all'orgasmo, d'altronde anch'io; ma cercai con tutte le forze di trattenermi per poter poi esplodere a casa parlando dell'episodio, (le narrazioni dei nostri giochi erano ormai il condimento delle nostre scopate) quando notai che lo sconosciuto aveva preso a tastarle con una mano il sedere, ma eravamo giunti a destinazione e quindi scendemmo dall'autobus, lasciando il tipo sconvolto e con un espressione del volto che sembrava dire: "Per favore, non andate via!"
Ci buttammo a capofitto in ascensore: la tensione era alle stelle! Le chiesi: "Lo hai sentito quello dietro di te?" "Mi sembrava
d'impazzire!", rispose "Sentivo premere i vostri cazzi durissimi contro di me e mi eccitava oltre ogni misura sapere che ero io la causa della vostra eccitazione. Il vestito è talmente leggero che mi sembrava di avvertire addirittura le vostre sensazioni, ad un certo punto ho desiderato che mi veniste addosso tutti e due contemporaneamente ed ho goduto come una pazza!"
Appena finì di pronunciare questa frase le sollevai il vestito fino a scoprirle addirittura il seno ed incominciai a baciarla dappertutto,
mentre l'ascensore arrivava al nostro piano. Usciti sul pianerottolo, mi guardai attorno e non vedendo nessuno, le tolsi il vestito: era
stupenda! Ansimava per il piacere, completamente nuda con indosso le sole scarpe dal tacco alto!!
Restai un attimo inebetito a guardarla, poi le porsi le chiavi di casa e mentre apriva la porta iniziai a leccarle la schiena scendendo
lentamente fino ad insinuarmi tra i suoi meravigliosi glutei: restò ferma alcuni secondi con le chiavi in mano ad assaporare il piacere, poi entrammo in casa e corremmo a buttarci sul letto. La penetrai immediatamente assestandole colpi sempre più violenti, quando all'improvviso lei mi scostò e gemendo disse: "Per favore, vorrei che mi venissi addosso come ho immaginato nell'autobus!" Uscii da lei e mi sedetti sulla sponda del letto, lei s'inginocchiò davanti a me e, prendendomelo voracemente in bocca, cominciò a sgrillettarsi furiosamente. Quando si rese conto che stavo per venire, me lo prese in mano facendomi inondare il suo viso ed il suo seno!! Appena ripresomi dall'estasi dell'orgasmo sfacciatamente le chiesi: "A questo punto saresti capace di essere coinvolta nel gioco al tal punto da scopare con un'altra coppia?" Mi guardò con un espressione dolce e al tempo stesso quasi incredula, e disse: "Se è questo che vuoi ora, ti dirò che non sono ancora pronta né disposta a fare l'amore con uno che non sei tu: oggi se quel tipo nel pullman avesse effettivamente tirato fuori l'uccello, penso che avrei urlato! Ma come faccio ad ipotecare il futuro, dal momento che solo un anno fa, in spiaggia, non ero capace di stare col seno di fuori ed ora mi eccita da matti mostrarmi e vedere, mentre lo faccio, sul tuo viso quell'espressione di porco arrapato? Ci godo tremendamente!"
Era vero! L'estate precedente ci volle tutto un lungo lavoro psicologico, prima di farle togliere il reggiseno, e quando finalmente
lo fece la prima volta, esclamò preoccupata: "Chissà cosa penserebbe mio padre, se mi vedesse!"
Mentre pensavo a quanto era cambiata in poco tempo le dissi: "Da te non pretendo niente; se insieme abbiamo scoperto il modo di vivere la nostra sessualità liberandoci da ogni condizionamento, questo non significa che dobbiamo imporci cose che non sentiamo di fare! Lo sai bene, mi farebbe solo stare male, l'idea che tu faccia qualcosa solo per compiacermi!" Si alzò, mi baciò teneramente e mi disse: "Ti amo!", poi si avviò verso il balcone, lo aprì, uscì fuori e lentamente iniziò a ritirare la biancheria asciutta: indossava solo il nuovo paio di scarpe dal tacco alto...

Continua...

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