Il Perfetto Cuckold





Riflessione storica, ovvero "il cuckold nei secoli..."


Per quanto oggi sembra così comune parlare di promiscuità nei rapporti di coppia: le città pullulano di club privé, numerose riviste e siti internet sono dedicati a messaggerie per mettere in contatto coppie e singoli desiderosi di trasgredire, gli “scambisti” (così sono stati nominati) vanno alla televisione e sui giornali solleticando la morbosa curiosità del grande pubblico.
Eppure nella letteratura sono rari gli esempi di mariti, fidanzati o amanti che tollerano o addirittura stimolano le proprie donne a concedersi agli sguardi, alle attenzioni, al rapporto sessuale con altri uomini. Predomina generalmente la figura del marito geloso, uno stereotipo che trova il suo punto più alto e tragico nell’Otello di Shakespeare.
E pensare che la prima testimonianza di un marito che volontariamente esibisce la propria moglie risale a oltre 2.500 anni orsono, si tratta di Candaule, re dei Lidii, la cui vicenda è narrata da Erodoto: “Questo Candaule, dunque, era innamorato di sua moglie e, nell’esaltazione dell’amore, credeva di possedere la donna di gran lunga più bella di tutte”. Convince allora il suo caro amico Gige a nascondersi nella loro camera onde poter vedere la regina nuda; ma questa, avvedutasi della sua presenza, lo fece convocare e lo mise di fronte all’alternativa tra uccidere il marito o essere lui stesso ucciso. Fu così che Gige pugnalò Candaule diventando re e marito della vedova.
Dovranno passare secoli prima di trovare altre testimonianze di questo genere di legame amoroso, e per quanto siano note le vicende di Messalina, riportate da Svetonio e Giovenale, pure non ci è chiaro fino a qual punto l’imperatore Claudio fosse indulgente verso le sue stravaganze e quanto invece le ignorasse. E’ certo che ella concesse con facilità i suoi favori a diversi soldati, partecipò a festini licenziosi, giunse persino a travestirsi da meretrice per esercitare nottetempo nei bordelli più malfamati, come è riportato da Giovenale: “entrò nel lupanare… si offerse nuda con le mammelle ornate d’oro, … accolse carezzevole coloro che lì entravano e subito chiese il denaro dovuto ed ininterrottamente giacendo supina risucchiò i colpi di tutti … per ultima chiuse la cella, ancora ardente per la tensione della vulva irrigidita, e stancata dai maschi, ma non ancora saziata, si ritirò.”
Del resto, se dobbiamo dar retta a Brantome, autore francese del XVI secolo, “L’imperatore Severo non si curò che la moglie fosse puttana dichiarata, dicendo anzi che, chiamandosi ella Giulia, era giustificabile la sua condotta, considerato che le donne che avevano portato questo nome, fin dalla più remota antichità, erano destinate a diventare grandissime puttane e a fare i loro mariti becchi.”
Traendone questa morale: “E’ singolare quanto quegli imperatori pagani, ignoranti di Dio fossero così mansueti e benevoli verso le loro mogli, mentre quasi tutti i nostri re, principi, signori e altri cristiani sono così feroci con le loro donne.” Persino il ‘700, secolo del libertinaggio per eccellenza, non ci offre numerosi esempi di simili rapporti, a parte il sommo Restif de la Bretonne che, nel corso di una delle tante orge che si svolgono nel suo romanzo più scandaloso “L’anti-Justine” ci regala perle come questa:
“La signora Brideconin veniva intanto contesa da Brisemotte e Cordaboyau che pretendevano entrambi di fotterla. "Purtroppo, amici miei, ne ho una sola! Se ne avessi due le metterei entrambe a vostra disposizione. Ma farò in modo di accontentarvi uno dopo l’altro." Fu invece impalata da tutti e due: Brisemotte nel culo e Cordaboyau nella fica, Brideconin si mise allora a gridare: "Mi si fotte la moglie? Mi si incula la moglie? … Ebbene mi rifarò su questa". E dopo aver rovesciato Rosemauve la impalò.”
Dobbiamo arrivare al nostro secolo per trovare il maggior numero di storie con questa tematica; il primo esempio è un episodio piuttosto oscuro fra le pagine del romanzo “Vita coniugale” di David Vogel, pubblicato nel 1929: Gordweil, il protagonista viene invitato in casa da uno sconosciuto che gli presenta la moglie spingendoli uno fra le braccia dell’altro, lei lo bacia sulla bocca, lui stupito si ritrae ma il marito insiste: “"Bravi, così, con più slancio!"”. L’avvenimento troverà esito nel finale del libro quando Gordweil scoprirà sua moglie a letto proprio con quello sconosciuto. Nel 1928 viene pubblicato a Firenze “L’amante di Lady Chatterley”, il capolavoro a lungo osteggiato e censurato di D.H. Lawrence; la storia inizia con il ritorno del marito di lady Chatterley dalla guerra paralizzato dalla vita in giù. Questi, in parte ponendosi il problema della felicità della moglie, in parte preoccupandosi di avere un erede, la spinge a trovarsi un amante con queste parole:
“Sarebbe quasi desiderabile che tu avessi un bambino da un altro uomo … Se la privazione dell’amore fisico ti rende incompleta, và dunque e procurati una relazione d’amore.”
Una delle pietre miliari tra i romanzi del ‘900 con questo soggetto è indubbiamente “La chiave” del giapponese Junichiro Tanizaki, il protagonista è sposato con Ikuko, una donna molto più giovane di lui che egli ama profondamente ma che, vuoi per l’età avanzata, vuoi per una certa stanchezza del rapporto, sente il desiderio scemare; trova allora in Kimura, il fidanzato della figlia, un mezzo per accrescere la sua eccitazione e risvegliare la libido della moglie. In un clima di crescente complicità e sospetto, la gelosia diventa un potente afrodisiaco per lui, e la nuova relazione un’occasione per disinibire lei. Entrambi quindi traggono vantaggio da questo triangolo anche se poi il protagonista, stremato da emozioni troppo forti muore, lasciando alla fine intravedere il formarsi di un nuovo triangolo tra la madre, la figlia e il genero-amante. Anche nel racconto di Alberto Moravia “La villa del venerdì” il rapporto che la moglie del protagonista intrattiene con l’amante, con il tormentato assenso del marito, serve alla fine a rinsaldare l’unione tra i due coniugi.
Arriviamo ad opere più vicine ai nostri giorni tra cui dobbiamo citare una serie di romanzi scritti da donne in cui questo genere di triangolazioni si manifesta in maniera più schietta e prepotente. Talvolta risolto all’interno di un rapporto sadomasochista come nell’ “Histoire d’O” di Pauline Reage, dal momento in cui l’amante di O la concede a sir Stephen perché ne faccia ciò che desidera.
Oppure nel romanzo di Florence Dugas “Dolorosa soror” in cui l’amante di lei, dopo averla legata e bendata fa salire nell’appartamento ben 23 uomini che la penetrano ripetutamente in ogni orifizio mentre lui si limita a scattare fotografie dell’orgia; poi, dopo averla liberata “abbiamo fatto l’amore, in tutta dolcezza, per buona parte della notte. Avevo perso la testa al punto di dirgli che lo amavo, lo amavo e lo amavo …”.
Altre volte la volontà dell’uomo di concedere la propria compagna ad altri sopravvive nel ricordo, è il caso de “L’uragano” di Regine Deforges quando la protagonista, in preda al delirio per la morte del marito esclama tra l’altro: “Tu che hai sempre desiderato farmi scopare nel bosco o sul ciglio di una strada da sconosciuti”. O ancora nel romanzo di Una Chi “Ti vedo meglio al buio” in cui la narratrice, allontanandosi da un guardone incontrato su una spiaggia, e pensando al marito lontano, riflette: “M’immagino che saresti contento di sentirmi raccontare la mia avventura, che godresti di sapermi desiderata dal primo mostro di passaggio.”
In alcune occasioni la voglia di esibire e far scopare la propria donna riguarda coppie di amanti, è il caso di “Emmanuelle” allorché ella si appresta a tradire il marito con Mario, questi anziché avere un rapporto con lei dapprima la esibisce per la strada e quindi fa si che sia il guidatore di risciò a penetrarla mentre lui lo sodomizza; e il libro si conclude su questa scena con la voce di Emmanuelle che “rimbalzava sulle acque scure, e nessuno avrebbe potuto dire a chi quel grido fosse rivolto:
"Amo! Amo! Amo!".” Così pure nel racconto “Il Basco e Bijou” di Anais Nin quando lei impara a conoscere gli strani gusti sessuali dell’amante: “Se Bijou sperava che il Basco l’avesse portata a casa per averla tutta per sé, dovette presto ricredersi … le apriva il vestito, ne estraeva un seno e diceva agli amici: "Avete mai visto un seno del genere? Guardate!".” E per concludere una citazione piuttosto ironica che riguarda un libro che apparentemente non ha nulla a che vedere con il nostro argomento, si tratta de “L’arte di petare ovvero il manuale del subdolo artigliere”, un libello uscito anonimo in Francia nel 1964. Nell’analizzare i diversi tipi di peti, l’autore si sofferma su quelli dei cornuti affermando: “Si dividono in due grandi categorie. I primi sono dolci, affabili, soffici. Si tratta dei peti dei cornuti consenzienti, e non risultano mai ostili, né sgradevoli, né perniciosi. Gli altri sono bruschi, irrazionali, furiosi: bisogna guardarsi da loro.” Perciò cari lettori, se ancora vi mancava un motivo per accettare e favorire le scappatelle delle vostre mogli, ora ne avete uno in più.

Ivano

BIBLIOGRAFIA

Erodoto Storie (Mondadori)
Svetonio Vite dei dodici cesari (Garzanti)
Giovenale Satire (Garzanti)
Brantome Le dame galanti (Adelphi)
Restif de la Bretonne L’anti-Justine (Guanda)
D. Vogel Vita coniugale (Adelphi)
D.H. Lawrence L’amante di lady Chatterlay (Mondadori)
J. Tanizaki La chiave (Bompiani)
A. Moravia Racconti (Bompiani)
P. Reage Storia di O (Bompiani)
F. Dugas Dolorosa soror (ES)
R. Deforges L’uragano (Tropea)
U. Chi Ti vedo meglio al buio (ES)
E. Arsan Emmanuelle (Bompiani)
A. Nin Il delta di Venere (Bompiani)
AAVV L’arte di petare (ES)